“Resoconto”, la via di Rachel Cusk oltre il romanzo

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Questo pezzo è uscito su Rolling Stone, che ringraziamo. di Natalia La Terza «Tutto è iniziato con l’asma». Appena comincio a parlare con Rachel Cusk, autrice di Resoconto, primo romanzo di una trilogia in corso di pubblicazione in Italia per Einaudi, sospetto che la nostra intervista avrà la stessa struttura del suo libro: nessuna. «Ho iniziato […]

Discorsi sul metodo – 28: Valerio Magrelli

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Valerio Magrelli è nato a Roma nel 1957. Il suo ultimo romanzo è Geologia di un padre (Einaudi 2013)

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Quante ore lavori al giorno e quante battute esigi da una sessione di scrittura?

“Scrittura”, oggi, è per me ciò che riesco a ricavare tra un formulario e un modulo della mia guerra contro la burocrazia. Sono infatti vittima di due burocrazie: quella del corpo e quella amministrativa. Mi spiego: ho subito dieci operazioni con anestesia totale e venti operazioni normali, in media ogni sei mesi sono ricoverato, e quando non lo sono devo fare fisioterapia. Tutto ciò che mi resta, è solo ciò che strappo: ormai direi una mezz’ora al giorno. Non c’è più libertà nella mia vita e mi regolo di conseguenza.

Dove scrivi? Hai orari precisi?

Essendo letteralmente un carcerato senza neanche la certezza dell’ora d’aria, mi sono adattato a prendere appunti sul telefonino, e conquistare così minuti di scrittura nelle sale d’attesa, nelle stazioni, alle fermate degli autobus, senza più alcuna possibilità di fissare un luogo o un orario.

Il genio di William Blake, da Dante a Alan Moore

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In occasione dell’anniversario dei natali del poeta e artista inglese, affrontiamo due volumi a lui dedicati: La Divina Commedia di Dante illustrata da William Blake della Taschen e From Hell (di Alan Moore e Eddie Campbell) della Magic Press.

William Blake, uno dei geni più ispirati della storia dell’Arte,è stato sempre preso per pazzo.

Destino comune a molte intelligenze infuocate da visioni extra-ordinarie, è vero. Ma nel caso di Blake, il giudizio dei contemporanei appare concorde con quello dei, pur ammirati, critici successivi.

Ben nota è la definizione di Wordsworth: “Non c’è dubbio che questo poveraccio fosse pazzo, ma c’è qualcosa nella sua pazzia che attira il mio interesse più dell’equilibrio di Lord Byron e Walter Scott”.

Chesterton, col suo adorabile gusto del paradosso arrivò a dire: “Io dico che Blake era pazzo perché la sue visioni erano vere”. Edward Fitzgerald lo definì “un genio, senza una rotella”.

“Ossa di sole”. La visione di Mike McCormack

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di Giorgia Tolfo

Immaginate un uomo al centro di una stanza della casa in cui ha vissuto gli ultimi venticinque anni. Immaginate che sia il 2 Novembre, il giorno della commemorazione dei morti, in un piccolo paese della contea di Mayo (Irlanda). Il rintocco della campana dell’Angelus, “tonfo sistolico” di una “parrocchia ai margini di questo mondo conosciuto”, si diffonde nell’aria, attraversando il villaggio, i campi circostanti, i boschi, e poi lentamente, ritmicamente, le stratificazioni geologiche e le ere che le hanno adagiate, unendo tra loro il presente, il qui e ora di quest’uomo, con l’origine del mondo.

L’avvenire secondo Julien Gracq

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Pubblichiamo un pezzo uscito sul Sole 24 ore, che ringraziamo.

La ricezione in Italia di Julien Gracq (1910-2007), tra i massimi prosatori francesi del ‘900, impareggiabile stilista, narratore irriducibile a ogni canone di genere o corrente, non è stata delle più fortunate. Le sue opere tradotte in italiano, passate sotto silenzio anche le rare volte che furono edite in collane di prestigio, sono oggi quasi tutte fuori commercio.

Meritoriamente, da un anno a questa parte, L’orma editore sta tentando di reintrodurre Gracq nel novero dei classici novecenteschi fruibili ai lettori italiani. Dopo avere riproposto nel 2017 quello che è considerato il capolavoro dello scrittore francese, La riva delle Sirti, L’orma torna in libreria con una gemma della bibliografia gracchiana: Acque strette (1976), un breve testo narrativo d’intonazione autobiografica, sinora inedito in Italia, e presentato nella sontuosa traduzione di Lorenzo Flabbi.

Io sarò qualcuno. Nell’America profonda con Willy Vlautin

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Tra tutti gli spettri in giro per il mondo, ce n’è uno che affiora di tanto in tanto in superficie, per essere subito ricacciato sotto nel magma ribollente dove stanno assieme umanità considerate periferiche e fenomeni buoni per saltuarie indagini sociologiche; il fantasma è quello della cosiddetta America profonda, piantata lì dentro nella vastità degli Stati Uniti. Ne avrete sentito parlare: è quello scenario che emerge in certi film-documentari indipendenti; o dai capolavori letterari di Raymond Carver o nei romanzi di Kent Haruf e Chris Offutt.

Di ferocia e salvezza: le raccolte “bestiali” di Poissant, Bergman e Malone

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di Gaia Tarini

C’è una sorta di geometria che unisce David J. Poissant, Megan Mayhew Bergman e Margaret Malone, ed è un triangolo ideale che connette lo Stato di New York, Gaffney (nella Carolina del Sud) e Portland (in Oregon), rispettivamente i tre luoghi d’origine dove questi scrittori sono nati e si sono formati. Nell’ultimo triennio NN Editore ha portato in Italia le loro raccolte di racconti, tutte tradotte da Gioia Guerzoni: quando uscì, Poissant fu un piccolo caso editoriale; meno clamore si fece, ingiustamente, intorno alla Bergman; mentre in America, quando vennero pubblicate, le storie della Malone furono salutate dalla critica con parole entusiastiche.

Proprio col libro di Margaret Malone (Animali in salvo), NN sembra aver dichiarato concluso il suo “ciclo bestiale”: i tre libri si parlano a più livelli, non solo dal punto di vista simbolico ma anche da quello narrativo. E non è forse neanche un caso, in effetti, che in tutti e tre ricorrano le parole animali e paradiso: un paradiso perduto, privato del senso di umanità che in questi trentasette racconti risulta quasi sempre stravolto o compromesso.

Benjamin, Rothko, Marai, Moravia: L’ultimo libro

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Pubblichiamo un pezzo uscito sul Foglio, che ringraziamo.

Photo by Patrick Tomasso on Unsplash

Se casa tua stesse bruciando e potessi salvare un solo libro, quale sceglieresti? Prima o poi ogni amante dei libri si sente rivolgere una domanda del genere, e l’unica risposta adeguata sarebbe: quello più vicino alla porta. Ma nel giugno 1940 Walter Benjamin dovette rispondere seriamente a questo quesito, perché ebbe la disgrazia di trovarsi in una situazione simile. L’incendio lo avevano appiccato i nazisti e stava divampando in mezza Europa. Quando le fiamme lambirono il suo monolocale parigino di rue Dombasle, Benjamin scappò in treno verso il sud della Francia ancora libero e la prima tappa del suo calvario fu a Lourdes.

Con sé portava poche cose. Doveva viaggiare leggero, prevedeva l’attraversamento dei Pirenei a piedi. Lì, in una pensione con vista sulle montagne, aspettò invano per due mesi i documenti necessari all’espatrio e scrisse diverse lettere agli amici più cari.

“La fila”: affinità e divergenze tra Basma Abdel Aziz e Franz Kafka

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di Federico Musardo

In questo articolo proverò a ragionare su alcune analogie e differenze tra La Fila (Nero-Not, 2018) e i romanzi di Kafka, soprattutto Il Processo e Il Castello. Va da sé che si tratterà di brevi cenni, intuizioni superficiali e disordinate, come se questa fosse una prima stesura, a matita, di un saggio più corposo che quasi certamente non esisterà.

Basma Abdel Aziz è una psichiatra e un’attivista per i diritti umani. La Fila (Al-Tabuur, 2013) è il suo esordio narrativo. Come è possibile evincere dal titolo, in uno spazio dove si respira un’aria egiziana anche se i nomi dei luoghi non vengono confidati al lettore (primo kafkismo), comincia a crearsi una fila di persone che per le ragioni più eterogenee aspettano piene di speranza. Quello di Aziz è un mondo distopico, vagamente surreale, in un certo senso aniconico, eppure afferente alla realtà attraverso trasfigurazioni più o meno trasparenti della Primavera Araba, delle dittature mediorientali e dell’uomo contemporaneo che vive la rivoluzione tecnologica.

L’illusione borghese in “Romanzo 11, libro 18” di Dag Solstad

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Questo pezzo è uscito su Robinson, l’inserto culturale di Repubblica, che ringraziamo.

Photo by Jonathan Percy on Unsplash

Un uomo di mezza età interrompe una relazione con una donna, ospita in casa il figlio universitario e infine gioca ai propri concittadini uno scherzo terribile, suscitato dalla sensazione che la sua vita non abbia senso:

“È un puro caso che io sia finito in questa città, che non ha mai significato niente per me” rivela a un conoscente. “Com’è un puro caso che io faccia l’esattore comunale. Del resto, se non fossi qui, sarei da qualche altra parte e vivrei nello stesso modo. Comunque il punto è che non riesco a conciliarmi con questa idea.