Fra le pagine chiare e le pagine scure. “Rimmel” di Francesco De Gregori

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Pubblichiamo, ringraziando casa editrice e autore, un estratto dal libro Romantic Italia (minimum fax), di Giulia Cavaliere: un racconto della canzone italiana che va da Domenico Modugno ai Baustelle, includendo artisti diversi come Piero Ciampi e Antonello Venditti. Questa sera al Monk di Roma, alle ore 19, l’autrice presenterà il libro con Niccolò Fabi.

di Giulia Cavaliere

È il 1975 quando Francesco De Gregori fa di testa sua, si chiude segretamente nello studio meno moderno della RCA e dà vita a Rimmel. È il suo quarto album in studio e segna l’inizio della seconda rivoluzione romantica della storia della canzone italiana, rivoluzione più specifica ma analoga nella portata a quella innescata quasi vent’anni prima da Domenico Modugno.

Ornamento. Nell’America di Juan Cárdenas

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«Quando mi rivedrai avrò lo stesso vestito. Basta aprire la porta per scorgere l’eloquente immagine: centottantotto macchine da scrivere ammucchiate in fondo a una stanza vuota, attraversata solo dall’ombra fresca e lunga della marmaglia, a un piano vuoto di un edificio vuoto, di un edificio razionalista in passato bello e splendente, costruito a immagine e somiglianza degli edifici razionalisti in passato belli e splendenti delle città razionali. Centottantotto macchine da scrivere ammucchiate in fondo a una città irrazionale un giorno hanno battuto, su centottantotto fogli di carta intestata delle Assicurazioni Tequendama, un discorso armonioso e razionale che qualcuno avrebbe letto con devozione negli uffici e nei corridoi del Ministero della Destituzione: quando mi rivedrai avrò lo stesso vestito e non sarò milioni, sarò l’unico esempio, rotti gli schemi, l’esempio inimitabile[…]»

Nella Vienna di Klimt. La bellezza rubata di Laurie Lico Albanese

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di Rossella Farnese

«Quello che c’era tra noi non era affatto semplice, come il puro desiderio o l’attrazione sessuale. Era una brama di bellezza e di significato, la voglia di ricercare nel mondo e in noi stessi. Avevamo il senso della permanenza e la paura dell’oblio. Sapevamo, naturalmente, che tutto è transitorio e niente dura – ma questo non ci impediva di anelare a qualcosa di eternamente bello»: riflette così Adele Bloch-Bauer sulla sua liaison con Gustav Klimt. Una musa e un artista, una donna rivoluzionaria, anticonformista, appassionata della vita e dell’arte, sensuale, spregiudicata e l’anima della Secessione viennese, la Monna Lisa d’Austria e il pittore dal decorativismo esuberante e dall’eleganza estetizzante, cantore della Finis Austriae.

Bussole. L’atlante delle frontiere

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(Le immagini sono tratte dal volume)

L’Atlante delle frontiere (Add editore, 140 pagine, 25 euro, traduzione di Marco Aime), scritto e disegnato da Bruno Tertrais e Delphine Papin, è una bussola che orienta e illumina la complessità del nostro tempo, in cui assistiamo a un rafforzamento non solo tecnologico delle frontiere senza precedenti nella storia.

In apertura della propria analisi geopolitica Tertrais, diplomatico francese direttore della Fondazione per la ricerca strategica, fissa una nozione spesso confusa: tutte le frontiere sono artificiali, poiché sono definite dagli uomini. Per esempio Cina e Russia hanno impiegato quarant’anni a dividersi 2444 isole fluviali. Lo sviluppo delle frontiere è legato alla nascita del mondo moderno e comincia nel XVII secolo. Dalla metà del XIX secolo al 1914 il mondo è stato diviso parallelamente alla costruzione degli stati. Solo alla fine della Guerra Fredda sono comparsi sulla terra ventottomila chilometri di frontiere e il 10% delle attuali è successivo al 1990.

Vinpeel degli orizzonti: alla ricerca di un altrove

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di Federica De Paolis

Peppe Millanta è lo pseudonimo di un’artista. Quale che sia il suo vero nome, questo giovane scrittore è anche un Musicista di Strada, teatrante, diplomato in Drammaturgia e Sceneggiatura all’Accademia Nazionale Silvio d’Amico. Ha esordito nel mondo letterario, qualche mese fa, con il romanzo Vinpeel degli orizzonti, edito dai tipi della Neo; la casa editrice abruzzese, per la prima volta, ha “tradito” la sua coerente linea editoriale per aprirsi al nuovo. La definizione di genere è favola per adulti, la più suadente è: fiabesca, incantevole, meravigliosa. La sfida ha avuto un discreto successo, il libro si è aggiudicato una signora lista di riconoscimenti: Vincitore Premio “John Fante – Opera Prima”; Vincitore Premio “Alda Merini”; Vincitore Premio “Augusta”; Premio “Quercia in favola; Premio “La Pania”; Premio “Bovio”; Premio “Borgo Albori”.

Manuale per la sconfitta. Il viaggio letterario di Leonard Cohen

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C’è una canzone dei Nirvana piuttosto famosa, Pennyroyal Tea. Kurt Cobain la cantò per l’ultimo album della sua band, In Utero, e poi, tra le altre esibizioni live, nell’Unplugged per Mtv. È strano, perché anche la versione registrata in studio ha un tocco per così dire “live”; prima che la canzone attacchi, si sente Kurt che schiarisce la sua voce con un distinto eh-ehm, e poi chitarra e voce che iniziano in simultanea, e così via. Solo gli ascoltatori più distratti non avranno notato i primi versi della seconda strofa: «Give me a Leonard Cohen afterworld / So I can sigh eternally», Dammi un aldilà alla Leonard Cohen, così potrò sospirare in eterno. Ahinoi, l’aldilà di Cobain era alle porte, più di quanto potessimo immaginare; Pennyroyal Tea doveva essere il nuovo singolo di In Utero, ma il suicidio di Kurt fermò l’uscita.

Verso il transumanesimo e oltre: i libri di O’Connell e Shanahan

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Le nuove suggestioni tecnologiche, con la loro generazione di sentimenti misti tra timore e curiosità, stanno pian piano acquisendo un certo rilievo editoriale. Si può pensare per esempio al recente e interessantissimo saggio 6/5. La rivolta delle macchine di Alexandre Laumonier, pubblicato dalla collana Not delle edizioni Nero, concentrato ad illustrare l’automatizzazione dell’economia globale («Fino alla fine del XX secolo, i mercati finanziari erano immersi in un ambiente fatto di grida d’ogni genere. Poi, in meno di un quarto di secolo, il silenzio si è imposto: gli umani furono rimpiazzati dalle macchine» recita uno dei passaggi più belli del libro), oppure a due libri da poco pubblicati, Essere una macchina di Mark O’Connell, edito da Adelphi e La rivolta delle macchine di Murray Shanahan, per la Luiss University Press.

Un memoir sui generis. “Il ramo spezzato” di Karen Green

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Questo pezzo è uscito sul Venerdì, che ringraziamo.

«Almeno adesso è…»: così comincia la frase tramite cui, con le migliori intenzioni (ma spesso, nostro malgrado, goffamente), proviamo a dare conforto a chi affronta una perdita. Dovrebbe seguire qualcosa di consolatorio, ma può accadere che, prima e al posto della seconda parte della frase,intervenga, lucida e incoercibile, un’obiezione: «Lo voglio incazzato con i politici, a disagio che cerca di manipolarmi per ottenere favori che gli farei comunque.

Un romanzo di esplosioni: “Un marito” di Michele Vaccari

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Dalla prima lettera di San Paolo ai Corinzi: «Meglio sposarsi che ardere». È una frase famosa, che suona bene in tutte le lingue, ma poco chiara se presa fuori contesto. Chiude un discorso sull’attitudine al contenimento, sull’esigenza di chiedersi, cioè, se si è portati o meno a mantenersi casti quando non si ha (o non si ha più) un coniuge. Sarebbe bello se foste in tanti, a riuscirci – scrive, più o meno, San Paolo –ma, in caso contrario, perché non sposarsi? La purezza non è pane per i denti di chiunque: sempre meglio sentirsi soddisfatti, alius quidem sic, alius vero sic. Se non si leggesse la prima parte del discorso, quei due verbi, sposarsi e ardere, solleverebbero più di un’interpretazione romantica (la solitudine è sempre un inferno; meglio aggirare gli amori non corrisposti; magari la vita di coppia toglierà passione, ma regala serenità) e una domanda laica, da guastafeste: chi l’ha detto che una volta sposati non si arde?

La necessità di Walter Benjamin

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In occasione del recente anniversario della morte di Walter Benjamin (26 Settembre 1940 a Portbou in Spagna), proponiamo una recensione di Esperienza e povertà (Castelvecchi), raccolta di quattro importanti saggi del grande pensatore tedesco, a cura di Massimo Palma.

Riflettere sull’opera di Walter Benjamin, potente e luminosa nella sua vulcanica asistematicità, è un esercizio filosofico sempre più urgente.

Con lucida fedeltà al pensatore berlinese, Massimo Palma nella sua introduzione (chiamata con ironia hendrixiana Walter Benjamin Experience), dopo aver ricostruito gli ultimi giorni, tragicamente rocamboleschi, del filosofo, osserva il fenomeno attuale del Benjamin Expo, cercando però proprio nella sua opera gli antidoti al contagio di una sua superficiale riduzione a santino.