Di cinema, luce e fotografia. Intervista a Luca Bigazzi

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Rosario Sparti intervista Luca Bigazzi, direttore della fotografia di Paolo Sorrentino e di alcuni dei film più celebri del cinema italiano. Questa intervista è uscita, in forma ridotta, sul Mucchio.

di Rosario Sparti

Sette David di Donatello e 6 Nastri d’Argento vinti in carriera, alter ego fotografico prima di Silvio Soldini, poi di Gianni Amelio e oggi di Paolo Sorrentino, Luca Bigazzi non ha bisogno di presentazioni: è semplicemente il direttore della fotografia più rilevante del cinema italiano contemporaneo.

Un sedicesimo: cieli dal collezione

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Questo articolo è uscito sul Venerdì, che ringraziamo.

Ha collezionato cieli come antidoto contro la malinconia. E adesso i cieli blu di carta del giovane scrittore, illustratore e designer inglese Joe Rudi Pielichaty sono diventati il bellissimo libro tascabile Blue Skies pubblicato come nuovo numero della rivista di grafica “Un Sedicesimo” (Corraini in collaborazione con Arti Grafiche Castello, pagg. 16, 5 euro).

Pielichaty ha iniziato la sua collezione un giorno del 2008, quando studente all’Edinburgh College of Art come surrogato alla desiderata fuga (dagli studi, dall’ansia, dallo spleen, dal cielo grigio di Edimburgo) ritagliò un cielo blu da una rivista di viaggio. Da lì in avanti, un cielo dopo l’altro, ha incollato e custodito cieli di mezzo mondo dentro quaderni e album di foto a mo’ di souvenir di viaggi immaginari.

Punto d’ombra: le fotografie di Teju Cole

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(le immagini sono tratte dal libro: ringraziamo la casa editrice Contrasto)

«Una mattina del 2011 mi sono svegliato, dopo aver letto la sera prima Virginia Woolf, ma non sto dando la colpa a lei, e non ci vedevo dall’occhio sinistro. Raggiungo il lavandino, mi sciacquo, non mi faceva male però non ci vedevo. Dopo due giorni la visione è tornata. Il responso di accurati consulti medici è stato: “Boh, però se ne andrà”. La chiamano sindrome della grande macchia cieca, della quale non si conosce la causa e può ripresentarsi. La relazione con il mio lavoro è segnata, influenzata anche dal fatto che potrei svegliarmi la mattina e non vederci da un occhio», racconta Teju Cole.

Lo scrittore d’origine nigeriana, classe 1975, fotografo e critico per il New York Times, una delle voci più interessanti della letteratura e delle arti d’oltreoceano che, dopo l’esordio brillante di Ogni giorno è per il ladro, un ritorno politico alle proprie origini, ha stregato la critica e i lettori su scala mondiale con il libro bellissimo Città aperta non abbandona mai l’urgenza di assecondare la propria sensibilità visiva. Cole tira fuori dalla propria borsa la macchina fotografica, che l’ha già accompagnato in trenta paesi, lì sempre alla ricerca della prossima immagine da scattare quasi a curare l’ossessione per il vedere. Dopo un passaggio romano per il Festival Letterature, l’autore ha raggiunto il Sud Italia e poi approderà a Malta.

La luce (e l’ombra) nello sguardo di Teju Cole

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Questo pomeriggio al Maxxi (ore 18.30), Teju Cole presenterà il suo nuovo libro Punto d’ombra, insieme a Goffredo Fofi. Domani lo scrittore sarà invece a Milano, negli spazi di Forma Meravigli, dove verrà inaugurata una mostra che rimarrà aperta fino al 29 giugno. Il pezzo che segue è uscito sul Venerdì (fonte immagine).

The Wolfpack, o della pericolosità del mondo

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Questo pezzo è uscito su Il Venerdì di Repubblica.

Nel settembre 2010 la regista Crystal Mosel porta sei ragazzi nello studio del fotografo Dan Martensen. Il film che sta girando Mosel in quel momento è il magnifico documentario The Wolfpack – Il branco (poi Grand Jury Prize al Sundance Festival e in questi giorni nelle sale italiane distribuito da Wanted), la storia di sei fratelli che (per scelta dei genitori, preoccupati dalla pericolosità del mondo di fuori) hanno trascorso infanzia e adolescenza chiusi in un appartamento del Lower East Side a New York.

Verso dove eravamo partiti: il cuore oscuro dell’Europa

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Questo pomeriggio alle 18, presso la galleria Carlo Virgilio in via della Lupa, Roma, si inaugura “La Ville Noire – The dark heart of Europe“, mostra fotografica con gli scatti di Giovanni Troilo. Pubblichiamo il testo che Lorenzo Pavolini ha scritto per il catalogo della mostra.

di Lorenzo Pavolini

Il gomito di un gasdotto si staglia sul cielo rosso, sopra i tetti più neri dell’ardesia e la cortina di mattoni velata di fuliggine. Non sembra pesare sulle grondaie e sugli infissi delle finestre chiuse, né sulla vita dietro le tende. Nella sua scomoda virata il tubo incatramato appare collegato al nulla. Il bagliore di un tramonto siderurgico illumina la scena ideale per le sequenze di un Blade Runner europeo. Ma il racconto a cui introduce non si svolge in un prossimo futuro indesiderabile. Non ha nulla di profetico. Il mondo che abita dietro quelle finestre è qui adesso, a pochi chilometri dalle sedi politiche d’Europa, e consuma psicofarmaci in quantità, traffica con le armi e con i corpi in una cruda quotidianità da cui il sogno stesso di un’istituzione capace di far fronte alla sua crisi è stato espulso da tempo, e ormai senza rimedio.

Le foto prima di Internet

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(fonte immagine)

Questo pezzo è uscito sul Venerdì.

Nell’era che precede internet, quando non esisteva Instagram né altri social network e la vita privata era e restava privata, le foto venivano affidate a piccole cornici o album di famiglia, confinate tra le pareti di casa, a uso e consumo di parenti e pochi amici, a prescindere dal grado di celebrità dei soggetti fotografati.

Tu non conosci il Sud: le foto di Ferdinando Scianna a Otranto

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“Il Sud e le Donne” è la mostra fotografica di Ferdinando Scianna che sarà allestita nel Castello Aragonese di Otranto dal 23 giugno al 30 settembre 2015. La mostra è prodotta dall’associazione “Veluvre – Visioni culturali” ed è una delle iniziative della rassegna culturale itinerante “Tu non conosci il Sud”, a cura di Oscar Iarussi. Le immagini sono state scelte personalmente da Scianna e sono introdotte da testi critici dell’anglista Vito Amoruso e dello stesso Iarussi.

“Tu non conosci il Sud” prende il nome da un verso dello scrittore Vittorio Bodini (1914-1970) che fu sodale di Leonardo Sciascia, l’autore decisivo nella formazione di Scianna. La rassegna sinora ha fatto tappa a Bari e a Matera designata capitale europea della cultura 2019.

Info: www.comune.otranto.le.it www.tunonconoscilsud.it

di Oscar Iarussi

“Tu non conosci il Sud” è un lampo del poeta pugliese Vittorio Bodini (1914-1970). La sua luce orienta il cammino di un’iniziativa culturale che sta provando a stimolare incontri, a smuovere pensieri e a sprigionare emozioni. Ve n’è bisogno nel Mezzogiorno spesso rappresentato come una galleria di macchiette grottesche o criminali, che non mancano, ma attengono all’Italia tutta. Immagini stereotipate da fiction televisiva non di prim’ordine sminuiscono e mortificano la complessità e le potenzialità di intere regioni.

Zingari in viaggio

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di Giuseppe Montesano

Durante la Rivoluzione del 1848 a Parigi il dandy, l’oppiomane, il ribelle, l’aristocratico, il poeta Charles Baudelaire scrisse una poesia, la intitolò La Carovana e la dedicò alla «profetica tribù dalle pupille ardenti», cioè agli zingari: ma quando tentò di pubblicarla su un giornale diretto dal suo amico Théophile Gautier, il buon Théophile, che non voleva essere licenziato, la rifiutò. Baudelaire invocava un miracolo per quei vagabondi in cammino perenne nel deserto della vita, e chiedeva a una dea di aiutarli: «Fai sgorgare l’acqua dalla roccia e fai fiorire il deserto davanti a questi viaggiatori per il quali si apre l’impero familiare delle tenebre future», le tenebre future che erano la ripetizione ingrandita del passato, esilio, pogrom, shoa, ipocrita accettazione e genocidio culturale. Ma Baudelaire non si arrese alla censura mediatica, intitolò ancora più esplicitamente la poesia Zingari in viaggio, la inserì nei Fiori del male e pensò di scrivere un dramma in cui fuggiva via dalla Francia poliziesca e dittatoriale aiutato da una tribù di zingari, i soli secondo il dandy a rimanere liberi e fieri in mezzo a un’Europa asservita alle nuove tirannie economiche.

“I am Arthur Rimbaud!”

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di Edoardo Pisani Ah! remonter à la vie! Arthur Rimbaud, Une saison en enfer Un giorno un pittore americano di origini norvegesi si imbatte nella fotografia ingiallita e sporca di un poeta francese del secolo scorso, e ne è sconvolto: quel poeta è lui. Stava vagando in una libreria di Boston, ha aperto un libro […]