Corpi di reato. Un’archeologia visiva dei fenomeni mafiosi

maxiprocesso

(I faldoni del Maxiprocesso 1986-’87, Centro di Documentazione sulle Mafie, Corleone)

Da tempo la mafia viene percepita come una realtà dispersa, multiforme, quasi invisibile. Dopo gli anni ’90 e il culmine della stagione stragista, la criminalità organizzata in Italia ha progressivamente cambiato volto, confondendosi sempre di più nel tessuto politico e economico del paese.

Corpi di reato vuole contrastare questa dispersione, per ridare alle mafie un orizzonte visibile seguendo i tanti segni lasciati sul territorio, ma anche mostrare il vuoto, l’assenza provocati dall’azione criminale: aule deserte di comuni commissariati, cantieri sequestrati, tutta la geografia disegnata dalle indagini di polizia, dagli avvistamenti dei latitanti, la ricerca dei covi.

Anvedi l’immaginario romano: da Ciceruacchio a Amore tossico (parte prima)

Qualche settimana fa, in un laboratorio teatrale organizzato da Veronica Cruciani, c’era la contessa Castelli-Gattinara che raccontava un episodio della sua infanzia a Roma (siamo negli anni ’30): lei piccola al braccio della mamma che passa davanti alla statua di Ciceruacchio. La madre le dice: “Questo è un eroe romano”, ma quando la contessina la sera parla con il nonno, questo le dice: “Chi Ciceruacchio? Un traditore”.

Questo per dire che per un bel paio di millenni, l’immaginario romano del potere è stato ovviamente legato alla presenza del Papa. È  più o meno quello che racconta Andrea Giardina nel Mito di Roma. Da Carlo Magno a Mussolini: il papato era il Potere, e l’opposizione al Potere si poteva esprimere contro il Papa e i preti. Per questo gli anni dal 1846 al 1849 sono gli anni cruciali di una definizione di rapporti. Il 1846 è l’anno dell’inizio del pontificato di Pio nono – “Er Papa bono” (e Ciceruacchio si schiera con lui), il 1849 quello della Repubblica Romana (con Pio IX che spara contro le truppe di Garibaldi e Ciceruacchio, il quale nel frattempo ha capito che le intenzioni del Papa erano assai poco rivoluzionarie: da Papa bono finirà a scrivere il Sillabo e emanare il non expedit).

Unconcerned but not indifferent, una ingenua prolusione sullo stato dell’arte del fotogiornalismo

Per cominciare: guardate queste due foto, e trovate le differenze.

Fiché? photographie et identification du Seconde Empire aux années soixante

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In questo articolo, uscito per «Alias», Carlo Mazza Galanti ci presenta la mostra fotografica «Fiché», visibile agli Archives Nationales di Parigi fino al 23 gennaio 2012. Di questa mostra aveva già scritto Giorgio Vasta qualche tempo fa (leggi l’articolo).

di Carlo Mazza Galanti

Lo zelo del poliziotto parigino Alphonse Bertillon inaugurò, nel 1879, un nuovo importante capitolo nella storia dell’immagine meccanica: la nascita della foto segnaletica. Ci furono dei precedenti. La famosa “carte de visite” di Eugène Disderi (sorta di foto-biglietto da visita che ebbe notevole successo commerciale a metà del XIX secolo), e in generale la variegata ritrattistica che negli stessi anni prese piede a Parigi

Un altro tempo ha luogo: un dilemma etico nelle immagini di McCurry

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«Però bello, no?». «Sì, non c’è dubbio… bellissimo»: così uno dei commenti che ho raccolto all’uscita della mostra dedicata a Steve McCurry presso il MACRO Testaccio di Roma. Il tono di accondiscendenza tradiva un lieve disagio, quasi che rompere il silenzio fosse superfluo. E in effetti, nell’affollato percorso espositivo regnava un sorprendente silenzio concentrato. Le immagini – alcune notissime – sono certamente responsabili della concentrazione. “Bellissime, non c’è dubbio”, stupefacenti, coloratissime, stampate in formati enormi e disposte su griglie sferiche a circondare lo spettatore.

La foto segnaletica diventa una mostra

Un nome, un cognome, un luogo e una data di nascita, possibilmente una residenza; dalla seconda metà dell’Ottocento anche le impronte digitali ma soprattutto una fotografia.
A partire da questi presupposti in Francia, tra la Seconda e la Terza Repubblica, si formalizza un’idea di identità giuridica – e dunque un sistema di pratiche e di protocolli – che nei decenni successivi si farà talmente pervasiva da normalizzarsi conducendo a quella che è oggi la nostra esperienza di ciò che si intende per identità legale.

Palermo è l’elefante

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Questo articolo è apparso su Repubblica.

di Giorgio Vasta

La storia è nota. Un giorno il re ordina al ministro di riunire in una piazza tutti coloro i quali, nel regno, sono ciechi dalla nascita. Il ministro esegue, il re raggiunge la piazza, comanda che venga introdotto un elefante e invita i ciechi ad avvicinarsi e toccare l’animale.

La potenza dei poveri

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Questo articolo è uscito su Alias.

La potenza dei poveri (Jaca Book, trad. di Marinella Correggia, pp. 300, 29 euro), secondo Majid Rahnema, non ha nulla a che fare con il potere, la potentia nulla a che spartire con la potestas. Credo di averne avuto una bella dimostrazione circa un mese fa, a Bamako, capitale del Mali.

Fotografia e narrazione

Si può cominciare sfogliando la nuova edizione di un celeberrimo capolavoro della fotografia, The Americans di Robert Frank, rivisitato per il cinquantenario, nel 2009, sotto la cura attenta dell’autore. Oppure affrontare Looking in Robert Frank The Americans (Steidl, a cura di Sara Greenough). il denso volume che ne analizza in modo ‘espanso’ i materiali originali […]

Altre narrazioni

Negli ultimi tempi mi sono imbattuto in dispositivi non narrativi piegati con risultati sorprendenti alla narrazione. Oggetti che usano i materiali e le forme del racconto all’interno di frame se non nuovi perlomeno inusuali, e nel farlo, questo è il bello, ci dicono qualcosa sullo statuto dello storytelling in questo inizio di millennio – storytelling […]