Sull’editoria di poesia contemporanea #12: Patrizio Peterlini/Fondazione Bonotto

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Pubblichiamo una nuova intervista di Francesca Sante nella sua serie sulla poesia italiana contemporanea: l’archivio è disponibile a questo indirizzo.

C’è un pezzo di poesia del Novecento che è diventato dominio dell’arte e non della letteratura e dal quale derivano, consapevolmente o meno, le forme di poesia digitale, slam, installava, di strada, ecc. presenti oggi nel panorama contemporaneo. Esoeditoria è un termine ombrello che raccoglie le pubblicazioni che per scelta o necessità si sono poste fuori dal mercato del libro e che uniscono la parola poetica con altre discipline artistiche. Per queste opere Dick Higgins ha coniugato la parola ‘intermedia’, che descrive “tutte quelle esperienze artistiche che hanno eliminato le barriere tra le varie discipline con l’intenzione di fonderle in una sola pratica artistica totale”.

Red Mirror: una conversazione con Simone Pieranni

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Quando c’è da capire quello che accade in Cina una delle migliori cose che si possa fare in Italia è leggere Simone Pieranni. Giornalista per Il Manifesto (più di una volta su minima&moralia abbiamo ospitato i suoi pezzi), fondatore dell’agenzia di stampa China Files, all’universo cinese ha dedicato libri, podcast, reportage. L’approccio di Pieranni è aperto, libero, attento alla politica ma anche alle scosse culturali che attraversano il gigante asiatico, purtroppo rappresentato spesso qui da noi con tratti riduzionisti o addirittura caricaturali, anche sui giornali più diffusi (o nei programmi televisivi più visti).

Vocabolario dei desideri: intervista a Eshkol Nevo

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Pubblichiamo un pezzo uscito sul Messaggero, che ringraziamo.

Che cosa spinge uno scrittore israeliano di caratura internazionale come Eshkol Nevo ad accettare i tempi narrativi di una rubrica giornalistica? Mosso dalla curiosità di misurarsi con una sfida nuova, all’inizio del 2019, l’autore di Simmetria dei desideri e Tre piani Nevo ha accettato di scrivere per la rivista Vanity Fair una serie di racconti brevi, ispirati da una parola per oggi lettera dell’alfabeto, che ora sono diventati un libro Vocabolario dei desideri (Neri Pozza, 110 pagine, 18 euro, traduzione di Raffaella Scardi dall’ebraico) con le illustrazioni di Pax Paloscia. Nevo, con la consueta abilità nel tessere mosaici di storie, parte dalla parola desiderio per esplorare un ampio spettro dei sentimenti e delle relazioni umane.

“Per un pugno di like”: intervista a Simone Cosimi

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Tra le riconfigurazioni portate dall’avvento dei social network (un fatto su cui ormai è possibile avviare un discorso critico anche in senso storico, considerando che dalla fondazione di Facebook sono passati ormai più di quindici anni), la questione del “likable”, dei “mi piace” da assegnare o ricevere nelle innumerevoli interazioni quotidiane, è assolutamente centrale. Forse, in un senso psicologico-antropologico, è persino la più delicata e interessante.

A questo argomento, e alle direzioni che stanno prendendo piattaforme come Facebook, Instagram, Twitter, Simone Cosimi, giornalista per Wired, Esquire, Vanity Fair e altre testate, ha dedicato un saggio approfondito e snello, da leggere per farsi un’idea su aspetti che… piaccia o non piaccia fanno parte (e non da oggi) delle nostre vite.

Un altro giorno di morte in America: intervista a Gary Younge

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«Il razzismo è un virus insidioso che muta per adattarsi al corpo politico nel quale si annida. La discrepanza di reddito tra i bianchi e i neri è più importante oggi di quanto non lo fosse nel 1963, all’epoca della marcia su Washington, mentre le scuole del Sud sono più segregate ora di quanto non lo siano state negli ultimi quarant’anni», scrive Gary Younge, britannico classe 1969, nel libro pluripremiato Un altro giorno di morte in America (add editore, 350 pagine, 18 euro, traduzione di Silvia Manzio).

Younge, per oltre un decennio corrispondente di punta negli Stati Uniti del quotidiano The Guardian, di cui ora è editorialista insieme ad altre testate come The Nation e The New York Review of Books, ha una cattedra di sociologia all’Università di Manchester ed è attualmente visiting professor presso la London South Bank University.

Stregati: “Città sommersa” di Marta Barone

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Questa intervista è uscita sul quotidiano Libertà, che ringraziamo.

Il viaggio di Libertà alla scoperta dei libri dei 12 semifinalisti del Premio Strega, che stiamo conducendo grazie al prezioso supporto della libreria Fahrenheit 451 di Sonia Galli, prosegue con “Città Sommersa” di Marta Barone. Il suo racconto comincia a prendere forma quando un giorno dall’armadio di sua madre emergono dei vecchi documenti, copie degli atti di un processo in cui il padre, Leonardo Barone, viene accusato di partecipazione a banda armata.

Stregati: “Giovanissimi” di Alessio Forgione

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Continuiamo a pubblicare la serie di interviste realizzate da Barbara Belzini per il quotidiano Libertà agli autori dei libri entrati in dozzina al Premio Strega di quest’anno: ringraziamo la rivista e l’autrice.

Il nuovo appuntamento con i libri dei 12 semifinalisti del Premio Strega, che stiamo conducendo grazie al prezioso supporto della libreria Fahrenheit 451 di Sonia Galli, è dedicato a “Giovanissimi” di Alessio Forgione, un romanzo che parte lento e poi cresce portandoci nell’adolescenza del protagonista Marco detto “Marocco”, che da quando la madre se n’è andata vive solo con il padre, a Soccavo, un quartiere di Napoli.

Un’assoluta fedeltà, contro il mercato della nostalgia. Dialogo con Edoardo Nesi su “La mia ombra è tua”

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Edoardo Rialti. Comincerei da Giorgio Caproni: “Enea che in spalla/un passato che crolla tenta invano/di porre in salvo, e al rullo d’un tamburo/ch’è uno schianto di mura, per la mano/ha ancora così gracile un futuro/da non reggersi ritto.” Anche nel tuo romanzo il nome di Anchise compare esplicitamente e mi è parsa una voluta strizzata d’occhio, come se questo rapporto fondativo del nostro immaginario sia uno dei filoni per leggere “La mia ombra è tua”, fin dal titolo che pure si rifà a Lowry. Il grande tema dell’Eneide è appunto come interpretare il mondo, finché Anchise è vivo spetta a questi leggere gli ambigui segni del divino lungo il viaggio, mentre dopo la discesa agli inferi e un ultimo confronto col padre è Enea stesso a diventare il lettore della realtà.
Nel tuo romanzo mi pare che avvenga un simile passaggio di testimone. Come se il Vezzosi alla fine andasse a sua volta nei Campi Elisi. Quanto lo senti in dialogo con ciò che hai scritto?

Ho già vinto il mio premio Strega

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Photo by Lalaine Macababbad on Unsplash

Intervista di Fabio Stassi a Remo Rapino, autore di Vita morte e miracoli di Bonfiglio Liborio, in dozzina finale al Premio Strega.

Remo Rapino, a questo libro, “Vita morte e miracoli…” ora candidato insieme ad altri undici romanzi al Premio Strega, lei ha continuato a lavorarci in condizioni particolari. In un reparto di terapia intensiva.

Può raccontarci questa esperienza, che alla luce di quanto sta accadendo oggi, è un bel messaggio di speranza per tutti?

Il 2017, per me, è stato l’anno amaro del kliché. Tra le popolazioni che vivono intorno al lago d’Aral, sul confine tra Uzbekistan e Kazakhstan, la parola kliché indica il filo sottile, quasi invisibile, della memoria, una fibra immaginaria che disegna l’articolato e sfuggente perimetro di tutti i nostri ricordi, quali che siano.

La notte della civetta. Intervista a Piero Melati

Peppino Impastato di Gaspare Nuccio

Fotografia di Gaspare Nuccio.

«Oggi, dopo mille stragi, dopo Falcone e Borsellino, ogni spazio parrebbe chiudersi, non dico all’idillio, ma alla fiducia più esangue. E tuttavia…finché in una biblioteca mani febbrili sfoglieranno un libro per impararvi a credere in una Sicilia, in un’Italia, in un mondo più umani, varrà la pena di combattere ancora, di sperare ancora. Rinunziando una volta per tutte a issare sul punto più alto della barricata uno straccio di bandiera bianca», scrisse Gesualdo Bufalino nella nota Poscritto 1992 contenuta nell’antologia Cento Sicilie.

Alla vigilia degli anniversari dei due eventi, la strage di Capaci e quella di via D’Amelio, che hanno segnato la contemporaneità della storia repubblicana, il giornalista e scrittore palermitano Piero Melati pone con il libro La notte della civetta (Zolfo editore, 288 pagine, 18 euro) domande taciute, che ci fanno evadere dalla riserva indiana nella quale è costretto un pezzo gigante della biografia nazionale. La storia della Sicilia è quella d’Italia. Melati ci libera dalla retorica degli eroi, per leggere le pagine chiare e tentare di decifrare quelle ancora oscure.