Su Post-Pink, l’antologia di fumetto femminista

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di Simone Tribuzio

Che il linguaggio del fumetto abbia cominciato a parlare al femminile? Una domanda che risulta errata sin dal principio, perché il fumetto italiano vede coinvolte a pieno, e da un bel po’, diverse autrici; che con il tempo sono riuscite ad ottenere grandi riconoscimenti accademici. Basta pensare al nome di Bianca Bagnarelli, o solamente a quello di Sara Pichelli, creatrice grafica di Miles Morales, nonché protagonista del film vincitore del Premio Oscar (miglior film d’animazione) Spider-Man: Un nuovo universo.

Quest’ultimo esempio, poi, smonta definitivamente il cliché dell’autrice che deve a tutti costi rivolgersi ad un pubblico esclusivamente composto da donne. Nel frattempo non è stata ancora eliminata la tampontax, giusto per dire che nelle aule del Parlamento italiano non viene fatta – e anche questa volta – alcuna considerazione di una problematica che vede un bisogno.

Il fumettista più in gamba della terra tra quotidianità e astrazione, ovvero: Chris Ware

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di Francesco Gallo

It’s a Bird… It’s a Plane… It’s… Sembra di annunciare l’arrivo dell’uomo d’acciaio: nel corso della sua oramai trentennale carriera si è aggiudicato ben undici Eisner Award, dieci Harvey Award e due National Cartoonist Society. Nel 2001 si è portato a casa il Guardian First Book Award. Mostre individuali sono state allestite presso la Galerie Martel di Parigi e il Museum of Contemporary Art di Chicago e ha partecipato a mostre collettive in città come New York e Oslo.

Nel 2002 alcuni suoi lavori sono stati esposti presso la Biennale del Whitney Museum of American Art. Impressionante, vero? Ma di chi sto parlando? Di un autore di fumetti oppure di un artista? Niente uomo d’acciaio, è “solo” Franklin Christenson Ware. Chris Ware, cioè.

Essere Alan Moore

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In occasione della pubblicazione del volume Alan Moore. 5 interviste, che raccoglie conversazioni inedite o di raro reperimento in Italia, pubblichiamo l’introduzione al volume firmata dal nostro Adriano Ercolani. Il volume, a cura di smoky man, tra i massimi esperti mondiali dell’autore inglese, può essere ordinato qui

Non c’è bisogno di dover spiegare la sua incalcolabile influenza sull’immaginario collettivo, lodare il suo magistero narrativo o illustrare il suo fecondo interesse per le pieghe più inquietanti della storia umana e per gli abissi magnetici dell’occultismo e della conoscenza esoterica.

Ciò che è forse più interessante, nelle brevi note che hanno il compito lieto eppure arduo di presentare alcune sue interviste finora inedite al pubblico italiano, è indicare quelli che sono i punti d’interesse di questa pubblicazione.

“5 è il Numero Perfetto”: il debutto di Igort alla regia

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di Chiara Babuin

Igor Tuveri, in arte Igort, è presente nella scena artistica italiana da più di quarant’anni. Con la leggiadra mutevolezza propria di ogni ricercatore che si rispetti, Igort fa del mondo la sua casa, alternando un lavoro sedentario, come quello del fumettista, a cambiamenti di dimora e continui viaggi dal sapore documentaristico. Il binomio arte-vita è un fatto consolidato.

Interessato a ogni aspetto dell’Arte, Igort si è mosso tra musica, sceneggiatura e saggistica, anche se la sua nascita e consacrazione è avvenuta nel campo delle arti figurative come fumettista e illustratore. E adesso, dopo quasi 15 anni di meditazione sul da farsi, è da annoverare anche tra i registi italiani. Il 29 Agosto 2019, in concorso alla 76^ edizione del Festival del Cinema di Venezia e contemporaneamente in tutte le sale dello stivale, è stata infatti presentata la prima fatica cinematografica dell’artista cagliaritano.

“Papaya Salad”, l’epopea orientale di Elisa Macellari

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Se la letteratura vive d’immagini, il fumetto vive di suoni. Ed è per questo che i fumetti più belli sono quelli che riescono a generare una musica attraverso il segno, a rendere tattili le parole e vibranti i rumori – come in quelle stanze insonorizzate in cui anche l’andamento di un respiro può essere in grado di comporre una melodia.

Questa specie di magia è una delle peculiarità più lampanti di Papaya salad, la graphic novel di Elisa Macellari che BAO Publishing ha pubblicato a settembre 2018, e che in nei giorni scorsi è stata ospite del Festivaletteratura di Mantova (sintomo che le cose preziose hanno di solito vita lunga).

La papaya salad – un piatto tipico della Thailandia a base di lime, peperoncini, zucchero di palma, arachidi, pomodorini, gamberetti e papaya acerba – è il fulcro da cui si snoda la colorata epopea del giovane Sompong, che negli anni Trenta decide di abbandonare la facoltà di medicina per arruolarsi nell’esercito, imparare le lingue e scoprire il mondo.

“Cheese”, il bellissimo esordio di Zuzu

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di Simone Tribuzio

Prima tavola: due ragazze in ginocchio sul letto si scambiano un po’ di effusioni, per ritrovarsi poco dopo sdraiate nel pieno del loro atto sessuale. “Uh Zuzu guarda! Che disagio… solo ora capisco cosa fanno a letto le lesbiche”.

Chissà che film si era fatto in testa il suo amico Dario, prima di sedersi su una delle poltrone polverose del cinema di provincia (nella seconda tavola) per vedere La vita di Adele, vincitore della Palma d’oro a Cannes nel 2013. Ma l’attenzione – così come l’occhio – di Zuzu è rivolta ad un ragazzo che sta per uscire dalla sala: un giovane affascinante (a suo dire) di nome Rocco.

Ilvarum Yaga, Disegnatori contro la strega rossa

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di Maurizio Cotrona

Fino al prossimo 28 aprile è possibile visitare a Carosino (Palazzo D’Ayala Valva), in provincia di Taranto,  “Ilvarum Yaga: 100 disegnatori contro la strega rossa”, mostra destinata a scavalcare presto i confini della Regione.

L’idea nasce da una delle tante, troppe, notizie che nefastano le pagine di cronaca che riguardano la provincia di Taranto: i bambini che vivono e crescono all’ombra dell’siderurgico (l’Ilva, oggi Arcelor Mittal), hanno un’elevata probabilità di subire una riduzione del quoziente intellettivo.

Topolino a chi?

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di Federico Vergari

La risposta si è fatta un po’ attendere ma è arrivata in queste ore tramite le pagine del quotidiano la Repubblica: “Dispiace un po’ che persone competenti e preparate parlino con tanta leggerezza di uno strumento come Topolino, un giornale che è stato capace, nei suoi ormai 70 anni di vita editoriale, di iniziare alla lettura generazioni di lettori, stimolandone la crescita personale e contribuendo spesso alla formazione di un loro forte senso critico. Topolino ha questa grande capacità di raccontarti la realtà che hai attorno e di farlo in modo divertente e solo in apparenza ‘leggero’ adatto anche ad un pubblico più giovane che spesso lo avvicina soprattutto per la magia delle sue avventure. Riesce a fare divulgazione usando un linguaggio semplice e fruibile, per questo efficace, e chi è esperto di comunicazione sa quanto sia complesso farlo. Topolino è spesso una ‘stazione di partenza’ di percorsi personali ricchi di stimoli e passioni”.

Zerocalcare da MAXXI – Rebibbia è pop

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di Simone Tribuzio

La cosa buffa è che pensavo in partenza di fare una storia di zombi (Dodici, ndr), e in realtà sempre più mi sono accorto che ci sono pochissimi zombi e che stavo facendo una storia sul mio quartiere. È una cosa che faccio inconsapevolmente. Mi trovo sempre a raccontare le cose che conosco, piuttosto che a lavorare di fantasia. È una mia dichiarazione d’amore per Rebibbia.” Zerocalcare

Prodotta da Minimondi eventi e dal MAXXI stesso, la retrospettiva Scavare fossati, nutrire coccodrilli si pone l’obiettivo di contenere tutte le opere giovanili di Zerocalcare, venute prima della fase attuale di autore di fumetti e graphic novel per Bao publishing. La mostra è aperta al pubblico dallo scorso 10 novembre 2018, per chiudere il 31 marzo 2019.

Liberi come Cinzia: intervista a Leo Ortolani

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di Simone Tribuzio

Questa strofa di Renzo Rubino, del brano Il postino (amami uomo), riesce a sintetizzare gli intenti di Paul, l’ex postino ora conosciuto come Cinzia Otherside: la Lucciola della quinta strada che ha cambiato identità per amore di Rat-Man. E fu proprio grazie a Cinzia – l’allora postino Paul – se Deboroh La Roccia decise di vestire i panni del vigilante che la Città senza nome meritava (forse) da tempo immemore.

La formula storia lunga sembra da sempre appartenere alla cifra del papà di Rat-Man, serie conclusasi dopo vent’anni gloriosi di storia editoriale.

Con Cinzia (Bao Publishing, 2018), Leo Ortolani ci consegna un personaggio tridimensionale per cui preoccuparsi quando viene giudicata per quello che è, e per cui fare il tifo nei botta e risposta contro chi sputa pregiudizi.