I nemici di stanza. Un estratto da “Los Sorias” di Alberto Laiseca

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“Los sorias” è un romanzo di Alberto Laiseca. Si tratta di un’opera di culto in Argentina, definita da Ricardo Piglia “il miglior romanzo che sia stato scritto in Argentina dai tempi de ‘I sette pazzi’” – un’opera, tuttavia, poco conosciuta fuori dai confini nazionali, mai tradotta (la prima edizione argentina è del 1998). Qui vi […]

Fachinelli, trent’anni dopo

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di Dario Borso

Questa è una sintesi della presentazione di Grottesche, inedito di Elvio Fachinelli a cura di Dario Borso, Italo Svevo ed., svoltasi il 21 dicembre scorso alla Libreria Popolare di via Tadino, MI, in occasione del trentennale della morte di Fachinelli.  In coda, le prime grottesche del testo.

GROTTESCHE

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«Non riesco più a scrivere, non riesco più a pensare.» – «Almeno scrivi quello che hai pensato anni fa.» – «Non lo ricordo».

L’ardore della mente occidentale: un estratto

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Pubblichiamo la prefazione, stilata dall’autore, al libro L’ardore della mente occidentale. Come le idee hanno formato il mondo di Richard Tarnas, pubblicato da Edizioni Tlon. Si tratta di un lungo saggio sulla storia della filosofia occidentale, raccontata come un viaggio culturale: quasi 2500 anni di domande, asserzioni, sistemi e metodi che hanno segnato la nostra visione del mondo. Il libro, tradotto per la prima volta in italiano, alla sua uscita fu molto apprezzato da studiosi quali Joseph Campbell, Huston Smith e Stanislav Grof.

Buona lettura.

di Richard Tarnas

Questo libro presenta una narrazione storica della visione occidentale del mondo dall’antica Grecia al mondo postmoderno. Limitandomi a un singolo volume ho cercato di rappresentare in maniera coerente l’evoluzione della mente occidentale e la sua mutevole concezione di realtà. Recenti sviluppi in vari campi (filosofia, psicologia del profondo, scienze religiose e storia della scienza) hanno gettato nuova luce su questa straordinaria evoluzione. Questi progressi hanno influenzato e arricchito il racconto che segue, alla fine del quale ho provato a presentare una nuova prospettiva utile a comprendere la storia intellettuale e spirituale della nostra cultura.

Le relazioni preziose: fotografare lo scorrere del tempo con Barry Lyndon

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Pubblichiamo un estratto dal libro di Chiara Tartagni Le relazioni preziose, uscito per Jimenez, ringraziando editore e autrice.

di Chiara Tartagni

“Non appena ebbi letto Barry Lyndon ne rimasi molto impressionato. Amavo la vicenda e i personaggi, e mi parve possibile fare la trasposizione dal romanzo al film senza distruggerlo. Ed esso offriva inoltre l’opportunità di fare una delle cose che il cinema può realizzare meglio di qualunque altra forma d’arte, presentare cioè una vicenda a sfondo storico” ha raccontato Kubrick.

Inoltre, il film è la trasposizione di un romanzo ambientato nel Settecento, scritto nell’Ottocento, con un dispositivo che ha trovato la propria fortuna nel Novecento. Questo trattamento della materia prima, che allontana il racconto dall’influenza del proprio autore, rende il film molto più vicino al diciottesimo secolo. Come abbiamo visto con Tom Jones, il romanzo moderno nacque proprio nella spavalda Inghilterra di Hogarth e del potere borghese.

L’altro bambino: un estratto

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Pubblichiamo un estratto dal libro di Joy Williams L’altro bambino, uscito da pochi giorni per Black Coffee. Si tratta delle prime primissime pagine del  romanzo Ringraziamo editore e autrice. La traduzione è di Sara Reggiani.

di Joy Williams

C’era una giovane donna seduta nel bar. Si chiamava Pearl. Beveva gin tonic e reggeva un neonato nell’incavo del braccio destro. Il neonato aveva due mesi e si chiamava Sam.

Il bar non era male. Persone qualunque le sedevano intorno mangiando pretzel. Era pubblicizzato come un ambiente fresco e lo era. Dal centro della vetrina pendeva un orso polare di vetro cristallo. Fuori c’era la Florida. Dall’altra parte della strada sorgeva un grande centro commerciale bianco, pieno di auto bianche. Un’aria bianca e pesante penzolava dall’alto, scomposta in strati visibili. Pearl li distingueva molto nitidamente. Lo strato centrale era tutto sogno, equivoco e responsabilità. In cima le cose si muovevano con maggiore arroganza ed energia, ma al fondo di tutto c’era il moto perpetuo del presente. Era il presente, lo era stato in passato e lo sarebbe sempre stato in futuro. Pearl ne era consapevole. Questo, in genere, la rendeva alquanto passiva e incerta.

Un estratto da “Divinazione e Sincronicità” di Marie-Louise von Franz

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Esce oggi per Edizioni Tlon Divinazione e Sincronicità. Psicologia delle coincidenze significative di Marie-Louise von Franz, allieva e stretta collaboratrice di Carl Gustav Jung.

Si tratta della riedizione, in una nuova traduzione a cura di Nicola Bonimelli, di un importante ciclo di lezioni tenute dalla Dottoressa von Franz al C.G. Jung Institute di Zurigo, sul finire del 1960.

Nel libro si analizzano alcune tra le forme più note di divinazione classica alla luce del concetto junghiano di sincronicità, esplorando le diverse concezioni tradizionali del tempo, evocando i principali archetipi, attraversando matematica, fisica, antropologia, filosofia e psicologia. Abbiamo scelto due estratti di questo testo così particolare che ci sembrano, purtroppo, di innegabile attualità.

di Marie-Louise von Franz

“Se in Africa qualcuno vuole mettersi in viaggio, va da un uomo di medicina che lancerà degli ossi di pollo e poi dirà se il viaggio avrà successo o no, dirà se intraprenderlo oppure no, in base a come saranno caduti gli ossi – se più nel settore rosso o più nel settore bianco del disegno tracciato a terra.

Le cose imperfette

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Pubblichiamo due poesie tratte da Le cose imperfette, l’ultimo libro di Gianni Montieri uscito per LiberAria. Ringraziamo editore e autore.

Qualcuno ha telefonato, eri tu.
La fortuna è poter sentire la tua voce
in tutte le varianti, ho pensato
ma è meglio da vicino, così
che quel suono possa guardarmi.

Tre quadernetti indiani, una prefazione di Valerio Magrelli

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Photo by Patrick Hendry on Unsplash

Valerio Magrelli, che ha scritto una breve premessa ai Tre quadernetti indiani (postillati ancor più brevemente da Chandra Livia Candiani), offre qui una versione maggiorata della stessa. Il libro esce oggi nelle librerie.

di Valerio Magrelli

Un’estate di quasi mezzo secolo fa due ragazzi italiani si incontrarono per caso al Crown Hotel di Delhi. Reduci entrambi da un altro classico viaggio di iniziazione, negli Stati Uniti, fraternizzano subito, partono insieme per Benares, da lì a tappe raggiungono il Nepal, dove si separano: Pietro Spica torna a Milano, Dario Borso prosegue da solo per Calcutta, dove scopre di avere la malaria, e da lì per Madras, dove ha l’idea di tenere un diario.

Dal Giappone all’Argentina: “Gaijin”, un estratto

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Pubblichiamo un estratto dal romanzo Gaijin, di Maximiliano Matayoshi, uscito per Edizioni Funambolo, che ringraziamo.

La professoressa Hiroko ci diede una matita, poi ci disse di andare, che i quaderni non erano ancora arrivati ma che, era sicura, li avremmo ricevuti la settimana successiva. Ci alzammo dai banchi – una fila di lastre di metallo – e uscimmo dalla tenda. Mentre seguivo le tracce di cinque cingolati, Tatsuo mi raggiunse per chiedermi se volessi andare alla piazza. Mi mostrò quattro granate e sorrise.

Quei proiettili per noi erano un vero tesoro. Capitava raramente di trovarne di nuovi e quando succedeva ci riunivamo nella piazza per il grande rituale: una volta seppelliti, posizionavamo dei chiodi sui bossoli per poi farci rotolare sopra una pietra dall’alto dello scivolo. Quando la pietra colpiva i chiodi, l’esplosione lasciava enormi buche e noi restavamo sordi per ore. Quel giorno però non ero interessato alle esplosioni.

Un estratto da “Vani d’ombra” di Simone Innocenti

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Pubblichiamo un estratto dal romanzo di Simone Innocenti Vani d’ombra, in libreria da poco per la casa editrice Voland, che ringraziamo.

di Simone Innocenti

La vidi, per la prima volta, in un teatro anatomico. Almeno questo mi era sembrato l’edificio adibito a stanza di disegno: enorme visto da fuori, si riduceva a un’aula sviluppata in altezza, una specie di torre. Lì ci ero finito per caso, in quella cittadina di provincia intendo dire. L’ultima volta che c’ero stato, non avevo notato l’edificio. Ma forse era normale, ancora non sapevo che Arianna esistesse, mai vista in vita mia, e neppure sapevo che ci fosse un’accademia del disegno da quelle parti.

Quelle parti comunque le avevo conosciute per gioco, il gioco che fai quando inizi un lavoro come il mio.