I signori del cibo di Stefano Liberti: un estratto

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È in libreria per minimum fax I signori del cibo. Viaggio nell’industria alimentare che sta distruggendo il pianeta, un’inchiesta di Stefano Liberti che segue la filiera di quattro prodotti alimentari: la carne di maiale, la soia, il tonno in scatola e il pomodoro concentrato. Pubblichiamo un estratto dal capitolo dedicato alla carne di maiale e vi segnaliamo che domani, giovedì 6 ottobre, alle 18 Stefano Liberti presenta il libro da Ibs-Libraccio a Roma con Giorgio Zanchini. (Foto di Stefano Liberti)

Il mattatoio più grande del mondo

I movimenti sono cadenzati, meccanici, ripetitivi. I maiali sono appesi a un gancio, che scorre lungo un nastro a velocità regolare. Gli uomini sono disposti lungo il nastro, a distanza fissa l’uno dall’altro. Hanno tute bianche, stivali di gomma, guanti, mascherine, cuffiette per i capelli. Tra loro sono indistinguibili: non fosse per le differenze di altezza, si direbbe un esercito di robot. In mano hanno gli strumenti di lavoro: chi un coltello, chi una mannaia, chi un gancio.

Sfidando la paura: Giancarlo Siani

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Il 23 settembre 1985 Giancarlo Siani, cronista del Mattino, venne assassinato dalla camorra. Di seguito pubblichiamo un pezzo apparso sul quotidiano campano il 3 settembre 1984 (dal titolo In via Castello sfidando la paura) e raccolto nel libro Fatti di camorra – dagli scritti giornalistici, edito da Iod edizioni. Il volume è curato dall’associazione intitolata al giornalista napoletano, che ringraziamo.

Il libro riceverà oggi presso la sede del Mattino il premio Siani, assegnato quest’anno, in occasione del trentennale dell’assassinio, “a tavolino”, senza nessun bando, per omaggiare la memoria del giornalista a cui il premio è intitolato.

di Giancarlo Siani

«Finita la scuola ce ne andremo via, vivere qui è diventato impossibile »: un gruppo di ragazzi è tornato nella chiesa di San Francesco di Paola, a pochi passi dal luogo della strage. Una chiesa deserta. C’erano solo loro. Anche domenica scorsa erano lì: hanno vissuto quei terribili minuti di fuoco e di terrore. «I nostri genitori volevano farci stare in casa– dice Lorenzo, 15 anni, quarto anno all’istituto tecnico “Marconi” – c’è tanta paura in giro ma per noi è una domenica come le altre, con tanta voglia di lasciare questa città che non offre possibilità di lavoro, momenti di aggregazione».

Cosa sta accadendo in Messico? Intervista a Anabel Hernández

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di Francesco Musolino Dal 2006 sono stati uccisi 56 reporter in Messico. Recentemente è esploso il caso dei 43 studenti trucidati e poi dati alle fiamme, si sospetta su mandato del sindaco di Iguala. Che cosa sta accadendo in Messico? Ridley Scott lo ha raccontato come una terra in mano a uomini spietati in “The […]

Matera 2019. Da Carlo Levi a Twitter: il «futuro aperto» nasce tra i Sassi

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Questo pezzo è uscito su “La Gazzetta del Mezzogiorno” di Oscar Iarussi Era ora. Una volta tanto vince il Sud e sarà Matera la capitale europea della cultura nel 2019, in coppia con la città bulgara di Plovdiv. L’annuncio poco dopo le 17 di ieri, a las cinco de la tarde sul meridiano della poesia […]

Anatomia di un’indagine. Il mistero di Paolo, nato (e scomparso) a Casal di Principe

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Nel 2012 minimum fax ha pubblicato Nato a Casal di Principe di Amedeo Letizia e Paola Zanuttini. In seguito all’uscita del libro, le indagini sulla scomparsa di Paolo Letizia si sono riaperte, e oggi vedono una svolta.

Come riportato dai principali quotidiani (qui la notizia su Repubblica, edizione Napoli), oggi sono state emesse le ordinanze di custodia cautelare per i presunti colpevoli, assassini e mandanti. Quella che fino a ieri era “un storia in sospeso” oggi sembra non esserlo più.

Ripubblichiamo l’articolo che Francesco Barbagallo dedicò al libro e alla storia, uscito su il Venerdì.

Il sistema-mondo italiano dell’arte contemporanea

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Questo pezzo è un estratto della sezione arti visive, “Il sistema-mondo italiano dell’arte contemporanea nell’era della crisi: declino o rinascita?”, pubblicata all’interno del Rapporto 2014 di Symbola Fondazione per le qualità italiane: Io sono cultura. L’Italia della qualità e della bellezza sfida la crisi  The signals we send are deflected again. We’re so connected, but are we […]

“Non mi interessa solo scrivere bene, ma avere un effetto”. Intervista a Diego Osorno

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Ti guarda negli occhi, ti ascolta e risponde pacato. Sa di dire cose che la maggior parte delle persone ignora, anche nel suo paese, per questo non ha fretta e spiega con chiarezza quello che ha visto. Messicano, classe 1980, Diego Enrique Osorno col suo giornalismo narrativo indaga e racconta una realtà violenta, una guerra nascosta, figlia di cambiamenti politici ed economici, che stanno mutando regole ed equilibri nel mondo del narcotraffico. Z. La guerra dei narcos (La nuova frontiera) ha Roberto Bolaño come stella polare, ma non è fiction: è una “guida” di viaggio, un racconto fatto di storie criminali, luoghi e persone che sopravvivono e resistono nell’inferno della frontiera che divide gli stati del Nuevo León e del Tamaulipas dagli Stati Uniti, dove gli omicidi si fanno stragi anche di donne e bambini, e comprendono mutilazioni dei cadaveri e riprese video diffuse via internet per terrorizzare.

Bianciardi e la miniera

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Il 4 maggio del 1954, alle 8 e 17 della mattina, nella miniera di Ribolla di proprietà della Montecatini, esplode il pozzo Camorra.
Nella tragedia, frutto della colpevole e criminale superficialità dell’azienda di Milano, perdono la vita 43 minatori. Oggi da quella tragedia sono passati 60 anni esatti: la ricordiamo raccontando quello che viene prima della sciagura che spingerà Luciano
Bianciardi e Carlo Cassola a scrivere il libro I minatori della Maremma (Laterza 1956) e poi, ma sarà solo per Bianciardi, La vita agra (Rizzoli, 1962). (Per chi vuole, sullo stesso argomento sono usciti due bei pezzi sul Lavoro Culturale e su Pianissimo-Libri sulla Strada)
Nel 1951 Luciano Bianciardi fa il Bibliotecario alla Chelliana, la Biblioteca pubblica di Grosseto, messa al piano terra del risorgimentale liceo Classico Ricasoli, luogo di studio di tutti noi studenti di Grosseto fino a quando negli anni Novanta, per problemi di stabilità, viene trasferita in un edificio periferico, brutto, ma evidentemente solido.
Luciano Bianciardi ha l’incarico di riordinare i fondi della Biblioteca devastata dalla guerra e dall’alluvione del 1944 in vista della sua riapertura.
La figlia Luciana ha scritto: «Era direttore, dal ’51, della Biblioteca Chelliana di Grosseto. Una vita e una situazione lavorativa e familiare tranquilla, un figlio, mio fratello più grande, di cinque anni.

La Biblioteca Provinciale di Foggia chiuderà al pomeriggio. Ve lo racconto, da dentro

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di Roberta Pilar Jarussi

Vivo a Foggia. Lavoro in Biblioteca. Il suo nome completo sarebbe Biblioteca Provinciale di Foggia “La Magna Capitana”, ma così per intero, non lo dice mai nessuno, basta dire ‘la Biblioteca’, con tono sicuro, e tutti capiscono.

Io per esempio lo dico con una certa fierezza, che lavoro faccio. Lo dico con orgoglio, e fuori città mi apprezzano, ho scoperto, mi riconoscono, cioè non che sappiano di me, ma spesso conoscono la biblioteca alla quale appartengo, perché tra le biblioteche Italiane, la nostra è una di quelle di cui si parla assai bene.

Vivo a Foggia. Non sono molto contenta della città in cui vivo, neanche di lasciar crescere qui i miei figli adolescenti, potenzialmente vulcanici, grandiosi o persi, chi lo sa, il limite è esile e il luogo non fortifica. Me ne andrei volentieri altrove, se potessi. Una delle ragioni per cui non me ne vado, otre a mia madre vecchia, ai soldi pochi, ai figli due, è la mia biblioteca. A cui sono legata. Molto. Per questo la chiamo mia.

Ucciso da una doppia morte. Il caso Magherini, l’ennesimo

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Riprendiamo questo pezzo da popoff.globalist, un sito d’informazione dal basso, ringraziando l’autore.

di Checchino Antonini

Di nuovo le foto di un corpo straziato sbattute sulla grande rete, sulle pagine dei giornali, ad affiorare dai tablet dei pendolari, sugli schermi dei tg di prima serata. La decisione estrema di una famiglia di fronte all’atroce incredulità di chi dovrebbe indagare sulle ragioni di quella morte. Come furono costrette a fare Ilaria Cucchi, Patrizia Aldrovandi, Lucia Uva, e altre donne, oggi è Andrea Magherini, fratello di Riccardo, a mostrare le immagini dell’ex calciatore morto il 3 marzo a Borgo San Frediano, a Firenze, dopo essere stato bloccato dai carabinieri in seguito a una crisi di panico, secondo la procura provocata dall’assunzione di cocaina. Secondo alcune testimonianze, due dei quattro carabinieri intervenuti avrebbero dato dei calci a Magherini mentre era a terra, ammanettato a faccia in giù, con le braccia dietro la schiena e a torso nudo. I video e le foto sono appena stati presentati in Senato in una conferenza con Luigi Manconi e Fabio Anselmo, appena nominato legale della famiglia. Sono le immagini e le voci di un fermo violento in una strada di Firenze. La vittima che grida ripetutamente aiuto. I carabinieri su di lui, le manette ai polsi, l’ambulanza senza un medico.