La proprietà eversiva delle storie brevi in Georgi Gospodinov

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Ognuno di noi porta segretamente con sé una casa abbandonata, rivela il protagonista di una delle storie superbrevi di Tutti i nostri corpi (traduzione di Giuseppe Dell’Agata, Voland). In quella dimora deserta sono custoditi i pesi di cui l’essere umano è incapace di sbarazzarsi, dominato da una inguaribile nostalgia. Georgi Gospodinov si insinua tra le pieghe del ricordo per ridefinirlo nella consapevolezza che l’esperienza che lo produce sia da rintracciare in egual misura in ciò che è stato vissuto e letto. Prende forma così un insieme composito che usa la brevità per tracciare l’effimero nel solco di storie surreali, fantastiche, dalle atmosfere oniriche o grottesche.

“Il sapiente furore”: il Giordano Bruno di Michele Ciliberto

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Per avere una minima misura dell’incidenza della vita e delle opere di Giordano Bruno, certo in maniera forse semplicistica ma non per questo meno indicativa, basta considerare la storia del monumento che oggi campeggia a Roma, in Campo de’ Fiori, nello stesso luogo in cui avvenne il rogo del filosofo il 17 febbraio del 1600, inaugurato nel 1889. Le vicende di questa statua che rappresenta il Nolano in atteggiamento grave e pensieroso, sono state ricostruite con dovizia di particolari e assoluta precisione storica da Massimo Bucciantini nel suo libro Campo dei fiori. Storia di un monumento maledetto (Einaudi, 2015): nelle complesse vicende legate alla statua si assiste, documenti alla mano, a una vera e propria battaglia tra detrattori e sostenitori non solo delle idee del frate, ma anche di una visione del mondo più libera e senza compromessi con il potere, una lotta che a Bruno costò la perdita della vita.

Avvicinare Emily Dickinson #2

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Più o meno negli stessi anni in cui visse Emily Dickinson, visse anche Henry David Thoreau. Abitavano lo stesso stato americano, il Massachusetts, e le loro città, Amhrest e Concord, distavano l’una dall’altra un centinaio di chilometri. La socialità non fu il loro forte – non si sposarono, non ebbero discendenza. Dopo essere stati assidui lettori della Bibbia, dei Vangeli, di Omero, di Shakespeare, di Milton, di Emerson, entrambi scrissero opere destinate a tracimare impetuosamente oltre la diga del breve tempo in cui respirarono.

Giovani cuori in lacrime: “Il vento selvaggio che passa” di Richard Yates

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Una storia che funziona può essere raccontata anche mille volte, e Richard Yates ne sapeva qualcosa. A chiunque gli chiedesse perché nei suoi libri fosse così presente la tematica familiare, rispondeva: «Non c’è altro di cui scrivere». Lo avrebbe dimostrato con romanzi come Easter parade e Revolutionary Road, in cui la famiglia perde e riacquista di continuo i suoi connotati positivi per trasformarsi spesso e volentieri in uno spazio insalubre, sfibrante e infelice.

Autore fondamentale per la lettura dell’America degli anni Sessanta e Settanta non meno di Carver o Cheever, Yates sarebbe morto a sessantasei anni senza aver goduto di particolari riconoscimenti o celebrazioni.

Stregati: “Città sommersa” di Marta Barone

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Questa intervista è uscita sul quotidiano Libertà, che ringraziamo.

Il viaggio di Libertà alla scoperta dei libri dei 12 semifinalisti del Premio Strega, che stiamo conducendo grazie al prezioso supporto della libreria Fahrenheit 451 di Sonia Galli, prosegue con “Città Sommersa” di Marta Barone. Il suo racconto comincia a prendere forma quando un giorno dall’armadio di sua madre emergono dei vecchi documenti, copie degli atti di un processo in cui il padre, Leonardo Barone, viene accusato di partecipazione a banda armata.

Sulla scrittura: viaggio tra le lettere di Charles Bukowski

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Pubblichiamo un pezzo uscito su Tuttolibri, che ringraziamo.

Lasciamo dunque la parola a lui, Charles Bukoswki, Buk, Henry Chinaski, il Dirty Old Man, Hank: «Nato il 16/08/1920, Andernach, Germania, non so dire una parola in tedesco, anche in inglese me la cavo male. I redattori dicono, senza motivo: Bukowski, o non conosci l’ortografia o non batti correttamente o forse continui a usare lo stesso stramaledetto nastro della macchina da scrivere». Ancora, più avanti negli anni: «Biog.? Sono folle e vecchio e rimbecillito, fumo come le foreste dell’inferno, ma mi sento sempre meglio, cioè, peggio e meglio. E quando mi siedo alla macchina da scrivere è per scolpire tette su una mucca – una cosa davvero enorme».

In quarantena con Hap e Leonard

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Photo by Matt Seymour on Unsplash

di Fabio Nardelli

Hap, uno dei due protagonisti della fortunata serie di Joe Richard Harold Lansdale, è nascosto nella buca dei birilli del vecchio bowling abbandonato vicino la cittadina di Laborde, nel Texas; tra le braccia il fucile calibro 22, con cui coltiva un rapporto ambiguo, da texano liberal; propaggine naturale del braccio e limite che non avrebbe mai dovuto valicare, nonostante l’ottima mira e gli insegnamenti paterni. A proteggergli le spalle, dall’alto, come sempre, il suo amico Leonard, più limpido e sereno con un’arma in mano per far fuori gli stronzi che se lo meritano, che prima o poi entreranno. Entrano sempre.

California, il nuovo numero della rivista di John Freeman

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“[…] Era anche un tempo in cui le stelle erano tornate di moda / senza che se ne conoscessero il nome o le proprietà fisiche, / ma le si usava per i vaticini o anche solo per diagnosticare / i tratti di personalità. Molti si rivolgevano alle stelle sentendosi abbandonati […]”

La California, la terra del nostro sognare, ma del sognare di tutti. Desiderata meta di viaggio territoriale e interiore. La California dello spazio, degli alberi, dei tramonti, della visione. I giorni che spostano sempre il futuro più in là. Tutte quelle strade di Los Angeles, tutte le salite di San Francisco. La California della musica, degli hippie, del cinema, di Joan Didion.

“Taccuino delle piccole occupazioni”, il nuovo romanzo di Graziano Graziani

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Si potrebbe definire il lavoro di scrittura di Graziano Graziani come un processo continuo di catalogazione: ne sono esempi lampanti i due volumi pubblicati dallo scrittore con Quodlibet, il Catalogo delle religioni nuovissime, racconto dei numerosi culti che continuamente nascono, dal jedismo al culto di Maradona, e Atlante delle micronazioni, descrizione della fondazione e della struttura di piccoli e strani stati. Una narrazione dunque che procede per frammenti, un’idea perfettamente in linea con la nostra contemporaneità che, nella sua vastità di forme e diramazioni, non ci consente di cogliere tutto con un unico sguardo.

Ho già vinto il mio premio Strega

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Photo by Lalaine Macababbad on Unsplash

Intervista di Fabio Stassi a Remo Rapino, autore di Vita morte e miracoli di Bonfiglio Liborio, in dozzina finale al Premio Strega.

Remo Rapino, a questo libro, “Vita morte e miracoli…” ora candidato insieme ad altri undici romanzi al Premio Strega, lei ha continuato a lavorarci in condizioni particolari. In un reparto di terapia intensiva.

Può raccontarci questa esperienza, che alla luce di quanto sta accadendo oggi, è un bel messaggio di speranza per tutti?

Il 2017, per me, è stato l’anno amaro del kliché. Tra le popolazioni che vivono intorno al lago d’Aral, sul confine tra Uzbekistan e Kazakhstan, la parola kliché indica il filo sottile, quasi invisibile, della memoria, una fibra immaginaria che disegna l’articolato e sfuggente perimetro di tutti i nostri ricordi, quali che siano.