Leoluca Orlando e Palermo, se l’incanto diventa destino

Pubblichiamo un pezzo uscito su Repubblica – Palermo, che ringraziamo.

Incantare è un’arte. Incantare è una strategia. Incantare è anche una trappola. Se l’«incanto» – evocare il magico tramite ponderate cantilene – è tra i pilastri del discorso istituzionale, ogni amministratore ha una sua peculiare tecnica fascinatoria. Leggendo il discorso pubblico del sindaco di Palermo da questa prospettiva, la sensazione è che per Leoluca Orlando l’incanto sia non solo una tecnica ma un destino.

Prima condizione dell’incanto orlandiano è partire da un’evidenza incontestabile: «Oggi Palermo è migliore di com’era negli scorsi decenni».

Nick Land, un ex accelerazionista alla corte della Neo-Cina

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Pubblichiamo un pezzo uscito sul Manifesto, che ringraziamo.

di Simone Pieranni
In Cina prima è diventato superfluo il portafoglio, in futuro potrebbe diventarlo anche lo smartphone. Basterà la propria faccia. Le macchine estraggono i nostri dati dal volto e noi interagiamo con esse. E in futuro non troppo lontano chissà che non si possa scannerizzare un Qrcode, con i nostri occhi, magari dialogando con una AI ben più potente di Alexa o Siri e visualizzare, attraverso chissà quale modificazione di cornee, pupille e trasmissioni cerebrali, tutti i nostri dati senza alcun supporto tecnologico.

Le Funkeiras in Brasile, quando la musica è femminista e anti-establishment

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di Francesco Bove

Il nuovo numero di The Passenger – Brasile, il volume edito da Iperborea che raccoglie reportage e saggi su un paese, è, come sempre, ricco di proposte interessanti e offre una serie di inchieste e racconti che lasciano a bocca aperta. C’è il pezzo di Jon Lee Anderson, giornalista del New Yorker, che racconta Bolsonaro e la gente che lo ha eletto; c’è il bellissimo reportage, scritto da Bruno Paes Manso e Camila Nunes Dias, sul mondo del narcotraffico; c’è “Il tempio è denaro”, un racconto appassionante sull’ascesa dei movimenti neopentecostali in Brasile che fa emergere un lato del Brasile poco conosciuto.

Lucia – La radio al cinema: un festival sui podcast a Firenze

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Ultimamente ho iniziato a farlo anch’io; ad ascoltare i podcast, intendo. Fortunatamente in molti hanno cominciato a farlo ben prima; e poi c’è chi i podcast li realizza, li produce. I margini di espansione, tuttavia, sono molto ampi: le possibilità concesse da questo strumento vanno in direzioni diverse, tutte da esplorare.

Quello che significa un podcast – dal lato degli ascoltatori così come da quello dei creatori – sarà al centro del primo Festival internazionale italiano dedicato al tema. Il Festival si chiama LUCIA – La radio al cinema e si svolgerà dal 12 al 14 dicembre alla Manifattura Tabacchi di Firenze: ospiti da tutto il mondo, dibattiti e soprattutto ascolti collettivi.

Il Festival, pensato e realizzato da Radio Papesse, ha la direzione artistica di Ilaria Gadenz e Carola Haput; ho chiesto a Ilaria di presentarci il progetto, e di offrirci uno sguardo generale sul piccolo universo (in espansione) dei podcast.

Gli agenti letterari

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Giulio Milani segnala una sua microstoria degli agenti letterari, dal nuovo blog letterario della collana Wildworld di Transeuropa https://www.wildworld.cloud/ La foto allegata al pezzo è di Michela Bin *** Gli agenti letterari di Giulio Milani Gli agenti letterari, nel nostro paese, si sono diffusi con più forza soprattutto a partire dagli anni novanta e per […]

Emanuele e Antigone – su “Emanuele nella battaglia” di Daniele Vicari

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I fatti, già dopo la prima sentenza di mezza estate, sono davvero semplici: una sera, un ragazzo di 20 anni muore, massacrato da un gruppo enorme di conterranei. Il ragazzo non ha fatto niente, ma davvero niente – se non dire a un tizio strafatto di piantarla di spintonarlo al bancone del club dove stanno. Dove stanno tutti.

Daniele Vicari di solito fa il regista: film di finzione (Velocità massima, L’orizzonte degli eventi, Il passato è una terra straniera), documentari (Il mio paese, La nave dolce), e opere che definire di ‘finzione’ fa sorridere amari (DiazSole cuore amore). Qui per la prima volta scrive e interpreta con le parole le immagini che gli fluttuano in testa da quando,un mattino del marzo 2017, ha collegato un diluvio di lanci d’agenzia alla figura di un ragazzo sveglio, gioviale, che veniva a caccia dalle sue parti: Emanuele Morganti.

Il mercato della voracità – Frammenti di un discorso politico tra una pizza veloce e un lentissimo gelato

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Photo by Tim Mossholder on Unsplash

Sono lì, sto per finire la mia marinara doppio aglio e doppio origano, mentre il mio amico sta ancora parlando con una fetta ben arrotolata sulla punta delle dita. Si potrebbe dire del modo in cui ciascuno affronta le cose osservando il modo in cui affronta la pizza. C’è chi non ti guarda nemmeno e concentrato sul piatto procede come eseguendo un compito delicato. C’è chi la taglia in quattro e con quella precisione di croce spera di controllare il destino, chi scarta la periferia credendo di avere colto il meglio, chi si ferma ogni fetta, chi si perde a parlare e ti viene da dirgli che si fredda, chi voracemente ha già finito e tu sei ancora lì al primo spicchio.

Una nota amara sulla Risoluzione del Parlamento europeo

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Riceviamo un contributo di Massimo Amato, professore di Storia economica e del pensiero economico all’università Bocconi di Milano.

di Massimo Amato

Ci ho messo un po’ a vincere la repulsione, ma alla fine ce l’ho fatta, e ho letto il testo integrale della Risoluzione del Parlamento europeo del 19 settembre 2019. Come molto probabilmente non si sa, il testo è stato “blindato” da riunioni dei gruppi parlamentari e trasmesso ai deputati solo un’ora prima della votazione, che peraltro lo ha approvato a larghissima maggioranza.

Da ex candidato a quel Parlamento mi sono chiesto che cosa avrei fatto se fossi stato eletto e fossi stato là. Ebbene, né il voto contrario né l’astensione mi sarebbero bastati, poiché in qualche modo essi avrebbero ancora legittimato l’operazione rappresentata della Risoluzione.

Glossario minimo sul “fine vita”

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di Marco Mantello Cari lettori abituali di questo sito, Cari operatori culturali e giornalisti uniti dalla religione dei motori di ricerca, Certe letture online possono uccidere e me ne rendo conto, ma su alcuni profili del “fine vita” occorre essere consapevoli delle distinzioni di temi e problemi e quindi farsi delle idee, specie se si […]

I sentinelli – Che fretta c’era

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Oggi esce per Edizioni Tlon I Sentinelli. Che fretta c’era, a cura di Chiara Palumbo, che racconta la nascita e l’evoluzione de i Sentinelli, gruppo nato Milano, e presto diffusosi in tutta Italia, con un chiaro intento: essere i vigili custodi dell’antifascismo, dell’antirazzismo e soprattutto della laicità dello Stato. Vi presentiamo un testo inedito di Massimo Cirri (Caterpillar) originariamente destinato a introdurre il volume.

di Massimo Cirri

Eravamo lì, tra Bella Ciao e Maledetta primavera, e la questione di come metterle insieme.

Bella Ciao è Bella ciao: inno della lotta di Liberazione, canto definitivo, emblema di tutte le resistenze. Bella Ciao si canta con orgoglio a pieni polmoni nelle piazze piene, in tanti. O la intonano a volte in pochi, sommessamente: un gruppetto che non si piega. La cantano in tutto il mondo. Bella Ciao non si sa neanche chi l’abbia scritta e probabilmente i partigiani, lassù in montagna nell’inverno del ’44, non l’hanno mai cantata perché è arrivata dopo. Ma è diventata la scatola sonora che tiene dentro il prima e l’adesso. Una cosa densa e leggera, come deve essere una canzone. Bella Ciao è una canzone popolare.