El Camino, La strada di Jesse Pinkman

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Attenzione, questo pezzo contiene numerosi & inevitabili spoiler.

Sulla falsariga dei finali nelle tragedie shakespeariane, la puntata che chiude Breaking Bad vede diversi cadaveri distesi sulla scena. L’ultima trovata di Walter White per far fuori la gang di spacciatori nazi con cui pure aveva collaborato – come sappiamo, da un certo momento in avanti Walter non è uomo da troppi calcoli morali – è una raffica di proiettili che ammazza i suoi nemici e se stesso. Solo un uomo è sopravvissuto alla carneficina: Jesse Pinkman, il primo partner di Walter White/Heisenberg. Il legame tra i due – improntato a una logica padre-figlio, seppure White non sia certo un padre modello per Jesse… – si spezza con la morte dell’ex professore di chimica. Jesse, carico di cicatrici, reduce da una prigionia spietata, barba lunga e incolta, il cervello decisamente in pappa, siede al volante della Chevrolet El Camino di Todd e tenta la fuga.

Rompere i giochi

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di Cinzia Bigliosi

Nel suo Inglourious basterds (2009), Quentin Tarantino aveva dato un saggio superlativo del proprio pensiero estetico riguardo al potere taumaturgico dell’arte (cinematografica). Con immaginazione utopica, aveva infatti rovesciato uno degli epiloghi più drammatici del passato dell’uomo. Regalando ai suoi spettatori una fantastoria, alternativa e consolatoria, il finale manipolava quelle che, nella realtà, sono stati i falliti attentati alla vita dei più alti capi nazisti, tra cui Hitler.

Nel film, infatti, invece di cavarsela, almeno per il momento, i criminali finivano prima crivellati, poi letteralmente fritti (o, come dice oggi il personaggio interpretato da Di Caprio in Once upon a time in… Hollywood, “crauti flambé”). Chiusi in una sontuosa sala cinematografica, esalavano il loro ultimo respiro, bruciati dalle fiamme purificatrici del giorno del giudizio, in una sequenza dai colori e fotografia sublimi e potenti, che ricordavano “la più grande opera d’arte possibile nell’intero cosmo,” come disse il compositore Stockhausen a proposito delle immagini degli attentati alle Torri Gemelle. Dallo schermo una risata seppelliva la platea nazista, prima che il palco esplodesse in un incendio catastrofico.

Scrivere di cinema: It capitolo due

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di Matteo Arfini

IT capitolo due, seguito dell’enorme successo cinematografico della pellicola precedente e libero adattamento del capolavoro horror (ma non solo) di Stephen King, non è un film facile da giudicare. Le grandi aspettative derivate da una prima parte buona se non eccellente sotto molti punti di vista, la difficoltà di trasporre un romanzo ricco e variegato, oltre alla precisa scelta di mantenere una netta divisione tra passato e presente (in continuo intreccio nel romanzo), rappresentano tutti ingredienti ardui da amalgamare per potere dare forma ad un buon prodotto finale.

“La mafia non è più quella di una volta”: intervista a Franco Maresco

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Questa intervista è uscita in forma ridotta su La Repubblica, che ringraziamo di Emiliano Morreale Mentre fervevano i preparativi per la premiazione della Mostra di Venezia, dove il suo La mafia non è più quella di una volta ha vinto il premio speciale della giuria, Franco Maresco, rimasto a Palermo, ha staccato il telefono ed […]

“5 è il Numero Perfetto”: il debutto di Igort alla regia

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di Chiara Babuin

Igor Tuveri, in arte Igort, è presente nella scena artistica italiana da più di quarant’anni. Con la leggiadra mutevolezza propria di ogni ricercatore che si rispetti, Igort fa del mondo la sua casa, alternando un lavoro sedentario, come quello del fumettista, a cambiamenti di dimora e continui viaggi dal sapore documentaristico. Il binomio arte-vita è un fatto consolidato.

Interessato a ogni aspetto dell’Arte, Igort si è mosso tra musica, sceneggiatura e saggistica, anche se la sua nascita e consacrazione è avvenuta nel campo delle arti figurative come fumettista e illustratore. E adesso, dopo quasi 15 anni di meditazione sul da farsi, è da annoverare anche tra i registi italiani. Il 29 Agosto 2019, in concorso alla 76^ edizione del Festival del Cinema di Venezia e contemporaneamente in tutte le sale dello stivale, è stata infatti presentata la prima fatica cinematografica dell’artista cagliaritano.

Effetto Domino di Alessandro Rossetto, storia di una catastrofe

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di Luca Illetterati

Lunedì 2 settembre è stato presentato alla 76. Mostra Internazionale dell’Arte Cinematografica di Venezia Effetto domino, il nuovo film di Alessandro Rossetto, tratto dall’omonimo romanzo di Romolo Bugaro, pubblicato da Einaudi nel 2015 e ora di nuovo in libreria nei tascabili Marsilio/Feltrinelli.

Il film è per molti versi una prosecuzione del viaggio dentro il Nord-Est  che Rossetto aveva inaugurato con Piccola Patria, film del 2013, anch’esso presentato, allora nella sezione Orizzonti, alla Mostra del Cinema. A dare l’impressione della prosecuzione del viaggio è innanzitutto la scelta del cast, che è sostanzialmente lo stesso di Piccola Patria: Diego Ribon e Mirko Artuso nei due ruoli maschili principali, Roberta da Soller, Maria Roveran, Nicoletta Maragno e Lucia Mascino in quelli femminili.

Scrivere di cinema: Midsommar

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di Giuseppe Fadda

Ogni regista si auspica che la sua opera sia ben accolta, sia dalla critica che dal grande pubblico. Ma il successo può essere tanto una benedizione quanto una maledizione: quanti autori sono stati definiti “visionari” in virtù di un’opera prima brillante per poi deludere le aspettative con film successivi? Quanti autori, confortati dal plauso ricevuto, hanno finito per diventare la parodia di loro stessi, nel tentativo spesso esasperato di riproporre quelle qualità che li avevano resi celebri in primo luogo?

La biografia inventata. Bolaño attraverso Belano

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Pubblichiamo un pezzo uscito su Festivaletteratura.it, che ringraziamo. di Marco Mongelli Arturo Belano è un’entità ricorrente dei romanzi e dei racconti dello scrittore cileno Roberto Bolaño, a volte solo come personaggio (Amuleto, I detective selvaggi), altre anche come voce narrante (Stella distante, 2666). Ma Arturo Belano è anche il nome che Roberto Bolaño si è dato nel proprio mondo […]

Il Joker metafisico di Joaquin Phoenix

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Pubblichiamo un pezzo uscito su Linus, che ringraziamo.

Molto più che un trailer: centoquarantatrè secondi di pura vertigine. Quanto basta per annunciare che all’inizio di ottobre Joaquin Phoenix sarà il Joker, su tutti gli schermi del mondo. Non si tratta dell’ennesima star inguainata in calzamaglia da supereroe, o da arcicattivo: Joker, diretto da Todd Phillips, promette di eccedere il genere, celebrando la sovrapposizione di due frammenti speculari di immaginario. Joaquin e il Joker, l’icona perturbante dell’ultima Hollywood, e il villain più seducente mai creato dal mondo del fumetto.

Tatiana Melchiorri

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di Marco Mantello Il 12 febbraio del 1984.C’è un negozio dietro largo Argentina si chiama La chiave. Era un sabato e Giordi cercava un orecchino bianco per la sua ragazza. Quel giorno stava in motorino con Biagio, un suo compagno di classe e andavano a velocità normale. Biagio era biondo, alto, sul modo di pensare  […]