Il (pazzesco) peso del mondo: Anne Imhof alla Biennale

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di Leonardo Merlini

Quando esco dal padiglione della Germania alla 57esima Biennale d’arte di Venezia, in una mattina di luglio, lontana due mesi dai giorni affollatissimi e super glamour della preview, la sensazione che porto con me, mentre mi siedo sugli stessi gradini dove tre ore prima ho atteso di entrare insieme ad altre decine di persone per provare a scrivere subito qualcosa di onesto (o di consapevolmente delirante, se preferite) su ciò a cui ho appena assistito, la sensazione, dicevo, somiglia al peso del mondo intero. Ma non portato sulle mie spalle, piuttosto diffuso, atomizzato, condensato nei corpi dei performer che hanno appena terminato di mettere in scena il Faust di Anne Imhof, progetto enorme e assolutizzante che ha vinto con merito il Leone d’oro per le partecipazioni nazionali.

Tutto ricominciò con un’estate romana. L’arte di Milo Manara

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Pubblichiamo un testo tratto dal catalogo della mostra MACROMANARA – tutto ricominciò con un’estate romana, visitabile fino al 9 Luglio presso La Pelanda al MACRO di Testaccio a Roma. La mostra è stata organizzata nell’ambito del Festival del Fumetto romano ARF!.

Si può parlare della grandezza di Manara prescindendo dalle sue più celebri pubblicazioni a carattere erotico?

È possibile sfuggire alla seduzione immediata delle sue figure femminili, al fascino provocante delle sue protagoniste, alla costruzione sapientemente intrigante delle sue tavole, per cogliere gli aspetti più profondi e sottili della maestria?

Caravaggio e la disobbedienza

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Pubblichiamo un articolo uscito sul Corriere del Mezzogiorno, che ringraziamo.

Quando, in Italia, la ricerca dell’obbedienza dei sudditi ha preso il posto del perseguimento della libertà dei cittadini? Quando, per essere più precisi, quelle forme di gestione del sottopotere e del consenso, e di condanna di ogni eresia, quei modi da vicereame spagnolo sono diventati dominanti, fino a costituire un tratto essenziale del carattere nazionale?

dOCUMENTA, l’arte contemporanea soffia ad Atene

dOCUMENTA 14

Questo pezzo è uscito su Robinson, l’inserto culturale di Repubblica, che ringraziamo.
ATENE. Narcisisti di tutto il mondo unitevi. Crapumenta 14. La scritta in vernice nera corre lungo il muro di uno dei più belli fra gli edifici neoclassici che affacciano su Dionysiou Aeropagitou, la pedonale ai piedi del lato sud dell’Acropoli. Qui è stata inaugurata, il 9 aprile scorso, dOCUMENTA 14, uscita per la prima volta dal 1955 dai confini di Kassel per “imparare da Atene” come sostiene il suo slogan. La celebrazione è stata idealmente sfarzosa e i critici non l’hanno perdonato.

“Europa. What else?” Fotografia e identità europea a Rotterdam

1_Henri Cartier-Bresson-Magnum Photos, Domenica sulla riva della Senna (1938)

La mostra Europa. What Else?, al Nederlands Fotomuseum di Rotterdam, attraverso un allestimento sobrio ma originale riflette su un tema di scottante attualità come l’identità culturale del continente, sottoposta oggi a enormi spinte centrifughe. Sotto il cappello di un titolo prelevato ironicamente da una famosa campagna pubblicitaria, infatti, le tre serie fotografiche presentate e messe in relazione reciproca (Les Européens di Henri Cartier-Bresson; NATION di Otto Snoek e Parliaments of the European Union di Nico Bick) suggeriscono un percorso mentale non banale lungo la difficile e traumatica storia collettiva del Novecento europeo, le sue celebrazioni civili e le architetture politiche (gli spazi dei singoli Parlamenti nazionali).

Un ragazzino che disegna, da solo: Avigdor Arikha

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“Un grande maestro del Novecento”: così recita la fascetta del ponderoso volume La pittura e lo sguardo. Scritti sull’arte, pubblicato da Neri Pozza, che raccoglie integralmente le riflessioni da teorico e storico dell’arte del pittore Avigdor Arikha, nato nel 1929 e morto nel 2010, sulla cui vita, però, occorre soffermarsi.

Humboldt e l’invenzione della natura

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Questo pezzo è uscito su Pagina 99, che ringraziamo.

di Eleonora Marangoni

Tutte le lingue nascondono parole intraducibili di incomparabile bellezza, e il tedesco ne possiede una di grande minuzia e portata universale. La parola è Fernweh e significa, letteralmente, “nostalgia di posti lontani in cui non siamo mai stati”. Pare sia stata coniata attorno al 1835 dal principe e paesaggista tedesco Hermann Pückler-Muskau, e alzi la mano chi non ne è mai stato affetto.

Un’altra idea di Europa. L’arte vola ad Atene

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Questo pezzo è uscito sul Venerdì, che ringraziamo.

ATENE. Era il 2013 quando Adam Szymczyk, direttore artistico di dOCUMENTA, la più importante esposizione di arte contemporanea d’Europa, annunciò che la quattordicesima edizione, per la prima volta dalle sue origini nel 1955, sarebbe uscita dai confini di Kassel per allargarsi alla capitale greca. Learning from Athens. Il titolo di dOCUMENTA 14 suscitò sconcerto e attese. Erano i tempi in cui Atene si preparava al suo durissimo duello politico con la Germania.

Cinico mai più — Prima Parte

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Pubblichiamo la prima parte di un saggio scritto da Giorgio Vasta per il terzo cofanetto (uscito a dicembre) che raccoglie la produzione di Ciprì e Maresco, gli ideatori di Cinico Tv. Proprio pochi giorni fa è scomparso uno dei volti più simbolici del programma, Pietro Giordano, morto a 69 anni nella sua abitazione di Palermo.

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Italy Is Burning è un progetto musicale che nasce nel 2007. A idearlo è il dj lombardo Mario Fargetta. Su una base house, una voce sintetica pronuncia una sequenza di frasi. Ogni frase descrive abitudini, usi, costumi, consumi di una determinata comunità cittadina, soprattutto o soltanto composta da adolescenti. Per esempio: «Vivo a Bologna, Studio al Dams, Vivo vicino alle due torri, Abito appena fuori Porta Mascarella, Compro le bici in via Zamboni»; oppure, in Firenze Is Burning: «Vo a psicologia alla Torretta, Fo la ragazza immagine, Mi garba la Ducati Monster, Prima andavo al Mood, ora vado all’ex Mood, Andavo al Cabiria di piazza Santo Spirito, ora vado al Pop Cafè di piazza Santo Spirito»; e ancora, in Roma Is Burning: «’sto disco spigne una cifra, No, al mucca assassina no, è un posto de froci, Carlo Verdone me fa troppo sdraia’, Mangio i panini dallo Zozzone de corso Francia, La Tedesca se dovrebbe fa un po’ i cazzi sua, Roma de notte è da paura».

Ogni frammento di Italy Is Burning contribuisce a dare forma a un repertorio di situazioni tipiche e ricorrenti, tic, clichés, micro-orizzonti di riferimento più o meno consapevolmente condivisi che, nominati, diventano identitari; qualcosa di simile a quanto accade nei profili Facebook Sei di… se… – Sei di Belluno se…, Sei di Lecce se…, Sei di Frosinone se… –, nei quali a segnare un’appartenenza locale è ancora una volta il succedersi di circostanze riconosciute e riconoscibili che gli stessi utenti contribuiscono a dilatare: un’idea di identità – locale e in un certo senso personale – in forma di catalogo.

Spontaneità, comunità, libertà

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Il modello ideale per gestire la “transizione” italiana attuale, per predisporre un immaginario più coerente e funzionale di quello vigente, e soprattutto per fare in modo che le dimensioni dell’innovazione culturale, politica, sociale, economica finalmente si sostengano a vicenda rimane sempre e comunque quello delle sottoculture: qualcosa che il nostro Paese, non a caso, ha conosciuto a differenza di altri finora in forma unicamente embrionale e subliminale.

Questo vuol dire anche un “metodo” per produrre cultura e per gestire i processi in determinate direzioni. Cominciamo da Steve Albini.