Heridas: la nuova letteratura colombiana

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“Irene è la cosa più bella che gli sia capitata dopo Star Wars”.

La Colombia, soprattutto. La Colombia del racconto, della nuova narrativa, perciò della lingua diversa, della capacità di elevarsi al di sopra di quello che ci è stato sempre mostrato. Una Colombia di città, di case – principalmente – di interni, di bar, scuole, università, di taxi, di locali notturni, di amori, di sbronze, di risse, di scenari familiari.

Una Colombia fatta di libri da studiare e studiati. Una Colombia di scrittori giovani ai quali interessa la tensione del racconto breve, di ciò che si può tenere fuori dalla trama, di quanto poco possa contare una trama regolare.  Ventidue scrittori nati tra gli anni settanta e gli anni ottanta che hanno voglia di misurarsi col presente e di far vedere che c’è un’altra Colombia al di fuori del mondo del narcotraffico, una nazione che non conosciamo, città che – come dappertutto – sono fatte di persone e le persone non sono mai uguali e cambiano in funzione delle relazioni che vivono con gli altri.

Requiem per esistenze negate e taciute. Paese perduto di Pierre Jourde

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Pubblichiamo un pezzo uscito sulla Domenica del Sole 24 Ore, che ringraziamo.

Dopo una lunga fase di eclissi, l’interesse dei lettori italiani per la narrativa francese contemporanea si è, negli ultimi dieci anni, non solo ridestato, ma acceso di passione. Ciò è avvenuto, in prevalenza, grazie al lavoro di alcune piccole case editrici che hanno saputo scegliere e promuovere autori di già solida reputazione in Francia, ma prima pressoché ignoti al pubblico italiano.

Il caso più emblematico è quello di Annie Ernaux, scrittrice esigente, aliena alle mode editoriali, eppure diventata in Italia un successo di libreria grazie a L’orma editore.

Il primo capitolo di “Scavare” di Giovanni Bitetto

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Pubblichiamo, ringraziando autore ed editore, il primo capitolo di “Scavare”, romanzo d’esordio di Giovanni Bitetto, pubblicato da ItaloSvevo. di Giovanni Bitetto Sai, amico, quando ho saputo della tua dipartita non sono rimasto sorpreso. Abbiamo un’età che non ci spinge a guardare la morte come un termine prossimo, eppure attraverso le rispettive vocazioni è da anni […]

La trilogia di Rachel Cusk

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Questo pezzo è uscito su Repubblica Robinson, che ringraziamo di Nicola Lagioia Con Onori, seguito di Resoconto e Transiti, Rachel Cusk porta a termine la “trilogia dell’ascolto” che molto ha fatto discutere la società letteraria soprattutto anglofona. Il libro viene pubblicato in Italia come i precedenti da Einaudi Stile Libero, nella traduzione impeccabile di Anna […]

Un mondo di fantasmi. Storia della nostra scomparsa» di Jing-Jing Lee

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Pubblichiamo un pezzo uscito sul Manifesto, che ringraziamo.

di Simone Pieranni

Wang Di – la protagonista di Storia della nostra scomparsa, esordio letterario di Jing-Jing Lee (Fazi, pp. 399, euro 17) – partorisce il figlio nato a seguito di uno dei tanti stupri subiti ad opera dei soldati giapponesi, ad agosto. È il mese dei fantasmi, dice a Wang Di una sua amica, a sua volta fantasma, perché uccisa dagli occupanti. Singapore, Seconda guerra mondiale, occupazione giapponese. Terribili nefandezze – «a marzo arrivarono i primi soldati. Giravano delle voci, si diceva andassero di villaggio in villaggio, facendo razzia di tutto» – e il rapimento di giovani donne costrette a vivere in squallidi posti per essere a disposizione degli appetiti sessuali dell’esercito imperiale giapponese: un mondo di fantasmi, donne cui viene affibbiato un nome giapponese, famiglie che vivono quei terribili anni nascondendo ognuna un trauma segreto. Fantasmi che popolano la storia: «imparai a fare la morta, chiudendo gli occhi e restando così immobile che mi sembrava di sprofondare nel pavimento. Di notte, mi pareva di vedere mia madre che girava la testa dall’altra parte per la vergogna».

Spinaceto con gli occhi di un terzino sinistro

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di Alberta Aureli È il 1993 quando Nanni Moretti ondeggia in una calda estate romana sulla famosa Vespa Piaggio e in una scena di Caro Diario arriva fino a Spinaceto. Mentre ci arriva riflette, e pensa all’immaginario negativo che si è costruito attorno al quartiere, poi si ferma, e dice al ragazzo seduto su un […]

Niccolò e Livia scrivono il romanzo dell’anno

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di Simone Tribuzio

Dopo aver raccontato e percorso – in tandem con Paolo Di Paolo – la Roma di Nanni Moretti; dopo aver spiegato, con le illustrazioni di Giulia Rossi, il profilo letterario di Italo Calvino; e infine compiuto una romantica e nostalgica passeggiata nella Roma degli anni ’90, Giorgio Biferali torna oggi nelle librerie con Il romanzo dell’anno (La nave di Teseo, collana Oceani).

È nella notte di capodanno che Niccolò e Livia litigano di nuovo, ma questa volta si rivela cruciale per i giovani amanti romani.

Curare la vita scrivendo della fine

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di Anna Toscano

Si può cominciare dalla fine, che è un poco come finire dall’inizio, quando tra l’inizio e la fine la storia che viene narrata è una storia senza tempo, che cambia sempre ma non smette mai. È quella storia che porta tutti prima o poi a porci delle domande, evitando accuratamente di darci delle risposte e, col passare del tempo a dimenticarci la questione, ad arginarla, congelarla, a volte di soprassalto la questione ci sveglia ma la scacciamo subito.

Alcuni scrittori, quella storia, talvolta la mettono in mezzo, girandoci in tondo, guardandola da lontano, facendola sgusciare tra le righe, alcuni la mettono su un tavolo della cucina, in una camera ammobiliata, in una macchina schiantata addosso a un albero, altri, invece, come fa Ginevra Lamberti, quella storia la guardano in faccia, le parlano, interloquiscono.

Antonio Pizzuto, ritratto di un irregolare

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Photo by Peter Lewicki on Unsplash

di Simone Bachechi

Accingersi a scrivere un articolo, una recensione o un qualsiasi tipo di nota critica su qualcosa di Antonio Pizzuto, (1893-1976), cercando magari in questo modo di riscattarlo dall’oblio letterario nel quale è stato da anni confinato, può apparire opera improba. I suoi testi magmatici, oscuri, ermetici, il suo stile del tutto inedito, impervio a ogni convezione, certamente non aiuta, e se un articolo deve riuscire in qualche modo a decodificare il segno, le invarianze e la specificità della parola, materia prima di un testo e tutte le specole del suo linguaggio, nel caso in questione un tale tentativo può essere destinato al fallimento, perché parlandone in qualche modo si rischia di far svanire l’incanto, un po’ come è accaduto a Orfeo che fa dissolvere in una nuvola d’aria l’amata Euridice, voltandosi poco prima che questa vedesse la luce uscendo dall’Ade, come gli era stato prescritto di non fare.

Un racconto sulla “Storia della colonna infame”: seconda parte

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Pubblichiamo la seconda parte della serie dedicata alla Storia della Colonna infame di Alessandro Manzoni, a cura di Virginia Fattori. Qui la prima puntata.

di Virginia Fattori

La Storia della Colonna infame di Alessandro Manzoni, di cui si è fatto il punto letterario nella prima parte, racconta uno dei più clamorosi complotti della storia moderna.