Il teologo che sogna la Chiesa del Concilio

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Pubblichiamo un’intervista di Francesco Pacifico, uscita su «Repubblica», a Matthew Fox, autore del libro «La guerra del papa – perché la crociata segreta di Ratzinger ha compromesso la Chiesa (e come questa può essere salvata)» (Fazi).

Matthew Fox, americano, teologo ed ex domenicano, si era fatto riscoprire in Italia l’anno scorso con In principio era la gioia, un libro felice tutto improntato alla riscoperta della tradizione cristiana dell’amore per la natura – da Tommaso a San Francesco a Meister Eckhart, contro l’ossessione del peccato originale. La guerra del papa – perché la crociata segreta di Ratzinger ha compromesso la Chiesa (e come questa può essere salvata) (Fazi, 2012) è invece teso e oscuro. Qui Fox smonta pezzo a pezzo la vita e l’operato di Ratzinger, l’uomo che dopo una disputa durata tutti gli anni Ottanta ha allontanato Fox dall’insegnamento e dall’ordine domenicano nel 1993.

Criminalità dei potenti e deriva del sud

CAPACI

In occasione del ventennale della strage di Capaci, pubblichiamo un’intervista di Antonello Castellano, uscita su Narcomafie, a Roberto Scarpinato, procuratore capo di Caltanissetta e autore insieme a Saverio Lodato del libro «Il ritorno del principe» (Chiarelettere).

di Antonello Castellano

«Pensare un’azione antimafia realmente efficace in un contesto di sgretolamento dei diritti è una contraddizione in termini». Ne è convinto Roberto Scarpinato, procuratore capo di Caltanissetta, che abbiamo intervistato a Torino in occasione della presentazione del suo ultimo libro, Il ritorno del Principe. Per Scarpinato la lotta alle mafie sarà poco incisiva finché il potere continuerà a tutelare il suo lato “osceno”. «Si potrebbero arrestare tutti i giorni centinaia di affiliati con la certezza che il giorno dopo verrebbero prontamente sostituiti».

Perché la nostra mente è come una sinfonia

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Pubblichiamo l’intervista di Marco Filoni, uscita su «Repubblica», al neuroscienziato Antonio Damasio sul suo libro «Il sé viene alla mente» (Adelphi).

Una delle capacità del nostro cervello è quella di creare mappe. Ma se dovessimo creare noi una mappa del nostro cervello, in grandi parti dovremmo scrivere: hic sunt leones. Il cervello è un territorio impervio e in gran parte sconosciuto. Alcuni scienziati, come esploratori coraggiosi, tentano di conquistare terreno per scoprire il funzionamento di questo splendido, misteriosissimo organo. Antonio Damasio è uno di questi. Anzi, è forse il più audace e temerario degli esploratori. Neuroscienziato di fama mondiale, nato a Lisbona, oggi insegna a Los Angeles dove dirige anche il Brain and Creativity Institute. Deve la sua notorietà ai suoi studi sulla fisiologia delle emozioni, sulla memoria e sull’Alzheimer, nonché ai suoi fondamentali libri (tradotti in Italia da Adelphi). In questi giorni è a Venezia, dove stasera ritirerà il Premio Bauer-Ca’ Foscari e inaugurerà la rassegna di incontri internazionali “Incroci di Civiltà”. Proprio oggi esce per Adelphi anche il suo ultimo libro, Il sé viene alla mente, un libro su come il cervello costruisce la mente cosciente.

La crisi sociale del capitalismo

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Attività economiche flessibili e strutture sociali fortemente burocratizzate: per il sociologo Richard Sennett sono queste le cause della crisi sociale ed economica. Per uscirne, l’autore di «Insieme» suggerisce la via della cooperazione, delle relazioni informali, delle strutture opache e ambigue. Pubblichiamo l’intervista di Giuliano Battiston uscita in forma ridotta sull’«Unità».

Tra i più noti e stimati intellettuali contemporanei, il sociologo americano Richard Sennett negli anni Novanta ha studiato le conseguenze del nuovo capitalismo sulla vita personale, come recita il sottotitolo di uno dei suoi testi più celebri, L’uomo flessibile (Feltrinelli 1999). Da alcuni anni invece, dopo aver preso in esame il modo in cui l’autorità è organizzata nella sfera pubblica, ha deciso di interrogarsi su quelle pratiche concrete, abilità tecniche e doti sociali che – se esercitate – possono arginare e rovesciare la cultura del nuovo capitalismo. Insieme, appena uscito per Feltrinelli nella traduzione di Adriana Bottini (pp. 336, euro 25), è il secondo volume di una trilogia dedicata a questa ambiziosa esplorazione inaugurata con L’uomo artigiano (Feltrinelli 2009). Ne abbiamo discusso con l’autore, incontrato a Roma nell’ambito di una conferenza della Scuola del Sociale della Provincia di Roma.

Uno spettro si aggira per il mondo, lo spettro dei contadini

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Pubblichiamo un’intervista di Giuliano Battiston a Silvia-Pérez Vitoria, economista, sociologa e documentarista,  uscita sul numero di marzo della rivista «Lo Straniero».

Un “tentativo di rivisitare la storia e il ruolo della classe contadina nelle nostre società”. Questo, secondo le parole dell’economista e sociologa Silvia Pérez-Vitoria, documentarista e già curatrice di Disfare lo sviluppo per rifare il mondo (Jaca Book 2005), l’intento principale di Il ritorno dei contadini (Jaca Book 2009), un libro di qualche anno fa che era un invito appassionato a riflettere sugli effetti devastanti del modello dell’agricoltura industriale in un pianeta dalle risorse limitate. Un modello espansionistico, ottusamente produttivista, che ci ha condotto “in un vicolo cieco: economico, sociale, ambientale, politico, ecologico”. E al quale si può rispondere facendo affidamento alle pratiche e ai saperi di quei milioni di contadini che “non vogliono scomparire”, e che, “anzi, alzano la voce e intendono far conoscere il loro punto di vista sulla società”.

Intervista a Tullio De Mauro

L’intervista uscita per «il Messaggero» di Matteo Nucci a Tullio De Mauro, che lo scorso 31 marzo ha compiuto ottanta anni.

«A inizio Novecento, Giolitti capì che il Paese aveva bisogno di istruzione. Da Presidente del Consiglio, scelse un Ministro forte, Vittorio Emanuele Orlando, e nacque la scuola elementare italiana. Oggi, avremmo bisogno di un capo del governo del genere, uno che in prima persona voglia reimpostare la politica scolastica e culturale del Paese. Per puntare davvero sulla produttività. Mi pare però che ne siamo ben lontani». Tullio De Mauro compie 80 anni e festeggia facendo quel che ha sempre fatto. Massimo linguista italiano, Ministro dell’istruzione per tredici mesi, non ha mai smesso di riflettere sullo stato di salute del sistema scolastico e universitario italiano. E oggi dice: «La scuola può salvarsi. L’Università l’hanno fatta a pezzi. Della ricerca è quasi inutile parlare. È evidente a moltissimi esperti di economia che stiamo già pagando, in termini di produttività, un deficit di ricerca. Ma nessun politico ne parla. Eppure all’estero, Sarkozy e Hollande si sfidano sull’istruzione; Obama per vincere punta sull’istruzione; la Merkel taglia i fondi su tutti i settori e quel che risparmia lo redistribuisce all’Istruzione. Qui invece si demanda a un Ministro come se fosse materia di un solo Ministero. Da Monti non ho sentito una parola. E, per la verità, non ne ho sentita una da nessun altro politico, con l’eccezione, davvero solo verbale, di Vendola».

Intervista a Sumana Sinha

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Un’intervista di Tiziana Lo Porto alla scrittrice indiana esule in Francia, Sumana Sinha, uscita in forma ridotta su «D-Repubblica». La foto è di Gianluca Rondinini.

Indiana di nascita, parigina d’adozione, Sumana Sinha è nata a Calcutta nel 1973 e ha ottenuto la celebrità in Francia lo scorso agosto con un libro audace e bello che a un poema in prosa di Baudelaire prende in prestito il titolo. Assommons les pauvres! (A morte i poveri! nella bella traduzione italiana di Tommaso Gurrieri che il 21 marzo sarà in libreria per Barbès) è il racconto di un’esperienza vissuta in prima persona come interprete presso l’Ofpra (Office français de protection des réfugiés et apatrides), autorità francese incaricata di garantire l’applicazione di convenzioni e accordi internazionali riguardanti la protezione dei rifugiati e degli apolidi. Un ufficio che si trova a Fontenay-sous-Bois, a una decina di chilometri a est della capitale francese, banlieue parigina dove ogni giorno si affollano immigrati di ogni paese e città del mondo, con le loro storie (vere, verosimili o totalmente false) di potenziali rifugiati in cerca di protezione.

Intervista a Scott e Zelda Fitzgerald

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Il 26 marzo 1920 Francis Scott Fitzgerald pubblicava il suo primo romanzo, «Di qua dal paradiso». Noi oggi ricordiamo Fitzgerald (e la sua musa e moglie e amante: Zelda) in tre diversi modi. Pubblicando un’intervista inedita in Italia, in cui Scott e Zelda parlano vicendevolmente l’uno dell’altra, e per la quale ringraziamo Tiziana Lo Porto, la mamma di Superzelda che l’ha scovata e l’ha tradotta appositamente per noi. 
Mettendo on line le prime pagine di «Di qua dal paradiso» nella nuova traduzione di Veronica Raimo. Con infine il resoconto del dietro le quinte di «Superzelda», attraverso il quale Tiziana Lo Porto e Daniele Marotta raccontano come hanno realizzato la loro graphic novel.

Intervista a Scott e Zelda Fitzgerald

traduzione di Tiziana Lo Porto

Patate riso e cozze:
fine della primavera pugliese?

Al principio furono la D’Addario e Tarantini. Poi lo scandalo-sanità. Quindi quello legato alla squadra di calcio. Adesso tocca a Michele Emiliano, mentre il Petruzzelli viene commissariato. Sembrerebbe che la primavera pugliese rischi di fare la fine di ciò che fu quella della Campania.

Repubblica-Bari sta dedicando in questi giorni una sezione del cartaceo e del proprio sito internet al cono d’ombra dentro il quale sembra essere precipitata la regione che, fino a qualche tempo fa, era un simbolo di rinnovamento per l’intero meridione.

Qui intanto l’intervista di “Repubblica-Bari” a Nicola Lagioia

Cosa risponde all’sos Bari di Valentini? 

Spaghetti e surf: Van Parijs replica alla Fornero

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Secondo la ministra del lavoro, in Italia “con un reddito base la gente si siederebbe e mangerebbe pasta al pomodoro”. Per risponderle, ecco un’intervista di Giuliano Battiston a Philippe Van Parijs, del Basic Income Earth Network, che abbiamo trovato sul sito di sbilanciamoci.info e che è tratta dal volume «Per un’altra globalizzazione» (Edizioni dell’Asino).

Prima di capire le ragioni per cui dovremmo fare nostra l’idea di “versare a tutti i cittadini, incondizionatamente, un reddito di base cumulabile con ogni altro reddito”, valutiamo le obiezioni più comuni, tra cui quella – già avanzata da Marshall in un diverso contesto – che i diritti di cittadinanza debbano accompagnarsi a delle contropartite, a dei doveri; che ci debba essere un legame tra reddito e lavoro; che la concessione del reddito vada condizionata a un contributo produttivo, o alla volontà di darlo. Come lei ricorda ne «Il reddito minimo universale», soprattutto nell’Europa continentale è forte il modello “bismarckiano” “conservator-corporativista” della protezione sociale, l’idea che la previdenza sociale sia legata al lavoro e allo statuto di salariato del cittadino. Mentre nel saggio «Il basic income e i due dilemmi del Welfare State» riconosce che la parziale “disconnessione tra il lavoro e il reddito richiederebbe un radicale ripensamento” culturale, anche in quei pochi partiti di sinistra che ancora oggi riconoscono nel lavoro un tema centrale della loro agenda politica. Come favorire questo ripensamento? E come risponde alle obiezioni menzionate?