L’anima e le sue parole in due libri

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Che cos’è l’anima non è certo l’interrogativo, ineludibile, a cui vuole rispondere Adin Steinsaltz nel suo libro edito da Giuntina ed intitolato semplicemente L’anima. Il libro del rabbino tra i maggiori conoscitori e studiosi del Talmud, che ha tradotto in ebraico moderno, si propone comunque un compito importante, quello di tentare di smuovere nel lettore riflessioni su uno dei più grandi misteri dell’essere umano e altresì di provare a consegnare alcuni strumenti che possano essere utili nella sua percezione durante il cammino dell’esistenza. Perché seppur almeno dall’avvento della psicologia o della psicoanalisi si è portato a parlare di Io o di Soggetto, la questione dell’anima, forse meno nominata che un tempo, resta centrale nella vita dell’uomo, almeno dall’antica filosofia greca che la riteneva un’essenza separata dal corpo e immortale.

L’ultima casa di Giorgio Manganelli

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Pubblichiamo un pezzo uscito sul Foglio, che ringraziamo.

Ho visitato l’ultima casa di Giorgio Manganelli, in via Chinotto 8 interno 8. Era da tempo che volevo farlo. Non so cosa mi attrae tanto di questi posti. In genere, gli appassionati di letteratura amano i pellegrinaggi alle tombe dei loro beniamini, e vi depongono fiori e poesie, ma a me le tombe non dicono niente. Lì quegli scrittori ci sono stati portati quando erano solo un mucchio di ossa, mentre nelle case che hanno abitato non possono non aleggiare ancora i segni della loro presenza.

Per un nuovo Rinascimento. La visione di Gao Xingjian

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Questo pezzo è uscito sul Messaggero, che ringraziamo. (fonte immagine)

Gao Xingjian, il primo cinese insignito nel 2000 del Premio Nobel per la letteratura, è tante cose insieme: teorico della letteratura, traduttore, romanziere, poeta, pittore e cineasta; ma soprattutto è un uomo libero. Nato a Ganzhou nel 1940, laureatosi nel 1962 all’Istituto di lingue straniere di Pechino, durante la “Grande rivoluzione culturale” fu spedito per cinque anni in un campo di rieducazione. Scriveva in assoluta solitudine, per non mettere in pericolo testimoni con i suoi “reati” intellettuali, e spesso bruciava i manoscritti, affinché non finissero fra le maglie della censura, che non risparmiò le sue opere teatrali considerate sovversive.

“Nel cuore della notte”, il romanzo-apologo di Marco Rossari

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Pubblichiamo un pezzo uscito sul Venerdì, che ringraziamo.

«Che cos’è una coppia? Un esperimento, una chimera, un caso?» È l’interrogativo che si pone il protagonista del romanzo di Marco Rossari, Nel cuore della notte (Einaudi), un dubbio che innerva l’intera narrazione venendo acutamente esplorato una pagina dopo l’altra, una domanda che come risposta prevede solo ipotesi, nessuna delle quali esclude l’altra, al contrario ogni tentativo di risposta si connette al precedente e al successivo fino a compenetrarsi: perché davvero un legame è pressoché sempre una prova, un collaudo inesauribile, una fantasticazione a deux, un’alea che può essere percepita come un colpo di fortuna, come un’imprevedibile sventura (e per verificarlo è sufficiente che ognuno si concentri per un istante sulla sua esperienza di coppia).

L’inquieta felicità di Giovanni

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di Stefano Felici

Non avrebbe dovuto picchiare a sangue, davanti a tutti, nel locale, quel tale di nome Luigi; ma il tipo aveva offeso un po’ troppo alla leggera la sua amica Giovanna, una prostituta che qualche giorno prima gli aveva fatto la cortesia di rammendargli una camicia. Spavaldo e istintivo com’è, non gli è riuscito di starsene fermo e buono.

Ora Giovanni è rintanato nella minuscola stanza della pensione in cui alloggia da qualche settimana. Ha paura che Luigi, e con lui i suoi sgherri, lo possano braccare appena messo il naso fuori dalla porta, addirittura per ammazzarlo a coltellate.

Rivivere dopo «Charlie Hebdo»

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Pubblichiamo un pezzo apparso lo scorso 15 luglio su La domenica del Sole 24 ore, che ringraziamo. (fonte immagine)

di Filippo D’Angelo

La sera del 6 gennaio 2015, Philippe Lançon, uno dei migliori giornalisti culturali francesi, collaboratore di «Libération» e «Charlie Hebdo», assiste in compagnia di amici a una rappresentazione della Dodicesima notte. La sortita è anche l’occasione per festeggiare in un bistrot l’invito appena ricevuto a tenere un corso di letteratura all’università di Princeton. Lançon, che ha cinquant’anni e, dopo un divorzio doloroso, vive una nuova relazione con una donna che abita negli Stati Uniti, è raggiante per l’opportunità offertagli.

Squarci ed echi da Questa notte, Canzoniere di Velio Abati

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di Rossella Farnese

Un canzoniere dalla struttura unitaria debole, o meglio, intermittente, quello di Velio Abati: quarantasette componimenti, organizzati in sei sezioni, che si collocano programmaticamente sulla linea Petrarca-Saba scardinandola su altri fili della letteratura italiana, da Gozzano a Caproni, da Montale a Zanzotto. Come non pensare, leggendo la prima poesia, intitolata Campagna elettorale, a Le due strade della gozzaniana Via del rifugio (1907): «presse grano, verde e giallo/ giallo e verde» rimanda alle «bande verdi gialle d’innumeri ginestre».

Bruciare la letteratura: “Manaraga” di Vladimir Sorokin

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Sul fatto che l’epoca non sia – per dirla con Bruno Schulz – «geniale» non ci sono dubbi. Anche riuscire a considerarla «letteraria» è complicato. C’è semmai da temere, e molto fondatamente, che in un futuro, prossimo o remoto che sia, venga ricordata come «culinaria», vale a dire il tempo in cui gli chef divennero stelle polari, il talento aveva il suono metallico di pentole e padelle e l’epos giaceva in ciotole colme di intingoli aromatizzati al timo, si diluiva nei soffritti più sofisticati, annegava nei brodetti.

“Aspettando i naufraghi”, tra poesia e fantastico

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«L’inaspettato per una volta, è accaduto. E ha cambiato tutto.»

Qualche settimana fa mi è capitato di presentare Aspettando i naufraghi (minimum fax, 2018) di Orso Tosco; quella sera, durante la nostra conversazione, lo scrittore mi disse una serie di cose molto interessanti riguardanti il romanzo, tra queste una mi è rimasta particolarmente impressa. Tosco disse che all’origine della scrittura del romanzo c’era un suo periodo di vita decisamente difficile e complicato e si era posto una domanda: “Da chi vorrei essere portato via?” o forse più precisamente la domanda era: “Da chi vorrei essere ammazzato?”.

Il Sudafrica nel giorno di Mandela

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Pubblichiamo un pezzo apparso sul Messaggero, che ringraziamo.

Cent’anni fa a Mvezo, un minuscolo villaggio sulle rive del fiume Mbashe, una terra splendida situata a oltre mille chilometri da Città del Capo, nacque Nelson Mandela, icona novecentesca di una storia collettiva e di un cammino verso la libertà e l’emancipazione che non è ancora concluso.

Il Sudafrica, e il mondo, hanno appena celebrato il centenario del primo presidente eletto democraticamente nel 1994 in un paese ancora lacerato dall’oppressione dell’apartheid. È viva la memoria dei 27 anni trascorsi in carcere da Mandela, insieme a tanti compagni di lotta, senza mai perdere la propria identità e il senso di un percorso che dopo aver scalato una montagna ne ha trovata sempre un’altra. La ricorrenza della nascita di Mandela è l’occasione per guardare anche dentro alle contraddizioni e alle disuguaglianze che tuttora segnano la società sudafricana.