L’altro bambino: un estratto

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Pubblichiamo un estratto dal libro di Joy Williams L’altro bambino, uscito da pochi giorni per Black Coffee. Si tratta delle prime primissime pagine del  romanzo Ringraziamo editore e autrice. La traduzione è di Sara Reggiani.

di Joy Williams

C’era una giovane donna seduta nel bar. Si chiamava Pearl. Beveva gin tonic e reggeva un neonato nell’incavo del braccio destro. Il neonato aveva due mesi e si chiamava Sam.

Il bar non era male. Persone qualunque le sedevano intorno mangiando pretzel. Era pubblicizzato come un ambiente fresco e lo era. Dal centro della vetrina pendeva un orso polare di vetro cristallo. Fuori c’era la Florida. Dall’altra parte della strada sorgeva un grande centro commerciale bianco, pieno di auto bianche. Un’aria bianca e pesante penzolava dall’alto, scomposta in strati visibili. Pearl li distingueva molto nitidamente. Lo strato centrale era tutto sogno, equivoco e responsabilità. In cima le cose si muovevano con maggiore arroganza ed energia, ma al fondo di tutto c’era il moto perpetuo del presente. Era il presente, lo era stato in passato e lo sarebbe sempre stato in futuro. Pearl ne era consapevole. Questo, in genere, la rendeva alquanto passiva e incerta.

Un estratto da “Divinazione e Sincronicità” di Marie-Louise von Franz

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Esce oggi per Edizioni Tlon Divinazione e Sincronicità. Psicologia delle coincidenze significative di Marie-Louise von Franz, allieva e stretta collaboratrice di Carl Gustav Jung.

Si tratta della riedizione, in una nuova traduzione a cura di Nicola Bonimelli, di un importante ciclo di lezioni tenute dalla Dottoressa von Franz al C.G. Jung Institute di Zurigo, sul finire del 1960.

Nel libro si analizzano alcune tra le forme più note di divinazione classica alla luce del concetto junghiano di sincronicità, esplorando le diverse concezioni tradizionali del tempo, evocando i principali archetipi, attraversando matematica, fisica, antropologia, filosofia e psicologia. Abbiamo scelto due estratti di questo testo così particolare che ci sembrano, purtroppo, di innegabile attualità.

di Marie-Louise von Franz

“Se in Africa qualcuno vuole mettersi in viaggio, va da un uomo di medicina che lancerà degli ossi di pollo e poi dirà se il viaggio avrà successo o no, dirà se intraprenderlo oppure no, in base a come saranno caduti gli ossi – se più nel settore rosso o più nel settore bianco del disegno tracciato a terra.

Le cose imperfette

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Pubblichiamo due poesie tratte da Le cose imperfette, l’ultimo libro di Gianni Montieri uscito per LiberAria. Ringraziamo editore e autore.

Qualcuno ha telefonato, eri tu.
La fortuna è poter sentire la tua voce
in tutte le varianti, ho pensato
ma è meglio da vicino, così
che quel suono possa guardarmi.

Tre quadernetti indiani, una prefazione di Valerio Magrelli

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Photo by Patrick Hendry on Unsplash

Valerio Magrelli, che ha scritto una breve premessa ai Tre quadernetti indiani (postillati ancor più brevemente da Chandra Livia Candiani), offre qui una versione maggiorata della stessa. Il libro esce oggi nelle librerie.

di Valerio Magrelli

Un’estate di quasi mezzo secolo fa due ragazzi italiani si incontrarono per caso al Crown Hotel di Delhi. Reduci entrambi da un altro classico viaggio di iniziazione, negli Stati Uniti, fraternizzano subito, partono insieme per Benares, da lì a tappe raggiungono il Nepal, dove si separano: Pietro Spica torna a Milano, Dario Borso prosegue da solo per Calcutta, dove scopre di avere la malaria, e da lì per Madras, dove ha l’idea di tenere un diario.

Dal Giappone all’Argentina: “Gaijin”, un estratto

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Pubblichiamo un estratto dal romanzo Gaijin, di Maximiliano Matayoshi, uscito per Edizioni Funambolo, che ringraziamo.

La professoressa Hiroko ci diede una matita, poi ci disse di andare, che i quaderni non erano ancora arrivati ma che, era sicura, li avremmo ricevuti la settimana successiva. Ci alzammo dai banchi – una fila di lastre di metallo – e uscimmo dalla tenda. Mentre seguivo le tracce di cinque cingolati, Tatsuo mi raggiunse per chiedermi se volessi andare alla piazza. Mi mostrò quattro granate e sorrise.

Quei proiettili per noi erano un vero tesoro. Capitava raramente di trovarne di nuovi e quando succedeva ci riunivamo nella piazza per il grande rituale: una volta seppelliti, posizionavamo dei chiodi sui bossoli per poi farci rotolare sopra una pietra dall’alto dello scivolo. Quando la pietra colpiva i chiodi, l’esplosione lasciava enormi buche e noi restavamo sordi per ore. Quel giorno però non ero interessato alle esplosioni.

Un estratto da “Vani d’ombra” di Simone Innocenti

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Pubblichiamo un estratto dal romanzo di Simone Innocenti Vani d’ombra, in libreria da poco per la casa editrice Voland, che ringraziamo.

di Simone Innocenti

La vidi, per la prima volta, in un teatro anatomico. Almeno questo mi era sembrato l’edificio adibito a stanza di disegno: enorme visto da fuori, si riduceva a un’aula sviluppata in altezza, una specie di torre. Lì ci ero finito per caso, in quella cittadina di provincia intendo dire. L’ultima volta che c’ero stato, non avevo notato l’edificio. Ma forse era normale, ancora non sapevo che Arianna esistesse, mai vista in vita mia, e neppure sapevo che ci fosse un’accademia del disegno da quelle parti.

Quelle parti comunque le avevo conosciute per gioco, il gioco che fai quando inizi un lavoro come il mio.

“Il commensale”: un estratto

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Pubblichiamo un estratto da Il commensale, il libro di Gabriela Ybarra uscito per Alessandro Polidoro Editore, che ringraziamo.

di Gabriela Ybarra

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Si racconta che nella mia famiglia si sieda sempre un commensale in più a ogni pasto. È invisibile, ma c’è. Ha il suo piatto, il suo bicchiere e le sue posate. Di tanto in tanto appare, proiettando la sua ombra sul tavolo e facendo svanire qualcuno dei presenti.

Il primo a sparire fu mio nonno paterno.

La mattina del 20 maggio del 1977, Marcelina mise sul fuoco un bollitore e approfittando del fatto che l’acqua non fosse ancora a temperatura, prese un piumino e iniziò a spolverare le porcellane. Un piano più su, mio nonno stava entrando nella doccia e, in fondo al corridoio, dove le porte formavano una U, dormivano i tre fratelli che vivevano ancora lì.

“Il romanzo dell’anno” di Giorgio Biferali: un estratto

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Pubblichiamo un estratto dal libro di Giorgio Biferali Il romanzo dell’anno, uscito per La Nave di Teseo. L’autore sarà questa sera alle ore 21 presso la libreria Altroquando.

di Giorgio Biferali

Forse mi converrebbe chiudere gli occhi. Lo facevo anche da bambino, quando la notte non riuscivo a dormire per i rumori che venivano da fuori e perché le ombre dei rami sul soffitto mi sembravano delle mani giganti, scheletriche, di chissà chi, pronte a portarmi via. Se chiudo gli occhi siamo uguali, io e te, amore. Solo che se chiudo gli occhi non dormo, continuo a vedere tutto come se fossero ancora aperti, e anche di più. Faccio fatica a dormire, faccio fatica a dormire senza sognare, faccio fatica a dormire senza fare brutti sogni, che poi in fondo sono anche meglio della realtà. E tu, che cosa vedi adesso? La tua stanza è piena di riviste, tipo Abitare, Case, Quin, AdStyle, Domus, sono tutte ammucchiate sulla scrivania, piene di polvere, chissà se l’hai mai lette davvero o le compravi solo per non sentirti in colpa, perché non ti sembrava giusto non sapere come gli altri guardassero le case, i palazzi, le strade, i musei, come ci immaginassero dentro la vita delle persone.

L’ora del mondo. Un estratto

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Pubblichiamo, ringraziando autore ed editore, i primi due capitoli de “L’ora del mondo” di Matteo Meschiari, in uscita il 23 maggio per Hacca Edizioni. Il libro sarà presentato sabato 11 maggio al Salone del Libro di Torino (ore 16.30, sala Avorio). A dialogare con Matteo Meschiari ci sarà Matteo Nucci. Buona lettura. 1 La gaetta […]

“Le isole dei pini” di Marion Poschmann: un estratto

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Esce in questi giorni per la casa editrice Bompiani il romanzo breve Le isole dei pini di Marion Poschmann, più nota come poetessa. Reduce da un grande successo in patria, il libro esce contemporaneamente in nove lingue, tra cui l’italiano, a cura di Dario Borso. Riportiamo l’incipit, buona lettura.

Se vuoi sapere qualcosa dei pini –
vai dai pini.
Matsuo Bashō

Aveva sognato che sua moglie lo tradiva. Gilbert Silvester si svegliò ed era fuori di sé. I capelli neri di Mathilda si spandevano sul cuscino accanto a lui, tentacoli di una maligna medusa intinta nella pece. Folte ciocche si muovevano adagio con i suoi respiri, strisciavano verso lui. Si alzò piano e andò in bagno, per un po’ fissò stranito lo specchio. Uscì di casa senza fare colazione. Quando la sera rientrò dall’ufficio, si sentiva ancora sotto choc, quasi tramortito.