“La forma dell’acqua” di Guillermo Del Toro. Una favola politica e d’amore radicale

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La bellezza propria di un’opera d’arte sta in una dote: più la contempli più ne scopri le dimensioni. Questo genere di densità fa di un’opera d’arte un capolavoro.

Per questo sono tornata più volte sulla favola di Guillermo Del Toro, scoprendo alla fine che la storia evocata era profondamente diversa dai precedenti più immediati: La Bella e la Bestia di Cocteau, Il mostro della laguna nera di Jack Arnold. Per non dire, di tutte quelle altre pellicole in cui una creatura più o meno aliena entra in contatto con una creatura umana che, quando è una donna o un bambino, ha il potere di rendere più umano il «mostro».

Scrivere di cinema: “Il filo nascosto”

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Cloto, Lachesi ed Atropo: tre donne collocate al di là del bene e del male, fantomatica incarnazione di una forza che tiene a sé e sintetizza l’arbitrarietà e le casualità mondane, tessendo, svolgendo e recidendo quel filo che si cela nella sorte di ognuno. Lo stesso, sensibilissimo filo color lampone con cui l’immaginario sarto britannico di Paul Thomas Anderson ha intessuto ogni sua maledizione, fino alla ciocca di capelli della madre cucita nella fodera – il suo cuore, metaforicamente – della giacca.

Centro Sperimentale di Cinematografia – Scuola Nazionale di Cinema. Un faro a Palermo

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Qualche giorno fa alcuni studenti del Centro di cinematografia di Palermo ci hanno mandato una lettera in cui annunciavano di lasciare la scuola e spiegavano le loro ragioni. L’abbiamo pubblicata frettolosamente senza chiedere alle persone coinvolte una presa di parola. Ci interessava invece che ci fosse un dibattito culturale a partire da quella lettera. Riceviamo oggi una lettera aperta da Alessandro Rossetto, regista ed ex-docente del Centro, che ripubblichiamo.

Centro Sperimentale di Cinematografia. Una replica alla lettera degli studenti

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Qualche giorno fa alcuni studenti del Centro di cinematografia di Palermo ci hanno mandato una lettera in cui annunciavano di lasciare la scuola e spiegavano le loro ragioni. L’abbiamo pubblicata frettolosamente senza chiedere alle persone coinvolte una presa di parola. Ci interessava invece che ci fosse un dibattito culturale a partire da quella lettera. Riceviamo oggi una lettera aperta da Pasquale Scimeca, regista e neodirettore del Centro, che ripubblichiamo.

di Pasquale Scimeca

Ora che è stato chiarito l’equivoco, proverò a dire la mia opinione, con pacata tristezza e sincero rammarico per come sono andate le cose. Permettetemi però una breve introduzione, perché credo sia necessaria.
Il CSC (Centro Sperimentale di Cinematografia) è una delle scuole di cinema più antiche e prestigiose del mondo. (Basti citare – e non me ne vogliano gli altri maestri – tra i suoi docenti Roberto Rossellini, e tra i suoi allievi Gabriel Garcia Marquez).

Selkie (A proposito del mito nordico della donna foca)

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Le Selkie sono creature mitologiche che possono trasformarsi da foche a donne nelle notti di luna piena. Ci sono varie leggende sulle Selkie, alcune narrano che gli umani non si accorgono di vivere con una selkie e si risvegliano la mattina scoprendo che la loro partner è sparita, altre leggende narrano che rubando il manto di una selkie si può trattenerla dal tornare in mare.
(Wikipedia)

Qualcuno è incazzato a Ebbing, Missouri

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C’è una signora incazzata a Ebbing, Missouri. Indossa una tuta da operaio, ha la falcata da cowboy consumato e tira giù una parolaccia ogni tre parole. Mildred Haynes sette mesi prima ha perso sua figlia, una sera non è tornata a casa. L’hanno trovata morta bruciata il giorno dopo. Angela Haynes è stata stuprata e uccisa, o forse, è stata “violentata mentre moriva”, come indica uno dei Tre manifesti a Ebbing, Missouri. E Mildred non può farsene una ragione, deve trovare il colpevole che quella notte ha strappato via sua figlia dalla faccia della terra nel peggiore dei modi.

Scrivere di cinema: “La forma dell’acqua”

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di Leonardo Strano

Tra le molteplici associazioni visive scatenate nelle camere della mente durante e dopo la visione di “La forma dell’acqua” ce n’è una in particolare che si è rivelata agli occhi di chi scrive attraverso l’aspetto di un assunto dalla logica cristallina. Ha a che vedere con l’elasticità dei liquidi: materiali che si deformano facilmente sotto l’azione di una forza e riprendono immediatamente la forma primitiva appena cessa l’azione della forza deformatrice. Morbidi e resilienti tanto quanto la forma dell’acqua e le curve di una storia leggibile come la favola, la parabola di questa verità fisica invalicabile.

Isle of Dogs, vivere nel nuovo film di Wes Anderson

(From L-R): Edward Norton as “Rex,” Jeff Goldblum as “Duke,” Bill Murray as “Boss,” Bob Balaban as “King” and Bryan Cranston as "Chief" in the film ISLE OF DOGS. Photo Courtesy of Fox Searchlight Pictures. © 2018 Twentieth Century Fox Film Corporation All Rights Reserved

di Giorgio Biferali

Aveva ragione Niccolò Contessa, sarebbe bello vivere in un film di Wes Anderson. Due bambini organizzano una fuga d’amore scrivendosi lettere; un tennista affermato lancia via la racchetta, si siede per terra, si toglie le scarpe e manda all’aria una finale, perché si è accorto che la sua sorellastra, di cui lui è innamorato, è seduta in tribuna accanto al suo nuovo compagno; tre fratelli fanno un viaggio in treno a un anno dalla scomparsa del padre, sperando di ritrovare la propria madre, nascosta chissà dove; sopra una nave, una donna legge ad alta voce un romanzo in sei volumi al bambino che c’è dentro di lei; una volpe e altri animali scavano un tunnel sottoterra per fuggire da tre imprenditori che gli danno la caccia, e alla fine sbucano in un supermercato.

Combattimento al cinema – Intervista a Nanni Cobretti de “i 400 Calci”

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“Ho aperto un blog perché pensavo che sarebbe stato uno sfogo di un mese”, racconta Nanni Cobretti parlando dei 400 Calci, pagina web dedicata all’horror e al cinema d’azione. “Una di quelle cose semi-situazioniste che partono fortissimo, fanno scena per un po’ e poi si spengono”. Invece di sparire nel nulla, dal 2009 a oggi il blog non solo si è affermato come punto di riferimento per gli appassionati del genere, ma ha anche fornito alla critica e al comune spettatore un’infinità di nuovi spunti per riflettere sul cinema. È ancora sensata la distinzione tra film di serie A e serie B? È possibile un giudizio oggettivo sul valore di una pellicola? Esiste un cinema di puro intrattenimento, ed è lecito sminuirlo solo per le sue finalità? Nanni Cobretti e gli altri autori dei 400 Calci sembrano rispondere già coi loro nomi d’arte, che mescolano senza troppi riguardi cultura pop e cinema d’essai: Stanlio Kubrick, George Rohmer, Cicciolina Wertmüller… Anche la loro scrittura ha un’anima duplice, e accosta una competenza da accademici a uno stile leggero dai tratti autobiografici, incurante di ogni formalità, talvolta ostentatamente comico.

Scene dalla mia vita: Liv Ullmann

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Questo pezzo è uscito sul Venerdì, che ringraziamo.

Una scogliera filmata in bianco e nero, le rocce piatte e scabre, sullo sfondo un frammento di mare grigio. Dal limite basso dell’inquadratura compare una donna, indossa un lupetto e una giacca impermeabile: ci guarda, solleva una macchina fotografica, fissa nell’oculare del mirino, scatta, impercettibilmente ci sorride, si volta e si allontana verso la costa caliginosa.

È una scena brevissima di Persona, il film con cui nel 1966 Ingmar Bergman ridefinisce la grammatica della narrazione per immagini, eppure, forse proprio per questa sua fugacità, quel lampo di fotogrammi è uno dei modi in cui il volto di Liv Ullmann – il suo sguardo perentorio e disarmato – si è fatto cinematograficamente indimenticabile.