Il pezzo che avrei voluto scrivere sulla casa di Caravaggio

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E pensare che non avevo mai amato le soglie, con la loro insopportabile diacronia, di qua/di là, dentro/fuori, prima/dopo, e ora invece mi sembra di non fare altro, di non voler vedere altro, come se custodissero un arcano segreto o fossero il simbolo di un’esperienza assoluta, qualcosa di organicamente isolato ed estrinseco al corso normale di una vita e che tuttavia ne costituisce il nucleo più intimo. Fu Gerard Genette a rivelarmi che le soglie del testo erano il cuore delle mie ossessioni letterarie, fin da quando alle medie andai in gita scolastica a Recanati per la casa di Leopardi, o più tardi, al liceo, quando visitai il pomposo Vittoriale di D’Annunzio a Gardone.

Sfacciatamente famoso. Un documentario su Jean-Michel Basquiat

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Pubblichiamo un pezzo uscito sul Venerdì, che ringraziamo.

Dentro un appartamento di downtown a New York si legge la scritta “Boom for Real”, in nero su una parete grigia, riconoscibile dai caratteri come uno dei famosi pezzi a firma SAMO con cui dal 1978 al 198o gli artisti Jean-Michel Basquiat e Al Diaz ridisegnarono pareti e mura di downtown a New York (SAMO stava per same old shit). Basquiat è in piedi davanti alla scritta, sorride. “‘Boom for real’ significa diventare sfacciatamente famosi”, spiega al telefono la regista Sara Driver, che ha scelto Boom for Real: The Late Teenage Years of Jean-Michel Basquiat come titolo del documentario con cui racconta gli anni adolescenti dello sfacciatamente famoso artista americano.

Il desiderio di tempi interessanti. Verso la prossima Biennale d’arte

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di Leonardo Merlini

Pioveva quando sono salito, parecchi anni fa, sull’eliporto della Pirelli alla periferia di Milano per intervistare Tomas Saraceno, l’artista argentino che di lì a qualche mese avrebbe portato in HangarBicocca una delle sue più celebri installazioni, quella Schiuma spazio temporale dentro la quale il pubblico si sarebbe potuto addentrare come in un fantastico gonfiabile iper contemporaneo e giocosamente straniante. Abbiamo parlato di scienza e arte, di innovazione tecnologica e visioni, mentre in fondo alle nuvole spuntava lo skyline di una città in corsa verso la sua nuova vita.

Histoire d’Elle – Un quiz di mezza estate (seconda parte)

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di Dario Borso

(qui la prima parte)

“L’onestà!” – è come dire:
la foglia è causa delle foglie.
F.N.

Ecco qui l’ELLE d’allora; con lei il LUI di cui ora (la risata vale il biglietto).

Nell’anno 2000 il laboratorio di sintesi finale al Poli risentì forse anche troppo della vague decostruzionista: titolo [S]MONTAGGI[O]; focus imaginarius residenze mobili x migranti.

L’ultima session cadeva il 16 giugno, Bloomsday che organizzammo così: al centro del patio brutalista la mattina stessa in 4 trascinammo il motore di una vecchia 1100 comprato da un demolitore a 50.00 £ (le recuperammo vendendo sangria in mastello a 500 £ al bicchiere).

Histoire D’Elle – un quiz di mezza estate

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di Dario Borso

Prima Puntata

Talora ci si aspetta di scoprire uno sbaglio di natura,
il punto morto del mondo, l’anello che non tiene,il filo da
sbrogliare che finalmente ci mettanel mezzo di una verità.
E.M.

Tutto iniziò molti anni fa al Dopolavoro ferroviario, una sera di primavera che Giampiero Neri avrebbe letto sue poesie (era un mio pallino, diventerà un amico).

Ci portai gli studenti del Poli (i migliori, cui ancora adesso sono legato tanto da collaborare a SAFT) e il collega Decio, architetto di genio (≠ Boeri, per intenderci).

William Turner a Roma: l’occhio emotivo di uno scienziato mistico

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di Chiara Babuin

L’importanza di William Turner (1775-1851) nella Storia dell’Arte è assai rilevante: impressionista prima degli impressionisti, legittimatore dell’acquerello tra le tecniche nobili di pittura; espressione in arte di quel Romanticismo filosofico che ha visto nel pensiero di Burke, Schelling e, per certi aspetti, Schopenhauer i suoi sommi rappresentanti, senza però dimenticare le incrollabili fondamenta del sistema filosofico kantiano.

L’età del consenso: matasse

Questo pezzo è stato pubblicato all’interno della rubrica “inpratica” su Artribune.

La vita gemma e sfavilla e spumeggia. “Lemon / She’s gonna makeyoucry / She’s gonna makeyouwhisper…”; “…and I feel / likeI’mslowlyslowlyslowlyslipping under”.

29 maggio. Palermo, piazza Politeama (ore 7,30). Mentre Terry Riley e Don Cherry suonano la loro musica celestiale nelle cuffie (Köln, February 23, 1975), grazie per essere vivo e in forma in questa mattina nella splendida città, grazie per una seconda giovinezza inaspettata, grazie persino per i lavori in corso (fastidiosissimi) al di là della barriera, proprio di fronte ai tavolini del bar

1988-1990, Keith & Paz (2017-2018)

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di Teresa Capello Un parallelo – dal punto di vista, diciamo, di un fruitore attento – fra due importanti mostre Personali: Keith Haring a Milano, Palazzo Reale, nel 2017 – “About art” – e la recente “Andrea Pazienza. Trent’anni senza”, attualmente in corso al MACRO di Roma fino a metà luglio – pare necessario. Tra […]

E pluribus unum: la lezione di Javier Cercas sull’Europa

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L’Europa. Molti mesi fa, tramite l’editore Guanda, abbiamo invitato Javier Cercas ad aprire la XXXI edizione del Salone del Libro di Torino con una lectio sull’Europa. Cercas ha accettato l’invito e ha letto il suo intervento lo scorso 10 maggio, davanti a diverse centinaia di persone, tra cui i presidenti di Senato e Camera. Poiché il discorso pubblico […]

Donne, madri, dee: la mostra al museo archeologico di Udine

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Fino al 22 Aprile al Mueo Archeologico di Udine, situato nel Castello di gaddiana memoria, c’è una mostra straordinaria (purtroppo non pubblicizzata a dovere): Donne, Madri, Dee, esposizione di grande rilevanza scientifica e antropologica sul culto paleolitico della Grande Madre.

Una galleria di immagini e suggestioni che segue l’evoluzione del culto del Sacro Femminino nell’arco di 40.000 anni, dalla Venere di Savignano all’Arte Contemporanea.