Il cinema è mito: un estratto

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Pubblichiamo un estratto dal libro di Marcello Garofalo Il cinema è mito, in uscita per minimum fax, che ringraziamo.

di Marcello Garofalo

Il 14 giugno 1982 iniziano a Roma le riprese di quello che sarà, in un cammino ancora irto di ostacoli, il film col quale Leone intende affermare al massimo il senso della sua esperienza artistica e professionale. L’organizzatore generale del film è Mario Cotone.

La sua testimonianza13 offre un quadro molto preciso non solo dei metodi di lavorazione del regista, ma anche una serie di informazioni e di curiosità sull’intera lavorazione 232 del film e sulla personalità di Leone: «Il venerdì prima di iniziare il film, nell’ufficio di Cinecittà, Sergio era seduto con un tabellone enorme con tutte fotografie, grandi come cartoline, di cinesi alle sue spalle.

Howard di Uncut Gems: un ritratto

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I diamanti grezzi del titolo, certo, ma anche i soldi, il basket, le scommesse e dunque di nuovo i soldi, gli impicci, i raggiri, le piccole truffe, gli oggetti dati in prestito oppure in pegno, quindi ancora una volta i soldi. Quella di Howard Ratner, il protagonista di Uncut Gems, è una vita vissuta al […]

Scrivere di cinema: “Alla mia piccola Sama”

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di Elisa Teneggi

“Anche la lotta verso la cima basta a riempire il cuore di un uomo. Bisogna immaginare Sisifo felice.” Queste le parole che, nel 1942, il filosofo francese Albert Camus, premio Nobel per la Letteratura nel 1957, poneva a sigillo del suo saggio Il mito di Sisifo. Lo scritto, testo fondante dell’Esistenzialismo d’Oltralpe, analizza la condizione umana attraverso il paragone con l’eterno castigo del greco Sisifo, condannato dagli dèi a spingere per l’eternità un pesante masso verso la cima di una montagna. E invano: appena raggiunta la sommità, la pietra sarebbe rotolata indietro, rendendo vane le fatiche del dannato.

Scrivere di cinema: Judy

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di Elisa Teneggi

C’è un posto blu, sopra l’arcobaleno, dove i sogni si realizzano. Così intona nel 1939, con la sua voce di seta tremolante, Frances Ethel Gumm. Frances ha 19 anni, ma è da quando è stata scritturata alla MGM che si fa chiamare Judy, Judy Garland. Ha un viso senza tempo, tondo e dolce, e le più perfette trecce di bambola. L’usignolo di Grand Rapids, Minnesota, diventa in breve tempo la beniamina d’America, continuando a infuocare le folle anche da adulta. Un sogno diventato realtà. Che scorterà Judy nel baratro della depressione, provocandone la prematura morte, appena quarantaseienne, per overdose di barbiturici.

“Figli”, l’eredità di Mattia Torre

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Pubblichiamo un pezzo uscito sul Corriere della Sera, che ringraziamo.

Mattia Torre ci ha lasciato il 17 luglio scorso, aveva 47 anni: la sua dolorosa morte segna la scomparsa di un “ragazzo” eccezionale e un autore prezioso per il nostro paese. Prolifico e poliedrico, geniale e tagliente, è stato capace di combattere il male oscuro e farne una seria televisiva come La Linea verticale.

Aveva gli occhi intelligenti, luminosi, tempestati di piccole rughe che testimoniavano tutte le sue risate, perché il suo grande dono era l’ironia, la capacità di guardare alla vita con uno sguardo arguto e tradurlo in parola. Dagli spettacoli teatrali, alle serie, ai film, i libri, Mattia ha sempre raccontato lo stato delle cose usando un linguaggio personale e libero, fotografando il nostro bel paese nelle sue piccolezze, riuscendo a suscitare una risata che oltre a portare l’allegria traghettava con sé un pensiero critico.

Scrivere di cinema: Ritratto della giovane in fiamme

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di Lorenzo Gineprini

“Anch’io avevo creduto per un momento che il cinema autorizzasse Orfeo a voltarsi senza far morire Euridice. Mi sono sbagliato. Orfeo dovrà pagare.” In Ritratto della giovane in fiamme Céline Sciamma ha messo a frutto questa lezione di Jean-Luc Godard, attribuendo perciò una posizione simbolica centrale al mito di Orfeo. Sedute intorno a un tavolo la domestica Sophie e Marianne, pittrice con il compito di ritrarre Héloïse affinché il futuro marito possa vederla per la prima volta, ascoltano Héloïse leggere il mito di Orfeo. Al termine del racconto Sophie reagisce come molti di noi hanno fatto ascoltando questo mito per la prima volta: è incredula e arrabbiata, non si capacita del perché Orfeo non abbia trattenuto la passione e aspettato ancora pochi istanti prima di riabbracciare Euridice. Le altre due donne, amanti in segreto, offrono però una chiave di interpretazione differente. Forse, suggerisce Marianne, Orfeo si è voltato consapevolmente, ha scelto il gesto del poeta a quello dell’amante, ha preferito la contemplazione alla vita. Forse, sostiene Héloïse, è stata la stessa Euridice a dirgli di voltarsi, per lasciarsi guardare e suggellare il loro amore in un istante destinato all’eternità piuttosto che lasciar sbiadire il sentimento nella vita quotidiana.

Amarcord Fellini

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Pubblichiamo, ringraziando editore e autore, un estratto da Amarcord Fellini. L’alfabeto di Federico, scritto da Oscar Iarussi e in libreria per Il Mulino. Il libro è una rievocazione alfabetica del genio di Fellini: abbiamo scelto la lettera Q, ed è il nostro omaggio nel centenario della nascita del maestro.

Un quid in Fellini? V’è «un certo che» di incantevole e pur sempre sfuggente nei suoi film, dove la felicità e l’angoscia sono le braccia di un unico amplesso. Svagato cronista come il Marcello di La dolce vita o narratore «proustiano» del tempo perduto (e perso), tuttavia Federico è – suo malgrado – l’autore italiano del secondo Novecento che forse più di chiunque ha interiorizzato, elaborato e oltrepassato il lascito delle avanguardie storiche.

A ciascuno la sua croce. Dio è donna e si chiama Petrunya, il film manifesto di Teona Strugar Mitevska

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Comincia così, con un piatto e un sandwich che la mano di una madre infila sotto le coperte. Avvolta dentro un bozzolo letto c’è la figlia trentaduenne che è ora che si svegli. Ha studiato, è laureata, non ha un lavoro, lo cerca, ma la città non sembra accorgersi di lei. È una donna, non è più giovanissima. È grassa.

Il film di Teona Strugar Mitevska non lascia scampo, non cede a retoriche vittimistiche, non denuncia, non impreca. Racconta il risveglio di una donna che agisce come un animale. È quello che dice lei, ripensandosi, un animale. Niente coraggio, niente consapevolezza, niente politica. Il suo gesto è istintivo. Mentre si celebra una cerimonia religiosa un prete getta nel fiume una piccola croce. La caccia alla croce è riservata agli uomini.

La mafia non è più quella di una volta. Nella Sicilia allucinata di Franco Maresco

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Pubblichiamo un pezzo uscito su Linus, che ringraziamo.

“Forse non dovevo vivere così a lungo” mormora Letizia Battaglia, sguardo dolente da sibilla e caschetto lisergico, inquadrata da Franco Maresco in una sequenza de La mafia non è più quella di una volta.

Nell’obiettivo della Reflex che le pesa al collo ha visto scorrere decine di cadaveri di mafia. Una mattanza infinita, immortalata in prima linea, senza mai perdere sensibilità.

Marriage Story, le scene da un matrimonio di Noah Baumbach

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Marriage Story, l’ultimo film di Noah Baumbach – in concorso al festival di Venezia 2019 – è stato appellato come il nuovo Kramer contro Kramer. Anche se la storia è totalmente rovesciata: nella vecchia pellicola, la madre andava via lasciando un padre alle prese con il figlio e con una genitorialità che sembrava gli fosse del tutto estranea. Mentre qui, è Nicole (Scarlett Johansson) che decide di trasferirsi a Los Angeles e strappare dalle braccia di Charlie (Adam Driver), il loro unico figlio. Ma il risultato è lo stesso: Marriage Story ha il potere di raccontare il dolore che produce la separazione, il senso di fallimento e frustrazione che congela la vita dei protagonisti che avevano creduto nell’amore, il matrimonio, la famiglia.