Io odio John Updike: un estratto

tedoldi

Pubblichiamo l’incipit del racconto DB9 dalla raccolta Io odio John Updike di Giordano Tedoldi (minimum fax) e vi segnaliamo che lunedì 15 febbraio alle 19 l’autore presenta il libro da Giufà a Roma con Nicola Lagioia e Francesco Pacifico.

DB9

Di notte, quando non ho sonno, mi piace soprattutto guidare. Guidare è forse l’unica attività fisica che faccio. Un tempo nuotavo, poi ho smesso perché mi sono preso un fungo, la piscina era triste, troppi occhi rossi, pelli rovinate, solo le ragazzine intorno ai vent’anni erano allegre, ma quelle erano sempre per conto loro, non potevi nemmeno parlarci. Comunque erano molto maleducate, o troppo timide, o entrambe le cose. Allora mi sono dedicato alle macchine sportive. Non spendo mai, spendo solo per le macchine. Dopo sei mesi le do indietro e ne prendo un’altra. Per un certo periodo compravo le macchine in società con un tizio. Ogni volta che le riportava puzzavano di mezzo toscano. Ho smobilitato un po’ di investimenti e ho cominciato a ordinare le macchine da solo, senza coinvolgere nessuno. Negli affari, come nella vita, avere un socio mi mette a disagio.

L’educazione di un cuoco

soulkitch

Pubblichiamo un estratto dal libro Carne trita (Garzanti libri), ringraziando l’autore e l’editore (nella foto, un’immagine dal film Soul Kitchen).

di Leonardo Lucarelli

Le pareti sono tutte distanti, tranne quella che mi sta di fronte. Indosso una divisa bianca con almeno due taglie di troppo, invece della mia solita, nera col nome richiamato a sinistra: Leonardo Lucarelli. Su questa non c’è scritto niente, sono solo un cuoco in un’enorme cucina qualsiasi che sbuffa, si agita e urla. Intorno, tutta gente che si muove freneticamente sberciando in dialetto stretto. Non capisco niente. So di essere in una cucina di Thiene, Veneto, Italia.

Haiti e la Voce degli Schiavi in Libertà

haiti

Pubblichiamo un testo di Fabrizio Lorusso, prologo al libro di Raùl Zecca Castel Come schiavi in libertà. Vita e lavoro dei tagliatori di canna da zucchero haitiani in Repubblica Dominicana, Arcoiris Ed, ringraziando l’autore e l’editore.

di Fabrizio Lorusso

“Come schiavi in libertà” è un viaggio necessario, doloroso e verace. La sua intrapresa passa per un insieme di narrazioni, esperienze e analisi che s’intrecciano, nel presente e nel passato, per accompagnare il lettore ad Haiti e nella Repubblica Dominicana, ma anche in Africa, in Europa e nel resto dell’America Latina. Si tratta di un testo ibrido, contaminazione fruttifera tra la cronaca, il diario di viaggio, l’indagine etnografica, il giornalismo narrativo e il racconto di vita. Comunque lo si intenda, è uno di quei pochi scritti che rappresentano vividamente una realtà dimenticata, dando spazio a voci, vicende e denunce fino ad ora silenziate.

Su Maurice Blanchot

levinas

Pubblichiamo un estratto dal libro Su Maurice Blanchot (Caratteri Mobili, a cura di Augusto Ponzio e Francesco Fistetti), una raccolta di quattro saggi del filosofo Emmanuel Lévinas sullo scrittore e critico letterario francese, ringraziando l’editore.

di Emmanuel Lévinas

Il modo di rivelare ciò che resta altro malgrado la sua rivelazione non è il pensiero ma il linguaggio della poesia. Il suo privilegio non consiste, nelle analisi di Blanchot, nel portarci più lontano dal sapere. Esso non è telepatico, l’esteriore non è il lontano. Esso è ciò che appare – ma in maniera singolare – quando tutto il reale è stato negato, realizzazione di questa irrealtà. Il suo modo d’essere – il suo genere –consiste nell’essere presente senza essere dato, nel non offrirsi al potere, essendo stata la negazione l’ultimo potere umano, consiste nell’essere il campo dell’impossibile al quale il potere non può aggrapparsi, nell’essere un congedarsi perpetuo da ciò che lo svela. Ne consegue per colui che guarda l’impossibile, una solitudine essenziale, che non può essere equiparata al sentimento d’isolamento e di abbandono nel mondo, superbo o disperato.

L’ultimo dei marziani

bowie

In questa triste giornata ripubblichiamo un testo scritto da Nicola Lagioia come prefazione di L’ultimo dei marziani, un libro-antologia su David Bowie curato da Leo Mansueto e pubblicato da Caratterimobili qualche tempo fa. Il libro raccoglie scritti di Pierpaolo Capovilla, Morgan, e una serie di contributi da parte di musicisti come Manuel Agnelli, Paolo Benvegnù, Garbo, Cristiano Godano, Tricarico, Massimo Zamboni, Federico Fiumani e altri ancora.

Di marziani provenienti da marte ne avevo visti già parecchi. Ma i marziani venuti dalla terra furono un’assoluta novità. Così, se il viaggio di 2001 Odissea nello spazio può finire con una camera da letto dove sperimentiamo la sensazione di trovarci faccia a faccia con noi stessi, è solo quando Ziggy Stardust si ricorda di essere stato un europeo che la parabola iniziata nel 1967 tocca, dieci anni dopo, il suo primo vero apice.

Marie Gulpin di Marco Mantello

ghigliottina

Questo brano – uscito sull’ultimo numero di Nuovi Argomenti – è una parte di un lungo estratto del romanzo inedito Marie Gulpin. di Marco Mantello Nel brumaio di tre anni fa Marie Gulpin, guardasigilli, presentó all´Assemblée Nationale un disegno di legge che portava il suo stesso nome. “Signor Presidente” disse davanti a un´aula stremata da […]

Buon anno da minima&moralia

donald

Con Porcospini all’università, un racconto di Donald Barthelme tratto da Dilettanti (minimum fax) e apparso per la prima volta nel 1970 sul New Yorker, la redazione di minima&moralia augura a tutti i lettori un felice anno nuovo.

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Porcospini all’università 

di Donald Barthelme
(traduzione di Vincenzo Latronico)

«E già l’ombra rossastra del crepuscolo / furtiva avanza sui prati del mio cuore», disse il Preside. La sua bella moglie, Paula, protese due mani esili e graziose piene di Negroni.

Una sentinella irruppe nella stanza, dalla porta. «Porcospini!», gridò.
«Porcospini che?», chiese il Preside.
«Migliaia e migliaia di porcospini. Sono a cinque chilometri da qui, e si avvicinano in fretta!»
«Non è detto che vogliano iscriversi», disse il Preside.
«Forse sono solo di passaggio».
«Non puoi esserne certo», disse la moglie.
«Che aspetto hanno?», chiese alla sentinella, che si stava estraendo delle spine di porcospino dalle caviglie.

Buon Natale da minima&moralia

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Herzog

di Fabio Stassi

Consumo il tempo sempre in cucina, nella mia casa di campagna, tra fondi di caffè e mangime per i tordi. Il mio tavolo è coperto di fogli e indirizzi, biglietti, lettere, cartoline… l’immensa e patologica corrispondenza che ho intrapreso con il mondo. Scrivo, scrivo, e sono diluvi di notazioni, dispacci esistenziali, cronaca atomica di un fallimento.

Scrivo del mio scriteriato ottimismo, dell’incontenibile desiderio e dell’ira triste che appesantiscono la mia bocca carnosa, dell’eloquenza del cielo stellato, di questa strana convalescenza.

Il paradiso dei gatti

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È uscita da poco Gatti – I racconti più belli, antologia pubblicata da Einaudi dedicata ai felini, con storie di Balzac, Doris Lessing, Luigi Pirandello, Charles Perrault e tanti altri. Il libro è curato da Christian Delorenzo, con una prefazione di Mauro Bersani: ringraziando l’editore, vi proponiamo le prime pagine di un racconto inedito in Italia di Émile Zola, nella traduzione di Christian Delorenzo (fonte immagine).

Il paradiso dei gatti

di Émile Zola

Una zia mi ha lasciato in eredità un gatto d’Angora, la bestia piú stupida che conosca. Ecco ciò che questo gatto mi ha raccontato una sera d’inverno, davanti alle braci del camino.

Armi e Bagagli, un diario dalle Brigate Rosse

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Pubblichiamo di seguito la prefazione di Emanuele Trevi a Armi e Bagagli, il memoir di Enrico Fenzi ripubblicato da Egg Edizioni, e un estratto dal primo capitolo del libro. La prefazione di Emanuele Trevi, che ringraziamo, accompagnava l’edizione Costa & Nolan. L’illustrazione è di Pietro Corraini.

Cause ed effetti

di Emanuele Trevi

Per introdurre Armi e bagagli di Enrico Fenzi mi sarà necessario condividere almeno in parte gli stessi rischi che l’autore ha affrontato scrivendo la sua opera. A farmi accettare questi rischi non basterebbe nemmeno la profonda amicizia che mi lega a Enrico: l’argomento decisivo, in questi casi e di fronte a una materia così spinosa, non è, non può essere che il grande valore di questo libro, non a caso arrivato alla sua terza edizione (ora alla quarta, ndr). Ma è proprio intorno e in conseguenza a questa nozione di “valore” che iniziano i guai. A primo impatto, infatti, potrebbe anche suscitare fastidio e addirittura ripugnanza l’elogio delle qualità letterarie di un libro che ha per sottotitolo Un diario dalle Brigate Rosse.