Cities at war. Intervista a Saskia Sassen

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Questa intervista è uscita sull’Espresso, che ringraziamo.

Per Saskia Sassen, docente di Sociologia alla Columbia University di New York, tra le più autorevoli intellettuali del nostro tempo, il virus è un segnale d’allerta che ci costringe a confrontarci con la vulnerabilità delle città globali, con i limiti della nostra conoscenza e con le conseguenze di quell’economia predatoria ed estrattiva che crea veri e propri «buchi nel tessuto della biosfera». Ma è proprio a partire da bisogni e vulnerabilità comuni, e proprio a partire dalle città – i luoghi più colpiti dalla pandemia ma anche quelli che ospitano un «terzo spazio» tra ciò che è urbano e ciò che fa parte della biosfera – che possiamo ripensare il rapporto con il mondo.

Un punto di approdo: intervista a Hisham Matar

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Pubblichiamo un pezzo uscito sul Messaggero, che ringraziamo.

In che modo si può sopravvivere all’assenza, quando il potere riesce a rendere ancora più labile il confine tra la vita e la morte? Hisham Matar, classe 1970, nato a New York e cresciuto a Tripoli, ha provato a rispondere con l’intensa e splendida autobiografia Il ritorno (Einaudi, traduzione di Anna Nadotti), per la quale è stato insignito del Premio Pulitzer nel 2017.

Lo scrittore intreccia il dolore intimo della sparizione del padre, Jaballa, rapito nel suo appartamento al Cairo e recluso nella prigione libica di Abu Salim dal regime di Gheddafi, di cui era un autorevole oppositore, con gli echi della storia della Libia senza pace.

Il fine della vita è nella sua fine

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Pubblichiamo un dialogo tra Edoardo Rialti ed Enrico Terrinoni su Vera o i Nichilisti di Oscar Wilde, uscito per Feltrinelli con traduzione di Terrinoni.

Edoardo Rialti:

Vorrei partire da una considerazione fatta da George Steiner ne Le Antigoni, dove dimostrava come per buona parte dell’800 la perfetta tragedia greca, quella che maggiormente innescava riflessione ed emulazione, non era certamente l’Edipo, come sarà nel ‘900 dopo Nietzsche e soprattutto Freud, ma sempre l’Antigone. È il pensiero di Goethe, Hegel, Kierkegaard, è la grande suggestione romantica per i rapporti amorosi e sublimi tra fratelli e sorelle. È anche la più politica delle tragedie, se vuoi. Ecco, possiamo dire che la Vera di Wilde, questa ennesima vendicatrice di un fratello, è a sua volta una fusione di Antigone ed Elettra?

Enrico Terrinoni:

Credo di sì.

Sull’editoria di poesia contemporanea #12: Patrizio Peterlini/Fondazione Bonotto

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Pubblichiamo una nuova intervista di Francesca Sante nella sua serie sulla poesia italiana contemporanea: l’archivio è disponibile a questo indirizzo.

C’è un pezzo di poesia del Novecento che è diventato dominio dell’arte e non della letteratura e dal quale derivano, consapevolmente o meno, le forme di poesia digitale, slam, installava, di strada, ecc. presenti oggi nel panorama contemporaneo. Esoeditoria è un termine ombrello che raccoglie le pubblicazioni che per scelta o necessità si sono poste fuori dal mercato del libro e che uniscono la parola poetica con altre discipline artistiche. Per queste opere Dick Higgins ha coniugato la parola ‘intermedia’, che descrive “tutte quelle esperienze artistiche che hanno eliminato le barriere tra le varie discipline con l’intenzione di fonderle in una sola pratica artistica totale”.

Red Mirror: una conversazione con Simone Pieranni

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Quando c’è da capire quello che accade in Cina una delle migliori cose che si possa fare in Italia è leggere Simone Pieranni. Giornalista per Il Manifesto (più di una volta su minima&moralia abbiamo ospitato i suoi pezzi), fondatore dell’agenzia di stampa China Files, all’universo cinese ha dedicato libri, podcast, reportage. L’approccio di Pieranni è aperto, libero, attento alla politica ma anche alle scosse culturali che attraversano il gigante asiatico, purtroppo rappresentato spesso qui da noi con tratti riduzionisti o addirittura caricaturali, anche sui giornali più diffusi (o nei programmi televisivi più visti).

Vocabolario dei desideri: intervista a Eshkol Nevo

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Pubblichiamo un pezzo uscito sul Messaggero, che ringraziamo.

Che cosa spinge uno scrittore israeliano di caratura internazionale come Eshkol Nevo ad accettare i tempi narrativi di una rubrica giornalistica? Mosso dalla curiosità di misurarsi con una sfida nuova, all’inizio del 2019, l’autore di Simmetria dei desideri e Tre piani Nevo ha accettato di scrivere per la rivista Vanity Fair una serie di racconti brevi, ispirati da una parola per oggi lettera dell’alfabeto, che ora sono diventati un libro Vocabolario dei desideri (Neri Pozza, 110 pagine, 18 euro, traduzione di Raffaella Scardi dall’ebraico) con le illustrazioni di Pax Paloscia. Nevo, con la consueta abilità nel tessere mosaici di storie, parte dalla parola desiderio per esplorare un ampio spettro dei sentimenti e delle relazioni umane.

“Per un pugno di like”: intervista a Simone Cosimi

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Tra le riconfigurazioni portate dall’avvento dei social network (un fatto su cui ormai è possibile avviare un discorso critico anche in senso storico, considerando che dalla fondazione di Facebook sono passati ormai più di quindici anni), la questione del “likable”, dei “mi piace” da assegnare o ricevere nelle innumerevoli interazioni quotidiane, è assolutamente centrale. Forse, in un senso psicologico-antropologico, è persino la più delicata e interessante.

A questo argomento, e alle direzioni che stanno prendendo piattaforme come Facebook, Instagram, Twitter, Simone Cosimi, giornalista per Wired, Esquire, Vanity Fair e altre testate, ha dedicato un saggio approfondito e snello, da leggere per farsi un’idea su aspetti che… piaccia o non piaccia fanno parte (e non da oggi) delle nostre vite.

Un altro giorno di morte in America: intervista a Gary Younge

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«Il razzismo è un virus insidioso che muta per adattarsi al corpo politico nel quale si annida. La discrepanza di reddito tra i bianchi e i neri è più importante oggi di quanto non lo fosse nel 1963, all’epoca della marcia su Washington, mentre le scuole del Sud sono più segregate ora di quanto non lo siano state negli ultimi quarant’anni», scrive Gary Younge, britannico classe 1969, nel libro pluripremiato Un altro giorno di morte in America (add editore, 350 pagine, 18 euro, traduzione di Silvia Manzio).

Younge, per oltre un decennio corrispondente di punta negli Stati Uniti del quotidiano The Guardian, di cui ora è editorialista insieme ad altre testate come The Nation e The New York Review of Books, ha una cattedra di sociologia all’Università di Manchester ed è attualmente visiting professor presso la London South Bank University.

Stregati: “Città sommersa” di Marta Barone

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Questa intervista è uscita sul quotidiano Libertà, che ringraziamo.

Il viaggio di Libertà alla scoperta dei libri dei 12 semifinalisti del Premio Strega, che stiamo conducendo grazie al prezioso supporto della libreria Fahrenheit 451 di Sonia Galli, prosegue con “Città Sommersa” di Marta Barone. Il suo racconto comincia a prendere forma quando un giorno dall’armadio di sua madre emergono dei vecchi documenti, copie degli atti di un processo in cui il padre, Leonardo Barone, viene accusato di partecipazione a banda armata.

Stregati: “Giovanissimi” di Alessio Forgione

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Continuiamo a pubblicare la serie di interviste realizzate da Barbara Belzini per il quotidiano Libertà agli autori dei libri entrati in dozzina al Premio Strega di quest’anno: ringraziamo la rivista e l’autrice.

Il nuovo appuntamento con i libri dei 12 semifinalisti del Premio Strega, che stiamo conducendo grazie al prezioso supporto della libreria Fahrenheit 451 di Sonia Galli, è dedicato a “Giovanissimi” di Alessio Forgione, un romanzo che parte lento e poi cresce portandoci nell’adolescenza del protagonista Marco detto “Marocco”, che da quando la madre se n’è andata vive solo con il padre, a Soccavo, un quartiere di Napoli.