“Aspettando i naufraghi”, tra poesia e fantastico

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«L’inaspettato per una volta, è accaduto. E ha cambiato tutto.»

Qualche settimana fa mi è capitato di presentare Aspettando i naufraghi (minimum fax, 2018) di Orso Tosco; quella sera, durante la nostra conversazione, lo scrittore mi disse una serie di cose molto interessanti riguardanti il romanzo, tra queste una mi è rimasta particolarmente impressa. Tosco disse che all’origine della scrittura del romanzo c’era un suo periodo di vita decisamente difficile e complicato e si era posto una domanda: “Da chi vorrei essere portato via?” o forse più precisamente la domanda era: “Da chi vorrei essere ammazzato?”.

Il Sudafrica nel giorno di Mandela

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Pubblichiamo un pezzo apparso sul Messaggero, che ringraziamo.

Cent’anni fa a Mvezo, un minuscolo villaggio sulle rive del fiume Mbashe, una terra splendida situata a oltre mille chilometri da Città del Capo, nacque Nelson Mandela, icona novecentesca di una storia collettiva e di un cammino verso la libertà e l’emancipazione che non è ancora concluso.

Il Sudafrica, e il mondo, hanno appena celebrato il centenario del primo presidente eletto democraticamente nel 1994 in un paese ancora lacerato dall’oppressione dell’apartheid. È viva la memoria dei 27 anni trascorsi in carcere da Mandela, insieme a tanti compagni di lotta, senza mai perdere la propria identità e il senso di un percorso che dopo aver scalato una montagna ne ha trovata sempre un’altra. La ricorrenza della nascita di Mandela è l’occasione per guardare anche dentro alle contraddizioni e alle disuguaglianze che tuttora segnano la società sudafricana.

Consigli per l’estate

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di Giorgio Biferali

Visto che è arrivata l’estate, che è quel periodo in cui di solito si va in vacanza, e insieme ai vestiti, le scarpe, i costumi, gli spazzolini, i deodoranti sotto i 100 ml, non è mai facile scegliere quali libri mettere in valigia e quali, invece, lasciare a casa, ecco, mi sembrava giusto fare una lista di quelli da portare in viaggio, da non rimandare a settembre, come capita a scuola a quelli che avevano studiato meno durante l’anno. Ci sono romanzi, raccolte di racconti, libri di poesia, saggi narrativi, diari di viaggio, per non farsi mancare nulla, perché l’estate possa essere all’altezza delle altre stagioni, e anche di più. Ovviamente, neanche a dirlo, in questa lista, ci sono tutti i libri che io non porterò in vacanza con me, visto che li ho già letti tutti, anche se mi è già venuta voglia di rileggerne qualcuno. Chissà.

Kronos. Witold Gombrowicz e il mistero del tempo

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C’è sempre un’ambiguità di fondo quando ci si addentra nei diari o nelle memorie intime degli scrittori: lo si può fare in punta di piedi, aggirandosi circospetti tra le confessioni in cerca di luci per interpretare meglio l’opera, oppure lo si può fare in maniera quasi morbosa, se con questa parola si intende anche la relazione con tutto il corpus di un autore, considerando ogni particolare come decisivo per la costruzione di un suo ritratto fedele. Se questi sono solamente due tra i differenti modi di leggere opere strettamente autobiografiche, e anch’essi soggetti a decise e profonde variazioni, con alcuni autori particolarmente cari al lettore quasi non esiste un vero e proprio scarto, perché tutto, ogni notizia, figura nello stesso tempo come via ermeneutica privilegiata e come un tesoro prezioso da custodire per la creazione della propria immagine personale.

Ricordando Luca Rastello: Lettera alle pulci

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Il 6 luglio 2015 ci lasciava Luca Rastello. A qualche giorno
dalla ricorrenza lo ricordiamo con un pezzo di Giorgio Vasta, apparso su Robinson, e soprattutto con un suo brano, La lettera alle pulci, un estratto dal libro postumo Dopodomani non ci sarà (Chiarelettere), che vi invitiamo a leggere.

di Giorgio Vasta

Quando ci si trovava in compagnia di Luca Rastello, a un certo punto arrivava il momento del «racconto islandese»: un episodio collocato in un tempo più mitico che storico, una narrazione – seria nei toni, bugiarda nella drammaturgia, dunque dichiaratamente letteraria – in cui Rastello evocava un rocambolesco incidente stradale lungo la Ring Road, qualcosa che gli era davvero accaduto, una storia in cui troll e folletti erano a tutti gli effetti personaggi reali.

Ascoltandolo ci si veniva a trovare su un crinale sottile tra verità e finzione, tra chiarezza e oscurità, tra comicità folle e tragedia: vale a dire in quel luogo estremo, inaffidabile e rivelatore, dove è esistito ed esiste ancora il pensiero di Luca Rastello.

Audacia e rivelazione – dodici passaggi ne “La vita delle ragazze e delle donne”, l’unico romanzo di Alice Munro

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Colpevolmente, era da anni che non leggevo un libro di Alice Munro. Ne ho preso coscienza, e ho subito cercato di porvi rimedio. Così, senza saperne niente di più di quanto riportato in quarta di copertina, ho acquistato l’ultimo uscito.

Ultimo uscito, in questo caso, è un’espressione impropria – indica la lancetta di un orologio che scandisce più il tempo cortissimo dell’editoria che quello vasto e segreto della letteratura. Poiché la letteratura, quella vera, eccede sempre il tempo in cui fisicamente appare tra gli scaffali di una libreria. Sembra provenire, insieme, da un passato o da un futuro. Ed è nostra contemporanea, sempre. Anche se la lingua in cui è stata pensata, intanto, è morta o irrimediabilmente sbiadita – così che Archiloco continua ad abbandonare il proprio scudo sotto un cespuglio, e Saffo, perdendo la parola, si fa più verde dell’erba.

La mitologia dell’assenza: Ted Hughes e le Birthday Letters

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Martedì prossimo uscirà il nuovo numero di Nuovi Argomenti. Di seguito pubblichiamo in anteprima un estratto dal saggio “La mitologia dell’assenza: Ted Hughes e le Birthday Letters”, scritto da Vito di Battista: ringraziamo autore e rivista.

di Vito di Battista

Gennaio 1998. Pochi mesi prima di morire, Ted Hughes consegna al mondo un’opera della quale nessuno aveva predetto l’esistenza: una raccolta di 88 componimenti il cui unico tema altri non è che Sylvia Plath.

Emma Glass e “La carne”, uno dei romanzi più interessanti di quest’anno

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«Peach. Non scappare più. Ti amo Lincoln.»

Il male e la paura, non possiamo evitare di averci a che fare, di incontrarli, di sopportarli, di viverli. Scopriremo il male sotto la sua peggior manifestazione, saremo preda delle paure più profonde. Tenteremo di schivare, di proteggere noi e chi ci sta accanto, ma spesso falliremo. Arriverà quel male che ci seguirà passo passo, che si impossesserà di ogni centimetro di pelle, che prenderà casa nella nostra stessa carne. La paura poi ci toglierà il respiro, ci farà sentire in bilico, ci costringerà a guardarci le spalle, a tenere le luci accese, a cercare conforto e, allo stesso tempo, tacere.

Forbici (Dopo il Crash)

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Questa poesia segue il filo narrativo della precedente, “Un uomo guarda il suo computer”. Il titolo è tratto da una canzone di Rowland Howard, Shivers.

Un uomo guarda il suo computer

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di Marco Mantello Un uomo guarda il suo computer non curandosi della finestra né dell`aria che tira là fuori Secche le labbra, ferma la testa lì di fronte allo schermo spianato Un uomo guarda il suo computer è concentrato La sua stanza comincia dal cuore costruito per la festa del papà tutto rosso vermiglio arancione […]