Paolo Poli e “I promessi sposi”: un’intervista inedita

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Un anno fa ci lasciava Paolo Poli. Per ricordarlo, pubblichiamo un’intervista finora inedita.

Paolo Poli: magistrale interprete teatrale di straordinaria eleganza, voce fieramente anticonformista nel panorama culturale nell’Italia bigotta e borghese del Dopoguerra. In occasione della pubblicazione dell’audiolibro de I Promessi Sposi, abbiamo avuto il piacere di conversare a lungo nell’Ottobre del 2015. Nell’intervista, Poli ci porge le sue considerazioni deliziosamente provocatorie con il consueto incanto della sua raffinatissima cattiveria.

Matteo Marchesini e i saggi con personaggi

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(fonte immagine)

Non è per niente facile allontanarsi dal nuovo libro di Matteo Marchesini e provare a formulare dei giudizi sull’opera narrativa di una delle figure più presenti e incisive del panorama intellettuale italiano, grazie alle sue collaborazioni con  “Il Foglio”, “Radio Radicale”, la “Domenica del Sole 24 Ore” e “doppiozero”: poeta, narratore, saggista, critico letterario e culturale che utilizza l’analisi dei gusti socialmente più diffusi (ma esclusivi!) per elaborare diagnosi implacabili dei nostri vizi nazionali, insistendo su quelle nostre identità fragili e mai risolte che ci costringono spesso a cedere di fronte alla sirene del Midcult delineato da Dwight Macdonald.

Non è facile per il sottoscritto, in particolare, che si trova a condividere le prese di posizione dell’autore di False coscienze. Tre parabole degli anni zero, avendo alle spalle un percorso formativo simile, dominato dall’ingombrante e quasi autarchica presenza di Alfonso Berardinelli: non concretizzatasi de visu, nel caso di chi scrive, e perciò senza alcuna garanzia di essere riusciti a mettere a rendita gli insegnamenti del critico romano, perché il contesto e le nostre debolezze sono tali che nessuno potrà dirsi al riparo dalle sirene di cui sopra, che invitano al rifornimento di prodotti editoriali in grado di sanare le nostre ansie di accettazione e promozione sociale, di manufatti culturali che promettono troppo a lettori irrimediabilmente spaesati.

Ugo Tognazzi: il comico fisiologico

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Il 23 marzo 1922 nasceva a Cremona Ugo Tognazzi. Riproponiamo l’estratto da Hollywood sul Tevere. Storie scellerate di Giuseppe Sansonna a lui dedicato, ringraziando autore e editore.

Un giorno non meglio precisato del 1965, un trafelato Antonio Pietrangeli irrompe a casa di Ugo Tognazzi. Ha bisogno, in tempi brevissimi, di un suo cameo, a qualsiasi costo. Sta girando Io la conoscevo bene: la protagonista è una giovanissima Stefania Sandrelli, non ancora vedette, e i produttori gli hanno imposto la presenza nel cast di una star affermata. Qualcuno del calibro di Tognazzi. Che, però, è ormai così richiesto da essere già impegnato, in contemporanea, su ben due set. Non ha un minuto libero ma, da istintivo conoscitore di uomini, è affascinato da Pietrangeli. Gli riconosce uno sguardo sottile, capace di non cadere mai nella costruzione di facili macchiette, abbondanti invece anche dalle parti nobili della commedia all’italiana.

Essere diretto da lui, poco tempo prima, nel Magnifico cornuto lo ha esaltato e traumatizzato. Ripetere una scena anche quindici volte, perché ogni dettaglio sia perfetto, anche nei movimenti delle comparse sullo sfondo, è un metodo di lavoro deleterio per il temperamento dell’attore cremonese, per quanto gratificante possa rivelarsi il risultato finale.

La stanza profonda

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È appena uscito in libreria per Laterza La stanza profonda, il nuovo romanzo di Vanni Santoni. Proponiamo un estratto dal primo capitolo.

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… In quella, bussano. Due cazzotti, più che due colpi di nocche, sul portone.
Guardi il cellulare, in effetti sono già le quattro del pomeriggio. Apri.
Oi master.
Ciao Bollo, dici, poi ti blocchi. Accanto a lui, al vecchio Bollo che entra a colpo sicuro, lui stesso di nuovo e subito parte della stanza, un bambino. Tiene il cellulare a due mani, in orizzontale, di certo per un videogame. Capelli rossi, otto o nove anni. Davvero non sai nulla del Bollo da tutto questo tempo?
Ma…
Cosa c’è?
Chi è questo marmocchio?

Quando la pagina alza la voce, dietro le quinte dell’audiolibro

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di Roberta Marcuccilli

A un vate del teatro come Paolo Poli è capitato, leggendo ad alta voce I Promessi Sposi, che le lacrime spezzassero la fluidità dell’interpretazione proprio nel passaggio sulla conversione dell’Innominato. Commozione. Per Michela Murgia, che ha dato voce al suo Accabadora, fare un audiolibro è stato un po’ come andare dall’analista: «Pensavo di essere preparata perché in fin dei conti l’ho scritto io, quel romanzo. Invece no. È stato completamente diverso, sorprendente, mi ha rivelato a me stessa. Quando ho finito, avrei voluto sedermi e riscriverlo daccapo, non mi piaceva più. D’ora in poi, prima di consegnare un libro al mio editor lo rileggerò sempre ad alta voce». Simile la reazione di Sandro Veronesi dopo aver narrato il suo Caso calmo. Claudio Santamaria, che ha prestato la voce alla trilogia Millennium di Stieg Larsson, non voleva più uscire dalla sala di registrazione.

A snocciolare curiosità e retroscena del libro parlato, o ascoltato, è Flavia Gentili, trent’anni da libraia e dieci come direttrice di produzione e regista di Emons, casa editrice specializzata in audiolibri che ha scelto fin dai suoi esordi – nel 2007 – di affidare la lettura a voci e volti noti. «Non poteva essere diversamente perché i librai, forti del fatto che in Italia gli audiolibri non tiravano, ci consideravano l’ennesimo tentativo destinato a fallire. In Germania, invece, vendevano bene e furono proprio tre tedeschi a lanciarsi in questa avventura tutta romana», racconta Gentili. All’inizio il gruppo di lavoro era composto da tre persone, una scommessa. Eppure la proposta è arrivata, complice il contesto sociale in cui è nata. Gli italiani iniziavano a prendere confidenza con il digitale e con l’idea di poter acquistare e scaricare materiale online.

La biblioteca segreta di Timbuctù

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Questo pezzo è uscito su TuttoLibri – La Stampa (fonte immagine).

In un racconto di Gesualdo Bufalino, Le visioni di Basilio, alla fine di un cataclisma atomico il Senato del Mondo decide di proteggere da un’invasione di tarli giganteschi le carte più nobili dell’umanità. A guardia del tesoretto, in cima al Monte Athos, viene scelto il novizio Basilio. Ma una notte un tic toc minaccioso annuncia che la fortezza è stata violata. Allora Basilio si cosparge il corpo di miele perché aveva letto che i tarli ne erano golosi, si stende nudo sul pavimento, aspetta di avere addosso tutte le truppe nemiche, poi spalanca la finestra e precipita nell’Egeo.

Quando ho letto sui giornali di Abdel Kader Haidara e di come ha messo in salvo migliaia di manoscritti, quel racconto di Bufalino mi è tornato in mente. La pelle di Haidara è più nera di quella di Basilio, ma pure lui ha braccia larghe e forti. La sua storia ora ce la racconta un giornalista americano, Joshua Hammer, in un libro che esce in questi giorni per Rizzoli, La biblioteca segreta di Timbuctù, fornendoci anche una dettagliata inquadratura storica di tutta la vicenda.

Breaking News di mezzanotte sul nuovo libro di Haruki Murakami

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(fonte immagine)

Tokyo, 24 febbraio 2017, breaking news in un notiziario. Un uomo vestito con un abito azzurro e un sorriso smagliante, come il fazzoletto che ha nel taschino, fissa la telecamera come se si fosse appena accorto che qualcuno, per un oscuro motivo, lo sta filmando. Accanto a lui una donna con un vestito rosa confetto dello stesso colore della sua pelle, anche lei fissa la telecamera che ha di fronte con uno sguardo perso. Sembra non poter credere all’immagine che la retina restituisce al cervello. Eppure entrambi continuano a parlare con tono pacato.

Io che sono dall’altra parte dello schermo, posso tentare di interpretare il loro messaggio solo dal linguaggio del corpo, il mio giapponese è davvero pessimo,e per questo rimango ancor più spiazzato. In mente ho l’ansia vorace di Chicco Mentana, che fa pensare a una tanica di bagnoschiuma concentrato lanciato sotto il getto di una cascata, non basterebbe un televisore da 60 pollici a contenere la sua felicità per una breaking news. I nostri due cronisti invece restano impassibili, mi portano alla mente le sabbie di Laugharne (amena località del Galles, famosa per le sue strane maree e per essere il luogo eletto da Dylan Thomas per rifocillare la propria immaginazione).

Un signore vomita davanti alla donna che ama. Su “Centuria” di Manganelli

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Da qualche tempo sul blog Altri Animali ricorre una rubrica, Racconti dalla cripta, in cui si parla di raccolte di racconti ingiustamente trascurate. Ripubblichiamo qui la puntata dedicata a Centuria di Giorgio Manganelli.

La prima volta che ho avuto per le mani Centuria, sapevo di andare incontro a racconti fuori dal comune, il nome di Manganelli in copertina era una garanzia. Non potevo immaginare, però, di trovare già in terza pagina uno dei miei racconti della vita.

Eppure, il numero due – in Centuria i racconti, lunghi invariabilmente una pagina e mezza, sono contraddistinti da un numero che va da uno a cento – ha preso subito posto tra quella schiera di brevi narrazioni che seguitano a pulsarmi dentro, come un cuore aggiuntivo, anche molti anni dopo la loro lettura.

Pugni neri: “Trentacinque secondi ancora” di Lorenzo Iervolino

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Quei due pugni chiusi erano una preghiera di solidarietà, una preghiera di speranza per un paese separato che presumeva di essere un’entità univoca. Tommie Smith e John Carlos non sono nati solo per correre più veloci degli altri, avevano qualcosa da dire al mondo immersi in una lotta permanente, che a quasi cinquant’anni dalle Olimpiadi di Città del Messico 1968 non è finita. «Grazie allo studio, – scrive Lorenzo Iervolino in Trentacinque secondi ancora (66thand2nd, 288 pagine, 23 euro) – Tommie si era accorto di essere solo un puntino nel disegno più vasto della lotta che i neri stavano portando avanti».

Il trauma nelle parole: Intervista a Max Porter

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di Elvira Grassi (fonte immagine) In un appartamento di Londra abita una famiglia felice, padre, madre e due bambini. Un giorno la madre muore e tutto si tinge di dolore. Il padre è disperato, affronta inerte la gentilezza dei conoscenti, i «condoglianti in orbita», mentre i bambini si chiedono: «Dove sono i pompieri? Dov’è il […]