Tracce di Bene

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Dopo essere stato presentato alla Festa del Cinema di Roma, questa sera debutta su Sky Arte il documentario di Giuseppe Sansonna su Carmelo Bene. Questo articolo è uscito su Robinson  – La Repubblica di Nicola Lagioia “Sono un anarchico. Sono fuori da ogni problema politico. Credo negli uomini, i cittadini mi fanno schifo. I ministeri mi fanno […]

Urban Nation di Berlino, Il museo impossibile

Urban Nation, Museum of Urban and October 01, 2017.   
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photo by Nika Kramer

di Maria Vittoria Baravelli

Lo scorso 16 settembre è stato inaugurato a Berlino Urban Nation, il primo museo al mondo interamente dedicato alla Street Art.

Il museo, sorto nel quartiere di Schöneberg in Bülowstraße 7, rappresenta un punto di riferimento per artisti, appassionati d’arte, berlinesi e turisti e mostra uno spaccato della scena artistica internazionale. E anche se l’idea di racchiudere all’interno di un enorme spazio espositivo opere tendenzialmente pensate en plein air, potrebbe sembrare alquanto ossimorica, in realtà non lo è affatto. Perché la street art ha un evidente bisogno di stabilizzarsi dato il suo carattere estremamente impermanente. Lo dimostrano i tantissimi murales ed opere cancellate nel tempo, da Keith Haring a Banksy, da Jean-Michel Basquiat fino ad arrivare ad Eduardo Kobra.

Il profeta Elia tra le fiamme

1_Atene, 7 aprile 2017

Atene, 5-6 aprile. Grandi viali bui, palazzi semidistrutti (in cui la gente vive dietro le persiano inchiodate da assi di legno, le finestre senza vetri e i muri smangiati) che sembrano usciti fuori da Baghdad o da un film d’animazione di Katsuhiro Ōtomo; una società frammentata, frantumata, sottoposta nell’ultimo decennio a una pressione enorme; eppure, nonostante questo – a dispetto di questo – anche una grande piacevolezza di vita: il Museo Bizantino è pieno di bambini e di ragazzini vocianti, dai movimenti che guizzano, e di icone silenziose: mille anni di storia – che, tanto per dire, a Istanbul (Costantinopoli) vengono di fatto elusi e rimossi con grande nonchalance – si dispiegano qui, in un allestimento molto curato e cristallino, con naturalezza e spontaneità.

I meme sono l’arte della classe disagiata

classe disagiata

Questo articolo è il testo dell’intervento di Vittorio Parisi al Seminario sulla Classe Disagiata di Parigi. (Immagine in apertura: Ⓒ Bispensiero feat. Théodore Géricault)

di Vittorio Parisi

L’arte per tutti

«Domani il numero degli aspiranti all’arte sarà prodigiosamente accresciuto perché la professione artistica sarà ancora considerata attraente, distinta e in molti casi redditizia.»

Così scriveva un Eugenio Montale profetico e vagamente atrabiliare, nel 1957, in un breve saggio intitolato L’arte per tutti, e incluso in Auto da fé, raccolta di oltre novanta articoli firmati tra il 1925 e il 1966, e dedicati al ruolo dell’arte nella società italiana ed europea. Sessant’anni più tardi non è difficile constatare come il numero degli aspiranti artisti sia effettivamente aumentato, che il pubblico sia per lo più una «sterminata massa […] di artisti in atto e in potenza», e che l’immagine dell’artista di successo continui a godere di un evidente prestigio sociale. Il tutto, naturalmente, a discapito dell’arte, secondo Montale «sempre più libera, in realtà sempre più imbrigliata da mode, tendenze, influssi di critici e di cenacoli, necessità di collocamento della “merce” prodotta».

Il (pazzesco) peso del mondo: Anne Imhof alla Biennale

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di Leonardo Merlini

Quando esco dal padiglione della Germania alla 57esima Biennale d’arte di Venezia, in una mattina di luglio, lontana due mesi dai giorni affollatissimi e super glamour della preview, la sensazione che porto con me, mentre mi siedo sugli stessi gradini dove tre ore prima ho atteso di entrare insieme ad altre decine di persone per provare a scrivere subito qualcosa di onesto (o di consapevolmente delirante, se preferite) su ciò a cui ho appena assistito, la sensazione, dicevo, somiglia al peso del mondo intero. Ma non portato sulle mie spalle, piuttosto diffuso, atomizzato, condensato nei corpi dei performer che hanno appena terminato di mettere in scena il Faust di Anne Imhof, progetto enorme e assolutizzante che ha vinto con merito il Leone d’oro per le partecipazioni nazionali.

Tutto ricominciò con un’estate romana. L’arte di Milo Manara

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Pubblichiamo un testo tratto dal catalogo della mostra MACROMANARA – tutto ricominciò con un’estate romana, visitabile fino al 9 Luglio presso La Pelanda al MACRO di Testaccio a Roma. La mostra è stata organizzata nell’ambito del Festival del Fumetto romano ARF!.

Si può parlare della grandezza di Manara prescindendo dalle sue più celebri pubblicazioni a carattere erotico?

È possibile sfuggire alla seduzione immediata delle sue figure femminili, al fascino provocante delle sue protagoniste, alla costruzione sapientemente intrigante delle sue tavole, per cogliere gli aspetti più profondi e sottili della maestria?

Caravaggio e la disobbedienza

carav

Pubblichiamo un articolo uscito sul Corriere del Mezzogiorno, che ringraziamo.

Quando, in Italia, la ricerca dell’obbedienza dei sudditi ha preso il posto del perseguimento della libertà dei cittadini? Quando, per essere più precisi, quelle forme di gestione del sottopotere e del consenso, e di condanna di ogni eresia, quei modi da vicereame spagnolo sono diventati dominanti, fino a costituire un tratto essenziale del carattere nazionale?

dOCUMENTA, l’arte contemporanea soffia ad Atene

dOCUMENTA 14

Questo pezzo è uscito su Robinson, l’inserto culturale di Repubblica, che ringraziamo.
ATENE. Narcisisti di tutto il mondo unitevi. Crapumenta 14. La scritta in vernice nera corre lungo il muro di uno dei più belli fra gli edifici neoclassici che affacciano su Dionysiou Aeropagitou, la pedonale ai piedi del lato sud dell’Acropoli. Qui è stata inaugurata, il 9 aprile scorso, dOCUMENTA 14, uscita per la prima volta dal 1955 dai confini di Kassel per “imparare da Atene” come sostiene il suo slogan. La celebrazione è stata idealmente sfarzosa e i critici non l’hanno perdonato.

“Europa. What else?” Fotografia e identità europea a Rotterdam

1_Henri Cartier-Bresson-Magnum Photos, Domenica sulla riva della Senna (1938)

La mostra Europa. What Else?, al Nederlands Fotomuseum di Rotterdam, attraverso un allestimento sobrio ma originale riflette su un tema di scottante attualità come l’identità culturale del continente, sottoposta oggi a enormi spinte centrifughe. Sotto il cappello di un titolo prelevato ironicamente da una famosa campagna pubblicitaria, infatti, le tre serie fotografiche presentate e messe in relazione reciproca (Les Européens di Henri Cartier-Bresson; NATION di Otto Snoek e Parliaments of the European Union di Nico Bick) suggeriscono un percorso mentale non banale lungo la difficile e traumatica storia collettiva del Novecento europeo, le sue celebrazioni civili e le architetture politiche (gli spazi dei singoli Parlamenti nazionali).

Un ragazzino che disegna, da solo: Avigdor Arikha

arika

“Un grande maestro del Novecento”: così recita la fascetta del ponderoso volume La pittura e lo sguardo. Scritti sull’arte, pubblicato da Neri Pozza, che raccoglie integralmente le riflessioni da teorico e storico dell’arte del pittore Avigdor Arikha, nato nel 1929 e morto nel 2010, sulla cui vita, però, occorre soffermarsi.