“Per un pugno di like”: intervista a Simone Cosimi

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Tra le riconfigurazioni portate dall’avvento dei social network (un fatto su cui ormai è possibile avviare un discorso critico anche in senso storico, considerando che dalla fondazione di Facebook sono passati ormai più di quindici anni), la questione del “likable”, dei “mi piace” da assegnare o ricevere nelle innumerevoli interazioni quotidiane, è assolutamente centrale. Forse, in un senso psicologico-antropologico, è persino la più delicata e interessante.

A questo argomento, e alle direzioni che stanno prendendo piattaforme come Facebook, Instagram, Twitter, Simone Cosimi, giornalista per Wired, Esquire, Vanity Fair e altre testate, ha dedicato un saggio approfondito e snello, da leggere per farsi un’idea su aspetti che… piaccia o non piaccia fanno parte (e non da oggi) delle nostre vite.

La scuola e il significato della distanza

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Pubblichiamo un intervento andato in onda domenica 13 su Radio 3 al programma La lingua batte, a proposito della scuola, sul presente e sul futuro della Didattica a Distanza.

di Simone Nebbia

La storia non avverte prima di diventare tale. E gli uomini, che la interpretano, possono leggerla soltanto a posteriori. Io sono un insegnante di lettere e opero all’interno di una scuola media. Fin da quando siamo stati raggiunti dal provvedimento sulla DAD (Didattica a Distanza) ci siamo interrogati, con gli altri docenti, sul significato della parola “distanza”.

Immediatamente abbiamo fatto i conti con una duplicità: a una distanza didattica, di trasmissione del sapere, si aggiungeva una distanza di carattere fisico, emotivo.

Quello che può una statua. L’agire politico tra spazio pubblico e significati storici

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La notte tra il 12 e 13 giugno a Milano la statua dedicata ad Indro Montanelli è stata cosparsa di vernice rossa, mentre sulla base della scultura in bronzo è stata lasciata la scritta ‘’razzista stupratore’’. La statua, inaugurata nel 2006 durante la giunta dell’ex sindaco Gabriele Albertini (al tempo Forza Italia), è tutt’oggi situata in una zona centrale di Milano, Porta Venezia, all’interno dei giardini pubblici che dal 2002 sono intitolati al giornalista e fondatore de Il Giornale, quotidiano che ha avuto la prima sede proprio nei pressi dei giardini, nel Palazzo dell’informazione di piazza Cavour.

Un altro giorno di morte in America: intervista a Gary Younge

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«Il razzismo è un virus insidioso che muta per adattarsi al corpo politico nel quale si annida. La discrepanza di reddito tra i bianchi e i neri è più importante oggi di quanto non lo fosse nel 1963, all’epoca della marcia su Washington, mentre le scuole del Sud sono più segregate ora di quanto non lo siano state negli ultimi quarant’anni», scrive Gary Younge, britannico classe 1969, nel libro pluripremiato Un altro giorno di morte in America (add editore, 350 pagine, 18 euro, traduzione di Silvia Manzio).

Younge, per oltre un decennio corrispondente di punta negli Stati Uniti del quotidiano The Guardian, di cui ora è editorialista insieme ad altre testate come The Nation e The New York Review of Books, ha una cattedra di sociologia all’Università di Manchester ed è attualmente visiting professor presso la London South Bank University.

Frigolandia a rischio sgombero. La libera Repubblica dell’Arte sotto minaccia

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Minaccia di sgombero per Frigolandia, centro culturale polivalente, redazione delle riviste Frigidaire e Il Nuovo Male, nonché Museo dell’Arte Maivista (MAM), che ha in esposizione oltre 500 opere e in archivio più di 3000 tavole, disegni, quadri, sculture, oltre a migliaia di fotografie. Nei quindici anni di attività Frigolandia è stata visitata da migliaia di persone da ogni parte d’Italia e del mondo, ha organizzato mostre, laboratori, seminari e incontri in molte città italiane.

di Vincenzo Sparagna *

L’11 marzo 2020, in piena emergenza coronavirus, il Sindaco e la Giunta del Comune di Giano dell’Umbria hanno emesso un’ordinanza di sgombero di Frigolandia entro 60 giorni. Solo le disposizioni governative di stop provvisorio a simili procedimenti hanno allungato i termini di questo ipotetico sgombero all’ultima settimana di agosto e, in seguito, a ottobre. L’azione ostile del Comune è particolarmente infida, poiché l’ordinanza è un atto amministrativo che ci costringe a ricorrere non a un normale tribunale, ma al TAR o alla Presidenza della Repubblica.

La fragilità degli istanti sospesi

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In un’intervista del 1985 in cui le si chiedeva come immaginava la vita nel 2000, dopo alcuni istanti di silenzio, Marguerite Duras risponde che l’uomo sarebbe stato sommerso dall’informazione e non avrebbe più viaggiato, perché con l’aumentare della velocità si sarebbe perso il tempo del viaggio e dunque del vedere e del vivere. Sarebbero però rimasti il mare, gli oceani e la lettura. Un giorno l’uomo avrebbe riscoperto la lettura e tutto sarebbe cambiato.

In quarantena con Hap e Leonard

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Photo by Matt Seymour on Unsplash

di Fabio Nardelli

Hap, uno dei due protagonisti della fortunata serie di Joe Richard Harold Lansdale, è nascosto nella buca dei birilli del vecchio bowling abbandonato vicino la cittadina di Laborde, nel Texas; tra le braccia il fucile calibro 22, con cui coltiva un rapporto ambiguo, da texano liberal; propaggine naturale del braccio e limite che non avrebbe mai dovuto valicare, nonostante l’ottima mira e gli insegnamenti paterni. A proteggergli le spalle, dall’alto, come sempre, il suo amico Leonard, più limpido e sereno con un’arma in mano per far fuori gli stronzi che se lo meritano, che prima o poi entreranno. Entrano sempre.

Voltaire, l’Alfa Romeo, i giorni persi e il Guttuso ancora da autenticare

giossi, luino, candido

Anche se è solo maggio so già che del 2020 ricorderò poco o nulla, ricorderò poco di gennaio ormai svanito in un tempo che preludeva – sappiamo ora – all’impossibile. Virus, epidemia, pandemia e poi Fase 2. E poi chissà cosa ancora. Nessun termine, nessuno spazio che possa raccogliere i desideri alimentati, immaginati e in […]

Le soluzioni sono molteplici, ma tutte contengono una parte ingiusta

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Pubblichiamo un intervento di Silvio Valpreda: è l’autore di Capitalocene, uscito per Add Editore.

di Silvio Valpreda

Il problema principale nello sviluppo dei sistemi di guida autonoma per veicoli è la risoluzione dei conflitti. Quando un’automobile controllata dall’intelligenza artificiale si trova di fronte a un ostacolo, il software deve trovare una soluzione. Quasi sempre però non c’è una sola soluzione possibile, ma ve ne sono molteplici. E sono tutte, in qualche modo sbagliate. O meglio contengono in sé una parte ingiusta.

Se, per esempio, il veicolo sta percorrendo una strada urbana a media velocità trasportando una persona anziana e improvvisamente un bambino attraversa la carreggiata senza che vi sia il tempo, considerate la massa, la velocità e l’aderenza dell’asfalto, di arrestare il mezzo in sicurezza, occorre scegliere tra due possibili soluzioni entrambe terribilmente ingiuste: investire il bambino o far uscire di strada l’anziano facendo andare il mezzo a cozzare contro un ostacolo.

Diario critico di una scuola a distanza. Fase #2

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(qui la prima parte del Diario)

di Luca Lòtano 

2 marzo 2020 – (prima del lockdown)
via Ostiense 152, Asinitas, scuola di italiano per stranieri, rifugiati e richiedenti asilo

Oggi durante la lezione abbiamo ascoltato un audio e quando le ultime parole sono finite sono rimasto in silenzio. Eravamo seduti intorno al tavolo con una ventina di studenti. Non so perché l’ho fatto. All’inizio, per lasciar risuonare la storia che avevamo appena  ascoltato. Poi quando ho sentito che con il passare dei secondi l’aria diventava più densa, ho capito che sarei rimasto così, in attesa.

Quando quel tempo senza parole ha cominciato a diventare “innaturale”, due studentesse nigeriane che avevano il collo piegato sul telefonino hanno alzato la testa, altre due hanno mosso gli occhi controllando dove fossero i compagni, come se qualcosa si fosse spostato. Qualcuno ha cercato di incrociare il mio sguardo, qualcun’altro ha iniziato a sorridere, una mezza risata ha provato a rompere la tensione che si stava creando. Poi il silenzio ci ha riportato, uno alla volta, anche i più distratti rimasti con la testa in luoghi lontani, nel presente. Cosa stavamo facendo insieme, in quella stanza? Dopo due minuti eravamo tutti lì, a sporgerci, a chiederci cosa stesse succedendo tra noi, quale relazione ci legasse ora che il flusso abituale della lezione si era interrotto e non c’erano più ruoli o nascondigli.