Ciao ciao eteropatriarcato

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Finalmente sta crollando un muro, una diga, affonda un continente. Quel caricaturale potere patriarcale che è stato il presupposto di qualunque relazione – politica, professionale, artistica – patapam! ogni giorno ne vien giù un pezzo. E questo è un bene per le donne e per gli uomini. Ed è un risultato che sta arrivando tramite […]

Dopo Oslo: Il nuovo paradigma

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di Mark A. LeVine e Paola Caridi

Ci sono luoghi ammantati di mito, a Gerusalemme. Anche quando a risuonare, nella memoria, non sono solo i suoni della sua lunga, plurimillenaria Storia, ma le parole del suo travagliato percorso contemporaneo. C’è anche una stanza d’albergo, tra questi luoghi, che evoca la più cocente delusione dell’ultimo quarto di secolo. È la stanza numero 16 dell’American Colony, una di quelle che si affaccia nel piccolo cortile (ora ristorante) di uno degli hotel più affascinanti del Medio Oriente. Venticinque anni fa, alla vigilia delle elezioni che riportarono al governo di Israele il Partito Laburista (e Ytzhak Rabin premier), due uomini si incontrarono in segreto nella stanza numero 16 attraverso una mediazione scandinava. Erano Yossi Beilin, uno scienziato politico israeliano, poi divenuto protagonista del pacifismo nazionale, e Feisal al Husseini, il più rispettato politico palestinese di Gerusalemme, l’erede di una famiglia che aveva impresso la sua orma nella storia della città.

Svetlana Aleksievic: letteratura è regalare la voce alle anime ferite

svetlana aleksievic

Pubblichiamo un intervento del premio Nobel Svetlana Aleksievic apparso su Repubblica il 25 aprile scorso. Ringraziamo autrice, testata e Bompiani. La traduzione è di Paolo Maria Bonora.

di Svetlana Aleksievic

Se mi avessero chiesto a cosa pensavo più spesso, avrei risposto: alla libertà. In carcere, in un lager l’uomo pensa soprattutto alla libertà, ma ciò non significa che egli sappia cosa sia, la libertà. Agli idealisti la libertà non riesce mai. Perché? La risposta l’ho cercata nella vita vissuta, ovvero per le strade: nei discorsi, nelle grida, nel pianto. Là essa era autentica, non ancora raffinata dal pensiero o dal talento di qualcuno.

Anime Arabe al Salone del Libro di Torino. La parola oltre i confini

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di Lucia Sorbera

“Mille Volte No” è il titolo di un’istallazione curata nel 2010 da Bahia Shehab, storica dell’arte e artista libanese-egiziana, nonché vincitrice dell’ultima edizione del Premio Unesco-Sharjah per la cultura araba. Invitata dal museo Haus Der Kunst di Monaco a realizzare un progetto artistico che usasse la lingua araba come mezzo d’espressione,[1] Bahia Shehab decise di raccogliere una serie d’iscrizioni della parola “NO” dall’ampio repertorio della storia dell’arte islamica. Ne trovò migliaia: “Come essere umano che vive nel mondo di oggi, come artista, come donna araba, pensai di avere solo una cosa da dire: NO […] Poi, a nove mesi dall’inizio della rivoluzione, capii che ogni no aveva una sua ragione d’essere. Fu così che mi ritrovai nelle strade del Cairo a disegnare graffiti sui muri della città: no al governo militare, no allo stato d’emergenza, no a spogliare le persone, no a picchiare le donne, no ad accecare gli eroi, no al rogo dei libri, no alla violenza, no a scippare la rivoluzione, no a un faraone dietro l’altro.”

Lo sviluppo di un paese passa per l’educazione linguistica: contro la lettera dei 600 e la nostalgia di una scuola classista

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di Simone Giusti e Christian Raimo Puntuale come una festa patronale è arrivato qualche giorno fa l’intervento polemico sul declino scolastico dei ragazzi di oggi. Il Gruppo di Firenze, un piccolo novero eterogeneo e informale che si dichiara “per la scuola del merito e della responsabilità”, ha chiamato a raccolta seicento professori universitari, tra cui […]

Prigionieri

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Pubblichiamo un testo di John Berger, originariamente apparso su Guernica, nella traduzione di Vincenzo Latronico, che ci ha gentilmente concesso (fonte immagine).

di John Berger

Adrienne Rich, una meravigliosa poetessa americana, ha detto di recente in una conferenza che “quest’anno, un rapporto dell’ufficio statistico del dipartimento della giustizia ha rilevato che un americano su 136 vive dietro le sbarre – molti in attesa di giudizio.”

Nella stessa conferenza ha citato Yannis Ritsos, un poeta greco:

L’ultima rondine si attarda nel campo,
sospesa a mezz’aria come un nastro nero al polsino
dell’autunno.
Non resta altro. Solo le case bruciate
ancora fumanti.

#delusioneBobDylan

dylan

Dopo aver celebrato il premio Nobel a Bob Dylan, ospitiamo questo intervento critico di Evelina Santangelo.

di Evelina Santangelo

Non intendo discutere ancora se il Premio Nobel a Bob Dylan sia stata una scelta giusta. E non lo voglio fare perché su questi discorsi pesa un’ipoteca che non mi sento di avallare, e cioè quali forme si possano legittimamente far rientrare nella Letteratura e quali no.

La Letteratura, l’arte della parola, è un universo vasto che non si può chiudere in recinti.

Il problema, a mio avviso, sta sempre nella potenza, nella forza dirompente di un immaginario, di un mondo d’invenzione, e della parola attraverso cui quel mondo e quell’immaginario si fanno discorso, trovando lì la loro forma esatta.

Detto questo, però, in tutta onestà, non posso che rimanere profondamente delusa dalla prolusione di Bob Dylan, e rimango delusa perché nel suo discorso non è mai andato oltre se stesso, il suo mestiere, le sue reazioni alla notizia, finendo poi con una considerazione come questa: «…come Shakespeare, anch’io spesso sono impegnato a perseguire i miei sforzi creativi e devo fare i conti con tutti gli aspetti delle questioni banali della vita. “Chi sono i migliori musicisti per queste canzoni?” “Sto registrando nello studio giusto?” “Questa canzone è nella tonalità giusta?”. Alcune cose non cambiano mai, anche in 400 anni.

Bob Dylan e le ragioni di un Nobel

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Pubblichiamo un intervento di Luca Briasco sul Nobel per la Letteratura a Bob Dylan. Oggi, venerdì 9 dicembre, Briasco presenta Americana a Più libri più liberi a Roma con Mattia Carratello: l’incontro è alle 16 in Sala Turchese. (Fonte immagine)

“Per aver creato nuove espressioni poetiche all’interno della grande tradizione della canzone americana”: questa la motivazione con la quale l’Accademia di Svezia ha accompagnato la propria decisione di assegnare a Bob Dylan il Premio Nobel della letteratura per il 2016.

“Per aver dato vita, in romanzi caratterizzati da forza visionaria e intensità poetica, a un aspetto essenziale della realtà americana”: questa, invece, la motivazione per il Premio Nobel attribuito a Toni Morrison, ultima americana ad aggiudicarselo, 23 anni prima di Dylan, nel 1993.

Lettera aperta alla sindaca di Lampedusa e Linosa

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Gent.ma Sindaca Giuseppina Nicolini,

Si è appena concluso il 5° campo di IBBY Italia a sostegno della nascita della Biblioteca per bambini e ragazzi, al quale hanno partecipato 35 volontari provenienti da tutta Europa e 15 lampedusani.

In questi anni IBBY Italia, collaborando con i volontari di Lampedusa e con la scuola dell’isola, ha garantito una presenza costante e numerose attività in diversi momenti dell’anno, con l’unico scopo di contribuire alla crescita dei ragazzi. Molti sono stati i giovani coinvolti in un percorso di cittadinanza attiva che li ha portati a diventare loro stessi volontari, impegnandosi in prima persona nel miglioramento della loro comunità.

Don’t Think Twice, It’s All Right. Hegel, Bob Dylan e il Nobel per la letteratura

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di Francesco Campana

Il 13 ottobre 2016 è stato un giorno emotivamente impegnativo per chi ha a cuore la cultura, l’arte e la letteratura. Se ne è andato il Nobel Dario Fo, gigante del teatro, e Bob Dylan è stato insignito dello stesso premio per la letteratura. Le due figure sono certamente distanti, ma sono accomunate almeno da un aspetto: le polemiche che hanno suscitato al momento dell’assegnazione del prestigioso riconoscimento conferito dall’Accademia Svedese.

In entrambi i casi, ai preliminari riconoscimenti di rito – è sicuramente un grande attore…ha scritto delle canzoni straordinarie… – sono seguiti degli scandalizzati però,volti a criticare l’opportunità di tali attribuzioni e non di rado a screditaretout court il premio letterario in questione:però se lo meritavano anche altri poeti o scrittori; però il teatro e le canzoni non sono romanzi; però non è letteratura.