E il jazz. Un estratto da “Lettori selvaggi”

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Pubblichiamo, ringraziando l’autore e l’editore, un estratto dal libro di Giuseppe Montesano Lettori selvaggi, uscito per Giunti.

di Giuseppe Montesano

e il jazz, la musica rappezzata e bizzarra che cominciò nel 1895, con il fantasma sonoro del trombettista nero Buddy Bolden che impazzì nel 1907, la musica che Bolden intrise di blues e acciaccò e sincopò e improvvisò perché secondo uno psichiatra non era in grado di suonare correttamente: una musica che tra il 1895 e il 1917 si nutrì avidamente di tutto: musica nei parchi, canzoni di schiavi, vaudevilles, Operette, song, lacerti di opera lirica, minstrels, canzoni di chiesa, cakewalk, ragtime per cori voci pianini banjo, stomp, rulli per pianole meccaniche, trascrizioni per ottoni da Beethoven, klezmer puro e imbastardito, stride piano, canzoni napoletane, street parade, bande militari, nursery rhyme, canti di operaie e contadine, blues di campagna, spettacoli di circo, tamburi, negri truccati, funeral music, balli da Grand Hotel, svago, intrattenimento, dolore, metamorfosi, errori, impacci, monetine, insofferenza, gioco, schiavitù:

I robot, la tecnica, l’altro – un estratto da “Guida ai super robot” di Jacopo Nacci

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Esce in questi giorni per Odoya il saggio di Jacopo Nacci Guida ai super robot – l’animazione robotica giapponese dal 1972 al 1980. Si tratta di un libro importante, il primo che analizza con lo spessore necessario – e tenendosi distante da nostalgismi o, peggio, ironie – il filone più importante di quella che è forse la principale ‘‘cultura condivisa’’ di due generazioni di italiani (e solo di italiani, poiché l’importazione in massa, ben prima che manga e anime venissero di moda, dei cartoni animati giapponesi, è un fenomeno esclusivo del nostro paese, legato al proliferare delle TV private). Pubblichiamo quindi, per gentile concessione dell’editore un estratto dai paragrafi La tecnica e il sogno, Dominio della tecnica e La dimensione storico-politica dell’anime super-robotico, dedicati principalmente al capostipite Mazinga Z. (V.S.)

Mazinger Z di Go Nagai esce in versione manga il 2 ottobre 1972, e il primo episodio della versione anime, prodotta dalla Toei Animation, sarà trasmesso il 3 dicembre 1972.

Un estratto da “Medusa” di Luca Bernardi

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Pubblichiamo, ringraziando l’autore e l’editore, un estratto dal romanzo Medusa, uscito in questi giorni per Tunué.

di Luca Bernardi

Devo vedere il Mercante.

Chi?

Devo parlare con gli alieni, va bene? Ci metto due secondi.

Non puoi accontentarti della telepatia, dice il Ginger, come tutte le persone normali?

Non posso aspettare che si facciano vivi loro, dico, ho bisogno di una zona liquida.

La cultura in trasformazione: un estratto

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È in libreria La cultura in trasformazione. L’innovazione e i suoi processi a cura di cheFare (minimum fax): pubblichiamo un estratto dal capitolo firmato da Christian Raimo. Vi segnaliamo l’incontro domani, lunedì 28 novembre, alle 19.30 alla libreria Giufà di Roma: intervengono Lucrezia Cippitelli, Christian Raimo e Marco Liberatore. (Fonte immagine)

C’è una scena madre che accomuna i riti di passaggio della maggior parte delle persone mie coetanee, quei thirty-fortysomething che sono cresciuti come me passando l’infanzia tra gli esordi della televisione commerciale e hanno compiuto i diciott’anni mentre Berlusconi scendeva in campo. È una specie di aneddoto-tipo che mi hanno raccontato tutti coloro che, dopo essersi laureati, hanno pensato di continuare a studiare, a fare ricerca, di lavorare all’università. Hanno fatto un dottorato e a un certo punto si trovano di fronte la possibilità di fare un post-doc, immaginano di fare i cultori della materia, di tentare il concorso da ricercatore ecc.

La carta da parati

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Pubblichiamo, ringraziando l’autore e l’editore, un racconto contenuto nella raccolta tutti bambini (egg edizioni), di Giuseppe Zucco. Il libro verrà presentato questa sera presso la libreria Giufà, a Roma (ore 19): interverrà Christian Raimo.

di Giuseppe Zucco

Alle prime luci dell’alba, il bambino si svegliò. Aprì gli occhi. Li chiuse, li riaprì. Strofinò le palpebre con i pugni, si abituò alla luce.

Come piccole dita, la luce sbucava dalle feritoie della serranda di alluminio anodizzato e illuminava la carta da parati proprio sopra il letto. Il bambino tirò di lato lo strato del piumone, poi quello delle lenzuola. Si grattò la testa. Si alzò.

Sulla spiaggia di Castelporziano

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Pubblichiamo, ringraziando l’autore e l’editore, un estratto dal libro Proprietà perduta di Franco Cordelli, uscito per L’Orma (fonte immagine).

di Franco Cordelli

La cravatta rossa

Siamo sulla spiaggia comunale di Castelporziano, cancello numero nove, dove un palco enorme di quaranta metri per dieci si alza contro il mare, lambito dalle onde della debole risacca notturna. Sotto (è alto circa un metro sul livello della spiaggia) dormono una quarantina di ragazzi, sacco a pelo e camicie e giubbe sgargianti, o logore oltre misura. Qualcuno ha acceso un falò poco distante, e si passano manoscritti o lattine di birra… Il Festival dei poeti è cominciato così, una vigilia inquieta, con molta preoccupazione, qualche perfidia e tutti i partecipanti dispersi tra Ostia, Castelporziano, la spiaggia e lo spettrale albergo Enalc, dove sono alloggiati.

Un estratto da “Tokyo transit”

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di Fabrizio Patriarca

Ventitré

Ispido, screpolato, tossicchiante, con mezzo grammo di cocaina in corpo, un altro mezzo infrascato nei pantaloni, le spalle curve e l’aria derelitta di un Bruce Willis ridotto all’impotenza dall’artrosi, Alberto Roi era sgusciato fuori dal Gas Panic sottobraccio con Luther. Le luci zannute di Roppongi Crossing li avevano investiti con un uppercut alla mascella. Davanti a loro si sgranava un quartiere che assorbiva energia elettrica come una succhiacazzi da milioni di yen, poi la restituiva pacatamente al suolo: automobili e taxi, soprattutto, e il glitter dei fari nel tremolio della vista – bagliori stellati, la corona epilettica dei semafori. Certe volte immaginiamo la salvezza come il passaggio da uno stato a un altro, ma è più stretta di un maledetto catetere. Alberto salutò istintivamente il cielo notturno, la fricassea di bianchi bocconi stesi a galleggiare in un vapore fosfenico. L’americano aveva la faccia un po’ gonfia, ma non sembrava passarsela male.

Garrincha, il corpo sbagliato gioia di un popolo

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Il 28 ottobre 1933 nasceva Garricha: lo ricordiamo con un estratto da 91° minuto. Storie, manie e nostalgie nella costruzione dell’immaginario calcistico di Giacomo Giubilini (minimum fax). Vi segnaliamo che domani, sabato 29, alle 14.30 Giubilini presenta il libro al Salone dell’Editoria Sociale a Roma con Emiliano Sbaraglia. (Fonte immagine)

di Giacomo Giubilini

È il 16 gennaio del 1983, Garrincha ha quarantanove anni ed è domenica. È diventato calciatore professionista trent’anni prima e l’apice della gloria risale a venti anni fa. Ora è un alcolizzato. Inizia a bere di mattina, continua nel pomeriggio e non smette per tutta la notte: tre giorni dopo, il mercoledì, senza essersi mai fermato, porta il suo corpo sfasciato fuori dal bar. Avrebbe voluto ancora qualcosa, avrebbe desiderato far ridere ancora qualcuno per avere da bere, ma si è alzato dalla sedia con un presentimento: senza sapere in cosa sperare ancora e senza sapere cosa chiedere, senza cercare scuse e rimandi, capisce che per lui è ora di morire. Viene ricoverato in una clinica psichiatrica dove muore nella notte tra il 19 e il 20 gennaio.

Le chiocciole e le lumache

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Pubblichiamo, ringraziando l’autore e l’editore, un estratto dal libro di Giuseppe Antonelli Un italiano vero – La lingua in cui viviamo, uscito per Rizzoli (fonte immagine).

di Giuseppe Antonelli

Mia figlia piange. Piange piano, ma ha solo due anni, quindi noi genitori viviamo sempre con l’orecchio teso. Sentiamo il suo pianto sommesso mescolato alle voci di mamma e papà Pig e – all’unisono, senza dirci niente – ci fiondiamo in salotto, provenienti da stanze diverse. Lei è lì che tasta la faccia di Peppa e piange. Ha appena scoperto che la nostra tv non è touch screen e non ha retto alla delusione. Io mi tolgo i guanti da forno e la prendo in braccio. Mia moglie le allunga lo smartphone su cui stava scrivendo un messaggio di lavoro. Il minuscolo indice di Maddalena scorre sullo schermo, seleziona l’icona desiderata, ingrandisce una sua foto, il suo sguardo si specchia in quel ritratto. È di nuovo serena.

Ecco: io ho capito davvero cosa significa nativo digitale solo grazie a mia figlia. Quando le ho raccontato che al tempo in cui noi eravamo bambini il computer non esisteva, lei ha sgranato gli occhi e mi ha detto: «allora giocavate con l’ipèd?».
D’altronde, c’è tutta una letteratura umoristica su questo. Ci sono battute, video, vignette. Per esempio: «Ciao bimbo, quanti anni hai?». «Cinque». «Hai scritto la letterina a Babbo Natale?». «No, ho creato una whishlist sul mio iPad e gliel’ho sharata tramite Dropbox». E le cose, in effetti, stanno così: c’è poco da fare.

Tutto il nostro sangue di Sara Taylor: un estratto

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Pubblichiamo un estratto da Tutto il nostro sangue, romanzo d’esordio di Sara Taylor edito da minimum fax. La traduzione è di Nicola Manuppelli. Vi segnaliamo che l’autrice è in Italia per presentare il libro: oggi, venerdì 14, alle 20 è alla libreria Marco Polo di Venezia e nei prossimi giorni sarà a Vigevano, Lecco, Milano e Roma. Qui tutte le tappe del tour.

Quando la notizia dell’omicidio si sparge, sono da Matthew’s a comprare colli di pollo per andare a pescare granchi con la mia sorellina Renee. Non abbiamo granché da mangiare a casa, ma siamo riuscite a racimolare un dollaro e sessantatré centesimi in monetine, e abbiamo deciso che il modo migliore per riempirci la pancia con una somma del genere è pescare granchi che sono gratis. Di solito la nostra esca sono le croste di pancetta, ma questa volta le abbiamo già mangiate.