Storie dal 1929: “La versione della cameriera” di Daniel Woodrell

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Siamo nel Missouri a West Table, un ragazzino va a passare l’estate con sua nonna. La nonna è Alma DeGeer Dunahew. L’estate che passano insieme è un periodo che concorre alla ricostruzione del rapporto tra Alma e uno dei suoi tre figli. Ti mando Alek, ti tengo io Alek, mettiamo a posto le cose.

Nel 1929 a West Table ci fu un’esplosione nella sala da ballo, molti morti, feriti, mutilati. Tra i morti Ruby, la bellissima sorella di Alma.

Sull’editoria di poesia contemporanea – #5: Guido Mazzoni

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Quinta puntata dell’inchiesta a cura di Francesca Sante sulla poesia contemporanea in Italia. Qui le puntate precedenti: Benway Edizioni, Alessandro Burbank, Franco Arminio, Franco Buffoni. (fonte immagine)

In Libri, editori e pubblico nell’Europa moderna (1977), Armando Petruccis crive a proposito di Gabriele Giolito, editore del Cinquecento, all’interno dei cui cataloghi troviamo molti successi editoriali del tempo: “Giolito comprese il processo di ampliamento del campo sociale della scrittura, e in particolare comprese che tra pubblico della poesia e poeti non c’è più la separazione profonda di una volta, ma che i due campi finivano sempre più per sovrapporsi: la folla crescente (e che chiedeva spazio tipografico per realizzarsi) dei petrarchisti tendeva ad assumere il volto e le proporzioni della folla degli alfabeti”.

Diario d’amore e squallore di Palma, nella Chilografia di Domitilla Pirro

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di Gaia Tarini

Mentre le ragazze magre vanno in paradiso, alle ragazze grasse tocca l’inferno in Terra. Un inferno che spesso e volentieri trova il suo nocciolo nell’infanzia, dove si generano le infelicità e i tormenti che possono divinare il destino dei bambini che l’attraversano. Chi è infelice da piccolo lo sarà in modo permanente; in un modo atroce e speciale che a livello psicologico non cambia a dispetto dei presunti miglioramenti dell’età.

Lo sa bene Palma, nata settimina e concepita durante un goffo tentativo di infedeltà coniugale.

Passaggio sulla narrativa israeliana: Kashua e Gundar-Goshen

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La narrativa israeliana si dimostra, in questi ultimi anni, in ottima salute. Questa condizione è ravvisabile in diversi romanzi che sono arrivati in traduzione italiana, tra gli altri la conferma, se mai ce ne fosse ancora bisogno, che ha riguardato Abraham Yehoshua con Il tunnel, pubblicato da Einaudi, oppure l’interessante esperimento apocalittico di Evecuazione, scritto da Raphael Jerusalmy ed edito invece da La Nave di Teseo.

In questi ultimi giorni sono arrivati in libreria due romanzi differenti, ma che continuano a testimoniare la vivacità di questa scrittura: si tratta di La traccia dei mutamenti di Sayed Kashua (pubblicato da Neri Pozza), scrittore, giornalista e creatore della divertente e irriverente sitcom “Arab Labor” sugli stereotipi incarnati dai popoli arabo e israeliano e sui conseguenti pregiudizi, e Bugiarda di Ayelet Gundar-Goshen (Giuntina), successore del giustamente fortunato Svegliare i leoni, che conferma l’autrice come una tra le migliori scrittrici israeliane.

L’Ungheria e l’Europa: intervista ad Ágnes Heller

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Ágnes Heller, allieva di György Lukács ed esponente di spicco della cosiddetta “scuola di Budapest”, è stata una protagonista della rassegna Libri come, realizzata recentemente all’Auditorium Parco della Musica. L’abbiamo incontrata in quell’occasione.

La filosofa ungherese di origine ebraiche, classe 1929, sopravvissuta all’Olocausto, una delle intellettuali più influenti del Novecento, continua a esercitare la propria dissidenza ed essere una voce critica nel cuore dell’Europa proiettata verso le elezioni di maggio.

In libreria c’è la sua ultima fatica: Orbanismo (Castelvecchi, 65 pagine, 9 euro, traduzione di Massimo De Pascale e Federico Lopiparo). È un’analisi dell’Ungheria e dell’Europa vista da est nel tempo del Premier ungherese Viktor Mihály Orbán.

La scuola della fantasia, ovvero: quanto ci manca Gianni Rodari

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Il 14 aprile 1980 moriva Gianni Rodari, aveva appena 60 anni. Era entrato in ospedale per un’operazione facile all’apparenza. Poco tempo prima aveva scritto a Carlo Carena, collaboratore dell’Einaudi: «Caro Carena, oggi ho accompagnato mia moglie in clinica per un’operazione — quando uscirà lei dovrò entrarci io, per colpa di un’arteria occlusa — vede che non ho lo spirito adatto per rifare la prefazione alle «Favole al telefono». La programmerò per l’edizione tredicesima, anche se doveste interrogarmi con i tavolini».

La sua biografia attraversa il novecento, nato nel 1920, è un giovane diligente negli anni del fascismo. Vive con la madre vedova perché il padre, fornaio, muore quando lui è bambino per salvare un gatto durante un temporale.  Il pane e i gatti torneranno in moltissime sue storie.

Come un corpo che cade: “La sottovita” di Francesco Savio

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di Maurizio Cotrona

Nell’immagine qui sopra c’è la vacca delle Highlands, razza bovina proveniente dalle terre alte della Scozia, ve lo stavate chiedendo.

Quando ho provato a comprare il libro che porta questa vacca in copertina non ricordavo il titolo; così ho detto al libraio “c’è una vacca in copertina”, e poi “l’autore è Francesco Savio”. Il libraio mi ha fatto perdere almeno un quarto d’ora prima di trovare il romanzo sugli scaffali, tratto in inganno dalla costina rossa, lui se l’aspettava bianca.

Anche Francesco Savio fa il libraio, in una Feltrinelli di Milano.

Il gioco del mondo. Io e Lorenzo

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Pubblichiamo un pezzo uscito sul Foglio, che ringraziamo.

L’ultima volta che ci siamo visti, al Palalottomatica, ne ho avuto la riprova definitiva. Non che non lo avessi intuito già da tempo, ma un conto è sospettarlo, e un altro è sentirselo dire da degli estranei e poi vedersi insieme in foto: io e lui siamo il giorno e la notte. Era fine aprile, Lorenzo stava per salire sul palco per una delle dieci date, ovviamente tutte sold out, in programma a Roma. Un mese prima lo avevo avvisato per mail di aver comprato il biglietto il tal giorno e lui, generoso come al solito, s’era offerto subito di cambiarmelo con uno di quelli speciali per i suoi ospiti, ma io avevo preferito non accettare, tanto poi l’avrei visto in privato. Eravamo d’accordo infatti che al mio arrivo al Palazzetto avrei chiamato una sua assistente che mi avrebbe condotto da lui in camerino.

Giunsi in anticipo ma c’era già una discreta folla davanti ai cancelli dell’arena. Entrai e presi posto nel terzo anello laterale, lo spicchio in alto più lontano dal palco, perché quello permetteva il mio portafoglio.

L’alcol e la nostalgia

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di Pierluigi Lupo Di solito per decidere se comprare o non comprare un libro, mi affido alla lettura delle dieci o venti righe iniziali. E molte volte quelle poche righe, lette in fretta, in piedi, nella luce spesso violenta di una libreria, sono sufficienti a non farmi pentire della scelta. Così è accaduto anche con […]

Di generi, di genere e di altre magie (nere): un dialogo con Loredana Lipperini

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L’esorcismo di uno spettro (individuale e collettivo); la nostalgia dell’eteronimo doppelgänger perduto; un regolamento di conti senza (?) spargimento di sangue; e un fantastico omaggio al fantastico.

Tutto questo è Magia nera, che esce oggi per Bompiani in spregio a chi pensa ancora che per le antologie di racconti, come titolava Ammaniti, il momento sia delicato. Quanto segue è un lusso vero per chi scrive: è la trascrizione di uno scambio appassionato con l’autrice, saggista, giornalista, incanta-radio Loredana Lipperini, oggi più che mai dalla parte delle streghe.

D: «Queste non sono storie che appartengono dichiaratamente a un genere, forse perché i generi, in fondo, non esistono. Esistono modi di raccontarle che partono da punti di vista ogni volta diversi: quel che cambia è il punto d’ingresso, e la strada che si sceglie di percorrere», scrivi nella tua chiosa finale a Magia nera e su Lipperatura. È una vita che te lo senti domandare ed è da una vita che per me si conferma, questa, la domanda delle domande, quindi partirei da qui: hai sempre avuto lo stesso rapporto con il genere? Quand’è iniziato il tuo innamoramento, e da cosa è nato — posto che si possa incollare un movente sopra al richiamo d’amore, qualunque esso sia?

L: È nato con le fiabe dei Grimm, edizione non adattata per i bambini, che la mia madrina mi regalò quando avevo sette anni.