Confini

cole-patrick-Bc_fvQNxmOc-unsplash

Photo by Cole Patrick on Unsplash

Pubblichiamo un testo letto da Elvis Malaj alla rassegna Confini, svoltasi a Venezia nel maggio scorso.

di Elvis Malaj*

Confini.

Questo è un confine. Voi da una parte io dall’altra. Io dalla parte del palco, voi in platea. Qua sotto i riflettori, là nel buio. Di qua si è famosi, di là invece l’anonimato.

Vi piacerebbe venire da questa parte, vero? Potete far domanda, rilascio permessi di soggiorno.

Lei signora, si sta avvicinando troppo al confine.

Stefano Trucco nel Gran Bazar del XX secolo

Daniele Franzella, L'homme armé, terracotta policroma e alpacca, 2013, 70 x 55 x 20. Collezione privata

“Il Gran Bazar del XX secolo”, romanzo di Stefano Trucco pubblicato da Aguaplano Libri, sarà presentato a Book Pride sabato 16 marzo alle 12 (sala Scerbanenco – Fabbrica del Vapore). A dialogare con l’autore ci sarà Luca Pantarotto, che qui lo intervista. (Foto:”L’homme armé”, opera in terracotta policroma e alpacca di Daniele Franzella, sulla copertina del libro.)  * […]

Comunità immaginate

Foto am 12-05-2016 um 15.38

Per me le comunità immaginate, come da titolo del libro di Benedict Anderson, sono un inganno, o meglio un modo facile di porre un problema sensato, che poi è quello del rapporto fra ideologia e realtà, fra mito e paura della morte. Bisogna prenderne atto, a parte il tema fondante del ricompattarsi della comunità immaginata ora in negativo su simboli e nemici, ora in positivo su punizioni e premi, su tradizioni e bandiere -il suo definirsi ora attraverso quello che non si è ora attraverso visioni statiche di un monolitico noi privo di soggetti pensanti la diversità- il solo modo per svelare l`invenzione di “tradizioni”, “nazioni”, “modelli familiari”, o appunto comunità fittiziamente unite da formanti come la lingua, le feste religiose, abitudini e usi, o solo l`episodio storico inventato sulle origini della cittadina di Springfield, è far emergere il plastico a grandezza naturale del “da dove si viene al mondo”. Partire, anche in senso fisico, dalla consapevolezza che fra le invenzioni di valori comuni e le situazioni reali plasmate nel tempo da invenzioni, c´è spesso un margine di continuità, e che le cose reali possono subire l`effetto di queste invenzioni, le comunità reali divenire il prodotto di comunità immaginate, o viceversa, quando il cittadino sconosciuto, il parente e il datore di lavoro anonimi, affiancano la statua del milite ignoto. Così dall`ossario anonimo, che si ama o si odia in modo assoluto e facile perché privo di individualità, seriale, nazionale, immutato nel tempo, e appunto non reale, è facile il travaso in un elenco telefonico di un paesino chiamato Italia, trovare lì le sue emanazioni in carne e ossa, perfino il numero di casa dei morti. In questo senso, più che la parola comunità, è la parola tradizione che rinvia a qualcosa che ti è consegnato, a una forma conoscitiva e valutativa basata su un accumulo di sapere e esperienze che proviene dal passato, o solo dall`abitudine a pensarle e a viverle nello stesso modo di sempre, e plasma il cervello di una maggioranza o di una minoranza come una sorta di sostituto degli a priori. Le tradizioni pretendono che la realtà resti conforme ai loro contenuti,  che siano valutate come positive o negative, buone o cattive il principio non cambia come il manicheismo di fondo. Alcune difendono i diritti umani, altre criminalizzano il diverso e l`irriducibile come loro possibile distruttore, ma tutte si sentono minacciate da chi non crede alla loro oggettività, sovente hanno bisogno di immaginare una minaccia, che esista o meno, e rifiutano l`idea di poter sparire, la rimuovono con la violenza, in questo appianandosi oggi alla tendenza mediatica a costruire una scienza per le masse, che azzera i giudizi di valore nel nome della “competenza”, e dando per scontato a monte, che tutto questo sia appunto scientifico, religioso verrebbe da dire. Alcuni quando dicono tradizioni dicono anche “precomprensione” perché “pregiudizio” suona male. La differenza linguistica rinvia a una differenza di percezione: pregiudizio, se i contenuti di una tradizione sono valutati come inattuali, superati, rispetto al senso comune di un` epoca. Precomprensione, se i contenuti sono condivisi dall`epoca, e mirano a rinnovarsi e persistere nel futuro. I diversi convivono fianco a fianco agli  uguali, e sono pluralisti. Gli uguali pretendono di vivere fianco a fianco a loro stessi, e sono totalitari. Comunità immaginate e tradizioni, oggi come ai tempi dei totalitarismi, non sono affatto qualcosa che viene inventato dall`alto da un`élite, o almeno non solo questo, sono anche qualcosa che viene intercettato dalle classi politiche populiste, e appartiene al fondale della vita di tutti i giorni, è già esistente nella società.

“Resoconto” di Rachel Cusk

y450-274

di Nadia Terranova In quasi tutte le pagine della mia copia di Resoconto di Rachel Cusk, pubblicato in Italia da Einaudi Stile Libero nella traduzione di Anna Nadotti, c’è una sottolineatura, almeno all’inizio, perché poi via via ho smesso di prendere in mano la matita ogni dieci secondi. Semplicemente, ho capito il gioco: tutto mi […]

In difesa della Polveriera

Apprendiamo con stupore che il CdA dell’Azienda Regionale per il Diritto allo Studio ha approvato, con il solo voto contrario delle rappresentanze studentesche, lo sgombero degli spazi della Polveriera, presso la mensa di Sant’Apollonia. In questi cinque anni la Polveriera, creata autonomamente da studenti che hanno ripulito, attrezzato e messo in uso tre stanze abbandonate […]

Il ponte di ferragosto

steinar-engeland-100576-unsplash

di Marco Mantello Mi sentivo come un funerale di stato era per questo che mi rifiutavo evitando cordoni e applausi le voci calme dei presidenti buoni e il vescovo che benediva il cavo. Era dai tempi di Nassiriya e del conflitto jugoslavo che non mi sentivo così alienato dalla visione di salme e selfie dalla […]

Perché il bar San Calisto è una scuola e in quanto tale non dovrebbe chiudere mai

1sanca

Venerdì scorso alle sette di sera sono sceso a Trastevere e ho passato un’ora a Piazza San Cosimato festeggiando il Bar San Calisto. Di una festa di strada, una festa improvvisata, si trattava. Non per il mezzo secolo del bar (che compirà esattamente fra un anno) ma per la bellezza e l’assoluta straordinarietà di un luogo che non è un semplice bar e che venerdì è stato chiuso su ordine del Questore per le seguenti motivazioni: malfrequentato (da “pregiudicati”) e causa di schiamazzi notturni (in particolare per via di una festa organizzata in piazza nella notte del 3 giugno da ragazzi che secondo le forze dell’ordine frequentano il bar). Il Decreto Regio del 18 giugno 1931, n. 773 è dietro all’articolo 100 del testo unico per la pubblica sicurezza (Tulps) che autorizza il questore a «sospendere la licenza di un esercizio» nel caso in cui sia «abituale ritrovo di persone pregiudicate» e «un pericolo per l’ordine pubblico, per la moralità pubblica e il buon costume».

Forbici (Dopo il Crash)

aquarium

Questa poesia segue il filo narrativo della precedente, “Un uomo guarda il suo computer”. Il titolo è tratto da una canzone di Rowland Howard, Shivers.

“Un giorno, tutto questo” – Nicola Lagioia presenta la XXXI edizione del Salone Internazionale del Libro di Torino

26.02.2018-SalTo18-manifesto-A4

Un giorno, tutto questo.

È il titolo della XXXI edizione del Salone Internazionale del Libro di Torino. Ne sono successe di cose, in poco più di un anno. Andando per centenari si potrebbe dire che nel ’17 scoppia la rivoluzione, e nel ’18 finisce la guerra.
Nel 2018 il Salone torna a essere la casa comune dell’editoria italiana. Sia gli editori indipendenti che i grandi gruppi parteciperanno alla XXXI edizione, e lo faranno dando vita, tutti insieme, a un grande progetto internazionale che vedrà coinvolti alcuni dei protagonisti della cultura contemporanea sparsi ai quattro angoli del mondo.
Ringrazio tutti gli editori per aver scommesso sul Salone di Torino.

Gli sdoganatori

blake

di Marco Mantello Sono più di venti anni che la schizofrenia distorsiva di Repubblica produce e alimenta elettori di destra Mescolare skinhead, anni  venti cori sulle foibe, centri sociali essere pro e contro i manifestanti e la polizia Cavalcare la piazza. E reprimere la piazza Minniti e il Che. Mondadori e rai tre Prima i […]