La pigrizia

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Pubblichiamo, ringraziando Einaudi per l’autorizzazione non esclusiva e limitata a minima&moralia, un testo di Natalia Ginzburg contenuto nell’antologia Un’assenza – Racconti, memorie, cronache, da poco in libreria (fonte immagine).

di Natalia Ginzburg

Nel ’44, nel mese di ottobre, venni a Roma per trovare lavoro. Mio marito era morto nell’inverno. A Roma aveva sede una casa editrice, dove mio marito aveva lavorato per anni. L’editore si trovava allora in Svizzera; ma la casa editrice, subito dopo la liberazione di Roma, aveva ripreso la sua attività.

Pensavo che, se avessi chiesto di lavorare in quella casa editrice, m’avrebbero dato lavoro; e tuttavia il chiederlo mi pesava, perché pensavo che mi sarebbe stato dato per compassione, essendo io vedova, e con figli da mantenere; avrei voluto che qualcuno mi desse un posto senza conoscermi e per le mie competenze.

Il male era che io competenze non ne avevo. Avevo intrattenuto questi pensieri nei mesi dell’occupazione tedesca. Ero allora con i miei bambini nella campagna toscana. Di là era passata la guerra, poi era sopravvenuto il silenzio che succede alla guerra, e infine, nella campagna immota e sui villaggi sconvolti, erano arrivati gli americani. Noi ci trasferimmo a Firenze; lasciai i bambini con i miei genitori e venni a Roma.

Delmore Schwartz e Lou Reed: Nei sogni cominciano le responsabilità

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È da poco in libreria Topi Caldi (Giunti), una raccolta di scritti di Riccardo Bertoncelli fra musica e letteratura. Pubblichiamo un pezzo sulla raccolta di racconti Nei sogni cominciano le responsabilità di Delmore Schwartz, ringraziando l’autore e la casa editrice (fonte immagine).

di Riccardo Bertoncelli

Ci fu un tempo in cui i dischi (in vinile) si ascoltavano per una vita e la loro esplorazione durava più di un viaggio di Livingstone in Africa. Si studiavano note, fotografie, ogni particolare. Si cercavano collegamenti, la fantasia ronzava. Nascevano leggende. In un angolo di un disco del genere, il primo Velvet “con la banana”, trovai il nome di Delmore Schwartz.

Era accoppiato alla canzone più brutale e traumatica, European Son, e “canzone” è un pietoso pour parler; una sorta di Chuck Berry pelle e ossa uscito da uno scantinato della Lower East Side che dopo una manciata di versi precipitava per sei minuti da un’alta scogliera di rumori e distorsioni. Chi era Delmore Schwartz? Un musicista ispiratore, un amico, uno magari della Factory che Warhol aveva imbucato in quel party?

Non c’era Internet allora, non cercai abbastanza. Ma il nome e la dedica mi rimasero impressi, anche se venni poi travolto dalle molte altre sirene di quell’album, dai conturbanti intrecci di arte droga musica cinema e dalle trivialissime quisquilie della copertina cult e dalla foto di quarta.

Sei brava tu a campare. Un estratto da “Mescolo tutto” di Yasmin Incretolli

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Pubblichiamo un brano dal romanzo Mescolo tutto di Yasmin Incretolli, uscito per Tunuè, che ringraziamo. Nell’immagine una foto della performance Io mescolo tutto della body artist Gina Pane.

di Yasmin Incretolli

Urla nel cortile scolastico, vigorose, strabordanti, s’accavallano in galoppo selvaggio, divenendo unico suono fastidioso.

Frequento un liceo artistico, scelto poiché vociferavano frequentato da persone interessanti, eclettiche, creative, ma non è vero un cazzo. È la rimessa dei boriosi. Prima ora: chimica, classificazioni delle reazioni. Seconda e terza ora: inglese, narrativa, Dickens. Subito dopo, italiano: ancora fermi all’Ottocento.

Femminicidio: se fosse un uomo a parlare

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Pubblichiamo, ringraziando l’autrice e l’editore, un capitolo dal romanzo Padreterno (Einaudi) di Caterina Serra . Il libro è il racconto di un uomo che parla di sé, del suo corpo, della cultura e dell’educazione in cui è cresciuto, e del suo sguardo sulle donne tra amore, potere e violenza (fonte immagine).
Ne ho trovato un altro stamattina. Vuole dire che mi odia. Che le ho fatto troppo male. Più delle altre volte.

Si è messa in ginocchio a dare una mano di colore sotto il lavello e dietro alla cucina perché è convinta che il colore della vernice li mandi via. La stessa vernice con cui ha dipinto anche le porte. Ha cominciato a urlare, non so se contro quell’animale nero che le fa schifo, o contro di me. Quanto sei stronzo, Aris.

I nostri oggetti paterni

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Ospitiamo un estratto dal libro di racconti Il grande regno dell’emergenza (LiberAria) di Alessandro Raveggi, in uscita a maggio con un’introduzione di Luca Ricci. Il libro verrà presentato al Salone del Libro di Torino venerdì 13 maggio alle 12 (Sala Avorio). Con l’autore, interverranno lo stesso Ricci e Demetrio Paolin (fonte immagine).

di Alessandro Raveggi

La maschera di lupo bianco mi calza a pennello, sia sul davanti che sul dietro. Dimostra il fatto maniacale che nostro padre abbia preso le misure della mia testa. Con un trucco, nel sonno. Forse grazie alla governante dalla faccia spugnosa, che mi mandava a spese sue la mattina presto, il sabato. Rassettava furiosamente l’orrenda débâcle di frammenti spaiati della mia stanza-officina, non potendo distinguere tra oggetto d’arte e spazzatura ritrosa. Nell’operazione, avrà preso però meticolosamente le misure del mio cranio, mentre io me la russavo come un pargolo.

Storia di un pazzo

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È uscito Una visita serale e altri racconti, il terzo titolo della collana Bassa Stagione, curata da Marino Magliani e Stefano Costa per Fusta Editore. Si tratta della prima traduzione italiana di alcuni dei numerosi racconti pubblicati in rivista e in volume dallo scrittore francese Emmanuel Bove, nato il 20 aprile del 1898, autore molto prolifico anche se scomparso prematuramente, nel 1945. A seguire, l’incipit di uno dei racconti, Storia di un pazzo. La traduzione del volume è di Claudio Panella.

di Emmanuel Bove

Ci tengo subito a dire, per mettere il lettore a suo agio, che non sono pazzo. E se fosse possibile dar prova di qualcosa attraverso le parole, il fatto di dichiararmi lucido sarebbe sufficiente a mostrare che sono in pieno possesso di tutte le mie facoltà.

So bene che talvolta posso sembrare pazzo. È vero anche che basta poco perché ciò si verifichi. Ma cerchiamo di capirci. In effetti, sembro spesso pazzo, ma non agli occhi di tutti. Posso essere ritenuto pazzo da una persona e non da un’altra. E se un mio gesto o una mia domanda ridicola suscitano puntualmente tale sospetto, è pur vero che sono in grado di frenarmi non appena mi accorgo che questo sospetto interiore rischia di esternarsi. Non lo faccio per divertirmi né per prendermi gioco di coloro che assistono a questa mia commedia e neppure per nobilitarmi ai miei stessi occhi attraverso un’umiliazione. Lo faccio semplicemente senza pensarci, forse proprio perché sono pazzo.

Los Angeles, 30 maggio 1991

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Pubblichiamo il prologo di Ventiquattro secondi (66thand2nd), estratto dal romanzo di Simone Marcuzzi, ringraziando l’autore e la casa editrice.

di Simone Marcuzzi

La seggiola su cui rifiato porta scritto sullo schienale NBA 1991 Playoffs. Con l’asciugamano sulla testa non posso vedere i compagni in campo né quelli che mi stanno accanto. È il mio modo di stare concentrato sulla partita nei momenti decisivi, il solo che ho imparato per escludere l’esplosione di intrattenimento che è un evento sportivo negli Stati Uniti. I time-out commerciali, gli scherzi delle mascotte, i balletti delle cheerleader, l’organo pagano: tutto ciò è NBA quanto e come il basket. Non è né bello né brutto, è come la Lega si è risollevata dalla crisi degli anni ’70 attirando nuovi investimenti e interesse popolare.

In fondo ognuno di noi rimane libero di regolare la manopola e scegliere dove collocarsi nel vasto spazio che va dal puro gioco allo spettacolo puro.

La donna pallida

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Pubblichiamo di seguito un estratto dal romanzo L’isola (Bordeaux edizioni, che ringraziamo) di Meša Selimović (1910 – 1982), tra i massimi scrittori serbi.

di Meša Selimović

I Ruzić vivevano in una villa grande e bella, a due piani, con le terrazze, quattro pilastri di pietra, un leone veneziano portato da chissà dove, un po’ danneggiato, senza un orecchio e senza una parte della criniera ma ancora gradevole, addirittura signorile.

Accanto ai pilastri crescevano le rose rampicanti e gli oleandri in vasi verdi e dietro la casa c’era un giardino con arbusti di pesco e di olivo, già un po’ abbandonato. Verso sera, quando il sole tramontava, una donna alta e pallida usciva di casa, passeggiava lentamente nel giardino o si sedeva sulla poltrona da giardino bianca, colma di cuscini. Talvolta usciva con una donna anziana sempre vestita con colori scuri, dall’espressione del volto severa e sgradevole, e loro due lentamente, in silenzio, passeggiavano lungo la riva.

L’anno breve

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Oggi ospitiamo un estratto dal romanzo L’anno breve di Caterina Venturini, pubblicato da Rizzoli. Ringraziamo l’autrice e l’editore.

di Caterina Venturini
«Non hai fatto i compiti» gli dice Ida rassegnata.

Mattia non muove un muscolo. È no.

Come colpita da un’illuminazione, aggiunge: «So che sei riuscito ad aprire gli occhi durante il fine settimana».

Mattia alza la mano. È sì.

Lettera aperta di uno scrittore alla Giunta Militare

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Proseguendo una giornata dedicata alla memoria del violento golpe militare in Argentina del 1976, pubblichiamo un estratto dal libro Il violento mestiere di scrivere, di Rodolfo Walsh, a cura di Alessandro Leogrande (La nuova frontiera: qui il blog della casa editrice). Il giorno dopo la diffusione di questa “lettera aperta” — di cui pubblichiamo i primi due paragrafi — il grande giornalista e scrittore argentino venne sequestrato e ucciso da uno squadrone militare. Il suo corpo sparì assieme a migliaia di altre vittime della giunta.

di Rodolfo Walsh

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La censura della stampa, la persecuzione degli intellettuali, la demolizione della mia casa a Tigre, l’omicidio di amici cari e la perdita di una figlia che è morta mentre vi combatteva sono alcuni dei fatti che mi costringono a questa forma di espressione clandestina dopo che per quasi trent’anni mi sono pronunciato liberamente come scrittore e giornalista.

Il primo anniversario di questa Giunta militare è stata l’occasione per fare un bilancio della condotta del governo nei documenti e discorsi ufficiali in cui, quelli che voi chiamate risultati sono errori, quelli che riconoscete come errori sono crimini e ciò che tenete nascosto sono calamità. Il 24 marzo 1976 avete rovesciato il governo di cui facevate parte e che avete contribuito a screditare in quanto esecutori della sua politica repressiva e la cui sorte era ormai segnata dalle elezioni convocate nove mesi più tardi.