Un libro sull’Italia o parla di mafia o non ha successo

Gay Talese, 79 anni, pioniere del new journalism con Mailer e Capote, è stato ospite qualche settimana fa al Festival di Massenzio e in quella occasione Stefano Ciavatta lo ha intervistato per Linkiesta. Noi vi riproponiamo la sua intervista.

Gay Talese, l’ex fattorino del New York Times figlio di immigrati dalla provincia di Catanzaro, pioniere del new journalism insieme a Norman Mailer, Truman Capote e Tom Wolfe, giornalista per il NYT, Times, New Yorker, Haper’s Magazine, Esquire, sta girando l’Europa per un ciclo di incontri e lezioni.

Intervista a Michael Stipe e Mike Mills

Questa intervista è uscita per Rolling Stone.

Ho così tanti ricordi legati ai REM che mentre passeggio nella neve, scivolando sui marciapiedi ghiacciati, per andare ad ascoltare Collapse Into Now e intervistare Michael Stipe e Mike Mills al Gramercy Park Hotel di New York, mi vengono le lacrime agli occhi. Ho praticamente imparato l’autostima dalle mosse di Stipe sul palco e nei video, ho corteggiato per anni la stessa donna associando a lei – a volte a sua insaputa a volte no – Be Mine, Tongue, (Don’t Go Back To) Rockville, At My Most Beautiful, Electrolite.

Perché per rinnovare l’Italia può essere fondamentale amministrare bene le città

Aspettando i risultati delle elezioni amministrative, riportiamo un’intervista che Francesco Raparelli ha fatto a Walter Tocci sulla free-press “Dinamo” lo scorso anno. È una disamina analitica di possibilità e responsabilità della amministrazioni di sinistra in Italia, da parte di chi della cosiddetta “stagione dei sindaci” fu uno dei protagonisti – a livello di elaborazione teorica, […]

Nell’Africa del Nord la partita è aperta: intervista a Olivier Roy

islam

Questa intervista è uscita nel numero di aprile dello Straniero

Per il politologo Olivier Roy, nato nel 1949 a La Rochelle, sulla costa atlantica francese, il primo vero incontro con l’Islam e il “Medio Oriente” è avvenuto a soli diciannove anni, quando – militante di un partito della sinistra extraparlamentare e aspirante studente alla École Normale Supérieure di Parigi – decise di mettere in pratica il persiano imparato da autodidatta, con un viaggio di tre mesi in Afghanistan.

Intervista a Silvia Pareschi, traduttrice di Jonathan Franzen

Silvia Pareschi racconta l’esperienza di tradurre Jonathan Franzen. Estratto di un’intervista pubblicata su Studio, bimestrale di approfondimento culturale, fresco di uscita.

di Fabio Guarnaccia

Lo scorso settembre, sulla scia delle prime critiche a Freedom, ho sentito il bisogno di rileggere Le correzioni. Nonostante lo avessi amato moltissimo, non mi era più capitato di leggere Franzen, fatta eccezione per qualche saggio. A parte confermare l’entusiasmo provato anni prima, la rilettura aveva messo in moto altro.

Il lamento di Bloom

Vi riproponiamo un’intervista uscita qualche tempo fa sul Corriere della Sera, di Farkas Alessandra al celebre critico letterario americano Harold Bloom.

NEW YORK – «Un anno fa sono caduto, spezzandomi tutte le vertebre della schiena. I dottori mi avevano dato per morto, ma eccomi qua». Gli occhi chiaro-cangiante di Harold Bloom sono pieni di tristezza mista a pudore mentre cerca di giustificare quel bastone, ormai inseparabile, cui s’ aggrappa per sostenere il peso degli anni e le angherie di un fisico che non vuol saperne di rincorrere i ritmi ancora frenetici della sua straordinaria mente.

Ellis

di Francesco Pacifico

Incontro Bret Ellis a Milano, ultima tappa del tour mondiale di Imperial Bedrooms, il romanzo con cui riprende i personaggi del suo esordio epocale, Meno di zero, e con cui conclude una fase della sua carriera dopo altri libri chiave della nostra epoca come American Psycho e Glamorama, ossia i sussidiari grotteschi rispettivamente degli anni Ottanta e degli anni Novanta. Lo aspetto nella Sala Verdi del Grand Hotel et de Milan, dietro la Scala: questa un tempo era la suite di Verdi, ed è ancora arredata a dovere, con sediole di legno laccato, gran specchi e luci gialle e il ritratto del compositore.

Everybody loves Michael

Francesco Pacifico intervista Michale K. Williams, attore di The Wire, per la nuova rivista Studio, diretta da Federico Sarica.

Che Michael Williams parli lentamente al telefono per farsi capire da uno straniero è veramente un buon segno. Artisti americani cresciuti in luoghi ben più esposti all’esistenza dello straniero di quanto non fosse la Brooklyn degli anni Settanta e Ottanta

Intervista a Shlomo Sand

bandiera israele

Volevo scrivere un libro che avesse solidità storica ma conclusioni politiche, perché sono uno storico, e in quante tale sono tenuto a cercare la verità, ma rimango comunque un cittadino israeliano, vittima di una politica identitaria statale del tutto catastrofica.

Così Shlomo Sand, professore di Storia contemporanea all’Università di Tel Aviv, ci presenta il suo ultimo lavoro, L’invenzione del popolo ebraico (Rizzoli, pp. 540, euro 21.50, traduzione di Elisa Carandina). Un testo che in Israele, come in molti dei paesi in cui è stato tradotto, ha alimentato discussioni spesso virulente, facendo meritare al suo autore la “ferocia accademica degli storici autorizzati’”.

Lo storytelling in scatola

Quarto appuntamento con i dispositivi non narrativi piegati alla narrazione. L’opera del wunderkammerista milanese Von Balthasar AKA Edgar Vallora. Un’intervista.

Cabinets de curiosités. Wunderkammer, le camere o gli armadi dove nobili e uomini di scienza raccoglievano le stranezze del mondo. Antenati dei musei ma distanti dal rigore positivista di questi: piuttosto, scatole magiche che contengono visioni.