Cities at war. Intervista a Saskia Sassen

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Questa intervista è uscita sull’Espresso, che ringraziamo.

Per Saskia Sassen, docente di Sociologia alla Columbia University di New York, tra le più autorevoli intellettuali del nostro tempo, il virus è un segnale d’allerta che ci costringe a confrontarci con la vulnerabilità delle città globali, con i limiti della nostra conoscenza e con le conseguenze di quell’economia predatoria ed estrattiva che crea veri e propri «buchi nel tessuto della biosfera». Ma è proprio a partire da bisogni e vulnerabilità comuni, e proprio a partire dalle città – i luoghi più colpiti dalla pandemia ma anche quelli che ospitano un «terzo spazio» tra ciò che è urbano e ciò che fa parte della biosfera – che possiamo ripensare il rapporto con il mondo.

Perché pontificare, quando sarebbe meglio non avere opinioni?

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di Tiziano Rugi

(fonte immagine)

Prima di riflettere sull’articolo a firma Beppe Severgnini dal titolo: «La piaga della cocaina: perché non rendere pubblica l’identità dei consumatori abituali?», che mi è apparso sulla bacheca Facebook dopo esser stato condiviso dalla pagina del Corriere della Sera, leggo una serie di frasi dalla quarta di copertina di Neoitaliani, l’ultimo libro del giornalista «che ha dedicato la carriera alla meticolosa osservazione dei connazionali», si precisa, e il pensiero va immediatamente al celebre blog Italians, da lui condotto dal lontano 1998.

Il teatro e il covid. Una riflessione sui festival, a partire da Kilowatt e Centrale Fies

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Il teatro è uno dei settori che hanno subito un maggiore impatto dalla chiusura imposta a causa del Covid, e le ragioni sono evidenti: il teatro è qualcosa che si fa in comunità. La limitazione degli spazi può certamente essere interpretata come un limite con cui confrontarsi (che anche in periodi di normalità è una delle dinamiche più feconde, da un punto di vista creativo, almeno per un certo tipo di teatro che non naviga nei finanziamenti pubblici), ma le mutate condizioni impattano anche sulle dinamiche dello stare insieme, sull’atmosfera che si respira negli “assembramenti” artistici, che sicuramente è cambiata di segno.

How to disappear completely. Un dialogo su memoria e oblio

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Photo by Hamish Weir on Unsplash

Pubblichiamo un dialogo tra Ade Zeno (il suo ultimo libro, L’incanto del pesce luna, è in cinquina al premio Campiello) e Davide Sisto, filosofo all’università di Torino, autore del libro La morte si fa social.

Zeno: Da dove partiamo?

Sisto: Magari da quello che è successo negli ultimi mesi. Da ciò che hai potuto osservare nel tuo lavoro durante il periodo dell’emergenza sanitaria da Covid-19.

Zeno: L’aspetto che mi ha colpito di più, assistendo agli eventi dalla prospettiva assolutamente anomala del mio anomalo lavoro, è stato l’effetto devastante provocato dall’impossibilità di celebrare riti di commiato.

“Per un pugno di like”: intervista a Simone Cosimi

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Tra le riconfigurazioni portate dall’avvento dei social network (un fatto su cui ormai è possibile avviare un discorso critico anche in senso storico, considerando che dalla fondazione di Facebook sono passati ormai più di quindici anni), la questione del “likable”, dei “mi piace” da assegnare o ricevere nelle innumerevoli interazioni quotidiane, è assolutamente centrale. Forse, in un senso psicologico-antropologico, è persino la più delicata e interessante.

A questo argomento, e alle direzioni che stanno prendendo piattaforme come Facebook, Instagram, Twitter, Simone Cosimi, giornalista per Wired, Esquire, Vanity Fair e altre testate, ha dedicato un saggio approfondito e snello, da leggere per farsi un’idea su aspetti che… piaccia o non piaccia fanno parte (e non da oggi) delle nostre vite.

La scuola e il significato della distanza

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Pubblichiamo un intervento andato in onda domenica 13 su Radio 3 al programma La lingua batte, a proposito della scuola, sul presente e sul futuro della Didattica a Distanza.

di Simone Nebbia

La storia non avverte prima di diventare tale. E gli uomini, che la interpretano, possono leggerla soltanto a posteriori. Io sono un insegnante di lettere e opero all’interno di una scuola media. Fin da quando siamo stati raggiunti dal provvedimento sulla DAD (Didattica a Distanza) ci siamo interrogati, con gli altri docenti, sul significato della parola “distanza”.

Immediatamente abbiamo fatto i conti con una duplicità: a una distanza didattica, di trasmissione del sapere, si aggiungeva una distanza di carattere fisico, emotivo.

Quello che può una statua. L’agire politico tra spazio pubblico e significati storici

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La notte tra il 12 e 13 giugno a Milano la statua dedicata ad Indro Montanelli è stata cosparsa di vernice rossa, mentre sulla base della scultura in bronzo è stata lasciata la scritta ‘’razzista stupratore’’. La statua, inaugurata nel 2006 durante la giunta dell’ex sindaco Gabriele Albertini (al tempo Forza Italia), è tutt’oggi situata in una zona centrale di Milano, Porta Venezia, all’interno dei giardini pubblici che dal 2002 sono intitolati al giornalista e fondatore de Il Giornale, quotidiano che ha avuto la prima sede proprio nei pressi dei giardini, nel Palazzo dell’informazione di piazza Cavour.

Un altro giorno di morte in America: intervista a Gary Younge

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«Il razzismo è un virus insidioso che muta per adattarsi al corpo politico nel quale si annida. La discrepanza di reddito tra i bianchi e i neri è più importante oggi di quanto non lo fosse nel 1963, all’epoca della marcia su Washington, mentre le scuole del Sud sono più segregate ora di quanto non lo siano state negli ultimi quarant’anni», scrive Gary Younge, britannico classe 1969, nel libro pluripremiato Un altro giorno di morte in America (add editore, 350 pagine, 18 euro, traduzione di Silvia Manzio).

Younge, per oltre un decennio corrispondente di punta negli Stati Uniti del quotidiano The Guardian, di cui ora è editorialista insieme ad altre testate come The Nation e The New York Review of Books, ha una cattedra di sociologia all’Università di Manchester ed è attualmente visiting professor presso la London South Bank University.

Frigolandia a rischio sgombero. La libera Repubblica dell’Arte sotto minaccia

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Minaccia di sgombero per Frigolandia, centro culturale polivalente, redazione delle riviste Frigidaire e Il Nuovo Male, nonché Museo dell’Arte Maivista (MAM), che ha in esposizione oltre 500 opere e in archivio più di 3000 tavole, disegni, quadri, sculture, oltre a migliaia di fotografie. Nei quindici anni di attività Frigolandia è stata visitata da migliaia di persone da ogni parte d’Italia e del mondo, ha organizzato mostre, laboratori, seminari e incontri in molte città italiane.

di Vincenzo Sparagna *

L’11 marzo 2020, in piena emergenza coronavirus, il Sindaco e la Giunta del Comune di Giano dell’Umbria hanno emesso un’ordinanza di sgombero di Frigolandia entro 60 giorni. Solo le disposizioni governative di stop provvisorio a simili procedimenti hanno allungato i termini di questo ipotetico sgombero all’ultima settimana di agosto e, in seguito, a ottobre. L’azione ostile del Comune è particolarmente infida, poiché l’ordinanza è un atto amministrativo che ci costringe a ricorrere non a un normale tribunale, ma al TAR o alla Presidenza della Repubblica.

La fragilità degli istanti sospesi

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In un’intervista del 1985 in cui le si chiedeva come immaginava la vita nel 2000, dopo alcuni istanti di silenzio, Marguerite Duras risponde che l’uomo sarebbe stato sommerso dall’informazione e non avrebbe più viaggiato, perché con l’aumentare della velocità si sarebbe perso il tempo del viaggio e dunque del vedere e del vivere. Sarebbero però rimasti il mare, gli oceani e la lettura. Un giorno l’uomo avrebbe riscoperto la lettura e tutto sarebbe cambiato.