Sedimentazione

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Pubblichiamo, ringraziando editore e autore, un racconto estratto dall’antologia Odi, apparsa per effequ. di Giovanni Bitetto 1. Ogni volto è un vicolo cieco. Le emozioni si modellano sugli occhi, sulla bocca, animano la carne per un istante, poi svaniscono. Permane il terrore nelle rughe della fronte, nei capelli scarmigliati, le pupille roteano come biglie impazzite, […]

Buone feste da minima&moralia con un racconto di Joy Williams

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Care lettrici e cari lettori,
ci prendiamo una pausa natalizia, ma prima vi lasciamo un regalo: un racconto di Joy Williams tratto da L’ospite d’onore, edito da Black Coffee e tradotto da Sara Reggiani e Leonardo Taiuti.

Gliene aveva parlato un poliziotto che mangiava un tamale in un bar vicino al confine tra Arizona e New Mexico.

«Me ne sono andato là fuori, con tutta quella sabbia bianca, sono salito in cima a una duna e ho guardato e riguardato, ho osservato bene e vi assicuro, non ho mai visto niente del genere, non ho mai provato niente del genere. Credo che avrei potuto starmene là fuori, in tutta quella sabbia bianca, per un bel po’, e non so neanche esattamente perché».
«Non mi pare una cosa così straordinaria» disse Richard. Il poliziotto si accigliò. Poi si mise a ignorarli.

“Restiamo così quando ve ne andate” di Cristò: un estratto

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È in libreria Restiamo così quando ve ne andate di Cristò (TerraRossa edizioni): ne pubblichiamo un estratto ringraziando l’autore e l’editore. (Immagine: Ali Yahya via Unsplash)

di Cristò

Giovedì

«Sì, mamma, sto bene, tutto a posto.»

«No, oggi non lavoro per fortuna. Quello stronzo ieri mi ha preso di punta.»

«No, no, tranquilla, non ho risposto, ho continuato a lavorare, ho fatto come dite voi. Mi sono ficcato la faccia nel culo e ho continuato a lavorare.»

“La storia del cinema”: un estratto

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Pubblichiamo, ringraziando editore e autore, un estratto dal libro La storia del cinema (Utet), di Mark Cousins.

di Mark Cousins

Il medium del cinema si è schiantato contro le vite degli occidentali al termine del XIX secolo come un bambino precoce, capriccioso e insaziabile. Aveva la struggente e bellissima fiducia di un oggetto senza storia. Poi, con il passare dei tardi anni Dieci, degli anni Venti e degli anni Trenta, con tentativi e fallimenti, intuizioni accettate o dimenticate, il cinema iniziò a sviluppare la propria storia, di cui è fatto questo libro. Guardandosi alle spalle scoprì di avere pionieri e figure leggendarie, e divenne ambivalente rispetto al proprio passato. Alcuni registi vi si affezionarono troppo e si affidarono a ciò che conoscevano. Altri – ad esempio negli anni Sessanta e Novanta – sentirono che il medium che attraversava la macchina da presa a ventiquattro fotogrammi al secondo iniziava a sembrare vecchio.

L’era dei format

l'era dei format

Pubblichiamo la prefazione di Fabio Guarnaccia a L’era dei format di Jean K. Chalaby (minimum fax), ringraziando l’autore e l’editore.

Non c’è dubbio che questa è davvero l’epoca dei format. Non lo dicono solo i numeri, ma anche l’estensione dei generi che rientrano sotto la sua egida. Se in principio si trattava di un affare che riguardava quasi solo i game show (i quiz), oggi anche le serie televisive ne fanno parte a pieno titolo. A dispetto di tutto ciò, va ricordato al lettore che per fare televisione i format non servono davvero

“Suttaterra”: un estratto

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Pubblichiamo, ringraziando editore e autore, un estratto dal secondo romanzo di Orazio Labbate, Suttaterra, uscito per Tunué.

di Orazio Labbate

“Sei un vedovo”, sussurrava alla camera, tastando con le dita smagrite la tasca dei jeans. Il cielo di là dalla finestra si inscuriva, sopra i palazzi, come la fantasia di un demone addormentato. Fissò la scrivania. Tentò di sfondarla con le mani, solo per scuoiarsi ancora una volta la pelle. Lui la chiamava malinconia: era un mestiere, da quando la moglie Maria era scomparsa un anno prima. Tre corvi sbattevano contro la finestra, uno si era spaccato il becco riuscendo però a forare il vetro. L’uomo allora si avvicinò, raccolse quella polvere adamantina e tracciò un cerchio attorno al buco a mo’ di un mago. Poi alzò l’imposta, e si arrampicò fino a sedersi, rivolto verso l’esterno, sulla sporgenza di pietra del davanzale. Pioveva nella notte e l’acqua caduta dal firmamento tintinnava come i campanelli di una messa.

L’impero del sogno

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È appena uscito in libreria per Mondadori L’impero del sogno, il nuovo romanzo fantastico di Vanni Santoni. Proponiamo un estratto dalla prima parte. ~ … Per un attimo la terra smette di tremare. Poi addirittura si incurva, proprio accanto a me, tra me e gli Elfi della macchina, che reagiscono rimescolandosi, ruotando, innalzandosi come gli […]

Gabbie

non razzista ma

Pubblichiamo, ringraziando editore e autore, un estratto dal capitolo 4 dell’ultimo libro di Luigi Manconi, Non sono razzista ma, pubblicato da Feltrinelli.
Non si può escludere che dietro il mancato scandalo per l’“ingabbiamento” di due persone, come è avvenuto a Follonica, vi possa essere un oscuro e temibile retropensiero. Se la gran parte delle persone intervistate nei giorni successivi tenderà a ridimensionare l’episodio, definendolo “una burlonata” attribuita a “ragazzi” (definiti sempre ed esclusivamente con tale termine), forse c’è di che riflettere. I due tratti che abitualmente vengono attribuiti da una parte rilevante del senso comune a rom e sinti – una certa ferinità e una sostanziale irriducibilità alla vita sociale – possono suggerire come sola forma di disciplinamento la soggezione in cattività. Dunque, l’idea che quel tipo di etnia possa/debba essere “chiusa in gabbia”. Si tenga conto che oggi l’etichetta “zingaro” (o, più diffusamente, “rom”) risulta al primo posto nella classifica della riprovazione sociale. A seguire, l’elenco dei “nemici” subisce variazioni continue dovute in genere all’influenza di fatti di cronaca che abbiano avuto una eco particolare e nei primi posti si alternano soggetti nazionali o regionali, destinatari, di volta in volta, dell’ostilità sociale. Non si dimentichi, infatti, che almeno tre gruppi regionali italiani si sono trovati, nell’ultimo mezzo secolo, a contendersi il primato, o almeno le piazze d’onore, in questa speciale competizione: “i siciliani”, “i sardi”, “i calabresi”. Ma il dato costante è che “gli zingari”, persino nei momenti di maggiore successo degli “albanesi” e dei “romeni” (corrispondenti all’incremento dei flussi di queste nazionalità verso l’Italia), hanno sempre saldamente occupato il primo posto nel podio (dell’odio).

Dopo la fine del lavoro, io

gen

Pubblichiamo, ringraziando editore e autore, un estratto dal nuovo libro scritto da Giuseppe Genna, History, uscito per Mondadori.

di Giuseppe Genna

Stende il braccio e la mano e fa il giro di mezzo orizzonte. Nell’ovale immane fa l’enfasi con cui introduce l’arena Colosseo con i balzi rossi e gli abissi e gli spalti erosi dall’era e gli ordini superiori e i massi di travertino anneriti e le colonne imperiali ridotte a monconi e i pilastri immani e le volte rampanti e i corridoi anulari che furono e sono carceri e, come la cavea orale di un colosso fossile da millenni, dopo una morte di pachiderma e eroismo a memoria per i posteri, le fosse e le papille in muratura, ruotando su di sé a centottanta gradi, facendo perno sul terrazzamento, da cui si diparte la passerella, dice: «Questo è il futuro».

Un paese di scrittori: un intervento di Anna Maria Ortese

anna maria ortese

Dal nostro archivio, un intervento di Anna Maria Ortese apparso su minima&moralia il 28 dicembre 2011.

di Anna Maria Ortese

Questo e altri vecchi interventi della Ortese si possono trovare oggi raccolti nel volume “Da Moby Dick all’Orsa Bianca”, edito da Adelphi.

Non c’è forse, dopo l’Italia, un altro Paese al mondo dove ciascun abitante abbia come massima ambizione lo scrivere, e ce n’è pochi altri dove quel che ciascuno scrive – pura smania di dilettante o regolarissima professione – scivoli, per così dire, sull’ attenzione dell’ altro, come la pioggia su un vetro. Ma scivola è un’ espressione indulgente: inquieta, offende, avvilisce, si vorrebbe dire.