E pluribus unum: la lezione di Javier Cercas sull’Europa

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L’Europa. Molti mesi fa, tramite l’editore Guanda, abbiamo invitato Javier Cercas ad aprire la XXXI edizione del Salone del Libro di Torino con una lectio sull’Europa. Cercas ha accettato l’invito e ha letto il suo intervento lo scorso 10 maggio, davanti a diverse centinaia di persone, tra cui i presidenti di Senato e Camera. Poiché il discorso pubblico […]

Pagare o non pagare: intervista a Walter Siti

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Pubblichiamo un articolo apparso sul Messaggero, che ringraziamo. (fonte immagine).

Nel saggio denso Pagare o non pagare (Nottetempo, 135 pagine, 12 euro), Walter Siti, critico letterario, già insegnante universitario, scrittore, insignito del Premio Strega con il libro Resistere non serve a niente, fa quel che si attende da un intellettuale: svolge un’attività critica e creativa, proponendo una lettura sociale dei movimenti del mercato, del lavoro e del denaro che in parte determinano desideri e costumi.

Siti, senza improvvisarsi economista e senza lasciarsi sedurre da profezie con pretese assolutistiche, analizza lo scioglimento di quella che definisce la catena socialmente consapevole che cinquant’anni fa appariva infrangibile: «Lavorare, essere pagati, pagare, comprare; che è evaporata in una nebbia di delusioni e speranze in cui sembra che il denaro abbia perso la propria funzione di perno, in quanto collegato al lavoro». Lui, nato in una famiglia operaia, racconta il blocco della mobilità sociale.

Il geografo e il viaggiatore

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Questa recensione al libro di Massimo Rizzante è uscita sull`Indice del mese di aprile
(il numero 4 del 2018).

“Un giorno, tutto questo” – Nicola Lagioia presenta la XXXI edizione del Salone Internazionale del Libro di Torino

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Un giorno, tutto questo.

È il titolo della XXXI edizione del Salone Internazionale del Libro di Torino. Ne sono successe di cose, in poco più di un anno. Andando per centenari si potrebbe dire che nel ’17 scoppia la rivoluzione, e nel ’18 finisce la guerra.
Nel 2018 il Salone torna a essere la casa comune dell’editoria italiana. Sia gli editori indipendenti che i grandi gruppi parteciperanno alla XXXI edizione, e lo faranno dando vita, tutti insieme, a un grande progetto internazionale che vedrà coinvolti alcuni dei protagonisti della cultura contemporanea sparsi ai quattro angoli del mondo.
Ringrazio tutti gli editori per aver scommesso sul Salone di Torino.

La frontiera: un tavolo “migrante” sulle migrazioni

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Oggi pomeriggio presso WEGIL  (ore 18.30) ci sarà un incontro – ricordo di Alessandro Leogrande. Interverranno tra gli altri Nadia Terranova, Vittorio Giacopini, Emiliano Sbaraglia, Nicola Villa. Il pezzo che segue è uscito su “Robinson – Repubblica”, che ringraziamo.

di Nicola Lagioia

Nel giro di qualche giorno il presidente dell’ex paese più potente del mondo è riuscito a esprimersi come un perfetto membro del Ku Klux Klan, mentre il rappresentante di una delle forze politiche più rilevanti nel paese che inventò il fascismo ha espresso l’urgenza di difendere la “razza bianca” in campagna elettorale. «La difesa della razza» era il quindicinale che in Italia, dal 1938 al 1942, eccelleva nello sforzo demenziale di dare una giustificazione scientifica alla Shoah.

L’Amleto secondo Carmelo Bene

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Pubblichiamo un pezzo di Giuseppe Sansonna tratto dal libro La cura Shakespeare, a cura di Amedeo Caruso, pubblicato da Lithos edizioni.

“Qualis artifex pereo” è l’epitaffio, sussurrato a se stesso, dall’Amleto di Carmelo Bene, regista e principale interprete della vicenda del celebre principe danese. Trafitto a morte da Laerte, recita la propria agonia esalando l’addio al mondo di Nerone, fedelmente riportato da Svetonio nelle biografie dei Cesari. Deposto dal Senato, solo e senza protezione, l’imperatore si uccise sfiatando un ultimo rammarico, per la fine simultanea dei suoi istrionismi da dittatore e di una controversa carriera poetica: “Quale artefice muore con me!”. Artifex poetico, di una rivoluzionaria scrittura di scena, è quanto ha mirato ad essere Carmelo Bene, nel suo intero percorso artistico.

La battaglia (politica) per la lettura e le prossime elezioni

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Questo pezzo è uscito su La Repubblica, che ringraziamo.

di Nicola Lagioia

Giuseppe Di Vittorio da adolescente era ancora un semianalfabeta. Quando capì che far valere i suoi diritti in quelle condizioni era impossibile, si procurò un vocabolario. Sono passati anni, ma nell’Italia del XXI secolo l’analfabetismo funzionale che Tullio De Mauro ha combattuto per una vita affligge larghi strati della popolazione, e l’ultimo rapporto Istat racconta un paese di pochi lettori forti contrapposti a una marea di non-lettori in aumento. Nei paesi più evoluti si legge di più. Ma al tempo stesso proprio i paesi in cui si legge molto – e quelli in cui si investe in cultura e istruzione – sono destinati a progredire più degli altri. Tra meno di due mesi si va a votare. Poiché nessuno degli schieramenti politici ha ancora indicato le proprie idee (sempre che ce ne siano) per favorire quella che potremmo chiamare “la battaglia per la lettura” (sempre che chi aspira a governare la ritenga importante), proviamo a dare qualche suggerimento. Anche da questi aspetti sarà possibile capire chi guarda al 4 marzo pensando solo alle prossime elezioni, e chi anche alle prossime generazioni.

Senza cultura non resta che l’eleganza del vizio

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L’alto e il basso non esistono più, e questo lo sappiamo da circa cinquant’anni. Il basso è così divenuto un vero e proprio serbatoio di senso capace di rivelare infiniti spazi e pertugi, mentre l’alto è divenuto lo strumento per leggerlo, per rivelarne appunto i molteplici sensi. Tuttavia come spesso accadeva anche tra Ciccio e […]

La dura battaglia degli Etruschi: tra le meraviglie di Vulci

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Questo pezzo è uscito sul Venerdì, che ringraziamo.

VULCI. Se vivessimo in un Paese normale, governato anche solo con minima lungimiranza, da queste parti, fra il monte Amiata e il Tirreno, fra l’Uccellina e il fiume Arrone, si rivivrebbero i fasti di quasi tremila anni fa. Tesori sotterranei verrebbero alla luce, frotte di visitatori arriverebbero da tutto il mondo e il vero oro su cui camminiamo ancora incoscienti brillerebbe nella massa di forze lavoro richiamate sul campo. Decine di archeologi vivrebbero da queste parti e, insieme a loro, storici dell’arte, geometri, muratori, restauratori, antropologi, studiosi e mano d’opera di ogni genere.

C’era una volta l’America

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Questo pezzo è uscito in forma ridotta su Robinson di Repubblica, che ringraziamo. di Nicola Lagioia A lungo il Nord America è stato per noi europei il più ingannevole degli specchi. Guardando al di là dell’Atlantico abbiamo creduto con arroganza di riconoscere in quelle terre il nostro esperimento più audace (come se il cuore occulto […]