Adorno contro Paperino: filosofia e cartoni animati

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Nella seconda metà del Novecento si scrivevano e si pubblicavano spesso libri intitolati rispettando il medesimo schema: al richiamo a una disciplina sistematica e ben codificata seguiva l’indicazione della sua applicazione a un campo di indagine tanto asistematico e inafferrabile da far risultare improbabile la sola idea di procedere davvero in una simile direzione. Allora […]

Lucia – La radio al cinema: un festival sui podcast a Firenze

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Ultimamente ho iniziato a farlo anch’io; ad ascoltare i podcast, intendo. Fortunatamente in molti hanno cominciato a farlo ben prima; e poi c’è chi i podcast li realizza, li produce. I margini di espansione, tuttavia, sono molto ampi: le possibilità concesse da questo strumento vanno in direzioni diverse, tutte da esplorare.

Quello che significa un podcast – dal lato degli ascoltatori così come da quello dei creatori – sarà al centro del primo Festival internazionale italiano dedicato al tema. Il Festival si chiama LUCIA – La radio al cinema e si svolgerà dal 12 al 14 dicembre alla Manifattura Tabacchi di Firenze: ospiti da tutto il mondo, dibattiti e soprattutto ascolti collettivi.

Il Festival, pensato e realizzato da Radio Papesse, ha la direzione artistica di Ilaria Gadenz e Carola Haput; ho chiesto a Ilaria di presentarci il progetto, e di offrirci uno sguardo generale sul piccolo universo (in espansione) dei podcast.

Viaggi alla fine del mondo. Una conversazione tra Joanna Pocock e Alberto Giuliani

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Dopo aver ospitato il confronto Albinati-Cusk, pubblichiamo un altro contenuto nato all’ultimo FILL di Londra: un dialogo tra Joanna Pocok e Alberto Giuliani, autori rispettivamente di Surrender, uscito per Fitzcarraldo, e Gli Immortali (Il Saggiatore). I due libri affrontano tematiche ambientali e di nuova sociologia, guardando al futuro prossimo.

Il testo è a cura di Maddalena Vatti, che ha moderato l’evento e curato il testo che segue.

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Maddalena Vatti: Questo è, per entrambi, il primo esperimento letterario in forma lunga. Ci sono molte somiglianze formali, prima fra tutte la scelta di un genere ibrido, all’intersezione fra memoir, saggio, reportage e diario di viaggio. Effettivamente vi siete entrambi imbarcati in lunghi viaggi che vi hanno portato alla scoperta di luoghi lontani, il West americano per Joanna, l’Asia, l’Oceania e perfino il Polo Nord per Alberto.

Bitches Brew cinquant’anni dopo: intervista a Dave Holland

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C’è un aneddoto famoso nella storia del jazz: Miles Davis è ospite ad una cena di gala alla Casa Bianca. La premessa già fa ridere (e prefigurare il peggio) così. Aggiungiamo che è il 1987, dunque il presidente degli Stati Uniti è Ronald Reagan, e quella che potrebbe sembrare una battuta inventata in un circolo delle Black Panther assume i caratteri di una gag epocale. L’inevitabile accade: una ricca signora bianca ingioiellata, moglie di un influente politico repubblicano, si ritrova al tavolo con Miles Davis. Non esattamente una persona dall’apparenza sobria.

Sorpresa per avere accanto una figura così strana e apparentemente fuori contesto, la naturale nemica antropologica del più polemico e fiero musicista nero di tutti i tempi ardisce chiedere quali meriti egli abbia per essere invitato alla Casa Bianca. Ed ecco la risposta destinata agli annali: “Beh, ho semplicemente cambiato la storia della musica cinque o sei volte. E lei quale merito ha, oltre al fatto di essere bianca?”.

Intervista a Rodrigo Fresán, l’ultimo romantico tra Roberto Bolaño e Nicola Di Bari

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Pubblichiamo un’intervista uscita originariamente su Altri Animali, che ringraziamo. (fonte immagine)

di Marco De Laurentis

Per parlare di Rodrigo Fresán è quasi inevitabile chiamare in causa lo spirito di Roberto Bolaño. Uno dei meriti collaterali dello scrittore cileno è stato quello di aver recuperato o addirittura introdotto alle nostre latitudini alcuni grandi scrittori latinoamericani poco o nulla conosciuti in buona parte del cosiddetto Occidente (si vedano Parra, Saccomanno, Lemebel, Pron, Alan Pauls, solo per citarne alcuni). Rodrigo Fresán fa parte a pieno titolo di questo gruppo. I due, come è noto, erano legati da una profonda amicizia.

Argentino, classe 1963, Fresán ha avuto successo in patria nel 1991 grazie alla sua raccolta di racconti Historia argentina. Al contrario del suo amico cileno però, Fresán ha un carattere mite e sornione, non è stravagante né usa iperboli ma è sempre schietto, ogni sua risposta finisce con una battuta ironica ma mai amara. A differenza di Bolaño ama la letteratura nordamericana, ma come lui è un bibliomane incallito, sembra DAVVERO che abbia letto di tutto. Un lettore prima che uno scrittore.

Mistero americano: The Irishman

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Questo pomeriggio (ore 17.45, Sala La nuvola) Charles Brandt interverrà Più Libri Più Liberi. Di seguito pubblichiamo un’intervista all’autore di The Irishman uscita sul Messaggero, che ringraziamo.

Senza il corpo, senza nessuna prova. Dal 30 luglio 1975 l’America s’interroga sulla sparizione di Jimmy Hoffa, che il 14 ottobre 1957 dopo un’ascesa prepotente era stato eletto capo dell’International Brotherhood of Teamsters, il sindacato più influente della nazione.

Qual è stata la fine di Hoffa, spregiudicato protagonista per vent’anni della vita economica, politica e criminale degli Stati Uniti? La domanda è tuttora irrisolta, nonostante i decenni d’indagini dell’FBI e le miriadi d’ipotesi. In questo vuoto, che è un’ossessione nell’immaginario della società nordamericana, si è inserito con forza il lavoro del newyorchese Charles Brandt, avvocato ed ex Procuratore generale dello Stato del Delaware. Il suo libro I heard you paint the houses, pubblicato per la prima volta nel 2004, è uscito in una nuova edizione e oltreoceano è in vetta alle classifiche di vendita. La storia e la scrittura di Brandt hanno conquistato Martin Scorsese e Robert De Niro, con cui l’autore ha collaborato per la trasposizione cinematografica.

L’invenzione degli animali. Intervista a Paolo Zardi

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di Valentina Berengo

Paolo Zardi è uno sperimentatore. Scrittore impeccabile di racconti di solito piuttosto duri (l’ultima raccolta, La gente non esiste,uscita prima dell’estate per Neo Edizioni, è però più accogliente), ritorna periodicamente al romanzo, indugiando, nei suoi lavori meglio riusciti, su storie che si svolgono in un futuro prossimo senza essere per questo necessariamente distopiche. Il più noto è XXI secolo (Neo Edizioni, 2015, in dozzina allo Strega) mentre ora è da poco uscito per Chiarelettere L’invenzione degli animali, ambientato nel 2035.

Da Venezia a Celestia: intervista a Manuele Fior

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Nel fumetto italiano contemporaneo Manuele Fior è ormai un classico; e non ce ne voglia, perché non si tratta di una canonizzazione stantia, ma della presa d’atto di un peso artistico reale, frutto di un lavoro che risplende negli anni. Per stemperare il concetto impegnativo di classico, mi piace immaginare che per i suoi colleghi più giovani Fior sia una specie di fratello maggiore, oltre che una fonte d’ispirazione.

Dopo l’esordio nel 2006 con Rosso oltremare, ricordo ancora il fascino magico dei colori e delle tavole di Cinquemila chilometri al secondo, una ventata di freschezza nel mondo narrativo italiano. Era il 2010; Fior ha continuato a disegnare illustrazioni e storie a fumetti, da L’intervista a Le variazioni d’Orsay, ha fatto la sua apparizione nell’antologia di racconti L’età della febbre, e adesso è uscito con la sua ultima opera, Celestia, in due volumi, pubblicati da Oblomov: il primo è in libreria da qualche settimana, il secondo arriverà all’inizio del 2020.

Le parole sono importanti. Un dialogo con Marco Balzano

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di Virginia Fattori

(fonte immagine)

Marco Balzano pubblica il suo saggio Le parole sono importanti, Dove nascono e cosa raccontano con Super ET Opera Viva (Einaudi) nel 2019, un anno di significativi cambiamenti per l’Italia che ha dovuto affrontare ostacoli politici, economici e crisi sociali. Balzano si fa portavoce della contemporanea classe intellettuale che partecipa, attraverso la propria arte, ai ritmi della società che cambiano, si modellano, a volte periscono, mentre altre rinascono; un ecosistema dove il sapere viene divulgato tra le persone, uscendo così dall’etere ideologico che ultimamente ha agitato gli animi di molti.

Ketama126: «Il capitalismo è un amante crudele»

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di Simone Tribuzio (fonte immagine)

Venerdì 18 ottobre (notte): torno da un’avvicente serie di partite a Taboo; l’unico pensiero fisso da mezzanotte in avanti è dotarsi di auricolari per poter finalmente ascoltare Kety.

Per chi scrive non è stato facile attendere il ritorno di Ketama126: uno degli artisti più quotati della scena trap, ma anche rap considerandone il background musicale e quello che ne rappresenta con il collettivo trasteverino CXXVI.

Kety è la quarta fatica discografica di Ketama126, che giunge grazie alla sua firma con Sony Music; prima major in carriera che decide di investire in un progetto dopo l’album culto Rehab. Il disco ragiona su più suoni e collaborazioni (producer compresi), ma dai testi riaffiorano più parole tabù, di cui la major non sembra affatto preoccuparsi; ma che sostiene l’artista romano d’adozione (nato a Latina) in quello che è il progetto più corale.