“Di chi è questo cuore”, nel nuovo libro di Mauro Covacich

image

«La sonda spara ultrasuoni nel petto. Al primo contatto con la pelle la sua testa scivolosa mette i brividi, poi prevalgono le immagini. Sullo schermo una sagoma medusoide pulsa nell’oscurità. Si dilata e si contrae in mezzo a quel nero dove all’improvviso potrebbero comparire palombari. Oppure astronauti. Ma non c’è nessuno nel petto, ci sono solo le cose contenute in ogni essere umano».

Questo è l’incipit del nuovo romanzo di Mauro Covacich, Di chi è questo cuore (edito da La nave di Teseo), dove il protagonista, la cui esistenza ricalca da vicino quella dello stesso autore, viene fermato da un medico dello sport dall’attività agonistica a causa di un malfunzionamento cardiaco, fatto che lo costringe a rallentare la sua attività fisica e a limitarsi a corricchiare per le strade di Roma.

In punta di penna: Denis Johnson

1denis

Pubblichiamo, ringraziando l’editore, un estratto dal libro In punta di penna – Riflessioni sull’arte della narrativa. Volume secondo, appena uscito per minimum fax. (fonte immagine)

Agente segreto

di Denis Johnson

Mi ricordo una volta, a Chicago. Nei dintorni di Jefferson Street, qualche strada più giù del Loop. Adesso non ricordo neanche quante, ventuno, ventidue, o ventitré anni dopo. Alle quattro del mattino diventava un quartiere di sbandati e ubriaconi. Gente senz’anima o spirito che dormiva appoggiata ai muri o nei canali di scolo, come li avevano avvisati che sarebbe successo se avessero continuato a bere… e loro avevano continuato.

Quel mattino buio ero andato lì per unirmi alle squadre di operai alla giornata che i tizi del collocamento radunavano nei giorni feriali, ma avevo come la sensazione che sarei finito a vivere lì anch’io, un giorno, e osservavo triste e irrequieto il mio futuro intorno a me, tizi dai volti spenti che annuivano come pupazzi, tormentavano le sdruciture dei vestiti a brandelli e si fregavano le labbra con la lingua.

Rileggendo Shakespeare: intervista a Giovanni Nucci

1marlon

Non lasciatevi ingannare dal titolo, suggestivo ma fuorviante. La differenziazione dell’umido. E altre storie politiche di Giovanni Nucci (Italo Svevo Libri) non è un divertissement letterario, né una elucubrazione sterilmente distante della realtà: al contrario, è una delle più lucide letture sulla contemporaneità.

Nell’assordante e vano cianciare degli ultimi mesi, la riflessione che propone Nucci è tra le poche che aiutano veramente a comprendere il presente allucinante che stiamo vivendo. Si tratta di un libro di rara intelligenza, a tratti formidabile. Ripetiamo, il titolo è beffardamente fuorviante: Nucci, in realtà, si produce in una appassionata e urgente dissertazione sull’attualità del Giulio Cesare shakespeariano. La tragedia romana del Bardo si impone, nella ponderata interpretazione di Nucci,  come cruciale chiave di lettura della disperante contemporaneità politica.

Il piccolo Omero e gli ostacoli della conoscenza

joanna-kosinska-129039-unsplash

Photo by Joanna Kosinska on Unsplash

Pubblichiamo, ringraziando editore e autore, un estratto da I bambini ci guardano. Una esperienza educativa controvento, di Franco Lorenzoni, uscito per Sellerio. L’autore presenterà il libro Giovedì 21 febbraio alle 17,00 presso il Real Teatro Santa Cecilia di Palermo.

di Franco Lorenzoni

Incontrare Platone a 11 anni

In prima elementare Tommaso incontrò molte difficoltà nella scrittura. Non sapeva come impugnare la matita, come muoverla sul foglio. Sembrava che quel sottile pezzo di legno se ne andasse per conto suo. Guardava noi insegnanti sorridendo imbarazzato, come a dire: che ci posso fare? Talvolta si incaponiva irritato e sembrava volesse arare il foglio tanto premeva il lapis sulle pagine del quaderno, arrivando a strapparlo.

Con molta fatica, grazie al costante impegno della mia collega Cornelia che insegna italiano e il sostegno paziente di sua madre che gli è sempre vicina, sa rispettare i suoi tempi e crede in lui, Tommaso ha cominciato piano piano a scrivere le prime frasi e a staccare le parole.

Vivere da straniera, il nuovo libro di Claudia Durastanti

1claudia (1)

«A cinque anni contrabbandavo mozzarelle, ero cattolica, non pensavo che avrei mai tinto i miei capelli neri, dicevo che non volevo fare figli e ballavo sulle ginocchia di zii acquisiti che si chiamavano sempre Tony e avevano sposato donne con un gusto vistoso in termini di pellicce». Non è l’estratto migliore che potessi scegliere, ma di certo il più somigliante alla battuta d’apertura di una commedia agrodolce di fine ’80 inizio ’90, con voce di ragazza fuoricampo e carrellata su caseggiati americani ingioiellati con vecchie Ford Fairmont. Colonna sonora: Eye in the sky, The Alan Parsons Project.

Un estratto da “Il giorno della nutria” di Andrea Zandomeneghi

1nutria

Pubblichiamo un estratto dal libro Il giorno della nutria di Andrea Zandomeneghi, uscito per Tunué. Ringraziamo editore e autore.

di Andrea Zandomeneghi

E comunque, quando la sciagurata vicenda principiò, quel martedì mattina di fine aprile, io non ero granché lucido, anzi sarebbe più corretto dire che versavo in un penoso stato di rincoglionimento stordito e dolorante. Correnti poderose di agonia cefalgica e umorale da postsbronza. Anche per questo, soprattutto per questo, credo, fui così turbato dal rinvenimento del cadavere di nutria scorticato che andava oscenamente scongelandosi, infatti era stato inequivocabilmente congelato in precedenza, buttato sulle scale esterne – che non danno direttamente sulla strada, danno sul giardino recintato con muretti bassi sovrastati da gelsomini rampicanti – di casa mia, a Borgo Carige, Capalbio; a metà strada tra le lagune di Orbetello e la foce dell’impianto di raffreddamento della centrale elettrica di Montalto, o, se si preferisce, a metà strada tra l’estuario del Fiora e quello dell’Albegna.

Il fuoco dentro “Jesus’ Son” di Denis Johnson

jesus' son

Nella copertina della nuova traduzione italiana di Jesus’ Son, a cura di Silvia Pareschi, le dita di una mano reggono un fiammifero acceso, sul punto di spegnersi. L’incendio però è già divampato ed è dentro le cento pagine che compongono questa raccolta di racconti spietata e di bellezza accecante, scritta da Denis Johnson all’inizio degli anni Novanta. Troveremo uomini derelitti e donne sbandate, figure ai margini, persone che frequentano i bordi delle città, piccole o grandi città che siano, e violenza e amore, territori che in letteratura abbiamo incrociato altre volte – nella fermata a Brooklyn di Hubert Selby Jr, ad esempio – o che possiamo scorgere tra le pieghe della nostra società, aprendo bene gli occhi. I personaggi di Jesus’ Son sono dentro e sono fuori le loro storie.

Ricordando la poesia di Sylvia Plath e Amelia Rosselli

1sylvia

L’undici febbraio è una data fatidica per gli amanti della poesia. Una tragica coincidenza (probabilmente ricercata) avvince due delle più alte voci femminili del Novecento: Sylvia Plath e Amelia Rosselli, entrambe morte suicide lo stesso giorno a trentatré anni di distanza (la prima nel 1963, la seconda nel 1996).

Per ricordarle, ho creduto opportuno interpellare due protagoniste della cultura italiana contemporanea: Leonetta Bentivoglio (firma storica di Repubblica, nota anche per i suoi saggi su Pina Bausch e Wim Wenders) e Sonia Bergamasco (attrice e regista teatrale, tra le cui collaborazioni ricordiamo nomi quali Giorgio Strehler, Carmelo Bene, Franco Battiato, Glauco Mauri, Bernardo Bertolucci e Liliana Cavani).

Nessun limite oltre il cielo. Un estratto

1luca

di Luca Cherubino

La mattina successiva, Tiziano era impaziente di raccogliere altre informazioni e alla fine delle udienze si collegò alla chat-room dal computer dell’ufficio, con il nickname Diego@Goccia1970. Scorse la lista degli utenti on-line, poi lesse velocemente gli ultimi messaggi pubblicati nel forum di discussione.

Persone care: l’incanto nei racconti di Vera Giaconi

1verea

Ho finito di leggere Persone care di Vera Giaconi (Sur 2019, traduzione di  Giulia Zavagna) da un paio di settimane e da quando ho chiuso il libro non ho mai smesso di pensarci. Il motivo per cui non ne ho scritto il giorno stesso o quello immediatamente dopo credo vada ricondotto a due sensazioni che mi avevano accompagnato durante la lettura e che non mi abbandonavano, lo stupore e l’ansia.

Avevo bisogno di ritrovare un minimo di razionalità per raccontare i dieci racconti della scrittrice uruguaiana – tradotta in italiano per la prima volta, nel solco del gran lavoro che stanno facendo i tipi di edizioni Sur sulla nuova letteratura sudamericana – anche se mi rendo conto che se avessi twittato “Stupore e ansia, tra le cose che restano dei racconti di Vera Giaconi” qualcuno avrebbe ritwittato, magari un paio sarebbero andati poi a procurarsi il libro, me la sarei cavata con poco.