Scrivere di cinema: Nerve

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minima&moralia è tra i partner del concorso Scrivere di cinema – Premio Alberto Farassino per giovani aspiranti critici cinematografici: ospitiamo la rubrica di cinema a cura dei vincitori dell’edizione 2016 e vi segnaliamo il bando dell’edizione 2017.

di Elena Magnani

Il rumore del computer che si accende. Spotify, riproduzione casuale. La mail dal college che non ha il coraggio di accettare, perchè è troppo lontano, perchè è troppo costoso. Una notifica su facebook del ragazzo che le piace e che non sa nemmeno il suo nome. Poi la sua migliore amica la chiama su skype, le manda il link di un nuovo gioco che sta spopolando su internet: Nerve.

Lei si chiama Vee e basta la sequenza introduttiva del film per presentarla. Come tutti i suoi coetanei, è una ragazzina insicura e immersa in una realtà virtuale diventata propaggine di quella concreta. Così anche il suo rito di passaggio verso l’età adulta si trasforma in una versione 2.0, tecnologica, social: appunto in Nerve (in italiano “fegato”, “coraggio”). Per giocare basta scegliere tra Spettatore e Giocatore.

Scrivere di cinema: Fortunata

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minima&moralia è tra i partner del concorso Scrivere di cinema – Premio Alberto Farassino per giovani aspiranti critici cinematografici: ospitiamo la rubrica di cinema a cura dei vincitori dell’edizione 2016 e vi segnaliamo il bando dell’edizione 2017 (fonte immagine). 

di Mariangela Carbone

Con il film Fortunata, frutto dell’ormai consolidata collaborazione tra Sergio Castellitto e Margaret Mazzantini, il cinema italiano torna di nuovo nelle periferie romane, stavolta nel quartiere di Tor Pignattara.

Un’inquadratura delle gambe di una giovane donna che si muove freneticamente lungo un corridoio: così ha inizio il film, nonché il cammino della sua protagonista, Fortunata, incarnata da un’impeccabile Jasmine Trinca in un’interpretazione che le è valsa il premio a Cannes nella sezione “Un Certain Regard”. Madre separata e parrucchiera che lavora a domicilio e in nero, fatica a crescere la figlia di otto anni e si destreggia tra ristrettezze economiche e violenze, verbali e fisiche, subite dall’ex marito (un Edoardo Pesce calato in pieno nel ruolo).

Get Out! (from Obama age)

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“Se solo si fosse potuto, avrei votato Obama per la terza volta” salmodiano con grottesca insistenza i membri della perfetta famiglia bianca progressista di Get Out! di fronte al fidanzato nero della figlia. Ma non è andata così – suggerisce il prosieguo della sceneggiatura – per cui il favoloso pool genetico degli afroamericani è di nuovo sul mercato, a disposizione dei bianchi facoltosi che dispongono delle tecniche necessarie ad appropriarsene.

Scrivere di cinema: La tenerezza

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minima&moralia è tra i partner del concorso Scrivere di cinema – Premio Alberto Farassino per giovani aspiranti critici cinematografici: ospitiamo la rubrica di cinema a cura dei vincitori dell’edizione 2016 e vi segnaliamo il bando dell’edizione 2017 (fonte immagine). 

di Marco Castelli

I film  sulle relazioni umane sono come una matassa di storie, che viene fatta srotolare da un gatto su un tappeto. Ne “La tenerezza” il giocoliere è il regista Gianni Amelio, il tappeto sono i vicoli di Napoli ed il colore della matassa è un rosso tra lo stinto di una rosa sfiorita, il cupo del sangue rappreso, ed il colore acceso della giacca a vento del protagonista, Lorenzo, avvocato in pensione.

Tutti i film portano a Roma

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Pubblichiamo, ringraziando editore e autore, un estratto dal libro di Oscar Iarussi Andare per i luoghi del cinema, pubblicato dalle edizioni Il Mulino.

Oltre un varco appena aperto, in una camera stagna si palesano dei magnifici affreschi che subito dopo svaniscono al contatto con l’aria, nello stupore impotente degli esploratori. È una sequenza di Roma (1972) di Federico Fellini dedicata alla scoperta casuale di vestigia dell’età imperiale durante gli scavi per la costruzione della metropolitana (ancora oggi lavori in corso nella capitale).

Scrivere di cinema: Personal Shopper

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di Eugenio Radin

Ghost-story d’autore, thriller psicologico dalle sfumature soprannaturali, dramma esistenziale: se il ricorso a una pedante catalogazione “per generi” del cinema risulta essere già in generale un’operazione discutibile, a maggior ragione nel caso dell’ultimo lavoro di Olivier Assayas, intitolato Personal Shopper, tale manovra si fa impossibile.

Il cineasta parigino utilizza in effetti in Personal Shopper la figura metaforica dello spettro pur senza la minima intenzione di confezionare un’opera che si presti in qualche modo a essere contenuta all’interno degli stilemi e dei cliché di genere; egli sfrutta piuttosto la libertà del mezzo espressivo, divertendosi nel sottrarre allo spettatore la possibilità di inquadrare la pellicola in una concezione che sia univoca o unitaria, alla luce della quale poter leggere i fatti presentati.Ghost-story d’autore, thriller psicologico dalle sfumature soprannaturali, dramma esistenziale: se il ricorso a una pedante catalogazione “per generi” del cinema risulta essere già in generale un’operazione discutibile, a maggior ragione nel caso dell’ultimo lavoro di Olivier Assayas tale manovra si fa impossibile.

Il cineasta parigino utilizza in effetti Personal Shopper la figura metaforica dello spettro pur senza la minima intenzione di confezionare un’opera che si presti in qualche modo a essere contenuta all’interno degli stilemi e dei cliché di genere; egli sfrutta piuttosto la libertà del mezzo espressivo, divertendosi nel sottrarre allo spettatore la possibilità di inquadrare la pellicola in una concezione che sia univoca o unitaria, alla luce della quale poter leggere i fatti presentati.

Il fantasma della tecnologia: intervista a Olivier Assayas

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di Rosario Sparti

Aereo, treno, motorino. Maureen è in continuo movimento, afflitta da una routine che non le concede respiro: possiamo osservarla durante i suoi sfiancanti spostamenti ma non riusciamo mai a metterla davvero a fuoco. Il senso di alienazione che vive la rende invisibile, una presenza fantasmatica che si fa materia solo per essere al servizio degli altri. “Sono completamente sola o posso entrare veramente in contatto con qualcun altro?” sembra chiedersi, mentre interroga il telefonino come fosse una tavola ouija. E noi ci stringiamo intorno al suo quesito rassicurati da un’unica certezza, il magnetismo di Kristen Stewart, corpo iconico presente in ogni scena di Personal Shopper. Fischiato e premiato al Festival di Cannes, il film – in sala dal 13 aprile – è un nuovo brillante capitolo del cinema di Olivier Assayas: anarchico come il punk (Clean), inquieto come l’adolescenza (L’eau froide), autoriflessivo come il metacinema (Irma Vep), fragoroso come un esplosione (Carlos).

Matti da giocare, ecco la terapia del pallone

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Questo pezzo è uscito su Pagina 99, che ringraziamo.

«Io non provo vergogna di essere matto» dice Luis, ridendo. «Se sono matto sono matto». Luis è il portiere uruguagio che difende i pali della nazionale italiana, un oriundo, come Sivori e Maschio nei bei tempi andati. Solo che questa è la nazionale dei pazienti psichiatrici e il mondiale si è giocato in Giappone, non in Cile. Luis soffre di depressione, per tenerla a bada prende farmaci da quando ha dieci anni. Depakin 500, Zyprexa 20 mg. Antiepilettici, antipsicotici. «E quando avevi la depressione cosa facevi?», gli chiede la voce fuori campo del regista, Volfango De Biasi. «Mi tagliavo» risponde Luis.

Scrivere di cinema: Elle

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di Elena Magnani

Diceva Bertolucci che un regista è come un voyeur: che fare cinema è come spiare dal buco della serratura, quello della porta dei tuoi genitori. “E tu li spii, e sei disgustato… e ti senti in colpa… ma non puoi fare a meno di guardare”. A vedere Elle ci si sente così: un po’ perversi, un po’ a disagio, combattuti tra la voglia di seguire e quella di distogliere lo sguardo. Paul Verhoeven mette in scena un racconto amorale e conturbante, che costringe i suoi spettatori – e i suoi personaggi – a misurarsi con il cuore della propria ipocrisia: la vergogna.

Scrivere di cinema: In Between

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minima&moralia è tra i partner del concorso Scrivere di cinema – Premio Alberto Farassino per giovani aspiranti critici cinematografici: ospitiamo la rubrica di cinema a cura dei vincitori dell’edizione 2016 e vi segnaliamo il bando dell’edizione 2017.

di Mariangela Carbone

Il primo lungometraggio di Maysaloun Hamoud, prodotto da Francia e Israele e distribuito in Italia da Tucker Film, si fa spazio nella complessità dello scenario mediorientale per portare sul grande schermo la vita quotidiana di tre giovani donne.

Le palestinesi Leila (Mouna Hawa), avvocatessa affermata, Salma (Sana Jammelieh), barista e dj, e Nour (Shaden Kanboura), studentessa di informatica, condividono un appartamento a Tel Aviv, in una convivenza che diventerà anche legame affettivo, nonostante le differenze di origini, culture e stili di vita.