L’inquieta felicità di Giovanni

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di Stefano Felici

Non avrebbe dovuto picchiare a sangue, davanti a tutti, nel locale, quel tale di nome Luigi; ma il tipo aveva offeso un po’ troppo alla leggera la sua amica Giovanna, una prostituta che qualche giorno prima gli aveva fatto la cortesia di rammendargli una camicia. Spavaldo e istintivo com’è, non gli è riuscito di starsene fermo e buono.

Ora Giovanni è rintanato nella minuscola stanza della pensione in cui alloggia da qualche settimana. Ha paura che Luigi, e con lui i suoi sgherri, lo possano braccare appena messo il naso fuori dalla porta, addirittura per ammazzarlo a coltellate.

La mia lunghissima storia d’amore con i lirici greci di Quasimodo

(PREMIUM RATES APPLY) The Italian poet Salvatore Quasimodo, elegantly dressed with jacket and tie, with a melancholic expression, is leaning against the trunk of a big tree in Parco Sempione. Milan (Italy), 1962. (Photo by Mario De Biasi/Mondadori Portfolio via Getty Images)

Quando li leggevo a quindici anni, i lirici greci di Quasimodo mi sembravano luminosissimi nella loro imperfezione. Quei frammenti diversi accostati l’uno all’altro come se fossero un unico componimento, quella metrica audace che inseguiva e al tempo stesso tradiva il metro originale, quelle figure di parola imitate forse non proprio con esattezza ma in modo comunque efficace, mi sembravano – nella loro approssimazione – l’omaggio più alto che un poeta potesse tributare a quelle poesie antiche, il modo più sublime di proporre quelle liriche inarrivabili a un ragazzo come me, inesperto nel greco antico, desideroso di scrivere versi e non ancora capace di farlo.

Bruciare la letteratura: “Manaraga” di Vladimir Sorokin

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Sul fatto che l’epoca non sia – per dirla con Bruno Schulz – «geniale» non ci sono dubbi. Anche riuscire a considerarla «letteraria» è complicato. C’è semmai da temere, e molto fondatamente, che in un futuro, prossimo o remoto che sia, venga ricordata come «culinaria», vale a dire il tempo in cui gli chef divennero stelle polari, il talento aveva il suono metallico di pentole e padelle e l’epos giaceva in ciotole colme di intingoli aromatizzati al timo, si diluiva nei soffritti più sofisticati, annegava nei brodetti.

“Aspettando i naufraghi”, tra poesia e fantastico

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«L’inaspettato per una volta, è accaduto. E ha cambiato tutto.»

Qualche settimana fa mi è capitato di presentare Aspettando i naufraghi (minimum fax, 2018) di Orso Tosco; quella sera, durante la nostra conversazione, lo scrittore mi disse una serie di cose molto interessanti riguardanti il romanzo, tra queste una mi è rimasta particolarmente impressa. Tosco disse che all’origine della scrittura del romanzo c’era un suo periodo di vita decisamente difficile e complicato e si era posto una domanda: “Da chi vorrei essere portato via?” o forse più precisamente la domanda era: “Da chi vorrei essere ammazzato?”.

Il Sudafrica nel giorno di Mandela

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Pubblichiamo un pezzo apparso sul Messaggero, che ringraziamo.

Cent’anni fa a Mvezo, un minuscolo villaggio sulle rive del fiume Mbashe, una terra splendida situata a oltre mille chilometri da Città del Capo, nacque Nelson Mandela, icona novecentesca di una storia collettiva e di un cammino verso la libertà e l’emancipazione che non è ancora concluso.

Il Sudafrica, e il mondo, hanno appena celebrato il centenario del primo presidente eletto democraticamente nel 1994 in un paese ancora lacerato dall’oppressione dell’apartheid. È viva la memoria dei 27 anni trascorsi in carcere da Mandela, insieme a tanti compagni di lotta, senza mai perdere la propria identità e il senso di un percorso che dopo aver scalato una montagna ne ha trovata sempre un’altra. La ricorrenza della nascita di Mandela è l’occasione per guardare anche dentro alle contraddizioni e alle disuguaglianze che tuttora segnano la società sudafricana.

Consigli per l’estate

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di Giorgio Biferali

Visto che è arrivata l’estate, che è quel periodo in cui di solito si va in vacanza, e insieme ai vestiti, le scarpe, i costumi, gli spazzolini, i deodoranti sotto i 100 ml, non è mai facile scegliere quali libri mettere in valigia e quali, invece, lasciare a casa, ecco, mi sembrava giusto fare una lista di quelli da portare in viaggio, da non rimandare a settembre, come capita a scuola a quelli che avevano studiato meno durante l’anno. Ci sono romanzi, raccolte di racconti, libri di poesia, saggi narrativi, diari di viaggio, per non farsi mancare nulla, perché l’estate possa essere all’altezza delle altre stagioni, e anche di più. Ovviamente, neanche a dirlo, in questa lista, ci sono tutti i libri che io non porterò in vacanza con me, visto che li ho già letti tutti, anche se mi è già venuta voglia di rileggerne qualcuno. Chissà.

Kronos. Witold Gombrowicz e il mistero del tempo

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C’è sempre un’ambiguità di fondo quando ci si addentra nei diari o nelle memorie intime degli scrittori: lo si può fare in punta di piedi, aggirandosi circospetti tra le confessioni in cerca di luci per interpretare meglio l’opera, oppure lo si può fare in maniera quasi morbosa, se con questa parola si intende anche la relazione con tutto il corpus di un autore, considerando ogni particolare come decisivo per la costruzione di un suo ritratto fedele. Se questi sono solamente due tra i differenti modi di leggere opere strettamente autobiografiche, e anch’essi soggetti a decise e profonde variazioni, con alcuni autori particolarmente cari al lettore quasi non esiste un vero e proprio scarto, perché tutto, ogni notizia, figura nello stesso tempo come via ermeneutica privilegiata e come un tesoro prezioso da custodire per la creazione della propria immagine personale.

Ricordando Luca Rastello: Lettera alle pulci

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Il 6 luglio 2015 ci lasciava Luca Rastello. A qualche giorno
dalla ricorrenza lo ricordiamo con un pezzo di Giorgio Vasta, apparso su Robinson, e soprattutto con un suo brano, La lettera alle pulci, un estratto dal libro postumo Dopodomani non ci sarà (Chiarelettere), che vi invitiamo a leggere.

di Giorgio Vasta

Quando ci si trovava in compagnia di Luca Rastello, a un certo punto arrivava il momento del «racconto islandese»: un episodio collocato in un tempo più mitico che storico, una narrazione – seria nei toni, bugiarda nella drammaturgia, dunque dichiaratamente letteraria – in cui Rastello evocava un rocambolesco incidente stradale lungo la Ring Road, qualcosa che gli era davvero accaduto, una storia in cui troll e folletti erano a tutti gli effetti personaggi reali.

Ascoltandolo ci si veniva a trovare su un crinale sottile tra verità e finzione, tra chiarezza e oscurità, tra comicità folle e tragedia: vale a dire in quel luogo estremo, inaffidabile e rivelatore, dove è esistito ed esiste ancora il pensiero di Luca Rastello.

Audacia e rivelazione – dodici passaggi ne “La vita delle ragazze e delle donne”, l’unico romanzo di Alice Munro

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Colpevolmente, era da anni che non leggevo un libro di Alice Munro. Ne ho preso coscienza, e ho subito cercato di porvi rimedio. Così, senza saperne niente di più di quanto riportato in quarta di copertina, ho acquistato l’ultimo uscito.

Ultimo uscito, in questo caso, è un’espressione impropria – indica la lancetta di un orologio che scandisce più il tempo cortissimo dell’editoria che quello vasto e segreto della letteratura. Poiché la letteratura, quella vera, eccede sempre il tempo in cui fisicamente appare tra gli scaffali di una libreria. Sembra provenire, insieme, da un passato o da un futuro. Ed è nostra contemporanea, sempre. Anche se la lingua in cui è stata pensata, intanto, è morta o irrimediabilmente sbiadita – così che Archiloco continua ad abbandonare il proprio scudo sotto un cespuglio, e Saffo, perdendo la parola, si fa più verde dell’erba.

La mitologia dell’assenza: Ted Hughes e le Birthday Letters

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Martedì prossimo uscirà il nuovo numero di Nuovi Argomenti. Di seguito pubblichiamo in anteprima un estratto dal saggio “La mitologia dell’assenza: Ted Hughes e le Birthday Letters”, scritto da Vito di Battista: ringraziamo autore e rivista.

di Vito di Battista

Gennaio 1998. Pochi mesi prima di morire, Ted Hughes consegna al mondo un’opera della quale nessuno aveva predetto l’esistenza: una raccolta di 88 componimenti il cui unico tema altri non è che Sylvia Plath.