“Un giorno, tutto questo” – Nicola Lagioia presenta la XXXI edizione del Salone Internazionale del Libro di Torino

26.02.2018-SalTo18-manifesto-A4

Un giorno, tutto questo.

È il titolo della XXXI edizione del Salone Internazionale del Libro di Torino. Ne sono successe di cose, in poco più di un anno. Andando per centenari si potrebbe dire che nel ’17 scoppia la rivoluzione, e nel ’18 finisce la guerra.
Nel 2018 il Salone torna a essere la casa comune dell’editoria italiana. Sia gli editori indipendenti che i grandi gruppi parteciperanno alla XXXI edizione, e lo faranno dando vita, tutti insieme, a un grande progetto internazionale che vedrà coinvolti alcuni dei protagonisti della cultura contemporanea sparsi ai quattro angoli del mondo.
Ringrazio tutti gli editori per aver scommesso sul Salone di Torino.

Gli sdoganatori

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di Marco Mantello Sono più di venti anni che la schizofrenia distorsiva di Repubblica produce e alimenta elettori di destra Mescolare skinhead, anni  venti cori sulle foibe, centri sociali essere pro e contro i manifestanti e la polizia Cavalcare la piazza. E reprimere la piazza Minniti e il Che. Mondadori e rai tre Prima i […]

La frontiera: un tavolo “migrante” sulle migrazioni

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Oggi pomeriggio presso WEGIL  (ore 18.30) ci sarà un incontro – ricordo di Alessandro Leogrande. Interverranno tra gli altri Nadia Terranova, Vittorio Giacopini, Emiliano Sbaraglia, Nicola Villa. Il pezzo che segue è uscito su “Robinson – Repubblica”, che ringraziamo.

di Nicola Lagioia

Nel giro di qualche giorno il presidente dell’ex paese più potente del mondo è riuscito a esprimersi come un perfetto membro del Ku Klux Klan, mentre il rappresentante di una delle forze politiche più rilevanti nel paese che inventò il fascismo ha espresso l’urgenza di difendere la “razza bianca” in campagna elettorale. «La difesa della razza» era il quindicinale che in Italia, dal 1938 al 1942, eccelleva nello sforzo demenziale di dare una giustificazione scientifica alla Shoah.

La battaglia (politica) per la lettura e le prossime elezioni

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Questo pezzo è uscito su La Repubblica, che ringraziamo.

di Nicola Lagioia

Giuseppe Di Vittorio da adolescente era ancora un semianalfabeta. Quando capì che far valere i suoi diritti in quelle condizioni era impossibile, si procurò un vocabolario. Sono passati anni, ma nell’Italia del XXI secolo l’analfabetismo funzionale che Tullio De Mauro ha combattuto per una vita affligge larghi strati della popolazione, e l’ultimo rapporto Istat racconta un paese di pochi lettori forti contrapposti a una marea di non-lettori in aumento. Nei paesi più evoluti si legge di più. Ma al tempo stesso proprio i paesi in cui si legge molto – e quelli in cui si investe in cultura e istruzione – sono destinati a progredire più degli altri. Tra meno di due mesi si va a votare. Poiché nessuno degli schieramenti politici ha ancora indicato le proprie idee (sempre che ce ne siano) per favorire quella che potremmo chiamare “la battaglia per la lettura” (sempre che chi aspira a governare la ritenga importante), proviamo a dare qualche suggerimento. Anche da questi aspetti sarà possibile capire chi guarda al 4 marzo pensando solo alle prossime elezioni, e chi anche alle prossime generazioni.

L’uomo senza talento

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Pubblichiamo un dialogo tra Paul Gravett, Berliac e Vincenzo Filosa sull’opera di Yoshiharu Tsuge, uno dei più grandi autori di fumetto giapponesi. L’incontro, a cura di Canicola, si è svolto all’Accademia di Belle Arti di Bologna, in occasione di Bilbulbul, il Festival internazionale del fumetto. Di seguito la prima parte.

Edo Chieregato: Yoshiharu Tsuge è tra i maggiori autori di fumetto di tutti i tempi, indubbiamente è il maestro del manga alternativo giapponese.

La segregazione a Roma. Un modello che dura da vent’anni paro paro dall’amministrazione Veltroni a quella Raggi

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di Federico Bonadonna

La giunta Raggi si prepara agli sgomberi prescritti dalla circolare Minniti con nuovi campi e nuovi residence. L’amministrazione a Cinquestelle di Roma ha infatti indetto una procedura negoziata per accogliere «nuclei familiari in gravissime condizioni di fragilità e singoli in condizioni di grave vulnerabilità sociale e/o sottoposti a sgomberi; migranti in transito, rifugiati, richiedenti asilo e/o titolari di protezione umanitaria con gravi problematiche psicosociali; stranieri e apolidi, residenti e non residenti». Con questo bando che è scaduto il 1 dicembre, il Comune cerca «strutture di accoglienza temporanea, articolata in moduli abitativi, anche prefabbricati, preferibilmente in contesti “diffusi” nel territorio cittadino per ospitare massimo 100 persone» per un costo complessivo annuo di 890.600 (iva inclusa). Dunque 24,4 euro pro die pro capite per ospitare persone in un container.

Ciao ciao eteropatriarcato

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Finalmente sta crollando un muro, una diga, affonda un continente. Quel caricaturale potere patriarcale che è stato il presupposto di qualunque relazione – politica, professionale, artistica – patapam! ogni giorno ne vien giù un pezzo. E questo è un bene per le donne e per gli uomini. Ed è un risultato che sta arrivando tramite […]

Dopo Oslo: Il nuovo paradigma

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di Mark A. LeVine e Paola Caridi

Ci sono luoghi ammantati di mito, a Gerusalemme. Anche quando a risuonare, nella memoria, non sono solo i suoni della sua lunga, plurimillenaria Storia, ma le parole del suo travagliato percorso contemporaneo. C’è anche una stanza d’albergo, tra questi luoghi, che evoca la più cocente delusione dell’ultimo quarto di secolo. È la stanza numero 16 dell’American Colony, una di quelle che si affaccia nel piccolo cortile (ora ristorante) di uno degli hotel più affascinanti del Medio Oriente. Venticinque anni fa, alla vigilia delle elezioni che riportarono al governo di Israele il Partito Laburista (e Ytzhak Rabin premier), due uomini si incontrarono in segreto nella stanza numero 16 attraverso una mediazione scandinava. Erano Yossi Beilin, uno scienziato politico israeliano, poi divenuto protagonista del pacifismo nazionale, e Feisal al Husseini, il più rispettato politico palestinese di Gerusalemme, l’erede di una famiglia che aveva impresso la sua orma nella storia della città.

Svetlana Aleksievic: letteratura è regalare la voce alle anime ferite

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Pubblichiamo un intervento del premio Nobel Svetlana Aleksievic apparso su Repubblica il 25 aprile scorso. Ringraziamo autrice, testata e Bompiani. La traduzione è di Paolo Maria Bonora.

di Svetlana Aleksievic

Se mi avessero chiesto a cosa pensavo più spesso, avrei risposto: alla libertà. In carcere, in un lager l’uomo pensa soprattutto alla libertà, ma ciò non significa che egli sappia cosa sia, la libertà. Agli idealisti la libertà non riesce mai. Perché? La risposta l’ho cercata nella vita vissuta, ovvero per le strade: nei discorsi, nelle grida, nel pianto. Là essa era autentica, non ancora raffinata dal pensiero o dal talento di qualcuno.

Anime Arabe al Salone del Libro di Torino. La parola oltre i confini

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di Lucia Sorbera

“Mille Volte No” è il titolo di un’istallazione curata nel 2010 da Bahia Shehab, storica dell’arte e artista libanese-egiziana, nonché vincitrice dell’ultima edizione del Premio Unesco-Sharjah per la cultura araba. Invitata dal museo Haus Der Kunst di Monaco a realizzare un progetto artistico che usasse la lingua araba come mezzo d’espressione,[1] Bahia Shehab decise di raccogliere una serie d’iscrizioni della parola “NO” dall’ampio repertorio della storia dell’arte islamica. Ne trovò migliaia: “Come essere umano che vive nel mondo di oggi, come artista, come donna araba, pensai di avere solo una cosa da dire: NO […] Poi, a nove mesi dall’inizio della rivoluzione, capii che ogni no aveva una sua ragione d’essere. Fu così che mi ritrovai nelle strade del Cairo a disegnare graffiti sui muri della città: no al governo militare, no allo stato d’emergenza, no a spogliare le persone, no a picchiare le donne, no ad accecare gli eroi, no al rogo dei libri, no alla violenza, no a scippare la rivoluzione, no a un faraone dietro l’altro.”