Psycho come non l’avete mai letto. “Una visita al Bates Motel” di Guido Vitiello

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di Dario De Marco

Una delle cose che affascinano di più gli spettatori della prima stagione di Fleabag è il fatto che la protagonista nei momenti più intensi e improbabili – un vertiginoso dialogo, una scopata come si deve – si gira verso la camera, verso di noi, e ci spara una battuta micidiale, aggiungendo ulteriori layer di lettura e di ironia. Questo costante abbattimento della quarta parete è più divertente che dirompente, come negli a parte dei commedianti a teatro – e in effetti Phoebe Waller-Bridge dal teatro viene, dal teatro ha adattato la serie TV.

Una delle cose che affascinano di più gli spettatori della seconda stagione di Fleabag è che questo giochino continua ma il coprotagonista, il prete di cui la ragazza si innamora, sembra accorgersi di qualcosa. Non capisce appieno, non sente quello che lei dice, ma percepisce un’assenza, una distrazione (non dice cos’hai detto o con chi parlavi, chiede: dov’eri). Perché? Come cacchio fa?

Parasite: chi sono i parassiti di Bong Joon-ho?

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Parasite di Bong Joon-ho, vincitore della Palma d’Oro all’ultimo festival di Cannes, più che un film sudcoreano sembra in principio una tipica commedia all’italiana: uno spaccato di società rappresentato attraverso la messa in scena dell’arte di arrangiarsi. I protagonisti usano la furbizia, lavorano d’ingegno, ai margini quando non ben oltre i limiti della legalità, per […]

La parola io non esiste: conversazione con Hirozaku Kore-Eda

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di Rosario Sparti

“Della quotidianità non frega nulla a nessuno”: questo è quanto si sente dire nel film Le verità di Kore-eda Hirokazu, presentato in concorso al Festival di Venezia e da poco uscito nelle sale italiane. Tuttavia, usando le parole della protagonista, verrebbe da precisare che della quotidianità non frega nulla a nessuno salvo che non la si racconti sotto forma poetica. Come cerca di fare da sempre il cineasta giapponese. Grazie a un passato come documentarista, Kore-eda difatti ama posare il suo occhio sulle piccole cose con sguardo apparentemente casuale ma puntuale nella naturalezza del ritratto, come se solo lui riuscisse a cogliere lo straordinario in gesti minimi e micro eventi apparentemente ordinari, raccontandole con una leggerezza e sobrietà che ricorda Èric Rohmer e, perché no, persino Richard Linklater (che la presenza di Ethan Hawke nell’ultimo film non sia casuale?).

Incarnare il Joker

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“I’ve been a puppet, a pauper, a pirate, a poet, a pawn and a king…” Frank Sinatra, That’s life   L’immagine del Joker interpretato da Joaquin Phoenix ha iniziato a ossessionarmi sin dal camera test apparso a settembre 2018. Quello in cui l’attore e il personaggio si sovrapponevano per pochi secondi fino a coincidere e […]

El Camino, La strada di Jesse Pinkman

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Attenzione, questo pezzo contiene numerosi & inevitabili spoiler.

Sulla falsariga dei finali nelle tragedie shakespeariane, la puntata che chiude Breaking Bad vede diversi cadaveri distesi sulla scena. L’ultima trovata di Walter White per far fuori la gang di spacciatori nazi con cui pure aveva collaborato – come sappiamo, da un certo momento in avanti Walter non è uomo da troppi calcoli morali – è una raffica di proiettili che ammazza i suoi nemici e se stesso. Solo un uomo è sopravvissuto alla carneficina: Jesse Pinkman, il primo partner di Walter White/Heisenberg. Il legame tra i due – improntato a una logica padre-figlio, seppure White non sia certo un padre modello per Jesse… – si spezza con la morte dell’ex professore di chimica. Jesse, carico di cicatrici, reduce da una prigionia spietata, barba lunga e incolta, il cervello decisamente in pappa, siede al volante della Chevrolet El Camino di Todd e tenta la fuga.

Rompere i giochi

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di Cinzia Bigliosi

Nel suo Inglourious basterds (2009), Quentin Tarantino aveva dato un saggio superlativo del proprio pensiero estetico riguardo al potere taumaturgico dell’arte (cinematografica). Con immaginazione utopica, aveva infatti rovesciato uno degli epiloghi più drammatici del passato dell’uomo. Regalando ai suoi spettatori una fantastoria, alternativa e consolatoria, il finale manipolava quelle che, nella realtà, sono stati i falliti attentati alla vita dei più alti capi nazisti, tra cui Hitler.

Nel film, infatti, invece di cavarsela, almeno per il momento, i criminali finivano prima crivellati, poi letteralmente fritti (o, come dice oggi il personaggio interpretato da Di Caprio in Once upon a time in… Hollywood, “crauti flambé”). Chiusi in una sontuosa sala cinematografica, esalavano il loro ultimo respiro, bruciati dalle fiamme purificatrici del giorno del giudizio, in una sequenza dai colori e fotografia sublimi e potenti, che ricordavano “la più grande opera d’arte possibile nell’intero cosmo,” come disse il compositore Stockhausen a proposito delle immagini degli attentati alle Torri Gemelle. Dallo schermo una risata seppelliva la platea nazista, prima che il palco esplodesse in un incendio catastrofico.

Scrivere di cinema: It capitolo due

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di Matteo Arfini

IT capitolo due, seguito dell’enorme successo cinematografico della pellicola precedente e libero adattamento del capolavoro horror (ma non solo) di Stephen King, non è un film facile da giudicare. Le grandi aspettative derivate da una prima parte buona se non eccellente sotto molti punti di vista, la difficoltà di trasporre un romanzo ricco e variegato, oltre alla precisa scelta di mantenere una netta divisione tra passato e presente (in continuo intreccio nel romanzo), rappresentano tutti ingredienti ardui da amalgamare per potere dare forma ad un buon prodotto finale.

“La mafia non è più quella di una volta”: intervista a Franco Maresco

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Questa intervista è uscita in forma ridotta su La Repubblica, che ringraziamo di Emiliano Morreale Mentre fervevano i preparativi per la premiazione della Mostra di Venezia, dove il suo La mafia non è più quella di una volta ha vinto il premio speciale della giuria, Franco Maresco, rimasto a Palermo, ha staccato il telefono ed […]

“5 è il Numero Perfetto”: il debutto di Igort alla regia

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di Chiara Babuin

Igor Tuveri, in arte Igort, è presente nella scena artistica italiana da più di quarant’anni. Con la leggiadra mutevolezza propria di ogni ricercatore che si rispetti, Igort fa del mondo la sua casa, alternando un lavoro sedentario, come quello del fumettista, a cambiamenti di dimora e continui viaggi dal sapore documentaristico. Il binomio arte-vita è un fatto consolidato.

Interessato a ogni aspetto dell’Arte, Igort si è mosso tra musica, sceneggiatura e saggistica, anche se la sua nascita e consacrazione è avvenuta nel campo delle arti figurative come fumettista e illustratore. E adesso, dopo quasi 15 anni di meditazione sul da farsi, è da annoverare anche tra i registi italiani. Il 29 Agosto 2019, in concorso alla 76^ edizione del Festival del Cinema di Venezia e contemporaneamente in tutte le sale dello stivale, è stata infatti presentata la prima fatica cinematografica dell’artista cagliaritano.

Effetto Domino di Alessandro Rossetto, storia di una catastrofe

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di Luca Illetterati

Lunedì 2 settembre è stato presentato alla 76. Mostra Internazionale dell’Arte Cinematografica di Venezia Effetto domino, il nuovo film di Alessandro Rossetto, tratto dall’omonimo romanzo di Romolo Bugaro, pubblicato da Einaudi nel 2015 e ora di nuovo in libreria nei tascabili Marsilio/Feltrinelli.

Il film è per molti versi una prosecuzione del viaggio dentro il Nord-Est  che Rossetto aveva inaugurato con Piccola Patria, film del 2013, anch’esso presentato, allora nella sezione Orizzonti, alla Mostra del Cinema. A dare l’impressione della prosecuzione del viaggio è innanzitutto la scelta del cast, che è sostanzialmente lo stesso di Piccola Patria: Diego Ribon e Mirko Artuso nei due ruoli maschili principali, Roberta da Soller, Maria Roveran, Nicoletta Maragno e Lucia Mascino in quelli femminili.