Nella mente a chilometro zero

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Questo pezzo è uscito sul Foglio, che ringraziamo.

di Antonio Pascale

Ci sono momenti durante i quali ci sentiamo tesi, ansiosi: sono troppi i problemi da affrontare. La desertificazione, il cambiamento climatico, il terrorismo, la foresta amazzonica: del resto, quasi sempre è colpa nostra. Così ci dicono. A volte messi all’angolo, costretti a fare i conti con le nostre responsabilità, ripariamo in un buon ristorante, una cena conviviale, per respirare un po’, insomma una pausa.

Il posto è bello, arredato con gusto (vecchie cassette di legno ospitano erbe aromatiche, dal soffitto pendono vasi con salvia e basilico, ah la natura) ma ecco che… ecco che si avvicina il cameriere: è diverso dagli altri. Te ne accorgi dall’espressione, la classica di chi ne sa più di te. Attendi, cominci a entrare in tensione. Lui illustra il menù, descrive i piatti – spesso mentre spiega si gira verso la cucina come a richiamare la presenza dello chef – e in chiosa ti segnala che: sono tutti prodotti di stagione e soprattutto a chilometro zero.

Il mondo dall’alto

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Questo articolo è uscito sul Foglio. Ringraziamo l’autore e la testata.

di Antonio Pascale

In treno, accanto a me, ci sono due ragazze intorno ai trent’anni. Di fronte, invece, un signore anziano. Le ragazze stanno discutendo di lavoro, sono laureate in lettere, e dopo il dottorato si trovano poco e niente in mano, non lavorano o lavorano poco, quel poco che guadagnano lo spendono per l’affitto – e tra l’altro dividono l’appartamento (a Roma) con  altre persone.

Tutti gli esuberi del finanzcapitalismo. Intervista a Luciano Gallino

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Luciano Gallino, tra i più autorevoli sociologi italiani, è morto ieri, 8 novembre 2015, a Torino. Lo ricordiamo con un’intervista apparsa nello speciale “Democrazia al lavoro”, a cura de il manifesto e di Sbilanciamoci.info, in occasione dello sciopero generale della Fiom dell’11 febbraio 2012 (fonte immagine).

Nel suo ultimo libro, Finanzcapitalismo, analizza la trasformazione del passato capitalismo produttivo nell’attuale capitalismo dei mercati finanziari. Una trasformazione durante la quale come nuovo criterio guida dell’azione economica viene adottata la massimizzazione del valore per l’azionista. In che termini questo paradigma ha dato vita a una nuova concezione dell’impresa, favorendone quell’irresponsabilità da lei già criticata ne L’impresa irresponsabile?

La concezione dell’impresa è stata trasformata con grande rapidità, non solo sul piano teorico ma anche nella pratica della gestione e del governo delle imprese, soprattutto dopo gli anni Ottanta del Novecento, quando si è passati da una concezione che potremmo definire istituzionale dell’impresa – per cui essa è o dovrebbe essere un insieme di complessi rapporti sociali tra proprietari, dirigenti, dipendenti, fornitori, comunità locali – a una concezione prevalentemente contrattualistica. Secondo quest’ultima concezione, l’impresa viene intesa come un fascio, un insieme di contratti – stipulati con tutti gli attori che concorrono a vario titolo alla produzione – che hanno una precisa data di scadenza e che possono essere, quali più quali meno, rescissi in ogni momento.

“Cibo per la mente”: la cultura e gli italiani

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(fonte immagine)

Questo articolo è uscito su Linkiesta.

Prendiamo lo spot proiettato in anteprima alla fine della conferenza internazionale dei Ministri della Cultura che si è tenuta all’Expo il 31 luglio e il 1 agosto scorsi, e che da allora viene trasmesso: è un punto di partenza buono come un altro, ricco e denso di spunti utili per indagare la percezione diffusa della cultura nel nostro Paese.

Giancarlo Giannini, uno dei più noti attori nazionali, interpreta un maître che – all’interno della ‘splendida cornice’ del Palazzo Farnese di Caprarola – offre a noi spettatori il menu della cultura italiana. Un menu che consiste in: archivi e biblioteche; “arte in generale” (sic); siti archeologici; beni storici e antropologici (“per i palati più raffinati”); il cinema, lo spettacolo dal vivo e quello circense, presentati come “alcune delle nostre specialità”; il patrimonio paesaggistico. Lo slogan è: Italia: il cibo per la mente è in tavola.

Una carta del precariato? Intervista a Guy Standing

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Pubblichiamo la versione integrale di un’intervista a Guy Standing apparsa sull’Espresso online. (Fonte immagine)

I partiti della sinistra socialdemocratica? «Inservibili». I sindacati? «Su posizioni difensive». L’idea novecentesca del lavoro inteso soltanto come lavoro salariato? «Un ostacolo all’emancipazione e all’egualitarismo». L’obiettivo della piena occupazione? «Pura utopia». Anche nel suo ultimo libro, Diventare cittadini. Un manifesto del precariato (Feltrinelli, euro 19, pp.336, trad. Giancarlo Carlotti), non risparmia bordate e posizioni poco ortodosse Guy Standing, docente di Development Studies alla School of Oriental and African Studies di Londra, una vita trascorsa ad analizzare le trasformazioni del lavoro e, più recentemente, il mondo dei precari. Che da supplicanti, soggetti a un dominio arbitrario, privati dei diritti sociali e colpiti da una cronica insicurezza economica, possono diventare i veri protagonisti delle battaglie per una «società giusta». È questa per Guy Standing la parabola che deve compiere il precariato, la nuova «classe esplosiva». Una classe sociale colpevolmente tradita dai partiti di sinistra, ancorati al capitalismo industriale e perciò incapaci di archiviare l’immaginazione economica del Novecento.

Due giorni all’Expo: un reportage di Gianni Mura

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Pubblichiamo un reportage di Gianni Mura apparso sul Venerdì di Repubblica, ringraziando l’autore e la testata. Vi segnaliamo due incontri con Gianni Mura dedicati a Non c’è gusto, edito da minimum fax: oggi, mercoledì 3 giugno, alle 18 alla libreria Feltrinelli Appia di Roma con Serena Dandini; domani, giovedì 4, alle 18 alla libreria Coop Ambasciatori di Bologna con Jenner Meletti.

Milano. Cuando Cubango suona bene, ci scriverei una canzone. È una provincia dell’Angola, capoluogo Menongue. Cuando e Cubango sono due fiumi. Quasi tutti i fiumi angolani cominciano per k: Kuatato, Kuelei, Kujambo, Kueve, Kuzumbia, Kapembe, Kueio, Kuito Kanavale. In minoranza Cuchi, Lomba, Longa, Matunga e Muhondo. Non fossi venuto due giorni di fila all’Expo, non l’avrei mai saputo. Oltre a saperlo faccio fuori una caldeirada, una zuppa di pesce e verdure su base di riso in bianco. dalla terrazza al quarto piano, tra le piante esotiche, ottima vista sulle carceri di Bollate. C’è di tutto, all’Expo. Ci sono andato un po’ prevenuto, come molti che vivono a Milano. Quelli duri e puri, stile Caparbio, ci hanno già fatto una croce sopra. «Coca-cola e Mc Donald’s tra gli sponsor contro la fame nel mondo? Non mi avrete».

La sorte di Ivan Illich: inventario dopo la catastrofe. Un dialogo tra Leonardo Caffo e Raffaele Alberto Ventura

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Raffaele Alberto Ventura

Caro Leonardo, io inizierei con una domanda: perché noi due ci troviamo qui a dialogare su Ivan Illich? Vogliamo riesumare un autore passato di moda, un ferrovecchio della controcultura degli anni Settanta, oppure al contrario ci accingiamo a salire sul carro di coloro che oggi ancora ne celebrano il culto? Personalmente se penso all’uso che del suo pensiero fanno i sostenitori della “decrescita serena”, mi vengono i brividi. E capisco che, alla luce di questa tradizione interpretativa, per molti Illich sia semplicemente una specie di santone hippie chic che predicava l’austerità e il ritorno alle tradizioni. Si inizia con la convivialità e si finisce a tavola con Carlo Petrini! O nella migliore delle ipotesi, a fare le biciclettate collettive con i ragazzi di Critical Mass.

I greci contro l’economia dell’espulsione: intervista a Saskia Sassen

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Questa intervista è uscita prima sull’Espresso online e poi, nella versione integrale, sul numero 177 della rivista Lo Straniero. (Fonte immagine) Una “salutare ribellione” alle politiche di austerity e al capitalismo predatorio. Per Saskia Sassen, docente di Sociologia alla Columbia University di New York, il successo elettorale di Syriza in Grecia è un risultato estremamente positivo. E […]

Grecia: il vero e il crudele

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di Francesca Coin
È stato proprio Varoufakis lo scorso novembre in un seminario sull’estetica della moneta tenuto a Berkeley a ricordare come la signora Thatcher fosse contrarissima all’euro. Proprio io, diceva, che sono stato a duecento manifestazioni contro di lei. Proprio io, mi trovo ora a citare la Thatcher. Era stata accolta con scetticismo, l’opposizione intransigente della Thatcher. Allora, solo lei si era opposta all’integrazione monetaria, ma la sua opposizione le era costata cara: prima le dimissioni del Ministro degli Esteri Geoffrey Howe, e poi le proprie nel novembre del 1990. Venticinque anni dopo le sue posizioni tornano ad essere oggetto di discussione, ironicamente da parte di quegli stessi critici della scuola neo-liberale a cui lei si ispirava per difendere la necessità di mantenere disperso il potere e decentralizzate le decisioni senza cedere la sovranità a “un super-stato […] che esercita un nuovo dominio da Bruxelles”

Philippe Van Parijs: un Euro-dividendo per un’Europa più giusta e inclusiva

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Si chiude oggi a Roma la sesta edizione del Salone dell’Editoria Sociale. Ieri è intervenuto il filosofo ed economista Philippe Van Parijs: pubblichiamo l’intervista di Giuliano Battiston apparsa su Reset.

Filosofo ed economista, docente a Oxford e a Lovanio, dove dirige la Hoover Chair di Etica economica e sociale, Philippe Van Parijs ha costruito la sua originalissima fisionomia intellettuale studiando etica e filosofia politica, filosofia della scienza ed economica politica. Negli anni Settanta ha partecipato alla creazione del “September group”, il gruppo di ricerca a cui si deve l’affermazione del “marxismo analitico”, mentre dagli anni Ottanta si è dedicato a alla questione del reddito minimo garantito, di cui è uno dei più convinti sostenitori. Fondatore del Basic Income European Network (nel frattempo ampliato su scala mondiale), non ha mai smesso di credere che non ci sia questione economica o sociale di una qualche rilevanza che non implichi anche una riflessione specificamente etica (come scrive in Cos’è una società giusta? e in Quanta disuguaglianza possiamo accettare?). Oggi vede nell’introduzione di un Euro-dividendo uno degli strumenti necessari per dare vita a una società più giusta e scongiurare la fine del welfare state europeo. O, in altri termini, una via per avvicinarsi al regno della libertà di cui parlava Marx: “da ciascuno secondo le sue capacità, a ciascuno secondo i suoi bisogni”. Lo abbiamo incontrato a Roma, dove sabato 18 ottobre ha partecipato al Salone dell’editoria sociale.