Intervista a Susanne Bier

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Pubblichiamo un’intervista di Lorenza Pieri, uscita su Doppiozero, alla regista danese premio Oscar Susanne Bier.

di Lorenza Pieri

Quiz: quante registe donna riconosciute internazionalmente conoscete, di quelle che hanno vinto un Oscar con un loro film? Forse ai più verrà in mente un nome solo.

Ecco, l’altro è quello della danese Susanne Bier, una delle più importanti registe contemporanee, vincitrice nel 2011 con In un mondo migliore dell’Oscar come miglior film straniero, di un Golden Globe e dell’European film Award, più di un’altra sfilza di riconoscimenti per i suoi film precedenti.

Perché non sia famosa come merita verrà fuori in qualche modo anche dalla conversazione che ho avuto il piacere di fare con lei a Roma, per il lancio del suo nuovo film, Love is all you need, una commedia romantica originale e non priva di risvolti drammatici, con Pierce Brosnan come protagonista insieme alla bella Trine Dyrholm, eclettica musa della Bier.

Un’intervista continiana a Rosanna Bettarini

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È di qualche giorno fa la notizia della scomparsa della filologa Rosanna Bettarini. La ricordiamo con un’intervista di Alessandro Beretta uscita in forma ridotta sul Corriere Milano.

di Alessandro Beretta

Ieri è mancata a Firenze Rosanna Bettarini, aveva 74 anni ed era considerata “la signora della filologia italiana”. Allieva di Gianfranco Contini, professoressa di filologia della letteratura italiana nella Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Firenze, era esperta del Petrarca Volgare ed è stata dal 2006 presidente del Premio Viareggio – Repaci fino al marzo scorso. Qui di seguito un’intervista apparsa in forma ridotta per le pagine milanesi del Corriere della Sera. L’occasione era l’inaugurazione della mostra “Il bello e il vero. Petrarca, Contini e Tallone tra filologia e arte della stampa” presso l’Università Cattolica di Milano, organizzata per il centenario della nascita del critico e dedicata all’edizione del Canzoniere curata da Contini per lo stampatore Tallone nel 1949. Rosanna Bettarini intervenne con una testimonianza sul suo rapporto con Contini di cui era stata allieva e le domande che le rivolsi vertevano su quel tema. La mostra continiana, intanto, prosegue fino al 5 gennaio presso la Biblioteca Civica “G. Contini” di Domodossola, dove nacque il critico. Contini e Bettarini, insieme, hanno curato L’opera in versi di Eugenio Montale, volume splendido e monumentale, apparso nel 1980 quando il poeta era ancora in vita e ormai introvabile.

#ScatolaNera 4: L’ultima intervista di Richard Yates

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Pubblichiamo il resoconto dell’ultima intervista che Richard Yates concesse poche settimane prima di morire a Scott Bradfield, giornalista dell’Independent. Questo pezzo è uscito nel 1992 ed è stato ripreso sul sito di minimum fax nel 2003, anno di pubblicazione di Revolutionary Road.

di Scott Bradfield

Richard Yates è stato lo scrittore americano di romanzi e short story più importante del dopoguerra, ma era un uomo estremamente difficile da avvicinare. Non pubblicava un libro da sei anni, e nessuno delle sue opere era in catalogo in Gran Bretagna. Ma nel 1989 ne erano state ripubblicate tre dalla divisione americana della Vintage, così chiamai loro. Telefonai quattro volte senza concludere nulla. Alla fine mi diedero il numero di un agente newyorkese, ma era fuori uso. Chiamai un’altra volta per sapere se fossero minimamente interessati ad aiutarmi a scrivere un articolo su un loro autore. Non lo erano.

Alla fine rintracciai Richard Yates a Tuscaloosa, sede dell’Università dell’Alabama, dove aveva insegnato l’anno prima per un breve periodo di tempo. Lo chiamai dall’appartamento di mio fratello a Chicago. “Grazie per essersi ricordato”, mi disse. La sua voce era rauca, e respirava con difficoltà: “Sono stato poco bene, sa, e dovrei ricoverarmi per alcuni giorni al V.A. Hospital, ma mi piacerebbe molto fare l’intervista, mi piacerebbe davvero”.
 Il giorno dopo lo chiamai di nuovo. Aveva appena saputo che il piccolo intervento chirurgico cui doveva sottoporsi era stato rinviato di alcune settimane: potevamo incontrarci.

Perdersi è meraviglioso, di David Lynch

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Pubblichiamo un estratto da Perdersi è meraviglioso. Interviste sul cinema di David Lynch e vi ricordiamo il doppio appuntamento dedicato al regista: stasera alla Santeria a Milano con il traduttore Francesco Graziosi e Marco Rossari e domenica al Pisa Book Festival.

Un’intervista a David Lynch
di Kristine McKenna

La seguente conversazione con David Lynch ha avuto luogo nella sua casa sulle colline di Hollywood la mattina dell’8 marzo 1992. Il giorno in cui abbiamo parlato, Lynch era appena tornato a Los Angeles da New York, dove aveva lavorato insieme al compositore Angelo Badalamenti alle musiche dell’imminente adattamento delle sua serie televisiva I segreti di Twin Peaks; il giorno seguente doveva ripartire per Berkeley, dove trascorrerà i prossimi mesi a missare il sonoro del film. Lynch è perennemente in viaggio, e non sorprende che la sua vasta casa a più piani dia la sensazione di una dimora il cui occupante è via per buona parte del tempo. È quasi spoglia – qualche sedia anni Cinquanta, un divano basso e un tavolino – dipinta con colori spenti, e non c’è nulla alle pareti (di recente Lynch ha comprato due stampe della sua fotografa preferita, Diane Arbus, ma non le ha appese). Nella cucina si trovano la sua preziosa macchina del cappuccino insieme a pile ordinate di copioni, video e libri. È la casa di un uomo indaffarato: non c’è alcuna traccia di ozio e relax.

Intervista a Emmanuel Carrère

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All’albergo degli scrittori questa volta l’ospite è Emmanuel Carrère. Si dà il caso che è uno che vale la pena incontrare. E poi dovrebbe essere una persona disponibile. Nel suo ultimo libro descrive di quando, giovane appassionato di cinema, fu ricevuto dal regista Werner Herzog per un’intervista; l’autore tedesco lo trattò così male da aver originato quello che somiglia molto a una specie di trauma. Insomma, c’è da dubitare che Carrère voglia passare a sua volta per uno stronzo. Secondo Les Inrockuptibles è uno dei migliori autori francesi viventi.

Jennifer Egan: dal quaderno a Twitter

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Pubblichiamo un’intervista di Elena Stancanelli, uscita su Repubblica, a Jennifer Egan. Da oggi al 31 ottobre tutte le sere dalle 22 il racconto Scatola Nera di Jennifer Egan verrà “twittato” dallaccount minimum fax. Su minima & moralia ogni mattina un post con la puntata della sera precedente. E dal 1 novembre il racconto sarà disponibile esclusivamente in ebook. (Immagine: Pieter M. van Hattem.)

Jennifer Egan è una scrittrice americana di impressionante bravura. È nata nel 1962 a Chicago, e l’anno scorso ha vinto il premio Pulitzer con il suo quinto romanzo, A Visit from the Goon Squad, pubblicato in Italia da minimum fax col titolo Il tempo è un bastardo (traduzione di Matteo Colombo).

“Fare gli stronzi in amore è facilissimo”

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Pubblichiamo un’intervista di Laura Eduati, uscita su Gli Altri, a Barbara Alberti. (Immagine: Robert Doisneau.)

Ventotto anni di posta del cuore. Tormenti, rovelli, interrogativi ai quali Barbara Alberti risponde in punta di fioretto, come un’amazzone dell’amore, convinta che troppo spesso ci accontentiamo di passioni tristi, usando il tradimento come pallido «succedaneo», senza nemmeno sapere come gestire una storia di solo sesso. Uomini e donne senza coraggio che invece avrebbero come unico obbligo quello di sedere uno di fronte all’altro e raccontarsi i propri fantasmi e le proprie aspirazioni. Un dato è certo: non ci riusciamo quasi mai. Irragionevolmente scegliamo «l’onanismo anche spirituale», relazioni annoiate, e soprattutto andiamo nella direzione opposta rispetto alla liberazione femminile. Così Alberti, donna elettrica, si accende di rabbia come una professoressa ormai stanca di correggere lo stesso refuso. E tuttavia, al contrario di una professoressa, ironicamente ammette: «Più rispondo alle lettere e meno capisco».

Pericolose separazioni

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Pubblichiamo un’intervista di Elena Stancanelli, uscita su Repubblica, a Marina Abramovic.

Sostiene Marina che l’arte è l’ossigeno della nostra società. Essere artisti è una cosa seria, un impegno che pretende dedizione e coraggio. Serve una vita seriamente organizzata, perché il talento non si disperda. Abramovic padre era un militare e Marina è cresciuta  nel culto  della disciplina. Così qualche anno fa ha deciso di scrivere un decalogo, raccogliendo  consigli per artisti. Il primo punto del Manifesto per la vita di un artista riguarda i precetti per una vita sentimentale che non intralci la professione. E dice: un artista dovrebbe evitare di innamorarsi di un altro artista/ un artista dovrebbe evitare di innamorarsi di un altro artista/ un artista dovrebbe evitare di innamorarsi di un altro artista. Posso chiederle il perché di tanta insistenza? Cosa accade a chi trascuri questa avvertenza?

La pratica viene prima della teoria

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Pubblichiamo un’intervista di Nicola Ruganti e Nicola Villa, uscita sul numero 11 della rivista Gli Asini, a Sandro Bonvissuto. (Immagine: Paul Klee.)

di Sandro Bonvissuto

incontro con Nicola Ruganti e Nicola Villa

 Il sintagma perfetto

La mia regola, una regola che vale, del resto, per tutte le cose della vita, è questa: togliere invece che aggiungere. Da un punto di vista stilistico perseguo proprio la sottrazione e non mi stancherò mai di ripeterlo, perché il sintagma perfetto è il massimo del senso e il minimo delle parole necessarie a esprimerlo. Non credo serva accumulare nella scrittura, poiché la forza dell’autore è quella di cogliere un pensiero in modo dritto, giusto e asciutto, il resto è un’arcadia. La sfida di questo mio Dentro è stata riuscire a consegnare un’opera che rispettasse questa regola del “togliere”.

Tommaso Puzzilli ha fatto carriera

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Pubblichiamo un’intervista uscita sul «Mucchio» di settembre, a Walter Siti.

di Tito Lima

Incontriamo Walter Siti nel suo appartamento a Prati, a pochi passi dai musei vaticani. Tra qualche settimana lascerà Roma per trasferirsi a Milano. È una torrida giornata d’estate. Nel pomeriggio i sismografi registrano una piccola scossa di terremoto nella capitale. Di altri terremoti, dell’anima e del corpo, e del potere del denaro nell’ultimo romanzo Resistere non serve a niente si occupa da sempre Siti, instancabile indagatore dell’uomo, italiano in particolare: ecco un grande autore contemporaneo.

Abbiamo il “vantaggio” di fare questa chiacchierata a qualche tempo dall’uscita di Resistere non serve a niente. Diversi commentatori si sono soffermati sul suo romanzo cogliendovi soprattutto un eccesso di pessimismo. Si aspettava questo tipo di reazione dominante?