Gabbie

non razzista ma

Pubblichiamo, ringraziando editore e autore, un estratto dal capitolo 4 dell’ultimo libro di Luigi Manconi, Non sono razzista ma, pubblicato da Feltrinelli.
Non si può escludere che dietro il mancato scandalo per l’“ingabbiamento” di due persone, come è avvenuto a Follonica, vi possa essere un oscuro e temibile retropensiero. Se la gran parte delle persone intervistate nei giorni successivi tenderà a ridimensionare l’episodio, definendolo “una burlonata” attribuita a “ragazzi” (definiti sempre ed esclusivamente con tale termine), forse c’è di che riflettere. I due tratti che abitualmente vengono attribuiti da una parte rilevante del senso comune a rom e sinti – una certa ferinità e una sostanziale irriducibilità alla vita sociale – possono suggerire come sola forma di disciplinamento la soggezione in cattività. Dunque, l’idea che quel tipo di etnia possa/debba essere “chiusa in gabbia”. Si tenga conto che oggi l’etichetta “zingaro” (o, più diffusamente, “rom”) risulta al primo posto nella classifica della riprovazione sociale. A seguire, l’elenco dei “nemici” subisce variazioni continue dovute in genere all’influenza di fatti di cronaca che abbiano avuto una eco particolare e nei primi posti si alternano soggetti nazionali o regionali, destinatari, di volta in volta, dell’ostilità sociale. Non si dimentichi, infatti, che almeno tre gruppi regionali italiani si sono trovati, nell’ultimo mezzo secolo, a contendersi il primato, o almeno le piazze d’onore, in questa speciale competizione: “i siciliani”, “i sardi”, “i calabresi”. Ma il dato costante è che “gli zingari”, persino nei momenti di maggiore successo degli “albanesi” e dei “romeni” (corrispondenti all’incremento dei flussi di queste nazionalità verso l’Italia), hanno sempre saldamente occupato il primo posto nel podio (dell’odio).

Dopo la fine del lavoro, io

gen

Pubblichiamo, ringraziando editore e autore, un estratto dal nuovo libro scritto da Giuseppe Genna, History, uscito per Mondadori.

di Giuseppe Genna

Stende il braccio e la mano e fa il giro di mezzo orizzonte. Nell’ovale immane fa l’enfasi con cui introduce l’arena Colosseo con i balzi rossi e gli abissi e gli spalti erosi dall’era e gli ordini superiori e i massi di travertino anneriti e le colonne imperiali ridotte a monconi e i pilastri immani e le volte rampanti e i corridoi anulari che furono e sono carceri e, come la cavea orale di un colosso fossile da millenni, dopo una morte di pachiderma e eroismo a memoria per i posteri, le fosse e le papille in muratura, ruotando su di sé a centottanta gradi, facendo perno sul terrazzamento, da cui si diparte la passerella, dice: «Questo è il futuro».

Un paese di scrittori: un intervento di Anna Maria Ortese

anna maria ortese

Dal nostro archivio, un intervento di Anna Maria Ortese apparso su minima&moralia il 28 dicembre 2011.

di Anna Maria Ortese

Questo e altri vecchi interventi della Ortese si possono trovare oggi raccolti nel volume “Da Moby Dick all’Orsa Bianca”, edito da Adelphi.

Non c’è forse, dopo l’Italia, un altro Paese al mondo dove ciascun abitante abbia come massima ambizione lo scrivere, e ce n’è pochi altri dove quel che ciascuno scrive – pura smania di dilettante o regolarissima professione – scivoli, per così dire, sull’ attenzione dell’ altro, come la pioggia su un vetro. Ma scivola è un’ espressione indulgente: inquieta, offende, avvilisce, si vorrebbe dire.

Gli amori carnali di Faulkner

william faulkner

Dal nostro archivio, l’introduzione di Marco Missiroli alle poesie di Faulkner apparsa su minima&moralia il 31 agosto 2012.

C’è un piccolo malinteso che rivela l’indole di William Falkner e che risale ai tempi di una sua prima pubblicazione, quando un editore distratto storpiò in copertina il nome del futuro Nobel in Faulkner, aggiungendo al cognome una «u» di troppo. Appena lo scrittore se ne accorse, non protestò. Tutt’altro: scelse di mantenere la vocale che l’avrebbe distinto da una famiglia ingombrante (il bisnonno era già un celebre uomo di lettere) e da un passato in subbuglio, soprattutto da un avvenire che fino allora si annunciava in bilico. Quella «u» inventata di sana pianta custodirà il tratto più forte del narratore americano: saper ricreare un’identità sentimentale.

Cose. Il potere degli oggetti in Mad Men

mad men

Mad Men è una serie ambientata a New York all’inizio degli anni Sessanta. Quest’affermazione contiene due verità parziali, incomplete: New York e gli anni Sessanta. I Sessanta della serie sono allo stesso tempo la coda degli anni Cinquanta – relativamente al mondo rappresentato e alla percezione che di esso hanno i protagonisti – e l’anticipazione di un decennio che con il Vietnam, la rivolta studentesca, i movimenti di liberazione delle minoranze e gli assassinii di JFK, Martin Luther King, Bob Kennedy e Malcom X ha reso manifesta la fine di una società che aveva portato gli Stati Uniti a conquiste e successi straordinari. L’altro termine di verità parziale è New York.

Ricordando Luca Rastello

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Due anni fa ci lasciava Luca Rastello, intellettuale e scrittore capace come pochi di incidere sul nostro tessuto. Per ricordarlo, pubblichiamo la definizione della parola “penultime” scritta da Rastello per il Dizionario affettivo della lingua italiana, pubblicato da Fandango nel 2008, curato da Matteo B. Bianchi e co-curato da Giorgio Vasta.

di Luca Rastello

PENULTIME

Sono le cose di cui si può scrivere e di cui verosimilmente vale la pena scrivere. Forse le sole a soddisfare entrambe le condizioni. Non le ultime, perché non sono esperibili o, almeno lo sono quando è difficile ormai tenere una penna in mano o maneggiare una tastiera. Non le prime, perché avvolte in un passato immemore, anteriore al risveglio della consapevolezza.

“Vita e morte delle aragoste” di Nicola H. Cosentino: un estratto

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È in libreria Vita e morte delle aragoste di Nicola H. Cosentino (Voland): ne pubblichiamo un estratto ringraziando l’editore e vi segnaliamo che mercoledì 5 luglio alle 18.30 l’autore presenta il romanzo alla libreria Assaggi di Roma con Paolo Di Paolo.

È in libreria Vita e morte delle aragoste di Nicola H. Cosentino (Voland): ne pubblichiamo un estratto ringraziando l’editore e vi segnaliamo che mercoledì 5 luglio alle 18.30 l’autore presenta il romanzo alla libreria Assaggi di Roma con Paolo Di Paolo. (Fonte immagine)

di Nicola H. Cosentino

Il toro e la bottiglia
2005, estate

Per un periodo, al liceo, gli piacque l’idea delle corride. A me no, a me hanno sempre fatto senso, ma per Vincenzo erano l’anima di sangue della Spagna, e la Spagna lo appassionava. Quando andammo a Siviglia non lo propose neppure, gli venne in mente la Maestranza che già eravamo di ritorno, ma a diciott’anni si arrampicava in rischiose metafore le cui parti erano il toro, il torero, le sue ragazze e lui. Sugli spalti nessuno. Diceva di amare in modo esagerato, e di gestire la passione come il matador col toro nell’arena, che provoca e rabbonisce fino allo sfinimento. Vero.

“Angelica e le comete” di Fabio Stassi: un estratto

dei segreti

Pubblichiamo, ringraziando editore e autore, un estratto dall’ultimo libro di Fabio Stassi, Angelica e le comete, pubblicato da Sellerio. Il libro contiene dieci illustrazione di Alfonso Prota.

di Fabio Stassi

Parte prima: La bottega di Clemente

Ogni sera, appena esco dalla biblioteca dove lavoro, mi fermo in una libreria d’antiquariato, a pochi passi dalla stazione. Prima che i miei malesseri me lo impedissero, in queste botteghe trascorrevo molte ore. Quando abitavo ancora a Roma, avevo costruito negli anni una geografia di amicizie e di nascondigli. Avevo punti di riferimento in ogni quartiere, e spesso, in posti diversi, incontravo le stesse persone. Il bene più prezioso era la facoltà di scialare il tempo, inoperoso. A volte, entravo in una chiesa, mi sedevo, mi mettevo a leggere. La mia libreria preferita la raggiungevo a piedi. Si trovava in un caseggiato a via della Lungara, sotto al carcere di Regina Coeli. Sull’argine del Tevere svolazzavano le rondini, con le loro ali nere. I platani erano pieni di foglie e si allungavano oltre i muri di contenimento, nel vuoto. Ma allora ero un ragazzo.

Stregati: “Il senso della lotta” di Nicola Ravera Rafele

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Nicola Ravera Rafele è candidato al Premio Strega con il romanzo Il senso della lotta (Fandango): ne pubblichiamo un estratto ringraziando l’autore e l’editore.

di Nicola Ravera Rafele

Corro tutte le mattine dispari della settimana. Mi impongo il lunedì, il mercoledì e il venerdì, un argine al fluire dei giorni. Se non lo facessi, abiterei uno stato di perenne stordimento. Corro per un’ora, lo faccio per confondermi, per spossarmi, per affrontare la giornata con il cerchio alla testa e i battiti cardiaci accelerati.

“Il cuore è un cane senza nome” di Giuseppe Zucco: un estratto

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È in libreria Il cuore è un cane senza nome, romanzo d’esordio di Giuseppe Zucco (minimum fax): pubblichiamo un estratto e vi segnaliamo che domani, mercoledì 7 giugno, alle 19.30 l’autore presenta il libro da Giufà a Roma con Antonio Pascale.

Lei lo aveva lasciato, e lui aveva continuato come nulla fosse. La mattina andava a lavorare, la sera tornando a casa comprava il pane, la notte dava due giri di chiave alla porta prima di spegnere le luci. Era tutto sotto controllo, diceva, e sgranava i denti davanti ai quattro amici che gli avevano dato appuntamento in centro, per una birra, cercando di capire come stava.