Narrare l’Italia di Berlusconi (parte II):
una risposta agli “zii”

Questo articolo è uscito sulla Domenica del Sole 24 Ore di Matteo Di Gesù L’Italia berlusconiana, i giovani scrittori, narrare il presente, l’impegno civile… Devo averne già sentito parlare da qualche parte, mi dicevo. Per scoprire dove è mi è bastato stare al gioco su cui si regge Dove eravate tutti di Paolo Di Paolo […]

Lo scrittore e lo scudo di Perseo:
narrare l’Italia di Belusconi

Questo articolo è uscito sulla Domenica del Sole 24 Ore.

di Vittorio Giacopini

Non è questione di buoni romanzi o cattivi romanzi. Da un po’ di tempo, la sfida – ambiziosa – di narrare il presente (per confutarlo?) sembra incantare più di una generazione di scrittori ma qualcosa non torna, gira a vuoto. Il sogno – magari inconfessato – di scrivere il Grande Romanzo Italiano e chiudere con un ultimo esorcismo il ‘ventennio’ Berlusconiano

Artéfici e artifici.
Una riflessione sul Don Chisciotte

Nella mappa delle avventure di don Chisciotte a fiutare le scelte, a decidere il percorso è a ogni bivio Ronzinante, il destriero. Durante la lettura e la rilettura del romanzo di Cervantes, questa è sempre stata per me un’opzione narrativa piena di senso, paradigmatica.

Patologie di Zachar Prilepin

In occasione del festival pistoiese Arca Puccini (info dettagliate e programma), proponiamo una recensione inedita del romanzo Patologie di Zachar Prilepin del quale è appena uscito per Voland San’kja.

Reykjavik City of Literature

Questo articolo è uscito su Repubblica in versione ridotta. Giorgio Vasta ci racconta la Notte della Cultura a Reykjavik, capitale di un paese di ghiaccio che registra i consumi culturali più alti d’Europa.

Arrivando in Laugavegur, la via più signorile di Reykjavík, appoggiata a un albero c’è una bicicletta di lana multicolore. La gente passando sorride, accarezza il sellino o il manubrio e poi prosegue in direzione di Tjörnin, il lago cittadino.

Intervista a Gary Shteyngart

Questa intervista è uscita sul Mucchio.

di Liborio Conca

L’ultimo romanzo di Shteyngart, Storia d’amore vera e supertriste, racconta un futuro immaginato (ma non troppo?) in cui New York è dominata da una politica reazionaria e repressiva. La gente è ridotta a comunicare solo per via tecnologica.

Addio Papa

La chiamava “la grande puta”, le dedicò ogni libro e ogni racconto, la studiò anche quando scriveva di altro, la osservò negli uomini che da essa sono presi in guerra, nei toreri che la sfidano quotidianamente e negli animali che con il loro istinto cercano di evitarla. La morte fu il centro, per Ernest Hemingway. Tutto ebbe inizio almeno fin dal 1918, ben prima di cominciare a scrivere, quando – autista di ambulanze sul fronte italiano della Grande Guerra – era stato ferito a Fossalta e per qualche ora aveva considerato la sua fine. Ma il momento più importante venne forse dieci anni dopo. Aveva già pubblicato Fiesta, Addio alle armi e alcuni dei suoi racconti capolavoro quando lo raggiunse la notizia del suicidio del padre. “Non sono un torero e m’interesso molto di suicidi” scrisse in una delle prime pagine del suo libro dedicato alle corride, Morte nel pomeriggio. Era il 1932, e il mistero di chi si ribella alla morte venne affrontato indagando uomini che decidono di somministrarla all’animale: il toro.

Le «Lezioni americane» di Calvino 25 anni dopo: una pietra sopra? (Seconda parte)

di Claudio Giunta 4. Gore Vidal ha scritto degli effetti non del tutto positivi che il soggiorno a Parigi negli anni Sessanta ha avuto sulla scrittura e sulle idee di Calvino. Mi sembra che a questo fumoso aggiornamento vadano imputate alcune delle pose più fastidiose che Calvino assume in questo libro. Sotto la patina scientista […]

Le «Lezioni americane» di Calvino 25 anni dopo: una pietra sopra? (Prima parte)

di Claudio Giunta [Ringraziamo l’autore di questo saggio uscito su «Belfagor», nel numero di novembre 2010, per averci dato la possibilità di ripubblicarlo. ] 1. Delle virtù o qualità o attitudini di cui parla Calvino nelle Lezioni americane[1] (leggerezza, rapidità, esattezza, visibilità, molteplicità) a me piace soprattutto l’esattezza: sia per indole, direi, sia per gli studi […]

Questa comunicazione non è affatto così semplice

La storia è nota ai più. Nel 1936, durante la il periodo della Grande Depressione americana, un fotografo e un giornalista-scrittore vengono inviati in Alabama per conto del Governo e di una testata giornalistica, al fine di conoscere e testimoniare la vita dei fittavoli coltivatori di cotone nelle zone del Sud degli Stati Uniti. Ma accade che il reportage si trasformi in una grande avventura morale, e che venga più volte rifiutato dagli stessi committenti, fino a vedere le stampe nel 1941 con il titolo Sia lode ora a uomini di fama, e fino a diventare un esperimento assolutamente unico nella storia del reportage giornalistico.