La straordinaria storia degli Arctic 30

arctic

Nel settembre 2013 un gruppo di attivisti di Greenpeace venne incarcerato dalle autorità russe in seguito a una protesta pacifica tentata verso una piattaforma petrolifera della Gazprom, nel mar Glaciale artico. La vicenda – l’arresto, la prigionia, la prospettiva di una condanna a 15 anni di galera – è stata raccontata dal giornalista inglese Ben Stewart nel libro Non fidarti. Non temere. Non pregare, pubblicato in Italia da e/o. Di seguito ospitiamo la prefazione di Paul McCartney al libro, ringraziando l’editore.

di Paul McCartney

1968. Un anno memorabile. Le folle riempivano le strade, la rivoluzione era nell’aria, uscì il nostro White Album e la foto forse più significativa di tutti i tempi fu scattata da un astronauta di nome William Anders. Era la vigilia di Natale. Anders, il suo ufficiale di rotta Jim Lovell e il comandante della missione Frank Borman avevano appena circumnavigato la Luna per la prima volta nella storia dell’umanità. Fu allora che, da dietro il piccolo finestrino della navicella spaziale Apollo 8, i loro sguardi caddero su qualcosa che nessuno aveva mai visto prima, qualcosa di familiare e alieno al tempo stesso, qualcosa di straordinariamente bello e fragile. «Oh, mio Dio» gridò Anders. «Guardate che spettacolo, laggiù! La Terra sta sorgendo. Wow, è bellissimo!».

Gianni Brera, il padano globale

brera1

Da qualche giorno è in libreria “I cantaglorie. Una storia calda e ribalda della stampa sportiva” (66thand2nd), di Gian Paolo Ormezzano. Il libro contiene brevi ritratti di alcune tra le più illustri firme del giornalismo sportivo, da Sandro Ciotti a Candido Cannavò, fino a Mario Sconcerti e Gianni Mura. Pubblichiamo qui la voce dedicata a Gianni Brera, ringraziando l’editore.

di Gian Paolo Ormezzano

Non aveva mai stimato Bearzot, ovviamente. E adesso quel commissario tecnico gli aveva vinto un Mundial, quello dell’82. Tornavo con lui, Gianni Brera, dalla Spagna. Volo Madrid-Linate, non è ancora tempo di Schengen: c’è la frontiera, dove ci aspetta un doganiere in borghese, riconoscibile dal cartellino al collo. Gianni e io stiamo procedendo affiancati e parliamo ovviamente di vini, unico territorio di conversazione nel quale lui ammetteva una leggerissima superiorità dei piemontesi (Langhe, Monferrato, Astigiano) sui lombardi (vigneti delle sue sublimi colline pavesi). Il doganiere lo riconosce e gli getta le braccia al collo urlando: «Gianni, siamo forti!». Lui lo scosta, lo guarda gelido, gli dice: «Dietro i forti vanno a cagare i soldati». Il doganiere si ritrae di botto, come fulminato, noi due procediamo. Imbarazzatissimo gli dico: «Quel poveretto aspettava da anni di incontrarti, gli è accaduto all’indomani di un fatto che ha reso felici tutti gli italiani, e tu lo tratti in quel modo?». Replica lo stesso guardo di pochi istanti prima e dice: «Se la pensi così, ti mando a fare in culo con lui».

“Poca azione e un quintale d’amore”: Il gabbiano di Čechov

cechov1

Pubblichiamo un estratto da “Il medico, la moglie, l’amante. Come Čechov cornificava la moglie-medicina con l’amante-letteratura“, scritto da Fausto Malcovati e pubblicato da marcos y marcos, che ringraziamo.

di Fausto Malcovati

Nella piccola dipendenza che ha fatto costruire per sé, l’autunno del 1895 Čechov lavora a uno dei suoi racconti più complessi e battaglieri, La casa col mezzanino: un tenero amore sullo sfondo di accese polemiche sull’inutilità di scuole e biblioteche per i contadini estenuati dal lavoro.

Ogni tanto si distrae, gli viene in mente un soggetto per il teatro. “Figuratevi”, scrive a Suvorin “sto scrivendo un testo teatrale, sarà pronto non prima di novembre. Scrivo con gusto, anche se mando all’aria tutte le buone regole. È una commedia, ci sono tre parti femminili, sei maschili, quattro atti, un bel paesaggio (vista sul lago), molti discorsi sulla letteratura, poca azione, un quintale d’amore”.

Thelonious Monk, la scoperta del genio

t monk

Il 10 ottobre 1917 nasceva Thelonious Monk, pianista e compositore tra i più importanti della storia della musica jazz. Per ricordarlo pubblichiamo un estratto da Thelonious Monk. Storia di un genio americano, scritto da Robin D.G. Kelley e pubblicato in Italia da minimum fax, che ringraziamo. La traduzione è di Marco Bertoli.

di Robin D.G. Kelly

Fu Mary Lou Williams la prima a dare la notizia a Thelonious. Un tale Bill Gottlieb, un bianco, lo stava cercando. Lavorava per Down Beat come giornalista e fotografo e voleva fare un servizio su Monk. Monk non riusciva a crederci. Era un anno che si arrabattava con lavori da elemosina e adesso la più importante rivista di jazz del paese voleva pubblicare un servizio su di lui. La pubblicità significava lavoro, e Monk aveva un bisogno disperato dell’una e dell’altro. Mary Lou Williams combinò un incontro per i primi di settembre del 1947 e disse a Gottlieb di andare da Thelonious, a casa della signora Monk, sulla Sessantatreesima.

Premio Nobel a Svetlana Aleksievič

Svetlana-alexievich-638x425

Svetlana Aleksievič ha vinto il premio Nobel per la Letteratura 2015 “per le sue opere polifoniche, un monumento alla sofferenza e al coraggio del nostro tempo”. Pubblichiamo di seguito, per gentile concessione delle Edizioni E/O – che ringraziamo – l’introduzione al suo “Preghiera per Černobyl’” scritta dall’autrice nel marzo del 2011, in seguito al disastro di Fukushima, e che compare ora nell’edizione tascabile del libro. Buona lettura. (nella foto, Svetlana Aleksievič)

Introduzione a Preghiera per Černobyl

di Svetlana Aleksievič

In un film del regista giapponese Akira Kurosawa, Sogni, tutti i reattori atomici del Giappone saltano in aria. Il monte Fuji è rosso di fuoco e fiamme e la Terra è spazzata da nubi di plutonio 239, stronzio 90 e cesio 137. Ma gli esseri umani continuano a bere il tè, chiacchierano, litigano, si baciano. Non sanno ancora di avere i giorni contati. Invisibile, la morte è già nel loro sangue, nel loro cervello, nelle loro carni. Pochi eletti – qualche scienziato atomico – conoscono la verità. Uno di loro prende i suoi fogli, la sua cartella, sale su una barca e punta verso l’oceano per suicidarsi ed espiare la colpa.

Novantatré anni d’impazienza

lacapria

Oggi, 3 ottobre, Raffaele La Capria compie novantatré anni. Lo festeggiamo pubblicando un estratto dal libro Novant’anni d’impazienza. Un’autobiografia letteraria uscito per minimum fax. (Fonte immagine)

di Raffaele La Capria

Il primo libro non bisognerebbe mai averlo scritto, dice Calvino. È vero. Uno si domanda se doveva essere necessariamente quello o se non avrebbe potuto essere invece un altro. Così fatalmente ogni primo libro diventa una «falsa partenza», che però ti condiziona, perché gli altri libri che verranno in seguito, anche se lo contraddicono, non potranno prescinderne. Nel 1950, quando in pieno clima esistenzialista scrivevo Un giorno d’impazienza, avvertivo già confusamente che quel tipo di letteratura che privilegia in modo eccessivo il soggetto e tutto all’interno di esso riconduce sarebbe stata la mia «falsa partenza», e che i miei libri successivi sarebbero stati dei tentativi per cercare di riparare una situazione già compromessa da quell’inizio. E proprio per dichiarare questa mia insofferenza sul frontespizio di quel mio primo libro figurano i versi di Prévert: «Quando lo lasci solo / il mondo / mentale / mente / monumentalmente».

Morte di un ragazzo. Federico Aldrovandi, dieci anni dopo

federico

(fonte immagine)

Sono già passati dieci anni dalla morte di Federico Aldrovandi: ripubblichiamo “Ferrara, Italia”, la prefazione di Girolamo De Michele a Zona del silenzio. Una storia di ordinaria violenza, graphic novel sul caso Aldrovandi di Checchino Antonini e Alessio Spataro  uscito nel 2009 per minimum fax. 

di Girolamo De Michele

in ricordo di Arnaldo Scotti

Chi entra nel centro di Ferrara deve attraversare una specie di invisibile strettoia, un restringimento della coscienza morale non percepibile ad occhio nudo. Bisogna avere l’occhio buono per i fantasmi del passato e del presente, per vederla: buono come quello di Bassani, che per primo ne indicò un tratto. All’imbocco del corso Martiri della Libertà, tra il Castello e il Teatro, un marciapiede fronteggia i portici. Su quel marciapiede, che corre sotto il fossato del Castello, caddero i fucilati del 15 novembre 1943: lo ricorda una lapide. Il turista che (sempre più di rado, ormai) ha conoscenza del racconto bassaniano Una notte del ‘43, o del film di Florestano Vancini La lunga notte del ‘43, sa di cosa si tratta.

Tranquillo prof, la richiamo io

tuonoraimo1

Christian Raimo da oggi è in libreria con Tranquillo prof, la richiamo io (Einaudi): lo festeggiamo pubblicando l’incipit del libro. (Immagine: l’illustrazione realizzata da Tuono Pettinato per la copertina.)

di Christian Raimo

Non è molto importante il mio nome, ma mi piacerebbe che mi chiamaste Radar: c’è un motivo «personale», «sentimentale», che… ok, ve lo spiegherò in seguito.

Faccio l’insegnante. Anzi – diciamola meglio – io sono un insegnante. Il mio sangue è fatto del gesso che trasuda dalle lavagne. La mia carne è il succo della vita che sprigiona dall’inchiostro delle pagine sul registro. Il mio cuore batte all’unisono con l’eco delle campanelle.

Ho visto Marte e Venere sul treno

nocturne

Pubblichiamo un un racconto di Caterina Serra, autrice di Padreterno (Einaudi) ringraziando l’autrice e l’editore.

di Caterina Serra 

È mio e decido io, dice il bambino accanto a me sul treno che ci porta da Roma a Torino.

La bambina a cui si rivolge tiene all’orecchio la sua parte di auricolare, dividendola col fratello. Stessa musica, diversa possibilità di decisione. Quel DECIDO IO determina la scelta musicale, l’impossibilità di ascoltare insieme qualcosa che piaccia a tutti e due, l’adozione, o la naturale predisposizione – culturale, educativa, o genetica?, di un linguaggio che pone su due piani i due bellissimi bambini che, dio li benedica, avevano già capito tutto di come funziona. Funziona? La bambina, probabilmente abituata alla questione Io sono più forte di te, non val la pena discutere, meglio essere un po’ accomodante, cede la sua metà di auricolare, e si mette a giocare da sola.

Fai la brava, dice la mamma, sai che vuol sempre averla vinta lui. Si stanca subito, vedrai. Vuole solo farti vedere chi è più grande.

L’Uomo Nero

Esenin_funeral_25b

Pochi se ne ricordano, ma nel 2015 ricorrono i novant’anni dalla morte di Sergej Aleksandrovič Esenin. Qui riproduciamo “L’uomo nero” nella traduzione di Bruno Carnevali, e invitiamo chi vuole a ricavarsi un cono d’ombra in cui stringere di nuovo amicizia con questo poeta. di Sergej Aleksandrovič Esenin Amico mio, amico mio, Sono molto molto malato. Io […]