Le relazioni preziose: fotografare lo scorrere del tempo con Barry Lyndon

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Pubblichiamo un estratto dal libro di Chiara Tartagni Le relazioni preziose, uscito per Jimenez, ringraziando editore e autrice.

di Chiara Tartagni

“Non appena ebbi letto Barry Lyndon ne rimasi molto impressionato. Amavo la vicenda e i personaggi, e mi parve possibile fare la trasposizione dal romanzo al film senza distruggerlo. Ed esso offriva inoltre l’opportunità di fare una delle cose che il cinema può realizzare meglio di qualunque altra forma d’arte, presentare cioè una vicenda a sfondo storico” ha raccontato Kubrick.

Inoltre, il film è la trasposizione di un romanzo ambientato nel Settecento, scritto nell’Ottocento, con un dispositivo che ha trovato la propria fortuna nel Novecento. Questo trattamento della materia prima, che allontana il racconto dall’influenza del proprio autore, rende il film molto più vicino al diciottesimo secolo. Come abbiamo visto con Tom Jones, il romanzo moderno nacque proprio nella spavalda Inghilterra di Hogarth e del potere borghese.

Nel paese della tempesta selvaggia

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di Simone di Biasio

Cos’è che ci muove al pianto in questa “Tempesta”? Quale incantesimo ci tiene cogli occhi spalancati sprofondati sulla poltrona a seguire gli sviluppi di nient’altro che un esercizio di magia, di immaginazione? La ragazza con il cappotto rosso ha appena assistito alla messa in scena dell’opera shakespeariana al Teatro Eliseo di Roma: prima di alzarsi per lasciare la platea, riunisce il viso dentro le sue mani, si china verso le gambe, i suoi ricci sipario alla commozione («Spalanca il frangiato / sipario dei tuoi occhi»[1], Prospero a Miranda).

Quello che non si comprende vale più di quanto si pensa di aver capito. Viene il dubbio che, sulla scia della fiction prosperiana, non sia finzione anche la credenza che il fratello del duca di Milano ne usurpi il trono, se non sia solo una prosperiana congettura figlia del ritiro del vero duca dal regno di corte al regno di carta dei suoi libri, del suo sapere, della sua fantasia. Miranda è letteralmente, letterariamente rapita dal racconto di suo padre, padrelingua, padre cantastorie: lei stessa non sa se ciò cui Prospero accenna sia vero, verosimile, falso, immaginato, pensato, creduto, naufragato, approdato. Ma lo com-prende.

Nel fondo di una privata brama di oblio. “Pattinando in Antartide” di Jenny Diski

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“Forse, con la sua indefinitezza, adombra i vuoti e le immensità crudeli dell’universo, e così ci pugnala alle spalle con il pensiero dell’annientamento mentre contempliamo gli abissi bianchi della via Lattea? Oppure la ragione è che nella sua essenza la bianchezza non è tanto un colore quanto l’assenza visibile di ogni colore e nello stesso tempo l’amalgama di tutti i colori, ed è per questo motivo che c’è una vacuità muta, piena di significato, in un gran paesaggio di nervi – un omnicolore incolore di ateismo che ci ripugna?”

Sente lo stesso bisogno di assenza e negazione, Jenny Diski, mentre rilegge Melville. La bianchezza della balena in Moby Dick assume, nella sua personale declinazione, la forma del desiderio di sperimentare il nulla, ricercare un rifugio sicuro, un “candido oblio”. Ruota attorno al bianco l’indagine compiuta dalla scrittrice londinese in Pattinando in Antartide (trad. Francesca Bandel Dragone, NNE, 2019) attraverso il racconto intimo che alterna la narrazione dell’atteso viaggio all’analisi del ruolo che sua madre ha ricoperto negli anni.

Viaggi alla fine del mondo. Una conversazione tra Joanna Pocock e Alberto Giuliani

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Dopo aver ospitato il confronto Albinati-Cusk, pubblichiamo un altro contenuto nato all’ultimo FILL di Londra: un dialogo tra Joanna Pocok e Alberto Giuliani, autori rispettivamente di Surrender, uscito per Fitzcarraldo, e Gli Immortali (Il Saggiatore). I due libri affrontano tematiche ambientali e di nuova sociologia, guardando al futuro prossimo.

Il testo è a cura di Maddalena Vatti, che ha moderato l’evento e curato il testo che segue.

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Maddalena Vatti: Questo è, per entrambi, il primo esperimento letterario in forma lunga. Ci sono molte somiglianze formali, prima fra tutte la scelta di un genere ibrido, all’intersezione fra memoir, saggio, reportage e diario di viaggio. Effettivamente vi siete entrambi imbarcati in lunghi viaggi che vi hanno portato alla scoperta di luoghi lontani, il West americano per Joanna, l’Asia, l’Oceania e perfino il Polo Nord per Alberto.

Intervista a Rodrigo Fresán, l’ultimo romantico tra Roberto Bolaño e Nicola Di Bari

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Pubblichiamo un’intervista uscita originariamente su Altri Animali, che ringraziamo. (fonte immagine)

di Marco De Laurentis

Per parlare di Rodrigo Fresán è quasi inevitabile chiamare in causa lo spirito di Roberto Bolaño. Uno dei meriti collaterali dello scrittore cileno è stato quello di aver recuperato o addirittura introdotto alle nostre latitudini alcuni grandi scrittori latinoamericani poco o nulla conosciuti in buona parte del cosiddetto Occidente (si vedano Parra, Saccomanno, Lemebel, Pron, Alan Pauls, solo per citarne alcuni). Rodrigo Fresán fa parte a pieno titolo di questo gruppo. I due, come è noto, erano legati da una profonda amicizia.

Argentino, classe 1963, Fresán ha avuto successo in patria nel 1991 grazie alla sua raccolta di racconti Historia argentina. Al contrario del suo amico cileno però, Fresán ha un carattere mite e sornione, non è stravagante né usa iperboli ma è sempre schietto, ogni sua risposta finisce con una battuta ironica ma mai amara. A differenza di Bolaño ama la letteratura nordamericana, ma come lui è un bibliomane incallito, sembra DAVVERO che abbia letto di tutto. Un lettore prima che uno scrittore.

Mistero americano: The Irishman

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Questo pomeriggio (ore 17.45, Sala La nuvola) Charles Brandt interverrà Più Libri Più Liberi. Di seguito pubblichiamo un’intervista all’autore di The Irishman uscita sul Messaggero, che ringraziamo.

Senza il corpo, senza nessuna prova. Dal 30 luglio 1975 l’America s’interroga sulla sparizione di Jimmy Hoffa, che il 14 ottobre 1957 dopo un’ascesa prepotente era stato eletto capo dell’International Brotherhood of Teamsters, il sindacato più influente della nazione.

Qual è stata la fine di Hoffa, spregiudicato protagonista per vent’anni della vita economica, politica e criminale degli Stati Uniti? La domanda è tuttora irrisolta, nonostante i decenni d’indagini dell’FBI e le miriadi d’ipotesi. In questo vuoto, che è un’ossessione nell’immaginario della società nordamericana, si è inserito con forza il lavoro del newyorchese Charles Brandt, avvocato ed ex Procuratore generale dello Stato del Delaware. Il suo libro I heard you paint the houses, pubblicato per la prima volta nel 2004, è uscito in una nuova edizione e oltreoceano è in vetta alle classifiche di vendita. La storia e la scrittura di Brandt hanno conquistato Martin Scorsese e Robert De Niro, con cui l’autore ha collaborato per la trasposizione cinematografica.

Il Volontario di Salvatore Scibona, dal Vietnam alla ricerca di un’identità impossibile

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Sabato pomeriggio Salvatore Scibona sarà a Più Libri Più Liberi (ore 18,30, sala Antares), per raccontare il suo ultimo romanzo Il Volontario, uscito in Italia per 66thand2nd nella traduzione di Michele Martino.

Vollie Frade è un uomo da metamorfosi interiori, da molte vite nella stessa vita. Cresciuto nell’America rurale, di punto in bianco decide di arruolarsi nel corpo dei marines, ancora minorenne. C’è il Vietnam che infuria dall’altra parte dell’Oceano, e all’inquieto Vollie sembra l’occasione giusta per imboccare la sua strada.

Essere genitori e figli: “Lontano dagli occhi” di Paolo di Paolo

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Sei personaggi. Tre donne incinta agli sgoccioli di una gravidanza. Luciana, che lavora nella redazione di un giornale è innamorata dell’irlandese, sparito, forse a Dublino – subito dopo aver saputo che diventerà padre. Valentina, adolescente, inchiodata ad un banco di scuola rifiuta Ermes che l’ha messa incinta; Ermes giovanissimo che non sa dove mettere le mani, e le famiglie dietro, come un muro di ostinata negazione.

E infine Cecilia, che vive tra la strada e una casa occupata, che gironzala con il suo cane Giobbe: testimone silenzioso, ombra, compagno di vita, alla quale la ragazza si affida come fosse lui, un padre. Lei aspetta il figlio di Gaetano, il più “disponibile” dei padri di questa storia, con il quale però manca l’affinità. L’amore non è una faccenda scontata.

Annie Ernaux. Un memoir e un saggio

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(fonte immagine)

“Ho scritto a P. che ero incinta e non volevo tenerlo. Ci eravamo salutati incerti sul seguito del nostro rapporto e provavo una certa soddisfazione nel turbare la sua indifferenza, anche se non mi facevo nessuna illusione sul profondo sollievo che gli avrebbe arrecato la mia scelta di abortire. Una settimana dopo, Kennedy è stato assassinato a Dallas. Non era già più qualcosa che mi poteva interessare.”

Qualche anno fa ho scritto un pezzo “Fotografie di Ernaux”, credendo (ingenuamente, lo ammetto) di aver esaurito il discorso su di lei, averlo esaurito per quello che riguarda l’aspetto critico, non certo dal punto di vista del lettore, non pensavo allora e non penso oggi di poter smettere di leggerla. Sono stato ingenuo perché è evidente che la scrittura di Ernaux si rinnova di volta in volta e mai esaurisce l’elemento biografico, il racconto della memoria, il suo trasferimento dentro un diario collettivo in cui ci si può specchiare, spaventarsi, commuoversi, fare i conti con il tempo che ci riguarda, con quello che ci è capitato o che abbiamo scampato, imparato, conservato, dimenticato.

L’invenzione degli animali. Intervista a Paolo Zardi

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di Valentina Berengo

Paolo Zardi è uno sperimentatore. Scrittore impeccabile di racconti di solito piuttosto duri (l’ultima raccolta, La gente non esiste,uscita prima dell’estate per Neo Edizioni, è però più accogliente), ritorna periodicamente al romanzo, indugiando, nei suoi lavori meglio riusciti, su storie che si svolgono in un futuro prossimo senza essere per questo necessariamente distopiche. Il più noto è XXI secolo (Neo Edizioni, 2015, in dozzina allo Strega) mentre ora è da poco uscito per Chiarelettere L’invenzione degli animali, ambientato nel 2035.