El Roto #1

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El Roto (pseudonimo di Andrés Rábago García) è il più popolare vignettista spagnolo. Attivo sin dal 1968, ha pubblicato oltre venti libri. Le sue vignette compaiono ogni giorno con successo sul principale quotidiano spagnolo, El País, e sono tradotte in tutto il mondo (in Italia sono pubblicate ogni settimana da Internazionale). A febbraio minimum fax pubblicherà la raccolta Vignette per una crisi.

Dove succedono le cose

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Questo pezzo è stato parzialmente pubblicato su D – la Repubblica. Illustrazione di Andrea Bruno.

Gli aerei come filo conduttore di una storia, e gli aeroporti come frontiera che separa o che avvicina. Dipende dalla prospettiva. Scritto dal cantautore Vasco Brondi (Le luci della centrale elettrica) e disegnato dal fumettista Andrea Bruno, Come le strisce che lasciano gli aerei (Coconino Press, verrà presentato il 5 ottobre a Ferrara al Festival di Internazionale) è un fumetto estremamente lirico e contemporaneo che accade in cinque giorni, tra febbraio e marzo del 2011, e nelle vite di tre ragazzi, Micol, Rashid e Rico. Ha dentro molto struggimento, e la capacità e il coraggio di affrontarlo, una sua strana bellezza (nei testi, nei disegni e nell’equilibrio dei due) e alcuni tentativi di amore che sono amore anche quando incompiuti o interrotti. A contestualizzare il tutto c’è la cronaca degli sbarchi clandestini, con la loro doppia natura di approdo e fuga, i phone center e gli aeroporti.

Steve Ditko: l’eroe segreto di Spider-Man

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Riprendiamo un articolo, che fa parte di uno speciale per i 50 anni di Spider-Man (qui tutti i post) uscito sul blog «Conversazioni sul fumetto», scritto da Reed Tucker e apparso originariamente sulle pagine del New York Post il 2 luglio 2012.

Steve Ditko non ha mai ricevuto quello che si meritava per avere co-creato il leggendario supereroe. E mentre «The Amazing Spider-Man» sbanca i botteghini, l’84enne vuole essere solo lasciato solo nel suo ufficio di Midtown, sudando su scarabocchi ispirati a Ayn Rand.

I venditori ambulanti sui marciapiedi di Times Square vendono economiche targhe di metallo con l’immagine di Spider-Man, senza dubbio inconsapevoli che il co-creatore del supereroe passa proprio davanti a loro ogni giorno, completamente ignorato. D’altra parte, solo una manciata di persone al mondo riconoscerebbe Steve Ditko, il misterioso artista ottantaquattrenne che, insieme allo scrittore Stan Lee, si inventò l’arrampicatore di muri nel lontano 1962.

Marziani a Rionero in Vulture

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Fate un esperimento: entrate in una libreria, in una grande libreria, e domandate se hanno un reparto fantascienza. Se c’è (e non è detto) scorrete gli scaffali per vedere quali autori ci sono, e troverete tutta roba classica: Asimov, Dick, Bradbury, Clarke, Lem… Provate infine a scovare gli autori italiani, e rimarrete un po’ sconcertati. L’ultima volta che l’ho fatto – ero in un megastore Feltrinelli – ho contato i seguenti libri: Valerio Evangelisti con tutta la sua saga eymerichiana, uno dei quattro volumi della classica Le meraviglie del possibile Einaudi curata da Carlo Fruttero insieme a Sergio Solmi, Guerra agli umani di Wu Ming, e La neve se ne frega di Luciano Ligabue. Punto, stop.

Gilles Deleuze spiegato (d)a mia nipote

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“Dunque, mi è successo quello che è successo in molte famiglie”, raccontava il filosofo Gilles Deleuze, “non avevo animali e un giorno uno dei bambini è venuto da me, con un gatto che non era più grande della sua manina. Eravamo in campagna. Lo aveva trovato in un pagliaio, credo. Da quel momento fatale ho sempre avuto un gatto in casa”. Poco prima di uccidersi, nel 1995, dopo una lunga malattia, Deleuze aveva scelto di partecipare ad un insolito progetto editoriale, ‘L’uccello filosofia’, un piccolo libro per bambini pubblicato in Italia nel 2010 (Edizioni Junior, euro 9,80). I disegni sono firmati da Jacqueline Duhême, artista cresciuta nell’atelier di Henry Matisse, già autrice di un reportage a disegni sul viaggio di Stato che, nel 1962, accompagnò JFK, e sua moglie Jacqueline, a Parigi, Nuova Dehli, Roma e Karachi. Le 39 tavole di Duhême sono portatrici di una grazia, di un sentimento liberatorio di felicità, di una contagiosa leggerezza. Per esempio la figura scelta per la copertina con cui, nel clima pittorico di un’annunciazione, viene ritratto l’abbraccio a distanza tra un bambino e l’uccello filosofia. Le illustrazioni di Duhême sembrano far luce, grazie alla leva fantastica e irrazionale delle immagini, sul significato delle pagine, spesso oscure, di Deleuze.

Il dibattito sulla crisi dell’editoria

Christian Raimo Christian Raimo (1975) è nato a Roma, dove vive e insegna. Ha pubblicato per minimum fax le raccolte di racconti Latte (2001), Dov’eri tu quando le stelle del mattino gioivano in coro? (2004) e Le persone, soltanto le persone (2014). Insieme a Francesco Pacifico, Nicola Lagioia e Francesco Longo – sotto lo pseudonimo […]

Vite a fumetti

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Pubblichiamo una recensione di Daniele Manusia sulle graphic novel «Io le pago» di Chester Brown e «Al Capolinea» di Joe Matt (Coconino Press).

Io le pago è il fumetto autobiografico in cui Chester Brown descrive quindici anni di relazioni con le prostitute. Da quel giorno del 1996 in cui la sua ragazza gli confessa di sentirsi attratta da un altro, all’estate del 2010, quando si rende conto che, di fatto, ormai frequenta sempre la stessa donna, anche se continua a pagarla.

Secondo la tradizione del fumetto underground americano (Harvey Peaker, Robert Crumb) Chester Brown pensa e parla molto all’interno delle sue vignette. Discute la sua scelta pubblicamente, con i suoi amici – i fumettisti Seth e Joe Matt insieme ai quali negli anni novanta formava il così detto Toronto Trio – con un’amica e persino con la sua ex ragazza. Non ha sensi di colpa e non vede la cosa come degradante, per sé o per le ragazze. Frequenta escort che ricevono nel loro appartamento-studio o che vengono a domicilio, niente sesso negli autolavaggi, nessuna di loro sembra costretta a farlo. Andare a mignotte significa: bussare alla porta con il dubbio se la persona che la aprirà sarà davvero attraente, pulire casa se è la ragazza a venire da te, chiacchierare con lei, farsi mettere il preservativo se non ci pensa da sola, pagare prima o pagare dopo, darle o meno una mancia.

Appunti su The Death-Ray

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Pubblichiamo un articolo di Andrea Queirolo, uscito sul blog Conversazioni sul fumetto, su «The Death-Ray» di Daniel Clowes (Coconino Press).

di Andrea Queirolo

Notare bene. The Death-Ray è uscito originariamente nel 2004 sul numero 23 di Eightball, ultimo della serie. Il volume uscito di recente ripresenta la stessa identica storia. Quindi, diversamente da come è stato scritto da altri in modo errato, Death-Ray non è l’ultimo fumetto di Clowes, che per adesso rimane Wilson.

Supereroi e esseri umani. Il primo pensiero che può venire in mente leggendo Death-Ray è rivolto alla rivisitazione del genere supereroistico attuata da Clowes. In realtà, ragionando meglio, è evidente come invece l’aspetto supereroistico sia nettamente in secondo piano rispetto alla caratterizzazione dei personaggi. In effetti, se contiamo la copertina sono solo 7 le pagine in cui compare l’alter ego in costume di Andy e di queste solo in 3 Andy è realmente travestito, mentre nelle altre 4 ci sono solo rimandi immaginari. Escludendo la copertina e la doppia pagina di presentazione, invece, il raggio della morte fa la sua prima apparizione solo a pagina 23 e si rivede per sole altre 4 tavole.

Il nuovo fumetto indipendente USA, parte settima: Edie Fake – Gaylord Phoenix / Theo Ellsworth – Capacity

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Pubblichiamo la settima e ultima parte del reportage di Valerio Mattioli sul nuovo fumetto indipendente americano. Qui le puntate precedenti.

di Valerio Mattioli

Come i vari Mat Brinkman, C.F. e compagnia, Edie Fake sarebbe anche lui un tipico prodotto della Providence del dopo Fort Thunder, ma il suo lavoro rappresenta quasi suo malgrado un unicum: per otto anni Fake ha lavorato alla serie Gaylord Phoenix, la cui particolarità è quella di essere sostanzialmente un queer comic, cioè un fumetto il cui tema di fondo è l’identità di genere. Fin qui nulla di strano, se non fosse che… be’, è pur sempre un queer comic fatto da uno che a Providence ci ha vissuto, e che di conseguenza ha respirato e introiettato le stranite atmosfere partorite dai vari Multiforce e derivati.

“Perverso e surreale” (stando ai lanci), Gaylord Phoenix è una assurda favola con protagonista una fenice (Gaylord, per l’appunto), disposta a “sacrificare qualsiasi cosa per l’amore e la sete di conoscenza”. Sesso, magia, creature leggendarie… insomma, potete immaginarvelo: un guazzabuglio dal respiro epico in cui la tematica queer è più un pretesto che altro, e in effetti il fumetto potrebbe tranquillamente essere letto come un ciclo sessual-mitologico dai nemmeno troppo vaghi appigli hardcore.

Il nuovo fumetto indipendente USA, parte sesta: Brian Chippendale – If’n’Oof / Paper Rad/Ben Jones – B.J. and da Dogs

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Pubblichiamo la sesta parte del reportage di Valerio Mattioli sul nuovo fumetto indipendente americano. Qui le puntate precedenti. 

di Valerio Mattioli

Due nomi fondamentali anzichenò. Cominciamo dal primo:

Prima di suonare come ospite d’onore assieme a Bjork e ai Flaming Lips e di esporre le sue cose al MACRO di Roma, Brian Chippendale fu uno dei fondatori del Fort Thunder ed è quindi una delle personalità di spicco dell’originaria famiglia di Providence, anche in virtù del suo ruolo di batterista nei Lightning Bolt, uno dei gruppi più amati e riveriti della scena noise di inizi 2000 (il loro Ride the Skies del 2001 fu una vera e propria ancora di salvezza per chi non ne poteva più di cerebralità post-rock e intimismi elettronici da cameretta – o almeno, fu una salvezza per me).