Cosa sta accadendo in Messico? Intervista a Anabel Hernández

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di Francesco Musolino Dal 2006 sono stati uccisi 56 reporter in Messico. Recentemente è esploso il caso dei 43 studenti trucidati e poi dati alle fiamme, si sospetta su mandato del sindaco di Iguala. Che cosa sta accadendo in Messico? Ridley Scott lo ha raccontato come una terra in mano a uomini spietati in “The […]

Una settimana a Corcolle, Roma

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Questo reportage è uscito sul Venerdì di Repubblica. Ringraziamo l’autore e la testata.

Corcolle (Roma). A volte può bastare una bottiglia volante non identificata per mandare in frantumi un piccolo mondo antico. O almeno per dirottare l’attenzione dalla luna dei problemi veri di una borgata disastrata al dito di un’emergenza inesistente ma mediaticamente accattivante. Succede a Corcolle, estrema propaggine di Roma Est. L’unica parte della capitale che pretende un pedaggio autostradale o in alternativa si può raggiungere in un paio d’ore di autobus con lo stesso coefficiente antropologico di un viaggio in Interrail. Cercate su Google e l’oracolo elettronico, giusto sotto Wikipedia, il meteo e il sito del comitato di quartiere, vi rivelerà il motivo della recente notorietà: «Roma, assalti ai bus: a Corcolle è caccia ai neri», recita il titolo di un articolo. Che ha intristito la stragrande maggioranza di cittadini che non ha alcun problema con gli stranieri. E fatto schiumare l’esigua minoranza arrabbiata che, per contestare la maniera in cui è stata dipinta, usa argomenti tipo «Razzista io? Sono loro a essere negri». E tuttavia il cronista venuto a trascorrere quasi una settimana qui a un mese dai fatti che stiamo per ripercorrere non ha vita facile. Perché questo, infinitamente più del presunto scontro di civiltà, sembra l’epicentro di una politica transgender, dove nessuna vecchia etichetta attacca più. Con un presidente di circoscrizione piddino che promette di cacciare tutti i rifugiati. Un ex Forza nuova trasmigrato a Forza italia che firma manifesti anti-invasione con iconografia leghista ma poi definisce «beceri» i loro discorsi. E un aspirante capopolo che da dietro i suoi RayBan neri a goccia giura di essere di sinistra mentre lancia la sua Opa ostile all’appassionato comitato di quartiere assieme a un autista con l’A noi mussoliniano tatuato in latino sull’avambraccio.

Quando il giornalismo racconta la guerra

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Questo pezzo è uscito su Pagina 99. (Fonte immagine)

«Non accettiamo più i lavori di giornalisti freelance che viaggino in luoghi dove noi non ci avventureremmo […] Se qualcuno si reca in Siria e al ritorno ci offre immagini o informazioni, non le useremo». Per Michèle Léridon, Global News Director dell’agenzia giornalistica France Press, uno dei colossi dell’informazione globale, l’uccisione e il rapimento di giornalisti in Siria e Iraq impongono di «riaffermare alcune regole di base» del giornalismo di guerra. E di ripensare l’equilibrio tra il dovere di informare, la necessità di garantire la sicurezza dei reporter, la preoccupazione per la dignità delle vittime. Affidata al sito della France Press il 17 settembre 2014, la presa di posizione di Léridon suona tardiva e un po’ tartufesca, ma rimane significativa. Perché proviene dall’interno di un’agenzia che per sua stessa natura alimenta la tendenza bulimica del sistema dell’informazione.

Anatomia di un’indagine. Il mistero di Paolo, nato (e scomparso) a Casal di Principe

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Nel 2012 minimum fax ha pubblicato Nato a Casal di Principe di Amedeo Letizia e Paola Zanuttini. In seguito all’uscita del libro, le indagini sulla scomparsa di Paolo Letizia si sono riaperte, e oggi vedono una svolta.

Come riportato dai principali quotidiani (qui la notizia su Repubblica, edizione Napoli), oggi sono state emesse le ordinanze di custodia cautelare per i presunti colpevoli, assassini e mandanti. Quella che fino a ieri era “un storia in sospeso” oggi sembra non esserlo più.

Ripubblichiamo l’articolo che Francesco Barbagallo dedicò al libro e alla storia, uscito su il Venerdì.

Le opere e la vita di Pavel Gubarev

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Origini e ambizioni del «governatore di Donetsk». Ex manager, politicamente ambiguo, è il capopolo della rivolta. Esempio della complicata situazione nell’est Ucraina, dove anche i gruppi di sinistra mettono in guardia da personaggi emersi dalla guerra con Kiev. (Questo pezzo è uscito sul manifesto. Grazie all’autore e alla testata.) di Simone Pieranni Pavel Gubarev ha […]

“Non mi interessa solo scrivere bene, ma avere un effetto”. Intervista a Diego Osorno

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Ti guarda negli occhi, ti ascolta e risponde pacato. Sa di dire cose che la maggior parte delle persone ignora, anche nel suo paese, per questo non ha fretta e spiega con chiarezza quello che ha visto. Messicano, classe 1980, Diego Enrique Osorno col suo giornalismo narrativo indaga e racconta una realtà violenta, una guerra nascosta, figlia di cambiamenti politici ed economici, che stanno mutando regole ed equilibri nel mondo del narcotraffico. Z. La guerra dei narcos (La nuova frontiera) ha Roberto Bolaño come stella polare, ma non è fiction: è una “guida” di viaggio, un racconto fatto di storie criminali, luoghi e persone che sopravvivono e resistono nell’inferno della frontiera che divide gli stati del Nuevo León e del Tamaulipas dagli Stati Uniti, dove gli omicidi si fanno stragi anche di donne e bambini, e comprendono mutilazioni dei cadaveri e riprese video diffuse via internet per terrorizzare.

Di Alzheimer non si parla (soprattutto in Italia)

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Quando ero ragazzino andava di moda dire: spastico, mongoloide, un modo a sfregio per non usare più semplicemente la parola idiota. Erano gli anni in cui nelle scuole entrava il termine handicappati, non più bollati come figli infelici. Oggi nelle conversazioni, nelle chat, persino negli sms, se non si riesce a ricordare qualcosa, o si è saltato un appuntamento, o si è perduto un oggetto, scatta subito la battuta: «Scusa, ho l’Alzheimer». C’è pure un thread aperto sul forum di Spinoza.it, ultrapremiato blog satirico, dove la gente si spreme per trovare guizzi di genialità intorno alla perdita di memoria.

Un giornalista italiano al processo Pistorius

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Domani è il giorno della sentenza del processo Pistorius. Lorenzo Simoncelli è l’unico giornalista italiano accreditato in aula per tutta la durata del procedimento. Condividiamo con i lettori di minima&moralia una parte consistente del suo reportage e ringraziamo Rivista Studio per averci concesso la pubblicazione. di Lorenzo Simoncelli Alle 03.17 del giorno di San Valentino, a qualsiasi […]

Tommaso Besozzi e il giornalismo che non c’è più

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Questo pezzo è uscito su Pagina 99.

In un’epoca in cui i giornali sono in crisi e, per molti di essi, si affaccia lo spettro della chiusura, non è forse inutile volgere lo sguardo ai grandi esempi del passato, in particolare a quel giornalismo che negli anni quaranta e cinquanta, sui settimanali ancora di più che sui quotidiani, seppe raccontare un paese che usciva dalla dittatura e dalla guerra, innovando le sue forme e anticipando per certi versi lo stesso boom economico. Nel recentissimo meridiano Scrittori italiani di viaggio, a cura di Luca Clerici, sono raccolti molti di questi esempi e degli autori che hanno dato loro vita. Uno in particolare, tra gli autori antologizzati, merita di essere ricordato: Tommaso Besozzi, firma dell’“Europeo” fuori dagli schemi, scomparso esattamente cinquant’anni fa, nel 1964, e oggi pressoché dimenticato.

I migliori pezzi degli ultimi anni… Manconi contro Travaglio

Marco Travaglio in Promemoria

Per ingannare l’estate in città (coloro che ci son rimasti), la redazione di minima&moralia fa un gioco. Quali sono gli articoli più belli e divertenti scritti negli ultimi anni sulle pagine spesso così aride e prive di slanci non ridotti a semplici strillini dei giornali italiani? Allora è partito un giro di telefonate tra autori, amici, e altre creature senzienti informate sui fatti. Il primo pezzo che è venuto fuori (ben tre volte nel campione fortissimamente rappresentativo di 19 telefonate) è questo di Luigi Manconi su Marco Travaglio uscito sul “Foglio” nell’aprile del 2013. Poi Travaglio rispose sul “Fatto” eccetera. Due redattori di m&m a cui Travaglio piace temevamo si arrabbiassero e invece no. Speriamo di avere tempo e forza per continuare col giochino. Buon agosto.

di Luigi Manconi

“E’ così virtuoso che per lui la vita stessa è un vizio” (Georg Büchner)



Palesemente, a Marco Travaglio je rode. Quando mi capita di scrivere di lui, qualche amico caro eccepisce: quello non ti si fila nemmeno. Anch’io pensavo così, all’inizio, ma ho dovuto ricredermi: quello mi si fila, eccome se mi si fila, e replica rintuzza respinge recrimina. Come un forsennato. E la sola spiegazione è quella appena detta: je rode proprio. Aiutato da acribiosi esegeti, sono arrivato a concludere che quanto segue è ciò che Travaglio proprio proprio non sopporta.