Milano malìa: Una conversazione con Alberto Rollo

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di Giulia Cavaliere

Questo pezzo è uscito su Linus, che ringraziamo.

Un’educazione milanese è l’opera prima di Alberto Rollo, mi­lanese, che di libri ne ha fatti nascere molti ma sempre scritti e firmati da altri. Oltre vent’anni trascorsi in Feltrinelli, di cui è stato direttore letterario, oggi è approdato in Baldini e Castoldi. Nel frattempo guadagna il suo posto meritatissimo nella cinquina del Premio Strega, con un racconto milanese che va ascritto nella rosa della migliore letteratura mai pro-dotta intorno e dentro la città. Lo sottraggo al vortice della vita a Casa Bellonci (dove ha sede la fondazione che organizza il Premio Strega, il cui vincitore sarà già noto nei giorni in cui ci troverete in edicola, Ndr) per una colazione dalle parti di Por­ta Romana, a Milano, con l’intento di farmi condurre nelle viscere della città, usando il libro come mappa politica ed emotiva.

Nell’introduzione scrivi che Milano ha sempre faticato a dirsi: dove vanno cercati i motivi di questa difficoltà?

Certamente è una metropoli complicata, con un’identità ur­bana sempre più lontana e una più vicina e complessissima identità metropolitana. Il conflitto, per esempio, tra «mene­ghinità» e milanesità è enorme perché la prima non riesce in alcun modo a includere tutto ciò che Milano ha continuato a essere e l’altro aspetto i narratori tendono a descriverlo co­me fondale e non come anima. O siamo troppo folclorici o siamo quelli che «la sterminata e disperata periferia milane­se…», c’è in mezzo qualcosa che è difficile da dire, io a ogni giro di pagina mi sono ripetuto: «vedi dove metti i piedi!», lascia che parlino la tua biografia e quella della città.

Storie viste dal buco: intervista a Anna Llenas

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Questo pezzo è apparso su Robinson – la Repubblica, che ringraziamo.

Barcellona. Racconta Anna Llenas che per creare Il buco (Vacío in spagnolo, El buit in catalano, in Italia pubblicato da Gribaudo nella traduzione di Daniela Gamba) ha impiegato cinque anni.

Vivere in Grecia durante la crisi: intervista a Petros Markaris

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Dal nostro archivio, un pezzo di Graziano Graziani apparso su minima&moralia il 25 novembre 2013.

Questa intervista, uscita su Lo Straniero di ottobre, fa parte del materiale raccolto in Grecia lo scorso giugno per il radio-documentario Odissea Grecia. Viaggio ai tempi della crisi, che raccoglie storie di persone che hanno reiventato il loro lavoro e i loro consumi a causa della crisi. Dalla sanità alle fabbriche, dai mercati solidali alle precarietà degli artisti e dei lavoratori della conoscenza. Il documentario sarà in onda da lunedì 25 a venerdì 29 novembre, alle 19,45, per il programma Tre Soldi. Si può riascoltare in streaming o podcast alla pagina www.3soldi.rai.it. (Foto: Ilaria Scarpa.)

Alcuni anni fa, quando Petros Markaris ha annunciato che avrebbe scritto una trilogia sulla crisi in Grecia, una giovane giornalista gli aveva domandato se era davvero convinto che la congiuntura economica negativa sarebbe durata così a lungo. Oggi che «La resa dei conti», l’ultimo dei tre romanzi, è uscito già da alcuni mesi in molti paesi d’Europa, Markaris ha cominciato a scrivere un quarto romanzo che costituirà l’epilogo della sua trilogia. Una coda necessaria, perché secondo lo scrittore greco ci troviamo oggi – nel 2013 – nel momento di apice della crisi, nonostante ci venga raccontato il contrario. E non c’è segnale credibile che la situazione possa migliorare a breve.

Nel suo ultimo romanzo ritrae una Grecia dove padri e figli sono su fronti contrapposti, impegnati in un conflitto insanabile. È davvero così?

È il terzo libro della trilogia, con il quale volevo provare a fare una “resa dei conti”. Noi in Grecia odiamo fare bilanci e rese dei conti. Nemmeno dopo la guerra civile del 1949 siamo stati in grado di farlo, di guardare davvero a cosa avevamo fatto e cosa non avevamo fatto. La stessa cosa avviene con la generazione del Politecnico, quella che ha guidato la protesta contro la dittatura dei Colonnelli. Invece è importante capire dove ha sbagliato la generazione del Politecnico, che oggi guida la Grecia e all’epoca, invece, era il simbolo della resistenza. Quella generazione ha conquistato i ruoli chiave nel Paese, soprattutto per quanto riguarda l’amministrazione pubblica, l’università e i sindacati, guadagnando sempre più potere. Ma ha usato le istituzioni in modo sbagliato, per guadagni e tornaconti personali o di partito. È stato questo il suo grande errore, quello ci ha portato alla Grecia di oggi. Il risultato di tutto questo è che i figli di quella generazione si trovano ad affrontare una disoccupazione giovanile del 55%. Quanto pensiamo che ci vorrà prima che questi ragazzi chiederanno conto ai loro padri di ciò che hanno fatto? È uno scontro che prima o poi avrà luogo. Questo racconta il mio libro.

Intervista a Zerocalcare

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Dal nostro archivio, un’intervista di Iacopo Barison a Zerocalcare apparsa su minima&moralia il 23 gennaio 2014.

(L’immagine è tratta da Ogni maledetto lunedì di Zerocalcare)

Ormai, Zerocalcare è un fenomeno consolidato. Per forza di cose, tutti noi dobbiamo farci i conti. È inevitabile, non si può più criticarlo a priori o bollarlo come impostore: Zerocalcare è una realtà tangibile.

Nonostante ciò, è il tipo che ti invia un sms e ti scrive: “Scusa, stavo dando ripetizioni. Per l’intervista, facciamo quando vuoi”. È il tipo che si imbarazza quando gli fai un complimento – anzi, si difende proprio, mette su uno scudo di umiltà e paranoia e rifugge dai tuoi giudizi entusiasti. È anche il tipo che si rifiuta di commercializzare i gadget, che non vuole andare in televisione, che non disegna strisce sui quotidiani.

Niente sembra smuoverlo, niente sembra cambiarlo, nemmeno la notizia che Valerio Mastandrea dirigerà il film de La profezia dell’armadillo.

Io gliel’ho detto, prima dell’intervista: “Se trovassi una t-shirt coi tuoi disegni, non penserei che sei un venduto. Anzi, la comprerei di sicuro”.

“Anche no”, mi ha risposto, poi abbiamo continuato a parlare.

Intervista a Vila-Matas: la mia ossessione? non la letteratura ma la vita

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Dal nostro archivio, un’intervista di Ana Ciurans a Enrique Vila-Matas uscita su Blow Up e apparsa su minima&moralia il primo febbraio 2011.

di Ana Ciurans

La parte migliore della biografia di uno scrittore non è il catalogo delle sue avventure, ma la storia del suo stile. Non a caso, questa la frase di Vladimir Nabokov che campeggia sul sito di Vila-Matas alla voce biografia. Perché per lo scrittore, traduttore, giornalista, saggista e adoratore della poesia, Enrique Vila-Matas stile, vita e letteratura non sono scindibili. Nato a Barcellona il 31 marzo 1948 e con un curriculum letterario da brivido (in Spagna i premi Herralde e Rómulo Gallegos, in Italia Flaiano, Elsa Morante e Mondello) di lui colpiscono la semplicità e la disponibilità, anni luce da alcuni ombrosi autori di culto. Abbiamo parlato di Dublinesque e solo quando gli ho chiesto del prossimo romanzo ha messo le mani avanti: impossibile, raccontare qualcosa sarebbe come suicidarlo! E a un tratto mi da del lei: e non vuole che succeda, vero?

La vita oscena di Aldo Nove: intervista

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Dal nostro archivio, un’intervista di Liborio Conca a Aldo Nove apparsa su minima&moralia il 10 febbraio 2011.

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Da qualche settimana è uscito un libro importante. Combina poesia, confessione intima, momenti di tragedia narrati con equilibrio leggero e aggraziato, pezzi d’abisso in cui s’affaccia talvolta un’ironia complessa e mai easy, d’accatto. La vita oscena è il suo titolo: con l’autore, Aldo Nove, abbiamo affrontato qualcuno dei tanti spunti che offre la lettura di un libro per niente comune nel panorama letterario italiano.

Pattinare su carta: intervista a Suzy Lee

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Questo articolo è apparso su Robinson – la Repubblica. (Immagine: Suzy Lee)

Che succede se un illustratore sceglie di ignorare tutte le regole comunemente accettate da chi crea, pubblica, discute i libri per bambini? Nella peggiore delle ipotesi vengono fuori prodotti autoreferenziali, nella più sorprendente capolavori che ridisegnano gli orizzonti della tradizione un attimo prima che altri si accorgano di com’erano già invecchiati, serviva solo qualcuno che li scavalcasse.

Lo stato del fumetto italiano – intervista a Bagnarelli, Fior, Gipi, Dr.Pira, Ratigher, Tota.

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Questo pezzo è uscito su Linus, che ringraziamo. Il mercato italiano del fumetto è oggi il quarto al mondo e cresce del 37% annuo, secondo le stime più recenti dell’AIE, per un valore (secondo una stima indipendente di Matteo Stefanelli dell’Università Cattolica di Milano) di circa 200 milioni di euro. Un dato tanto più significativo […]

Piccole sedie rosse. Intervista a Edna O’Brien

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Pubblichiamo un pezzo uscito su D di Repubblica, che ringraziamo.

MILANO. “Prendiamo un tè? Sa, in Irlanda a quest’ora si prende un drink, ma io ormai vivo da oltre cinquant’anni a Londra, preferirei un tè. Lei invece? Mi spiace tanto per prima”. Edna O’Brien è una donna sublime. Non fa che scusarsi perché quando l’ho salutata, alle cinque in punto nel bar dell’Hotel Principe di Savoia, ha sgranato gli occhi dietro il giornale, dicendomi che l’appuntamento era alle sei e non era affatto pronta. Poi, in uno scatto improvviso, si è alzata, ha detto che no, io non c’entravo nulla, doveva esserci stato un fraintendimento con il suo editore, e mi ha chiesto almeno quindici minuti di attesa. Era appena arrivata dall’aeroporto, doveva prepararsi. Adesso è qui, impeccabile, e ha deciso di dedicarmi tutto il tempo che vorrò. Racconta per filo e per segno la genesi del suo ultimo romanzo (Tante piccole sedie rosse, Einaudi), il diciassettesimo della sua lunga carriera di scrittrice iniziata nel 1960 con il successo di Ragazze di campagna (Elliot).

Scienza e Società, la simmetria imperfetta. Dialogo con il sociologo Massimiano Bucchi

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Questo pezzo è uscito su L’Unità, che ringraziamo.

La foto in primo piano della Ministra della salute Beatrice Lorenzin, che sorride compiaciuta; sotto, in caratteri maiuscoli, l’appello: “Vaccini: chiediamo dimissioni immediate del governo per decreto legge da regime”. È una campagna promossa sul sito change.org, nata come reazione al recente Decreto legislativo che obbligherà i genitori di tutta Italia a vaccinare i propri figli; ma non solo: è anche uno dei numerosi sintomi di come il dibattito pubblico sia fortemente polarizzato sui temi di natura etico–scientifica che ci toccano da vicino.