Lettera aperta e direi amichevole a Maria Ida Gaeta a proposito della Casa delle Letterature e del Festival delle Letterature (di cui, per chi non lo sapesse, è la direttrice da più di dieci anni)

Cominciamo da qualche mese fa.
Quattro giorni prima di Natale 2011 vengo invitato da un gruppo di amici sardi o giù di lì (i fratelli Soriga e Giovanni Peresson) a leggere un mio racconto sul Natale in un appuntamento ormai rituale che si chiama Natale Acido. Leggere pezzi inediti scritti sul Natale, racconti corrosivi, comici, roba così. Ci siamo io, Celestino Tabasso, Vins Gallico, Paola Soriga, Fabio Viola, mia sorella Veronica Raimo, Claudio Morici, Francesco Pacifico, Melissa Panarello, Flavio Soriga; i giornalisti Alessandro Mazzarelli, Daniela Amenta, Giuseppe Rizzo; il cantautore Giovanni Peresson. La cosa quest’anno si svolge a un locale di San Lorenzo che si chiama Le Mura, ci divertiamo molto, i racconti che vengono letti sono molto belli, alcuni scrittori tipo Morici o Flavio Soriga sono dei performer proprio bravi, c’è un sacco di gente. Bello, insomma, come dire, nonostante sia un reading. I Soriga e Peresson lo organizzano ormai da qualche anno, replicando anche a San Valentino con una cosa che si chiama Amori Acidi.

Rushdie a Tirana

Salman Rushdie’s Satanic Verses is burned by Muslims in Bradford, 1989.

Pubblichiamo un articolo di Alessandro Leogrande sulle reazioni della comunità musulmana alla notizia della pubblicazione in Albania delle opere di Salman Rushdie. Una versione più breve di questo articolo è uscita su «La Lettura» del «Corriere della Sera».

Pubblicare Salman Rushdie a Tirana è un atto di coraggio. Nel ventennale della fatwa khomeinista del 1989 contro l’autore dei Versetti satanici, Christopher Hitchens notò come questa, oltre ad aprire un nuovo fronte di guerra contro la libertà d’espressione su scala globale, aveva creato uno straordinario collante nell’islam radicale e ultraconservatore, divenendo un detonatore sempre pronto a esplodere, nei luoghi più disparati, anche nel XXI secolo.

Quanto sta accadendo in Albania in questi giorni lo conferma ampiamente. Arlinda Dudaj, giovane direttrice della omonima casa editrice, la più importante e dinamica del paese, ha reso noto in una intervista rilasciata sul quotidiano “Shiqptarja” di aver acquistato i diritto dei Versetti satanici. Dudaj è una casa editrice che traduce molto. Ha pubblicato José Saramago, Cormac McCarthy, Stieg Larsson, gli italiani Roberto Saviano, Paolo Giordano, Fabio Geda… Il suo maggior successo editoriale è Kurban, autobiografia politica di Edi Rama, leader dell’opposizione contro la deriva “bielorussa” del sistema-Berisha. Nell’ultimo mese, oltre a mandare in libreria To the End of the Land di David Grossman, Dudaj ha pubblicato L’incantatrice di Firenze dello stesso Rushdie e annunciato la pubblicazione, nei prossimi mesi, del suo “memoir” Joseph Anton e congiuntamente dei Versetti satanici, sinora mai tradotti in albanese.

Carver, Ligabue e il rumore (a vuoto) di D’Orrico

carver-at-the-typewriter

Sabato scorso su «La Lettura», inserto culturale del «Corriere della Sera», Antonio D’Orrico ha definito Ligabue “il Raymond Carver italiano”. Emiliano Sbaraglia ha scritto una lettera per dirci la sua.

Cara minima & moralia,

come molti ho conosciuto minimum fax grazie a Raymond Carver. O meglio, ho conosciuto Raymond Carver grazie a minimum fax. Era il 1998, si fantasticava di un’associazione culturale dal titolo “Panta Ray”, per cercare di diffondere la lettura di uno scrittore allora ancora poco conosciuto, ma già molto amato da chiunque lo leggesse. Un po’ quello che era successo (e che ora in Italia succede sempre grazie ai minimum) per uno dei suoi maestri riconosciuti, Richard Yates, che l’Esquire definì “uno dei grandi scrittori meno famosi d’America”, un altro di quelli che, penna alla mano, abbattono ogni convenzionalità e ogni categoria di genere. D’altra parte era lo stesso Carver a non voler sentir parlare di minimalismo e minimalisti, quasi quanto il vecchio Carlo Marx aveva in uggia marxisti e zone limitrofe.

Niente più culto dei morti nell’Italia del Novecento

rumor

Questo racconto è stato scritto e pubblicato sei anni fa.

di Christian Raimo e Nicola Lagioia

Io e Nicola eravamo stati amici – molto amici, stretti, sodali, soprattutto nei due anni in cui le cose stavano andando talmente a scatafascio che potevamo passare le ore a fare battute sarcastiche sul fatto che non avevamo i soldi per comprarci una corda da agganciare al soffitto.
In un’Italia divorata dalla crisi economica, nel maggio assolato e ventoso in cui per un periodo ci dividemmo un appartamentino a San Giovanni, le cose erano andate più o meno in questo modo: io ero depresso perché ero depresso e Nicola era depresso perché – fuori tempo massimo, nevrotizzato dai sensi di colpa – si stava sputtanando i pochi soldi che gli passava una web-agency facendosi nelle vene. Io lo guardavo con gli occhi abbacinati, abbozzavo meraviglia: preparare tutta quella roba lì, le bustine di cellophane, i filtrini di ovatta, il cucchiaino… Tutti i pulpiti su cui sarei dovuto salire per contraddirlo o almeno biasimarlo mi sembravano troppo alti, e del resto ero convinto che lui ce l’avrebbe fatta perché aveva una fidanzata, Betta, che nonostante tutto gli voleva bene, come lui era convinto che io mi sarei salvato perché avevo una famiglia che mi avrebbe fatto in qualsiasi evenienza da materasso protettivo; ma questo, appunto, non ce lo dicevamo.

Lontano dal trauma, lontano dal cuore

esplosione

di Diego Vitali

Ci sono libri che affrontano questioni centrali con tesi provocatorie ma in qualche modo centrate, se non fosse che arrivano alle loro conclusioni partendo da premesse sbagliate.
Nel suo ultimo pamphlet, Senza trauma (Quodlibet) Daniele Giglioli sostiene una tesi che ha fatto discutere: l’onnipresenza del trauma nelle scritture contemporanee, come dispositivo metaforico del tutto svuotato di consistenza, immaginato ma privo di un vero rapporto con la realtà. Da qui deriva una perdita di contatto, un’incapacità della letteratura di mordere davvero la realtà, rifugiandosi nel folle e paradossale inseguimento del reale, la “Cosa” che, secondo Lacan, non può essere simbolizzata, afferrata, detta. Ci si tuffa in un immaginario fatto di estremo e di pulp, un pastiche dai confini slabbrati e paludosi in cui tutto si immerge e si confonde.

Intervista a Sumana Sinha

india

Un’intervista di Tiziana Lo Porto alla scrittrice indiana esule in Francia, Sumana Sinha, uscita in forma ridotta su «D-Repubblica». La foto è di Gianluca Rondinini.

Indiana di nascita, parigina d’adozione, Sumana Sinha è nata a Calcutta nel 1973 e ha ottenuto la celebrità in Francia lo scorso agosto con un libro audace e bello che a un poema in prosa di Baudelaire prende in prestito il titolo. Assommons les pauvres! (A morte i poveri! nella bella traduzione italiana di Tommaso Gurrieri che il 21 marzo sarà in libreria per Barbès) è il racconto di un’esperienza vissuta in prima persona come interprete presso l’Ofpra (Office français de protection des réfugiés et apatrides), autorità francese incaricata di garantire l’applicazione di convenzioni e accordi internazionali riguardanti la protezione dei rifugiati e degli apolidi. Un ufficio che si trova a Fontenay-sous-Bois, a una decina di chilometri a est della capitale francese, banlieue parigina dove ogni giorno si affollano immigrati di ogni paese e città del mondo, con le loro storie (vere, verosimili o totalmente false) di potenziali rifugiati in cerca di protezione.

Richard Yates e l’America degli anni Cinquanta – Un tentativo di indagine

di Marco Mantello

Limitiamoci alla piccola borghesia universale, per favore, lasciamo da parte i poveracci, i clandestini e i pazzi. E ripetiamolo tutti insieme, con convinzione: non è vero che  quando si muore si muore soli.
Se non sei un barbone dickensiano sotto i ponti di Buniago di Maserà, o un vedovo di settant’anni chiuso in casa col telecomando, è molto difficile andarsene senza avere della gente intorno, delle opinioni, finanche azioni od omissioni dirette a gestire in modo più o meno cooperativo il come e il quando morirai.
I reparti di rianimazione degli ospedali sono luoghi affollatissimi.
Nella casa del malato terminale c’è sempre qualcuno, fosse anche solo un’infermiera, una moglie o una colf. Gente che tace, che ha qualcosa da eseguire, gente in visita, amici, preti e animali domestici.

New Realism vs Postmodern – Oltre l’accademia: le strade

rivolta

Nei giorni scorsi minima&moralia (con analisi sull’opera di Jennifer Egan, Michel Houellebecq, Roberto Bolaño, Don DeLillo, e David Shields) è entrata nel dibattito su Nuovo Realismo e Postmoderno che a fine marzo sarà al centro di un convegno a Bonn domandandosi se questa contrapposizione non debba considerarsi già superata nei fatti. Il dibattito ha destato interesse e ha suscitato diverse risposte e tentativi di rilancio, e di questo vi ringraziamo. In particolare ringraziamo Girolamo De Michele per questo pezzo, con il quale – ci sembra – la posta venga ulteriormente alzata.

di Girolamo De Michele

Confesso di aver seguito con un certo distacco, e anche un po’ di fastidio, il nascere del “Nuovo Realismo”, del cui testo fondante molte cose non mi convincevano, e continuano a non convincermi. Del resto, non essendo mai stato “post-modern”, non mi convinceva neanche l’eventuale difesa del bersaglio polemico.

New Realism vs Postmodern.
DeLillo, Houellebecq, Egan, Bolaño: quattro modi per uscire dall’impasse

anna

A Bonn, dal 26 al 28 marzo, si terrà un convegno internazionale intitolato “New realism”, organizzato da Maurizio Ferraris con Markus Gabriel e Petar Bojanić. Al convegno parteciperanno tra gli altri Paul Boghossian, Umberto Eco, John Searle. Convitato di pietra: Gianni Vattimo.
Qui potete trovare il pezzo con cui Ferraris introduceva lo scorso agosto, su “Repubblica”, le ragioni del convegno. Si tratterebbe, in definitiva, di contrapporre l’idea di un Nuovo realismo al Postmoderno: “il ritorno del realismo non è una semplice questione accademica italiana, è un movimento filosofico ormai in corso da decenni. La filosofia, e la vita, hanno fame di realtà, dopo decenni in cui si è ripetuto che non ci sono fatti, solo interpretazioni, che non c’è differenza tra realtà e finzione”, dice Ferraris a Left Avvenimenti.
Postmoderno, Nuovo realismo. Sicuri che la contrapposizione sia proprio questa? A noi sembra che negli ultimi anni ci siano stati degli scrittori che, nella pratica di almeno uno dei loro libri – e in modo molto antiaccademico – abbiano in parte risolto alcuni dei problemi che in via teorica si cercheranno di sbrogliare a Bonn. Roberto Bolaño, Don DeLillo, Michel Houellebecq, Jennifer Egan, per esempio, sono alcuni di questi.

New Realism vs Postmodern.
DeLillo, Houellebecq, Egan, Bolaño: quattro modi per uscire dall’impasse

delillo

A Bonn, dal 26 al 28 marzo, si terrà un convegno internazionale intitolato “New realism”, organizzato da Maurizio Ferraris con Markus Gabriel e Petar Bojanić. Al convegno parteciperanno tra gli altri Paul Boghossian, Umberto Eco, John Searle. Convitato di pietra: Gianni Vattimo.
Qui potete trovare il pezzo con cui Ferraris introduceva lo scorso agosto, su “Repubblica”, le ragioni del convegno. Si tratterebbe, in definitiva, di contrapporre l’idea di un Nuovo realismo al Postmoderno: “il ritorno del realismo non è una semplice questione accademica italiana, è un movimento filosofico ormai in corso da decenni. La filosofia, e la vita, hanno fame di realtà, dopo decenni in cui si è ripetuto che non ci sono fatti, solo interpretazioni, che non c’è differenza tra realtà e finzione”, dice Ferraris a Left Avvenimenti.
Postmoderno, Nuovo realismo. Sicuri che la contrapposizione sia proprio questa? A noi sembra che negli ultimi anni ci siano stati degli scrittori che, nella pratica di almeno uno dei loro libri – e in modo molto antiaccademico – abbiano in parte risolto alcuni dei problemi che in via teorica si cercheranno di sbrogliare a Bonn. Roberto Bolaño, Don DeLillo, Michel Houellebecq, Jennifer Egan, per esempio, sono alcuni di questi.

Ovviamente la letteratura romanzesca è molto più ambigua e insidiosa di quanto può esserlo un assunto. Ma proprio in ciò, la sua misteriosa, forse paradossale capacità di sciogliere nodi gordiani.
Una serie di articoli per affrontare il problema da un diverso punto di vista.