Ma tu divertiti: più che un consiglio, una minaccia — Chiacchierata semiseria con l’autrice Mari Accardi

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Se Lena Dunham fosse palermitana, genuinamente simpatica e autrice della propria fortuna (senza famiglia artistoide né background brooklyniano, insomma)… Anzi: se Hannah Horvath, il suo personaggio in Girls, esistesse davvero; se Hannah fosse sicula di nascita ma giramondo d’elezione, meno egoriferita e altrettanto quirky, si chiamerebbe Mari. Mari Accardi. Il confine tra autore e personaggio, si sa, è labilissimo.

Disclaimer: Mari è l’amica di amici che ho contattato quando, poco meno di dieci anni fa, ho deciso di mollare la capitale per venire al nord a studiare da parolaia. Mari è quella che mi ha risposto qualcosa come “Vieni, sì, vale la pena”. Quando sono arrivata ho constatato che la pena effettivamente la valeva, però lei intanto era già oltreconfine. Comme on dit raincheck en français?

Perciò quando ci siamo ritrovate a scrivere tutte e due, a leggerci a distanza e — va da sé — a raccontare il mondo da una prospettiva vaginomunita, ho pensato fosse interessante riprendere il discorso. Domandarle dell’altro, e poi riportarvelo: ché non è da tutti poter intervistare, beh, Hannah. Quel che è venuto fuori è qua sotto: buona lettura.

La scomparsa di Stephanie Mailer: intervista a Joël Dicker

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di Matteo Cavezzali

«Un bel libro, Marcus, non si valuta solo per le sue ultime parole, bensì sull’effetto cumulativo di tutte le parole che le hanno precedute. All’incirca mezzo secondo dopo aver finito il tuo libro, dopo averne letto l’ultima parola, il lettore deve sentirsi pervaso da un’emozione potente; per un istante, deve pensare soltanto a tutte le cose che ha appena letto, riguardare la copertina e sorridere con una punta di tristezza, perchè sente che quei personaggi gli mancheranno. Un bel libro, Marcus, è un libro che dispiace aver finito». Così diceva lo scrittore e professore attorno al cui mistero ruotava “La verità sul caso Harry Quebert”: romanzo da sei milioni di copie, tradotto in 33 lingue e gratificato nel 2012 del Grand Prix du roman de l’Académie française e del Premio Goncourt des lycéens.

Chen Qiufan e la nuova fantascienza cinese

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Questo pezzo è uscito sul Manifesto, che ringraziamo.

di Simone Pieranni

Il successo de Il problema dei tre corpi di Liu Cixin (tradotto in Italia da Mondadori) ha riportato la fantascienza cinese al centro di un grande interesse, anche da parte della stampa mondiale. Se Liu Cixin però – nella sua opera principale – si pone come autore di sci–fi tout court (quella che viene definita hard science fiction), in Cina una nuova generazione di autori, i balinghou, «i nati negli anni ’80», sempre più connessa e in grado di adocchiare e seguire tendenze internazionali, si sta affermando grazie a opere che si muovono sul terreno dei «presenti possibili», ovvero racconti e romanzi che indagano un futuro che in Cina è già realtà.

Il selvaggio. Intervista a Guillermo Arriaga

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Pubblichiamo un pezzo apparso sul Messaggero, che ringraziamo. Oggi Guillermo Arriaga sarà ospite del Salone del libro di Torino in un incontro alle ore 15 in Sala Azzurra.

Juan Guillermo, protagonista de Il Selvaggio (Bompiani, 752 pagine, 22 euro, traduzione di Bruno Arpaia), il nuovo romanzo di Guillermo Arriaga, esprime le principali esigenze narrative che caratterizzano i libri e le sceneggiature dello scrittore messicano.

Bao – Il fumetto, tutto qui

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Era la fine del 2009 quando Caterina Marietti e Michele Foschini decisero di fondare Bao Publishing: un piccolo sogno editoriale che in soli 8 anni si è trasformato nella più importante casa editrice di fumetti italiana, restando sempre indipendente.

E sì, aver creduto prima di tutti in Zerocalcare pubblicando i suo libri ha inciso parecchio nella repentina accelerazione della loro parabola ascendente. Ma molto significativa è stata anche la scrupolosa attenzione che fin da subito hanno messo nella cura gestionale della Bao: nessun passaggio professionale è stato mai trascurato, soprattutto la comunicazione – che invece proprio fino a pochi anni fa era la grande assente nelle case editrici di fumetti.

Mi era capitato di intervistare Caterina e Michele, a pochi mesi dalla fondazione di Bao, quando ancora muovevano i primi passi nel complicato mondo editoriale italiano. Avevano le idee chiare, ma anche grandi punti interrogativi davanti.

Un governo per il cambiamento: il laboratorio Puglia. L’intervista di Alessandro Leogrande a Guglielmo Minervini

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Dal 3 al 5 maggio 2018 si tiene a Taranto il festival Taranto due mari di libri. Oggi pomeriggio, alle 17 presso il Castello Aragonese, sarà presentato La Frontiera, progetto nato da un’idea di Alessandro Leogrande ed Elena Stancanelli. Ne approfittiamo per pubblicare un’intervista dello scrittore e giornalista tarantino a Guglielmo Minervini.

Il fumetto, la malattia, la vita: intervista a Marco Galli

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Marco Galli si è imposto da anni come uno degli autori più riconoscibili e spiazzanti del fumetto italiano. L’autore bresciano, di cui ricordiamo Oceania Boulevard (Coconino)nel 2013, tra un’apprezzata apparizione sul Dylan Dog Color Feste il recupero della vecchia storia Le Chat Noir, non si è certo annoiato: è risorto artisticamente dopo una rara malattia invalidante per la sua attività, ha pubblicato nuove storie ed ora è al centro di un nuovo, interessante progetto editoriale.

Giusto terrore. Conversazione con Alessandro Gazoia

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Un flusso di sconcertante nitore scorre tra le pagine di Giusto terrore di Alessandro Gazoia, libro che di lettura in lettura (e di recensione in recensione) sembra cambiare forma e categoria libraria. A tal proposito, si dice – è un cliché – che il romanzo sia onnivoro: molto più probabilmente, in questo caso onnivoro è soprattutto l’autore. Anche in questa prova edita dal Saggiatore Gazoia si rivela infatti un curioso del pensiero umano come luogo e strumento, oltre che come mera materia di studio.
E nel pensiero siamo immersi, in Giusto terrore, che mette in scena un gioco di sponda continuo tra frammenti di notizie, video condivisi sui social, vecchi film e trasmissioni televisive in cui la sostanza principale è il terrorismo: quello jihadista, quello delle Brigate Rosse e dell’OLP – ma sono solo alcuni esempi: a Gazoia sembra interessare piuttosto il comune denominatore di tutti i terrori, per ravvivarlo e scardinarlo quasi dall’interno – in una sorta di hacking verbale – con giusto raziocinio.

Hayden White: il passato messo in scena

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Il 5 marzo è morto Hayden White, filosofo della storia e storico della cultura, autore di testi che hanno profondamente influenzato il dibattito accademico sul rapporto tra i fatti storici e la loro rappresentazione. Lo ricordiamo con un’intervista uscita sul manifesto nel 2006. Proprio quando, negli anni ’70, la polizia di Los Angeles lo considerava […]

Ritratto d’Europa ai giorni nostri. Intervista a David Szalay

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David Szalay sarà per la prima volta in Italia per tre appuntamenti: 17 marzo alle 16 a Libri Come, Auditorium Parco della Musica di Roma con Dario Pappalardo. Il 19 marzo alle 18 per l’anteprima di ScrittuRa festival alla biblioteca Classense di Ravenna con Matteo Cavezzali. Il 20 marzo (in collaborazione con il Salone Internazionale del Libro) alle 18.30 alle OGR Torino con Paolo Giordano (fonte immagine).

di Matteo Cavezzali (traduzione di Federica Angelini)

Nato in Canada, ha vissuto in Inghilterra e in Ungheria, quella di David Szalay è considerata una delle voci più interessanti della nuova letteratura internazionale. Finalista al Man Booker Prize, secondo il quotidiano britannico Daily Telegraph è tra i venti migliori scrittori under 40. Il suo quarto libro “All That Man Is” è stato pubblicato da Adelphi, tradotto da Anna Rusconi, con il titolo “Tutto quello che è un uomo”. Il libro le vite di nove uomini, in diverse età della vita, dall’adolescenza alla vecchiaia in nove paesi diversi, tracciando indirettamente la biografia di un continente: l’Europa oggi.