“Horses”, il nuovo fumetto di Nicolò Pellizzon ispirato a Patti Smith

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Si avvicina Lucca Comics And Games (28 ottobre – 1 novembre) e come ogni anno di questi tempi valanghe di graphic novel si apprestano a invadere prima gli stand del festival e subito dopo o in contemporanea le librerie nazionali. Perché sì, cosplayer a parte, la fiera toscana continua a rappresentare l’evento più importante per tutta l’editoria che ruota intorno ai fumetti, dalle autoproduzioni ai grandi gruppi editoriali.

Tra tutto questo fiorire di opere spicca senz’altro il nuovo libro di Nicolò Pellizzon, Horses, omaggio a Patti Smith sin dal titolo. Sulla copertina, coloratissima, non sarà difficile accorgersi che le due figure disegnate in primo piano – i due protagonisti del libro –alludono “doppiamente” allo scatto con il quale Robert Mapplethorpe immortalò la cantante newyorkese donando a quel disco una potenza immaginifica unica, dettando le linee estetiche dell’immaginario punk che sarebbe sorto subito dopo nella New York di metà anni Settanta. Addirittura il personaggio di sinistra, Johnny, è quello che più ricorda Patti, mentre Patricia, a sinistra, somiglia tantissimo proprio a Mapplethorpe.

“Randagi”, l’esordio a fumetti di Alessandro Mari

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di Marco Rizzo

In America è ormai una prassi: scrittori che diventano sceneggiatori di graphic novel o di serie a fumetti. Il primo numero di Black Panther, la nuova serie dedicata al primo supereroe di colore, ha venduto oltre 300.000 copie, grazie certamente anche alla firma di Ta-Nehisi Coates, National Book Award e McArthur Genius, autore di una delle bibbie del movimento Black Lives Matter: Tra me e il mondo.

Giusto per fare qualche nome, Neil Gaiman, China Miéville, Duane Swierczynski, Victor Gischler, G. Willow Wilson, da anni, bazzicano il mondo della prosa come quello delle nuvole parlanti, firmando storie per le major del fumetto americano, Marvel e DC Comics. In Italia, il fenomeno è ancora molto circoscritto. È abbastanza consueto che scrittori affidino a sceneggiatori l’adattamento a fumetti di proprie opere, come è stato, ad esempio, per Senza Sangue di Alessandro Baricco, mutuato da Tito Faraci per i disegni di Francesco Ripoli, per il recente Porci con le ali, cult di Marco Lombardi Radice e Lidia Ravera, adattato da Manfredi Giffone e illustrato da Fabrizio Longo e Alessandro Parodi. O ancora, i vari fumetti dedicati a opere e personaggi di Carlo Lucarelli, ultimo in ordine di (ri)apparizione Coliandro, per le matite di Onofrio Catacchio.

Andrea Pazienza, Amore mio

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Questo testo è la prefazione al libro di storie brevi di Andrea Pazienza Amore mio, ottavo volume della nuova collana curata da Repubblica/Fandango(fonte immagine).

A un certo punto c’è Mario che viene mollato dalla fidanzata Cia per un musicista di nome Benka e allora chiama la madre (di Cia) e le dice: “Sua figlia va a letto con un drogato”. La madre gli risponde: “Mario, sei tu?” E Mario: “Sì, cioè no. Questa è una telefonata anonima. Sua figlia torna tardi la sera perché si droga e va con i drogati”. La storia si chiama Suite for Benka, l’ha disegnata Andrea Pazienza. È una delle decine di storie brevi che negli anni Ottanta pubblicava su Frigidaire, Il Male, Linus, Alter alter, Corto Maltese, Orient Express, forse qualche altra. Poi negli anni Novanta quasi tutte quelle riviste già non c’erano più. Nemmeno Andrea Pazienza c’era più. Per fortuna le storie sono rimaste.

Capitan America contro Donald Trump: il nuovissimo mondo Marvel

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Questo pezzo è uscito su Repubblica, che ringraziamo: per le immagini, grazie a Panini Comics.

di Luca Valtorta

Chiede un passante: «Quello è Capitan America?». «Non il mio Capitan America» commenta un altro mentre cambia idea a proposito del selfie che si voleva scattare con lui. Già perché il nuovo Capitano non ha più gli occhi azzurri e i capelli biondi del “vecchio” Steve Rogers: si chiama Sam Wilson ed è nero. In realtà si tratta di una vecchia conoscenza che con Capitan America in passato ha vissuto molte avventure: il suo nome precedente era “Falcon” ed è stato il primo supereroe Marvel afroamericano (settembre 1969).

Il passaggio di consegna, anzi di scudo a stelle e strisce, oggi non è casuale: Steve Rogers è invecchiato, non è più al passo coi tempi e il nuovo “Cap” (come viene chiamato confidenzialmente dai fan) deve risolvere i problemi della vita di tutti i giorni. Non è più un’icona indiscutibile, l’opinione pubblica è divisa nei suoi confronti e deve vedersela anche sui social network tra sostenitori e haters. I due hanno anche litigato per questioni politiche: nonostante Rogers sia sempre stato un liberal, Falcon è decisamente più a sinistra e mette continuamente in gioco il tema delle discriminazioni razziali passate e presenti. Sam Wilson di fatto è il Capitan America delle minoranze, voterebbe Bernie Sanders mentre Rogers starebbe con Hillary Clinton.

Il sogno di Verdad

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«È stato un sogno», disse l’anarchica Soler a Paolo Gobetti, già presidente dell’Archivio Nazionale Cinematografico della Resistenza, che raccoglieva testimonianze preziose sulla guerra civile spagnola. Quel sogno di giustizia e libertà Lorena Canottiere, autrice e illustratrice che lavora con le maggiori case editrici italiane, l’ha disegnato nelle tavole struggenti della graphic novel Verdad (Coconino Press/Fandango, 160 pagine a colori, 19 euro).

Verdad è una giovane donna, che ha imparato a ribellarsi. Una ribellione che poi non conosce il compromesso. Il suo ideale non è stato reciso dall’abisso della storia. Canottiere ci presenta la protagonista, una bambina di otto anni che vive insieme alla nonna in un paesino sui Pirenei. Sfoglia curiosa l’album di famiglia, quasi alla ricerca delle ragioni della propria inquietudine precoce. Di sua madre sa poco. Lei se n’è andata alla ricerca di un’altra vita a Monte Verità, in Svizzera, sulle rive del Lago Maggiore. Una comune anarchica organizzata su base matriarcale dove all’inizio del Novecento si praticavano il vegetalianesimo, il nudismo e l’amore libero, e dove intellettuali e artisti come Otto Gross, Bakunin, Hermann Hesse si ritrovarono per coltivare il sogno di una società più libera e più giusta.

La danza dei corvi: la magia primordiale della Sardegna

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Questo testo, assieme ad uno scritto di Marcello Fois, fa da introduzione a La Danza dei Corvi di Manuelle Z. Mureddu, edito da Betistoria, libera trasposizione a fumetti de Il Giorno del Giudizio di Salvatore Satta (Adelphi).

La Danza dei Corvi di Manuelle Mureddu è un atto d’amore.

In primo luogo, un atto d’amore nei confronti di una terra, la Sardegna, isola dal fascino irriducibilmente magico, in cui Madre Natura mostra parrossisticamente i suoi due volti archetipici: lo splendore e la durezza. Terra gravida di memorie primordiali, codici ancestrali, segrete mappe danzanti di luce nelle tenebre del dolore umano. Un crocevia di antiche energie sotteranee, straziante e paradisiaco nel conchiuso microcosmo geografico visitato d’estate da mandrie di turisti ignari. Più in particolare, il libro è un atto d’amore nei confronti di una città, Nuoro, luogo pregno di precipitati storici.

Chiese, moderne e diroccate, e nuraghi, segnano il volto architettonico di un teatro di storie contrastanti, tremende carestie e fiere rivolte, influenze romane e dominazioni spagnole, regni estranei che non hanno scalfito la granitica identità dei locali.

Kobane Calling, il diario/reportage di Zerocalcare

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Questo articolo è uscito sul numero di maggio della rivista Linus, che ringraziamo (fonte immagine).

Lunedì 11 aprile, ore 22, la coda che si snoda davanti alla Feltrinelli di via Appia fa il giro di tre lati dell’isolato. È la “notte di Zerocalcare”: apertura straordinaria delle Feltrinelli di Roma, Napoli, Milano, Bologna per la promozione di Kobane calling, ultimo lavoro del fumettista romano.

Lungo la fila è parcheggiata una camionetta della polizia, agenti in divisa antisommossa presidiano l’isolato. Colpisce lo spiegamento di forze dell’ordine. Forse si temono proteste. Il giorno prima a Romix un neofascista di Casa Pound ha danneggiato lo stand di Shockdom, colpevole di avere pubblicato un fumetto satirico su Mussolini firmato da Daniele Fabbri e Stefano Antonucci. L’autore del gesto ha messo il video su Facebook. Tra i commenti non manca qualche riferimento a Zerocalcare, i cui legami col mondo dei centri sociali sono noti.

Le straordinarie avventure di Andrea Pazienza

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Tra qualche giorno Andrea Pazienza avrebbe compiuto sessant’anni: era nato a nato a San Benedetto del Tronto il 23 maggio 1956, ci ha lasciato il 16 giugno 1988. Di seguito pubblichiamo la prefazione di Nicola Lagioia a Le straordinarie avventure di Penthotal, il primo volume della nuova collana curata da Repubblica/Fandango che sarà in edicola a partire da domani (fonte immagine).

Così, a un certo punto, Pentothal parte alla volta di Napoli.

“Alle mie spalle, a meno di un giorno di cammino, erano i cavalieri di Federico, lanciati alla conquista delle Terre di Mare. Importante per me era arrivare a Napoli prima di loro, altrimenti mi sarebbe stato difficile trovare Luigi nella confusione della battaglia”.

Per anni, per più di un decennio, e purtroppo ancora oggi, non mi riesce mai di andare a Napoli senza vedermi a bordo di un’automobile decappottabile anni Venti, in marcia verso un’enorme cinta muraria ricostruita come quella di un’antica città mediorientale disegnata da Moebius (Ninive o Damasco o Babilonia), dove ho un appuntamento con un tizio di nome Luigi, il quale mi porta a casa di Vittoria, questa bellissima svedese con cui ci ritroviamo di notte completamente nudi a guardare il cielo stellato sul lungomare Nazario Sauro dopo esserci fumati due bei cannoni di libanese bauxitico.

Incontri e passaggi, nel mondo di Hugo Pratt

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(immagine: Hugo Pratt a Venezia Malamocco c) 1980 Cong SA, Svizzera)

Raccontava Hugo Pratt in un’intervista rilasciata all’Europeo all’inizio degli anni Settanta: «A Venezia studiavo, andavo a scuola, dimostravo di essere abbastanza dotato per il disegno, ma il mio scopo principale era di attraversare l’intera città da un tetto all’altro. Vivevo praticamente sui tetti, e, sui tetti, sotto le tegole, tenevo le mie cose, i miei giornali, i miei libri…»

Il pezzo dell’Europeo era intitolato Una sera con Pratt, l’Orson Welles dei fumetti. In poche parole, con uno scarto improvviso che porta dall’atto concreto dello studio a qualcosa che suggerisce l’immagine del volo, ecco comparire la magia, quella stessa forma di incanto che pervade le sue storie, le storie di uno dei più grandi artisti e narratori italiani del Novecento. Anche – e soprattutto – se egli stesso si definiva con orgoglio un fumettaro («Non ho alcuna vergogna a dichiararmi fumettaro quando tutti amano definirsi artisti»).

Pretty Deadly: il fumetto western di Kelly Sue DeConnick

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Questo pezzo è uscito su RSera (fonte immagine).

Una chioma rossa accesa, un parlare deciso e fermo ma col sorriso, negli Stati Uniti il suo nome è sempre presente quando si parla di “donne nel fumetto”.

È una delle non tantissime sceneggiatrici in un mondo soprattutto maschile, ma lei non vuole sentirne parlare, non sopporta di essere un fenomeno da baraccone, ha tutta la grinta e la bravura per affermarsi indipendentemente da questo discorso, e preferisce parlare dei suoi personaggi, femminili ma ben lontani dagli stereotipi di genere.