Cercavo di ammazzare il tempo come potevo

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Un estratto dal romanzo di Giulia Seri, Sotto il suo occhio, in uscita per Transeuropa.

Hotel Casa del Mondo

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Un racconto in versi di Marco Mantello.

Che i baci non lascino tracce

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Un racconto di Simone Consorti.

Vladimiro (da “Talenti”, anno 2004)

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di Marco Mantello Udine, 15 gennaio Caro nonno, Questa è la storia di come ho iniziato a parlare da solo. E non è colpa mia se ho avuto una vita ottocentesca, tu che mi cresci da quando ho tre anni, perché i miei sono morti per darmi alla luce. Nella culla abbandonata c’era pure il […]

Le possibilità dell’indagine postmoderna: la prefazione di Jeff VanderMeer a “Lanark” di Alasdair Gray

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La casa editrice indipendente Safarà ha recentemente finito di pubblicare, per la prima volta in Italia, nella traduzione di Enrico Terrinoni, i quattro volumi di Lanark di Alasdair Gray, testo cruciale della speculative fiction anglosassone e della letteratura scozzese in generale, apparso per la prima volta nel 1981. Pubblichiamo qui la prefazione di Jeff Vandermeer1 […]

Il resto della tigre: un racconto di Raffaella R. Ferré

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di Raffaella R. Ferré

Molti anni fa è successa una cosa per cui si è sempre detto: mi ricordo che. Ma se il tempo si confonde è forse colpa del caldo, il trucco di tenere le cose vicino agli occhi mi riesce ancora: per questo tengo il passato nelle dita di una mano chiuse a pugno e nell’altra, ben aperta, le cinque soluzioni. Metterle in pratica resta una difficoltà, ma tant’è.

Questo è un modo: raccontarlo.
Questa è una storia: quella di Irene.
Che poi è la mia, ma alle volte funziona meglio darsi un altro nome, tra quelli che ti piacciono.

La stanza profonda

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È appena uscito in libreria per Laterza La stanza profonda, il nuovo romanzo di Vanni Santoni. Proponiamo un estratto dal primo capitolo.

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… In quella, bussano. Due cazzotti, più che due colpi di nocche, sul portone.
Guardi il cellulare, in effetti sono già le quattro del pomeriggio. Apri.
Oi master.
Ciao Bollo, dici, poi ti blocchi. Accanto a lui, al vecchio Bollo che entra a colpo sicuro, lui stesso di nuovo e subito parte della stanza, un bambino. Tiene il cellulare a due mani, in orizzontale, di certo per un videogame. Capelli rossi, otto o nove anni. Davvero non sai nulla del Bollo da tutto questo tempo?
Ma…
Cosa c’è?
Chi è questo marmocchio?

Quali cubi?

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Questo racconto è apparso su Cattedrale.

di Elena Marinelli

Girai la chiave nel portone cinque o sei volte: scattava, ma non si apriva. Mentre premevo forte, sperando di riuscire a sbloccarla, evitare di rovistare nella borsa e incappare nei documenti freschi del divorzio, notai sotto la porta, ben incastrato, un numero vecchio di due settimane di Famiglia Cristiana con allegato il cedolino di rinnovo. Controllai il numero civico: era il 24, il mio. Mi piegai carponi, chiusi un occhio per prendere la mira e provai a infilare il tappo di una penna.

«Volete un coltello?», mi interruppe una voce stridula e un po’ rauca, graffiata sul fondo, come di chi non parla da ore. Una signora anziana, con le mani nelle tasche, mi guardava fisso, pulendosi la bocca da qualche briciola di pane. Aveva gli occhi chiari e i capelli bianchi e soffici, una piega sulla fronte nascondeva le rughe più alte. Ci mise qualche secondo per farmi un sorriso.

«È mia. Il postino è nuovo. Lo cambiano ogni sei mesi, ormai. Deve essere questo fatto dei giovani.

La dieta, un racconto

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di Francesca Serafini

Quando, più o meno un anno fa, i ragazzi del Collettivo Famelico di Andria mi chiesero un racconto per un’antologia sul tema della fame (che sarebbe poi uscita con l’editore Esemble col titolo Racconti famelici e la curatela di Micaela Di Trani) il mio pensiero costante – così come quello di Giordano Meacci e degli altri della Banda Caligari – era sostenere l’impegno di Valerio Mastandrea, almeno nella vicinanza affettiva, nel trovare le risorse per produrre Non essere cattivo. In quei giorni i medici che seguivano Claudio Caligari avevano ridotto a pochi mesi le sue speranze di vita, e questo lo aveva reso ancora più affamato, appunto, nel desiderio di realizzare il suo film. Ogni tanto tra noi si parlava con le battute di Cesare e di Vittorio, lasciando che la vitalità dei due amici ci contagiasse: era così che bisognava combattere la malattia. Quei due ci abitavano, erano sempre con noi in tutte le cose che intanto continuavamo a fare. E allora, quando al dunque si trattò di scrivere questo racconto, non sapevo come muovermi.

Per tutti quelli che ci hanno lavorato, Non essere cattivo stabilisce un prima e un dopo. Qualcosa che segna. E io sapevo che era necessario spostarmi lontanissimo. Alle prese con una specie di nuova alfabetizzazione letteraria in cui dovevo dimostrarmi di poter vivere anche senza Cesare e Vittorio: senza la lingua di quei due fratelli di vita, che poi avrebbero conosciuto tutti nelle immagini del Maestro e la carne e il sangue di Luca Marinelli e di Alessandro Borghi. Sono nati così i personaggi di “La dieta”: per contrasto. E la sua protagonista ellittica. Anche lei – solo lei – in qualche modo della Banda Caligari.

La dieta

C’era – nel modo in cui muoveva la testa, nell’ingranaggio delle scapole ad allungare il collo nella camminata – una fierezza che eravamo determinati a spezzare. Bisognava ricordarle da dove veniva. E quel compito spettava a noi: questo ci era apparso chiaro fin dal giorno in cui entrò in classe per la prima volta, anche se ancora non sapevamo come ci saremmo riusciti.

Beatrix Kiddo era un tipo coraggioso

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Su un foglio scrive

– andare a comprare il latte

– andare a comprare i cereali integrali

– andare alla festa per l’anniversario

– cercare provviste tra le macerie di un disastro nucleare, essere costretta a sottrarre cibo a qualcuno un po’ meno svelto, magari non avere voglia di aiutare un vecchio. Dover decidere se finire o no qualcuno che agonizza sul marciapiede, qualcuno a cui sta venendo via la pelle dalle ossa a pezzettoni grossi

poi infila il cappotto, spinge il foglio giù per una tasca e va alla Coop. Tutto è ordinato sugli scaffali, entra, arraffa, paga ed esce in 7 minuti totali, ci sono molti vecchi ma per fortuna hanno le badanti. Esegue ogni operazione soltanto con una mano perché con l’altra stringe la pallina di carta nella tasca e, comunque, non è nemmeno del tutto infelice poiché si allena per quando perderà un braccio a causa delle esplosioni o delle le mine o del cancro alle ossa, e infatti lo fa alternando la destra e la sinistra, giacché non è possibile indovinare il destino: quel giorno sarà pronta e ambidestra. Anzi, per completezza avrebbe dovuto scrivere anche Cancro alle ossa.