Bernardo Bertolucci e i fumetti

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Questa è la versione integrale del pezzo apparso ieri su la Repubblica.

“Una sera ero stato invitato a una proiezione di Io e te organizzata da Massimo Ammaniti per la Società Psicoanalitica Italiana. Dopo il film avrei dovuto parlare con gli psicanalisti, ma avevo troppo dolore alla schiena. E allora ho chiamato Ammaniti per dirgli che non sarei andato. E lui: e che fai? Mi guardo il film sui supereroi della Marvel. Film che poi mi sono realmente guardato”. Dice così, e io penso che parlare di fumetti adesso con Bernardo Bertolucci è come parlare di cinema con Batman o l’Uomo Ragno. Sono seduta nel soggiorno di casa sua. È quasi mezzogiorno e Bertolucci sta facendo colazione. Intanto risponde alle mie domande. Gli ho appena chiesto se il film sui supereroi della Marvel gli è piaciuto. “Un po’ deludente rispetto ai fumetti”, dice. Dice che con i supereroi è sempre così. E poi: “Forse quello fatto da Sam Raimi, cos’era? Spiderman. Forse quello era un po’ meglio”. Si ferma di nuovo, ci pensa: “È strano come un film tratto da un fumetto, fatto in modo spettacolare, con molti soldi, molti effetti speciali, quando lo hai finito di vedere ti sembri sempre meno gratificante di un fumetto. Il fumetto ti fa sognare di più”.

I cosiddetti mondi maschili

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Riprendiamo un articolo dal blog Malpertuis

Tess è una ragazza carina e simpatica con una grande passione nella vita: i fumetti. Non si limita a divorare pile e pile di albi: vuole diventare un’artista e riuscire a costruirsi una carriera nel campo.
E, come tutti noi, frequenta le convention e le fiere.
Si immerge in mezzo alla folla di fan, cerca di far girare i suoi lavori, sgomita per conquistarsi un po’ di spazio.
È entusiasta, ama i comics ed è anche in gamba, più della media dei suoi coetanei.
Adora anche il cosplay e certe volte unisce l’utile al dilettevole, recandosi alle convention vestita da qualche eroina del fantastico.

Brian è un autore molto noto e amato.
Ha scritto e disegnato per le tutte le maggiori case editrici e ha la fama di essere un tipo alternativo, sempre pronto a lottare per i diritti, spesso dalla parte delle cause femministe o contro il razzismo o altro ancora.
È un tipo cool, aspetto rassicurante, gran sorriso, modi di fare che ti mettono a tuo agio.
Una star.
Ah, sì, quasi dimenticavo, che scemo: Brian è sposato, sua moglie incinta.

Un intervento di Zerocalcare

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Dopo aver ospitato l’anticipazione del nuovo numero dello Straniero con il pezzo Il fenomeno Zerocalcare, pubblichiamo il commento di Zerocalcare – scritto sul profilo Facebook dell’autore, che ringraziamo – in risposta all’articolo di Nicola Villa.  

di Zerocalcare

Siccome me lo chiedono un sacco di persone, scrivo una volta sola qua. Non sta a me rispondere a un articolo che cerca di interpretare un fenomeno, nel senso che per me è lecito tutto. La mia opinione è che ci sono delle cose condivisibili, al di là se mi facciano piacere o meno (pure gli schiaffi ponno fa bene nella vita), e delle cose che lo sono meno. Ci sono 2 punti e mezzo che però a mio giudizio sono proprio un ostacolo al dibattito. 1) La classifica tra Ziche, Silver e Pazienza è imbarazzante. Apparte che nella mia personale formazione Ziche e Silver hanno pesato dieci milioni di volte più di Pazienza e che non giochiamo neanche nella stessa categoria, perché loro sono due mostri sacri scolpiti sul monte rushmore e io sono uno che sta provando a campare coi fumetti da un paio d’anni, per favore, lasciate stare Pazienza. Accannate. Lo torturate e vilipendete il suo cadavere continuando a citarlo ogni volta che esce un autore nuovo. 2) La parte sui centri sociali è monnezza senz’appello. Luoghi “dove giocare al gioco del purismo e del massimalismo senza voler cambiare veramente ciò che è fuori, accontentandosi del laboratorio sociale permanente e ininfluente: il centro sociale come contenitore autoreferenziale di esperimenti e eventi giovanili.” A parte che il centro sociale è il contrario esatto del luogo del purismo, è il luogo delle contraddizioni e della verifica continua e della ricerca dell’equilibrio tra l’utopia e la realtà (del territorio, della strada, delle relazioni…) , ridurlo a contenitore di esperimenti ed eventi giovanili è semplicemente scorretto.

Un’anticipazione del nuovo numero dello “Straniero”

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Il numero 162-163 di dicembre 2013 – gennaio 2014 dello “Straniero”, mensile diretto da Goffredo Fofi in libreria  in questi giorni ospita uno speciale dedicato al graphic novel, con una copertina disegnata da Paolo Bacilieri. All’interno si possono leggere gli interventi e le riflessioni sul lavoro del fumetto e le tavole inedite di Marco Corona, Manuele Fior, Roberto La Forgia, Giacomo Nanni, Ratigher, Davide Reviati, Alessandro Tota e Andrea Bruno. Inoltre un’intervista a Michelangelo Setola e Edo Chieregato e saggi e recensioni sulle opere di Zerocalcare, Gipi, Rutu Modan, David B., Sanna, Yoshihiro Tatsumi, Sammy Harkham, Jacovitti e Linus. Anticipiamo l’articolo di Nicola Villa sul fenomeno Zerocalcare.

Il fenomeno Zerocalcare

di Nicola Villa  

Il titolo di questo articolo è lo stesso di una commedia demenziale americana degli anni ottanta nella quale un gruppo di studenti sfigati, non per forza secchioni ma esperti in cose elettroniche e videogiochi, si prendeva una rivincita sulle confraternite più popolari di un college, quelle formate da studenti campioni di football e che hanno come iniziali le lettere del greco antico. Il film è stato rifatto in varie forme per tutti gli anni novanta e ancora oggi ci sono cartoni animati, come l’ultimo della Pixar, che richiamano quello schema narrativo. “La rivincita dei nerd” può essere anche il titolo del successo di Zerocalcare, un fenomeno che non ha pari nella storia del fumetto e dell’editoria nel nostro paese: come il gruppo di studenti sfigati del film, alla fine, riusciva ad avere la meglio nei confronti degli studenti buzzurri e palestrati, così un fumettista trentenne romano pubblicato da una piccola casa editrice milanese, la Bao Publishing, si contende le classifiche dei bestseller che sono da sempre terra di conquista dei grandi gruppi editoriali.

Intervista a Gipi

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di Iacopo Barison

Sono le 09:30 del mattino. Incontro Gipi nella hall di un hotel di lusso, nel centro di Torino, e subito ci scambiamo opinioni sulla notte appena trascorsa. Lui ha dormito pochissimo, solo tre ore, dice, e io qualche ora in più, ma sempre poco.

La sera prima, c’è stata la presentazione di Unastoria al Circolo dei Lettori. Un successone, annunciato in pompa magna da Paolo Virzì e applauditissimo dal pubblico. Tuttavia, riassumerei l’intervento di Gipi con un suo pensiero: uno solo, poiché basta a descriverlo sia come uomo che come artista. Riferendosi al potere dell’ispirazione, al suo soggiorno a Parigi e al suo ritorno in Italia, Gipi ha detto: “A Parigi non mi veniva niente, non disegnavo più niente, così ho pensato che a me piace disegnare il cielo sopra l’Ipercoop, nella campagna pisana, e allora sono tornato in Italia”.

Io: Intanto, ho letto Unastoria, e adesso ho il terrore di arrivare a cinquant’anni. Sono andato a controllare la tua età, e ho notato questo parallelismo col protagonista del libro. È così brutto avere cinquant’anni?

Gipi: (Ride). La mia è una condizione un po’ particolare. Sono senza figli. Di solito le persone, quando passano la metà dell’esistenza, quando entrano nell’area anziani, si dimenticano l’età e si consolano per il fatto di avere dei figli. Io non ne ho, e quindi non ho nemmeno la possibilità di allontanarmi dalla mia esistenza, occupandomi al 100% di qualcun altro. Sono alle prese col mio corpo e col mio cervello esattamente come quand’ero ragazzo.

Andrea Pazienza raccontato da sua madre

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Luca Raffaelli ha intervistato per la prima volta Giuliana Di Cretico, la madre di Andrea Pazienza. Pubblichiamo l’intervista ringraziando il Venerdì di Repubblica, testata su cui è originariamente apparsa, e l’autore. 

di Luca Raffaelli

La mamma di Andrea Pazienza ha finalmente voglia di parlare e ricordare. Forse ne sente il bisogno. E lo fa con la sua moderata cadenza tra il marchigiano ed il pugliese, fermandosi talvolta per controllare le emozioni, o quando la commozione diventa troppo forte. Ogni tanto chiede alla figlia Mariella, che l’accompagna, se sta dicendo bene. Le chiede: “ti ricordi, mamma?”, dove “mamma” è il suo dolce intercalare. Giuliana Di Cretico, professoressa di educazioni tecniche a San Severo, è stata sposata con Enrico Pazienza, professore di educazione artistica. Andrea, il loro primo figlio (poi sarebbero arrivati Michele e Mariella), è stato uno straordinario artista del fumetto, morto a 32 anni nel 1988, venticinque anni fa. Enrico se n’è andato nel 1998, dieci anni dopo.

Il nostro coetaneo

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Venticinque anni fa, il 16 giugno 1988, moriva Andrea Pazienza, probabilmente per overdose. È sepolto nel cimitero di San Severo.

Pescara è un paradosso disteso sul mare. Conteso tra due anime, speculari e opposte. Da un lato l’estetismo armato di Gabriele D’Annunzio, dall’altro la vena caustica di Ennio Flaiano. Il primo tuonava in divisa di gala “Memento audere semper”, il secondo sibilava perfido che “gli italiani sono sempre pronti a correre in soccorso dei vincitori”. Oggi, sul lungomare, rimangono sparuti residui delle splendide ville liberty e art nouveau, annichilite nel 1943 dalle bombe alleate. L’avveniristico Ponte sul mare, da Miami minore, incombe sull’infinito filare di palme e sulla fitta schiera di stabilimenti balneari. Qui, in una casa tra il Lido Medusa e il Bagno Orsa Maggiore, nasceva nel 1958 Marco Masoni, eroe mancato del calcio pescarese. Uno che in campo sprizzava talento, considerava il sonno come tempo rubato alla vita e non voleva che il calcio gli prosciugasse le altre passioni. Nei primi anni settanta era un gioiellino delle giovanili del Pescara. Già annoiato dalla vacuità dell’ambiente, preferiva frequentare il coetaneo Andrea Pazienza, durante le occupazioni del liceo artistico locale.

Building Stories

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Questo pezzo è uscito su Orwell.

Building Stories (Pantheon books) è una scatola contenente 14 pubblicazioni di diverso formato che, insieme alla scatola stessa sul cui bordo compaiano otto vignette in tutto, formano il secondo graphic novel di Chris Ware, uno dei maestri americani del genere. Parlo di pubblicazioni perché oltre a vari libri con la copertina rigida, libretti spillati e strisce orizzontali, ci sono un foglio grande come un poster, un quotidiano da tenere con entrambe le mani e persino un tabellone pieghevole tipo gioco da tavolo. Parte del materiale era apparso su varie riviste americane tra cui la serie, a cadenza più o meno annuale, Acme Novelty Library auto-prodotta dallo stesso Ware.

La ragazza della vignetta

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Questo pezzo è stato parzialmente pubblicato sul Venerdì di Repubblica.

Pochi sanno che negli anni del college e prima ancora in quelli del liceo la scrittrice americana Flannery O’Connor disegnasse vignette. Raccolte adesso per la prima volta in un unico volume (Flannery O’Connor The Cartoons, a cura di Kelly Gerald e con un’introduzione dell’artista Barry Moser, Fantagraphics Books, $ 22.99), sono incisioni su linoleum e disegni a inchiostro. Per la gran parte pubblicate nei primi anni quaranta sulle riviste delle scuole (la Peabody High School e il Georgia State College for Women), sono rigorosamente in bianco e nero, ironiche, a tratti buffe, ogni tanto grottesche, forse propedeutiche alla scrittura a venire.

El Roto #11

vignettamatita

El Roto (pseudonimo di Andrés Rábago García) è il più popolare vignettista spagnolo. Attivo sin dal 1968, ha pubblicato oltre venti libri. Le sue vignette compaiono ogni giorno con successo sul principale quotidiano spagnolo, El País, e sono tradotte in tutto il mondo (in Italia sono pubblicate ogni settimana da Internazionale). A febbraio minimum fax pubblica la raccolta Vignette per una crisi.