Un estratto da “Il giorno della nutria” di Andrea Zandomeneghi

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Pubblichiamo un estratto dal libro Il giorno della nutria di Andrea Zandomeneghi, uscito per Tunué. Ringraziamo editore e autore.

di Andrea Zandomeneghi

E comunque, quando la sciagurata vicenda principiò, quel martedì mattina di fine aprile, io non ero granché lucido, anzi sarebbe più corretto dire che versavo in un penoso stato di rincoglionimento stordito e dolorante. Correnti poderose di agonia cefalgica e umorale da postsbronza. Anche per questo, soprattutto per questo, credo, fui così turbato dal rinvenimento del cadavere di nutria scorticato che andava oscenamente scongelandosi, infatti era stato inequivocabilmente congelato in precedenza, buttato sulle scale esterne – che non danno direttamente sulla strada, danno sul giardino recintato con muretti bassi sovrastati da gelsomini rampicanti – di casa mia, a Borgo Carige, Capalbio; a metà strada tra le lagune di Orbetello e la foce dell’impianto di raffreddamento della centrale elettrica di Montalto, o, se si preferisce, a metà strada tra l’estuario del Fiora e quello dell’Albegna.

Nessun limite oltre il cielo. Un estratto

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di Luca Cherubino

La mattina successiva, Tiziano era impaziente di raccogliere altre informazioni e alla fine delle udienze si collegò alla chat-room dal computer dell’ufficio, con il nickname Diego@Goccia1970. Scorse la lista degli utenti on-line, poi lesse velocemente gli ultimi messaggi pubblicati nel forum di discussione.

“Registro di classe”: un estratto

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Torna in libreria per minimum fax Registro di classe, in uscita il 17 gennaio. Pubblichiamo un estratto dal libro di Sandro Onofri, ringraziando l’editore.

di Sandro Onofri

21 settembre. Fuori dalla finestra un paio di aerei decollati dalla vicina base di Pratica di Mare fanno evoluzioni e sforbiciate sopra il giallo dei palazzoni popolari, passano sopra il serbatoio dell’acqua proprio davanti alla finestra della classe e tornano verso Torvaianica, verso il mare che sta laggiù, dietro un tratto di campagna ciancicata dalle ruspe, da una giostrina ambulante (solo autoscontro, o «macchine a ’ntuzzo», sedioline volanti, o «carcinculo») e, infine, dal mercato settimanale che ogni sabato pianta le sue bancarelle davanti al cancello della scuola per vendere abiti di acrilico e mozzarelle di bufala.

Il dettaglio e l’infinito. Toda

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Pubblichiamo, ringraziando editore e autore, un estratto dal libro di Luca Alvino Il dettaglio e l’infinito, uscito per Castelvecchi editore.

Victor Hugo, per evitare che Juliette Drouet, la sua amante di lunga data, venisse a conoscenza delle relazioni sessuali che egli intratteneva quotidianamente con altre donne, annotava gli incontri amorosi sui propri taccuini utilizzando un codice cifrato: accanto a un nome di donna, o semplicemente alle sue iniziali, scriveva una N se l’aveva vista nuda, Suisses se le aveva visto il seno (la Svizzera è famosa per il latte), e qualcos’altro per le carezze; se poi era riuscito ad avere con lei un rapporto sessuale completo, scriveva toda. Ce lo racconta James Salter nel volume postumo intitolato L’arte di narrare, nel quale lo scrittore americano riferisce al proprio pubblico affezionato la sua esperienza di lettore e narratore. Salter ci rivela che Toda era il titolo provvisorio che aveva in mente mentre scriveva il suo ultimo romanzo.

Al confine del southern gothic: Sparklehorse, tra rock e letteratura

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Pubblichiamo, ringraziando editore e autore, un estratto dal libro di Liborio Conca Rock Lit, uscito per Jimenez.

Il mio regno per un cavallo

Un passo indietro, come si dice. E dunque è il pieno dell’estate 1995 quando nei negozi di dischi, ancora per qualche mese gli Unici Posti Dov’era Possibile Poterli Comprare, fa la sua comparsa un disco dalla copertina,  be’, piuttosto sinistra. Lo sfondo è un cielo azzurro sormontato da una grossa nuvola; in primo piano, invece, si staglia una maschera da clown appesa a un filo, con gli occhi accesi ma privi di pupille, il naso monco e una bocca deformata in quello che sembra il sorriso di un pazzoide. Non siamo dalle parti orrorifiche di Pennywise, il pagliaccio che dal 1986 tormenta gli incubi di chi ha letto It, il capolavoro di Stephen King. Se proprio vogliamo confrontarli, il clown sulla copertina di Vivadixiesubmarinetransmissionplot è un fratello minore, minimal, diversamente inquietante. Pennywise è l’Orrore, l’Incubo, la figura che compare sulla copertina del debutto degli Sparklehorse è la Sorpresa, il Grottesco. È il pagliaccio che scatta a molla dalla scatola, non quello che terrorizza i ragazzini di Derry lassù nel Maine, rappresentando l’incarnazione del male.

“Ricrescite” di Sergio Nelli: la prefazione di Antonio Moresco

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Pubblichiamo, ringraziando editore e autore, la prefazione al libro Ricrescite di Sergio Nelli, uscito per Tunué.

di Antonio Moresco

Rileggo dopo molti anni questo piccolo gioiello di genere indefinibile, questo piccolo libro che respira e fa respirare, pubblicato per la prima volta nel 2004 da Bollati Boringhieri e che adesso viene ripubblicato da Tunué, ad apertura di una serie di ristampe annuali che si prefiggono meritoriamente di salvare alcune opere che la macina editoriale e culturale di questi anni, e le logiche puramente mercantili e mediatiche che le governano, destinerebbero altrimenti all’oblio; di andare a ripescare alcune perle sepolte.

Scriviamo all’Imperatore

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Ringraziando editore e autore, pubblichiamo un estratto dal romanzo Una bambina da non frequentare, della scrittrice tedesca Irmgard Keun, uscito per L’Orma.

di Irmgard Keun

Vorrei che l’imperatore portasse la pace. Allora gli scrivo che un imperatore può fare qualsiasi cosa, per questo è imperatore. La signorina Knoll ha detto che è come un dio in Terra e il signor Kleinerz ha detto che è anche pieno di soldi. Hans Lachs ha detto che bisogna immaginarselo così: dio buono, imperatore con la corona e per giunta con una barca di soldi. E l’ermellino? Che cos’è? Be’, lui ha anche quello. Dovrebbe far sì che su tutti gli alberi cresca pane bianco, che il Reno sia un fiume di marmellata, che in un battibaleno le persone abbiano quattro braccia, nel caso in cui un colpo di fucile gliene faccia saltare uno, e che tutti i soldati morti tornino in vita. Abbiamo letto qualcosa circa il nobile gioco della guerra e spesso ci abbiamo giocato anche noi con i fratelli Schweinwald, buttandoci per terra stecchiti. Però poi ci siamo sempre rialzati sulle nostre gambe, e quando una volta giocando mi è uscito il sangue dalla testa mio padre ha detto che non dovevamo esagerare.

Piccola città. Una storia comune di eroina

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«Voglio che, mentre mi leggete,
sappiate esattamente chi sono e dove sono
e che cosa ho in mente».
Joan Didion, The White Album, 1979.

 

Quando ero bambina, su un muro in casa di mio padre c’era un disegno. Raffigurava degli struzzi di profilo, al tramonto. Le loro sagome emergevano da una scritta che io imparavo a memoria pur non comprendendola: «La piccola città non aveva mai scherzato con i suoi abitanti, così come non scherzerà mai. E le ore racchiudevano il magico contenuto della noia, della incapacità».

La piccola città era Grosseto e gli struzzi i suoi abitanti.

Il recupero come riuso, o i piatti del giorno dopo

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Pubblichiamo un estratto dal libro Tempi di recupero, uscito per la neonata casa editrice Quinto Quarto edizioni, che ringraziamo.

Photo by Brooke Lark on Unsplash

di Carlo Catani

In epoche più lontane era raro parlare di recupero, data la scarsità ma anche la diversa concezione del cibo a disposizione era difficile che qualcosa potesse andare sprecato. Solo le famiglie benestanti o le corti nobiliari, in occasione dei grandi banchetti, erano in grado di portare sulle tavole smodate quantità di cibo tese a mostrare la forza politica ed economica degli attori in campo. Resta per di più lecito presupporre che queste eccedenze finissero poi sulla tavola dei servitori debitamente riportate, dalla fantasia della fame, a nuova vita.

Prima o poi. Appunti sul tempo nella serialità televisiva

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Pubblichiamo, ringraziando editore e autore, un pezzo contenuto in Tempo di serie. La temporalità nella narrazione seriale, a cura di Fabio Cleto e Francesca Pasquali, un libro pubblicato da Unicopli sul nesso tra tempo e serialità televisiva.

Quando ho ricevuto l’invito a contribuire a questo volume, come sarà capitato a ognuno degli autori ho provato a pensare come declinare il nesso – tempo e serialità televisiva – che il titolo propone. Ho valutato alcune suggestioni, ho preso qualche appunto, ho deciso e ho cambiato idea. Una delle questioni che mi sono sembrate più coinvolgenti riguarda una conseguenza, insieme defilata e cruciale, relativa all’avvento delle serie TV e al loro consumo planetario, vale a dire la loro capacità di incidere sulle prassi sociali e sulla vita affettiva. Nonostante abbia alla fine scelto di affrontare un altro tema, mi permetto però un minimo accenno.