Sull’editoria di poesia contemporanea – #1: Benway Edizioni

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L’intervista che segue è parte di un progetto di tesi di laurea magistrale dell’Università Ca’ Foscari di Venezia, nel quale si indagano le possibilità di ampliamento del pubblico della poesia contemporanea in Italia. Il campione dei professionisti intervistati è stato scelto di modo da coprire l’intera filiera culturale – da chi crea il testo, a chi lo produce e lo diffonde, per quanto a volte queste categorie vengano a coincidere. In ognuno di questi tre settori sono state ascoltate voci afferenti i diversi ambiti della cultura: di nicchia, medio e di massa. Le interviste sono state tutte effettuate di persona dall’autrice, che ha scelto di ridurre al minimo il suo intervento sui testi. I refusi tipici del parlato degli intervistati (anacoluti, ripetizioni, intercalari, omeoteleuti) sono da ritenersi intenzionali. Quella che segue è l’intervista realizzata con Guido Marzaioli di Benway.

Che cosa è Benway?

Benway è un’esperienza che nasce da EX.IT. Io, Mariangela, Michele e Marco Giovenale (gli stessi curatori di EX.IT) abbiamo creato questo festival che aveva lo scopo di dare atto di cosa stava succedendo in un particolare ambito di scritture, che per comodità viene detta di ricerca – definizione che a me non è mai piaciuta – ma diciamo di ricerca, fuori contesto, difficilmente collocabile.

Big Data e intelligenza artificiale. La sfida della Cina

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Questo pezzo è uscito sul Manifesto, che ringraziamo.

di Simone Pieranni

La corsa cinese ai Big Data e all’intelligenza artificiale sembra sempre di più una «campagna», simile a quelle che, nel tempo, il partito comunista ha lanciato in Cina sui più disparati argomenti, dal «socialismo con caratteristiche cinesi», alla politica del figlio unico, fino al più recente «sogno cinese» del presidente Xi Jinping. Si tratta di obiettivi non soltanto annunciati, perché poi finiscono per essere declinati in ogni campo della vita sociale del paese, attraverso striscioni presenti nelle città, iniziative, eventi e una serie di indicazioni – rappresentati nella loro ufficialità da documenti del partito comunista – che diventano poi «norma» all’interno dell’organizzazione sociale del paese.

Liberi come Cinzia: intervista a Leo Ortolani

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di Simone Tribuzio

Questa strofa di Renzo Rubino, del brano Il postino (amami uomo), riesce a sintetizzare gli intenti di Paul, l’ex postino ora conosciuto come Cinzia Otherside: la Lucciola della quinta strada che ha cambiato identità per amore di Rat-Man. E fu proprio grazie a Cinzia – l’allora postino Paul – se Deboroh La Roccia decise di vestire i panni del vigilante che la Città senza nome meritava (forse) da tempo immemore.

La formula storia lunga sembra da sempre appartenere alla cifra del papà di Rat-Man, serie conclusasi dopo vent’anni gloriosi di storia editoriale.

Con Cinzia (Bao Publishing, 2018), Leo Ortolani ci consegna un personaggio tridimensionale per cui preoccuparsi quando viene giudicata per quello che è, e per cui fare il tifo nei botta e risposta contro chi sputa pregiudizi.

“Il nuotatore” ovvero l’incoscienza dell’atto creativo: intervista a Emidio Clementi

Il nuovo disco dei Massimo Volume ha una copertina bellissima che mi ha portato alla mente una mostra della fotografa americana Alex Prager vista di recente a Londra e, in particolare, una foto della serie Face in the Crowd in cui è ritratta una spiaggia piena di persone, una delle quali colta mentre fissa l’obiettivo. Non essendo un esperto di fotografia, ho pensato che i Massimo Volume avessero scelto una foto della Prager per la copertina del loro album. La poetica della Prager peraltro si sposa bene con l’immaginario che, da Sam Shepard fino a John Cheever, la band ha sempre frequentato. Leggendo i crediti ho scoperto invece che l’autore dello scatto è Luciano Leonotti, fotografo italiano meno pop ma non meno bravo della Prager. Anche il suo scatto immortala una spiaggia affollata, un insieme di silenziose solitudini mescolate, però, senza l’evidente nota di falsità creata ad arte dalla Prager. Nessuno guarda l’obiettivo, non c’è iperrealismo ma solo realtà.

Nuova fantascienza cinese: intervista allo scrittore Han Song

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di Simone Pieranni

Han Song è nato nel 1965 e lavora come giornalista alla Xinhua, l’agenzia di stampa statale cinese. È uno degli scrittori di fantascienza più conosciuti – e prolifici – in Cina, ma è praticamente sconosciuto in Italia e al grande pubblico non cinese.
Eppure il suo stile e le sue trame – nonché la sua profonda analisi della società cinese – sono tra le più avvincenti del panorama sci-fi asiatico. Conta l’età, l’esperienza e la capacità di leggere gli eventi alla luce di una critica – non per forza politica – sempre presente.

Ma contano anche alcune intuizioni, come quelle presenti all’interno di Red star over America (Huoxing Zhaoyao Meiguo in cinese), scritto a fine anni ’90 e pubblicato nel 2000, nel quale Han Song immagina un attentato in grado di polverizzare le Torri gemelle.

Discorsi sul metodo – 29: Sandro Veronesi

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Sandro Veronesi è nato a Firenze nel 1959. Il suo ultimo libro è Cani d’estate (La nave di Teseo, 2018) * * *   Quante ore lavori al giorno e quante battute esigi da una sessione di scrittura? Non funziona così, per me. Io prendo quello che viene, quando viene e quando posso permettermi di […]

In territorio selvaggio: un’intervista a Laura Pugno

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(fonte immagine)

In territorio selvaggio (nottetempo, 2018) è uno strano oggetto. Se per mole appare un libricino, per quantità e densità delle idee proposte è uno degli scrigni più capienti apparsi in libreria negli ultimi tempi. Si potrebbe definire un quaderno di appunti, o un diario scosso continuamente da domande e intuizioni che hanno più a che vedere con la poesia che con il saggio, ma sarebbe comunque riduttivo. Le parole chiave sono selvaggio, corpo, romanzo, comunità. Quando ha capito che intessendo e facendo brillare queste quattro parole come una costellazione era possibile non solo orientarsi, ma anche capire alcuni fenomeni che riguardano sia il mondo culturale sia la vita di ciascuno di noi?

L’ho capito, paradossalmente, quando mi è stato chiesto, da Andrea Gessner e Daniele Giglioli, rispettivamente l’editore e il curatore di questo libro, di scrivere un saggio a partire da una parola che era stata, da loro, identificata come particolarmente significativa per me, e del resto la collana in cui In territorio selvaggio è uscito s’intitola appunto Trovare le parole.

Brexit e dintorni. “Il taglio” di Anthony Cartwright

Pubblichiamo un pezzo uscito sul Messaggero, che ringraziamo.

Da Martin Amis ad Ali Smith, attraversando la Middle England di Jonathan Coe, le questioni sociali, politiche e i sentimenti sollecitati dalla Brexit sono già materia narrativa per gli scrittori d’oltremanica.

Alla fine di gennaio, la casa editrice 66thand2nd porterà in Italia il nuovo romanzo di Anthony Cartwright, classe 1973, dal titolo evocativo e di successo The Cut (Il taglio), che immerge il lettore nella terra di mezzo inglese incarnata dalla Brexit. Sono due i protagonisti della storia creata dall’autore. Cairo Jukes, originario di Dudley, città natia di Cartwright, è un ex boxeur simbolo della working class in crisi d’identità. Grace Trevithick, una documentarista affermata, si allontana dalla Londra cosmopolita e benestante per cercare di comprendere nelle viscere del Black Country le ragioni della Brexit. Nonostante le diversità d’estrazione e condizione socioeconomica, riesce a costruire con Cairo un dialogo interessante. «Pensate che il voto sia legato solo all’immigrazione e che siamo tutti razzisti. Vi assicuro che è molto più complesso di così», dice Cairo.

ebraicità e lesbicità: conversazione con Anna Segre

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Ecco due volumetti agili solo come aspetto, o come mole fisica, ma in realtà felicemente densi di riflessioni; tutt’altro che due cataloghi o due prontuari sulle questioni che affrontano. In 100 punti di lesbicità e 100 punti di ebraicità (Elliot Edizioni), Anna Segre, poetessa, scrittrice e psicoterapeuta, affronta le sue appartenenze condividendole, senza nessuna categoria obbligata, ma con una costante ricerca di senso e di parola.

Molti potranno riconoscere punti e tensioni che sono anche di chi scrive, senza essere magari né ebreo né lesbica: è il pregio principale di un progetto fra l’aforisma privato e la riflessione a cielo aperto di cui l’autrice ci ha raccontato qualche dettaglio illuminante.

“La dimensione oscura”: intervista a Nona Fernández

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di Francesco Fava

Nona Fernández (Santiago de Chile, 1971) è una delle voci imprescindibili dell’attuale letteratura ispanoamericana. A partire dal folgorante romanzo d’esordio, Mapocho (del 2002, meritoriamente proposto in italiano dalla casa editrice gran vía nel 2017), tutta la sua opera tesse e ritesse i fili – nascosti, recisi o rimossi; pubblici e insieme privati – che dal Cile odierno si tendono retrospettivamente verso gli anni della dittatura. Fernández torna ora a coltivare la propria personale ossessione letteraria nella sua ultima opera, magistrale: La dimensione oscura, pubblicato sempre da gran vía nella traduzione di Carlo Alberto Montalto.