New Realism vs Postmodern.
DeLillo, Houellebecq, Egan, Bolaño: quattro modi per uscire dall’impasse

michel

A Bonn, dal 26 al 28 marzo, si terrà un convegno internazionale intitolato “New realism”, organizzato da Maurizio Ferraris con Markus Gabriel e Petar Bojanić. Al convegno parteciperanno tra gli altri Paul Boghossian, Umberto Eco, John Searle. Convitato di pietra: Gianni Vattimo.
Qui potete trovare il pezzo con cui Ferraris introduceva lo scorso agosto, su “Repubblica”, le ragioni del convegno. Si tratterebbe, in definitiva, di contrapporre l’idea di un Nuovo realismo al Postmoderno: “il ritorno del realismo non è una semplice questione accademica italiana, è un movimento filosofico ormai in corso da decenni. La filosofia, e la vita, hanno fame di realtà, dopo decenni in cui si è ripetuto che non ci sono fatti, solo interpretazioni, che non c’è differenza tra realtà e finzione”, dice Ferraris a Left Avvenimenti.

New Realism vs Postmodern.
DeLillo, Houellebecq, Egan, Bolaño: quattro modi per uscire dall’impasse

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A Bonn, dal 26 al 28 marzo, si terrà un convegno internazionale intitolato “New realism”, organizzato da Maurizio Ferraris con Markus Gabriel e Petar Bojanić. Al convegno parteciperanno tra gli altri Paul Boghossian, Umberto Eco, John Searle. Convitato di pietra: Gianni Vattimo.
Qui potete trovare il pezzo con cui Ferraris introduceva lo scorso agosto, su “Repubblica”, le ragioni del convegno. Si tratterebbe, in definitiva, di contrapporre l’idea di un Nuovo realismo al Postmoderno: “il ritorno del realismo non è una semplice questione accademica italiana, è un movimento filosofico ormai in corso da decenni. La filosofia, e la vita, hanno fame di realtà, dopo decenni in cui si è ripetuto che non ci sono fatti, solo interpretazioni, che non c’è differenza tra realtà e finzione”, dice Ferraris a Left Avvenimenti.
Postmoderno, Nuovo realismo. Sicuri che la contrapposizione sia proprio questa? A noi sembra che negli ultimi anni ci siano stati degli scrittori che, nella pratica di almeno uno dei loro libri – e in modo molto antiaccademico – abbiano in parte risolto alcuni dei problemi che in via teorica si cercheranno di sbrogliare a Bonn. Roberto Bolaño, Don DeLillo, Michel Houellebecq, Jennifer Egan, per esempio, sono alcuni di questi.

Ovviamente la letteratura romanzesca è molto più ambigua e insidiosa di quanto può esserlo un assunto. Ma proprio in ciò, la sua misteriosa, forse paradossale capacità di sciogliere nodi gordiani.
Una serie di articoli per affrontare il problema da un diverso punto di vista.

Uscire dalla crisi. Jennifer Egan per un paradigma della complessità

Gianluca Didino in un articolo dedicato a Il tempo è un bastardo di Jennifer Egan, pubblicato sul suo blog.

Le letteratura, Roma, la resistenza, le donne, la storia, Paola Soriga

In questi giorni è uscito il romanzo di Paola Soriga, «Dove finisce Roma». Lo leggeremo e ne riparleremo. Ma la cosa interessante intanto è capire cosa implica scrivere oggi un piccolo romanzo storico.

Buon compleanno, Gabo

In occasione dell’ottantacinquesimo compleanno di Gabriel García Márquez (ieri, 6 marzo), siamo andati a ripescare negli archivi di minimum fax questa introduzione scritta nel 1996 da Marco Cassini per il libro-intervista pubblicato nella collana “Macchine da scrivere”, che raccoglieva in piccoli libretti tascabili le famose conversazioni della serie “The Art of Fiction”, originariamente pubblicate sulla rivista letteraria americana The Paris Review. L’intervista a Márquez è rimasta nel catalago minimum fax fino al 2009, quando l’editore Fandango ha intrapreso la pubblicazione di quelle conversazioni in volumi antologici (finora sono usciti tre volumi).

Gabriel Garcìa Márquez ottenne il Premio Nobel per la letteratura il 21 ottobre 1982, ricevendone notizia nella sua casa in Messico alle sei e cinque minuti del mattino, quando la moglie Mercedes, svegliata dallo squillo del telefono, gli passò la cornetta dicendo: “Ti chiamano da Stoccolma”. Un anno più tardi, in occasione della consegna a William Golding del medesimo riconoscimento, Márquez ricordò: «Una voce maschile, in uno spagnolo perfetto con un lieve accento nordico, e che si presentò come redattore del quotidiano più importante di Stoccolma, mi disse che l’Accademia svedese aveva comunicato cinque minuti prima la notizia ufficiale».

Hai un demo che vuoi farmi ascoltare?

la-ca-jennifer-egan

Pubblichiamo una recensione collettiva a «Il tempo è un bastardo» di Jennifer Egan, scritta dagli autori di 404 file not found, un blog di analisi, indagini e inchiesta che ambisce a costruire spazi di ricerca e confronto. Vi ricordiamo che Jennifer Egan sarà in Italia questo fine settimana e che avete due occasioni per incontrarla, una a Milano e l’altra a Roma. Vi invitiamo inoltre a mandarci le vostre domande e curiosità, che noi raccoglieremo e gireremo all’autrice, per poi pubblicare «La vostra intervista a Jennifer Egan» nei giorni a seguire. 

0,60 a cartella, la Bandella della Magliana, la Cassa della Letteratura: ovvero tre discussioni pubbliche a Libri Come

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Il prossimo weekend a Roma si svolgerà il festival letterario, e culturale sì, Libri Come (per chi vuole sapere cosa accadrà, per esempio può vedere qui o qui). Qualche tempo fa, in vista dell’evento, molte persone che avrebbero partecipato al festival hanno chiesto all’organizzazione di poter avere a disposizione un momento di riflessione, di confronto assembleare sulla cultura e tutto quello che questo significa in Italia.

La famiglia vuota

irlanda

In una recensione apparsa sul «Riformista», Francesco Longo ci invita a leggere «La famiglia vuota», l’ultima raccolta di racconti di Colm Tóibín, scrittore irlandese avventuriero della forma breve.

Facile, per gli scrittori irlandesi. A loro basta descrivere «la semplice bellezza della grigia luce irlandese» per dar vita a pagine grandiose. Potrebbero non raccontare altro, se non il mare e i raggi del sole. Lo sa bene Colm Tóibín, che nella sua ultima raccolta di racconti, La famiglia vuota (Bompiani) inebria il lettore a forza di incanti paesaggistici: «Laggiù le onde erano come gente che combatteva, piene di cognizione e volontà e destino e di una persistente consapevolezza della propria bellezza». Lo sanno benissimo anche i suoi nostalgici personaggi, che sarebbero capaci di nutrirsi esclusivamente della natura d’Irlanda: «Nel frattempo, tutto ciò che ho è questa casa, questa luce, questa libertà e, se ne avrò il coraggio, passerò il tempo a guardare il mare, attento ai suoi mutamenti e ai suoni che produce». Esistono almeno due tipologie di racconti. La prima comprende tutti quelli che emulano gli orologi. Tutto si incastra alla perfezione. La struttura ticchetta senza incepparsi, i dialoghi sono scolpiti, le storie sono arcobaleni di carta: durano pochi minuti e seguono una parabola geometrica. Cechov, Salinger e Carver scrivono usando la clessidra e il compasso. Ci sono poi i racconti in cui l’Imprevedibilità detta il ritmo e stabilisce la rotta della trama. O’Connor, Moody e proprio Colm Tóibín, che fa parte degli avventurieri della forma breve.

Una milonga per Felisberto

scala

La Nuova Frontiera, dopo trent’anni dalla prima edizione voluta e introdotta da Italo Calvino per Einaudi, ripubblica «Nessuno accendeva le lampade», una raccolta di racconti di Felisberto Hernandez, scrittore uruguayano amato anche da Cortazar e Garcia Marquez.

Sono molti, e fissati nella loro eccentrica quotidianità, i personaggi che popolano le pagine di Felisberto Hernandez, ma Montevideo è certamente il primo. È come una delle città invisibili di Italo Calvino, una città della memoria, e del desiderio, e dei segni. Una città continua e una città nascosta, una gigantesca metafora.
Montevideo non si vede, non è mai dichiarata. Felisberto parla di città dove gli piaceva andare a mare d’estate, o dove si fa l’ultimo anno di scuola, o dove si va a vivere. Ma possiamo chiamarle tutte con lo stesso nome.
Per Julio Cortazar, Hernandez apparentemente è uno scrittore fuori dalla Storia eppure ci consegna meglio di qualsiasi altro l’aria che si respira nelle strade, nei cortili, nei caffè del Teatro, negli hotel e nelle case di Montevideo nella prima metà del Novecento, “dove tutto è dato come a malincuore”. Ci restituisce soprattutto quel particolare sentimento di una “pigrizia” di fronte ai destini del mondo e la coscienza portante di una “delusione”, che sono per sé stessi il centro di un quartiere.
di Fabio Stassi

Sono molti, e fissati nella loro eccentrica quotidianità, i personaggi che popolano le pagine di Felisberto Hernandez, ma Montevideo è certamente il primo. È come una delle città invisibili di Italo Calvino, una città della memoria, e del desiderio, e dei segni. Una città continua e una città nascosta, una gigantesca metafora.

A Roma esiste un grande festival delle letterature…

imperatore

…è diffuso in tutta la città, dura tutto l’anno, ed è indipendente.

1. Molti scrittori e simili hanno per esempio aderito a un’iniziativa che si chiama Piccoli Maestri, che vuol essere una “scuola di lettura per ragazzi” sul modello di quella – Valencia 826 – creata da Dave Eggers e quella creata da Nick Hornby a Londra. Il sasso l’ha lanciato Elena Stancanelli, la provincia e un’associazione che si chiama Matemù l’hanno raccolto, c’è un blog  gestito da Federico Cerminara su cui farsi un’idea.

2. Da quattro anni Rossano Astremo e Girolamo Grammatico hanno messo su uno strano appuntamento che si chiama Citofonare interno 7: si tratta in sostanza di reading di inediti che si svolgono all’interno di appartamenti. Anche qui, c’è un blog.

L’Autobiografia di Thomas Bernhard

Questo pezzo è uscito sulla rivista «Lo Straniero»

Per la prima volta la casa editrice Adelphi riunisce in un unico volume l’autobiografia che Thomas Bernhard affidò, tra il 1975 e il 1982, a cinque romanzi (L’origine – un accenno, La cantina – una via di scampo, Il respiro – una decisione, Il freddo – una segregazione, per ultimo Un bambino) i quali, riletti oggi, dopo che sulla prosa maniacale e vorticosa del loro autore è stato detto tutto, suonano come un libro sapienziale e insieme un manifesto vivo della resistenza umana (della possibilità, cioè, che il nucleo irriducibile della nostra dignità possa rifiutarsi di venire schiacciato da ciò che gli è ostile e contrario, cioè da quasi tutto)