Scriviamo all’Imperatore

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Ringraziando editore e autore, pubblichiamo un estratto dal romanzo Una bambina da non frequentare, della scrittrice tedesca Irmgard Keun, uscito per L’Orma.

di Irmgard Keun

Vorrei che l’imperatore portasse la pace. Allora gli scrivo che un imperatore può fare qualsiasi cosa, per questo è imperatore. La signorina Knoll ha detto che è come un dio in Terra e il signor Kleinerz ha detto che è anche pieno di soldi. Hans Lachs ha detto che bisogna immaginarselo così: dio buono, imperatore con la corona e per giunta con una barca di soldi. E l’ermellino? Che cos’è? Be’, lui ha anche quello. Dovrebbe far sì che su tutti gli alberi cresca pane bianco, che il Reno sia un fiume di marmellata, che in un battibaleno le persone abbiano quattro braccia, nel caso in cui un colpo di fucile gliene faccia saltare uno, e che tutti i soldati morti tornino in vita. Abbiamo letto qualcosa circa il nobile gioco della guerra e spesso ci abbiamo giocato anche noi con i fratelli Schweinwald, buttandoci per terra stecchiti. Però poi ci siamo sempre rialzati sulle nostre gambe, e quando una volta giocando mi è uscito il sangue dalla testa mio padre ha detto che non dovevamo esagerare.

Piccola città. Una storia comune di eroina

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«Voglio che, mentre mi leggete,
sappiate esattamente chi sono e dove sono
e che cosa ho in mente».
Joan Didion, The White Album, 1979.

 

Quando ero bambina, su un muro in casa di mio padre c’era un disegno. Raffigurava degli struzzi di profilo, al tramonto. Le loro sagome emergevano da una scritta che io imparavo a memoria pur non comprendendola: «La piccola città non aveva mai scherzato con i suoi abitanti, così come non scherzerà mai. E le ore racchiudevano il magico contenuto della noia, della incapacità».

La piccola città era Grosseto e gli struzzi i suoi abitanti.

Il recupero come riuso, o i piatti del giorno dopo

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Pubblichiamo un estratto dal libro Tempi di recupero, uscito per la neonata casa editrice Quinto Quarto edizioni, che ringraziamo.

Photo by Brooke Lark on Unsplash

di Carlo Catani

In epoche più lontane era raro parlare di recupero, data la scarsità ma anche la diversa concezione del cibo a disposizione era difficile che qualcosa potesse andare sprecato. Solo le famiglie benestanti o le corti nobiliari, in occasione dei grandi banchetti, erano in grado di portare sulle tavole smodate quantità di cibo tese a mostrare la forza politica ed economica degli attori in campo. Resta per di più lecito presupporre che queste eccedenze finissero poi sulla tavola dei servitori debitamente riportate, dalla fantasia della fame, a nuova vita.

Prima o poi. Appunti sul tempo nella serialità televisiva

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Pubblichiamo, ringraziando editore e autore, un pezzo contenuto in Tempo di serie. La temporalità nella narrazione seriale, a cura di Fabio Cleto e Francesca Pasquali, un libro pubblicato da Unicopli sul nesso tra tempo e serialità televisiva.

Quando ho ricevuto l’invito a contribuire a questo volume, come sarà capitato a ognuno degli autori ho provato a pensare come declinare il nesso – tempo e serialità televisiva – che il titolo propone. Ho valutato alcune suggestioni, ho preso qualche appunto, ho deciso e ho cambiato idea. Una delle questioni che mi sono sembrate più coinvolgenti riguarda una conseguenza, insieme defilata e cruciale, relativa all’avvento delle serie TV e al loro consumo planetario, vale a dire la loro capacità di incidere sulle prassi sociali e sulla vita affettiva. Nonostante abbia alla fine scelto di affrontare un altro tema, mi permetto però un minimo accenno.

Fra le pagine chiare e le pagine scure. “Rimmel” di Francesco De Gregori

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Pubblichiamo, ringraziando casa editrice e autore, un estratto dal libro Romantic Italia (minimum fax), di Giulia Cavaliere: un racconto della canzone italiana che va da Domenico Modugno ai Baustelle, includendo artisti diversi come Piero Ciampi e Antonello Venditti. Questa sera al Monk di Roma, alle ore 19, l’autrice presenterà il libro con Niccolò Fabi.

di Giulia Cavaliere

È il 1975 quando Francesco De Gregori fa di testa sua, si chiude segretamente nello studio meno moderno della RCA e dà vita a Rimmel. È il suo quarto album in studio e segna l’inizio della seconda rivoluzione romantica della storia della canzone italiana, rivoluzione più specifica ma analoga nella portata a quella innescata quasi vent’anni prima da Domenico Modugno.

La mitologia dell’assenza: Ted Hughes e le Birthday Letters

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Martedì prossimo uscirà il nuovo numero di Nuovi Argomenti. Di seguito pubblichiamo in anteprima un estratto dal saggio “La mitologia dell’assenza: Ted Hughes e le Birthday Letters”, scritto da Vito di Battista: ringraziamo autore e rivista.

di Vito di Battista

Gennaio 1998. Pochi mesi prima di morire, Ted Hughes consegna al mondo un’opera della quale nessuno aveva predetto l’esistenza: una raccolta di 88 componimenti il cui unico tema altri non è che Sylvia Plath.

“Cuore, sopporta”: un estratto

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Pubblichiamo, ringraziando editore e autrice, un estratto dal romanzo di Francesca d’Aloja Cuore, sopporta, uscito per Mondadori. di Francesca d’Aloja Da bambina temeva di perdersi per il dedalo di stradine, ci aveva messo un bel po’ a memorizzare le direzioni. Da adulta le sarebbe rimasto lo scarso senso dell’orientamento, non si avventurava mai su percorsi alternativi, […]

La foto della domenica

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Pubblichiamo un racconto dalla raccolta “Libro dei dispersi e dei ritornati” (Musicaos) di Lea Barletti, ringraziando autrice ed editore.

La festa nera

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Pubblichiamo un estratto dal nuovo romanzo di Violetta Bellocchio, La festa nera, uscito per Chiarelettere: ringraziamo editore e autrice.

di Violetta Bellocchio

Le immagini hanno tutto il potere. Niente voce fuori campo all’inizio. Punta la telecamera su una persona, non ti muovere, e stai tranquillo che presto o tardi ti racconta cose che non avrebbe mai pensato di dire a voce alta. Non esistono domande stupide. Lascia respirare le immagini. Rispetta lo spazio vuoto tra una parola e l’altra, perché tre secondi di silenzio, quando li metti su uno schermo, possono portare molto lontano. Tieni la batteria carica. Tieni la testa alta. Non chiudere gli occhi davanti a niente. Nessuna vita è bella come sembra, nessuna vita è brutta come sembra: c’è una crepa in ogni singola cosa. Cercala, infilaci due dita e guarda la luce che entra. Segui quella luce fino a quando non senti di aver toccato il fondo.

“Notturno salentino”: un estratto

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Pubblichiamo un estratto da Notturno salentino, l’ultimo romanzo di Federica De Paolis pubblicato da Mondadori.

di Federica De Paolis

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«Dove vai, mamma?» chiese Marta.
«In una città qui vicino che si chiama Lecce.» Le tolsi la molletta, stirai i capelli con il palmo della mano e gliela rinfilai.
«Ma Miriam viene con te…»
«Sì…»
«Perché?»
«Perché deve andare dalla sua mamma.»
«Non sei tu ora la sua mamma?»
«Solo un po’… Lei ha una mamma tutta sua…»
«E io? Io no?»
«Certo che sì… io chi sono?»
«Ma tu non sei solo mia, tu sei anche la mamma di Tito e un po’ anche di lei, tu sei di tutti…»
«Concordo» disse Boris, che si stava infilando le sue Vans rosse. «Sei un po’ un tegame…» E rise da solo.
“Tegame”. Me lo aveva insegnato lui: era l’equivalente lucchese di puttana, mignotta, un sostantivo vernacolare ironico e caldo.
«Che vuol dire tegame, mamma?» Marta faceva la lagna, parlava strascicando le parole.