Il dettaglio e l’infinito. Toda

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Pubblichiamo, ringraziando editore e autore, un estratto dal libro di Luca Alvino Il dettaglio e l’infinito, uscito per Castelvecchi editore.

Victor Hugo, per evitare che Juliette Drouet, la sua amante di lunga data, venisse a conoscenza delle relazioni sessuali che egli intratteneva quotidianamente con altre donne, annotava gli incontri amorosi sui propri taccuini utilizzando un codice cifrato: accanto a un nome di donna, o semplicemente alle sue iniziali, scriveva una N se l’aveva vista nuda, Suisses se le aveva visto il seno (la Svizzera è famosa per il latte), e qualcos’altro per le carezze; se poi era riuscito ad avere con lei un rapporto sessuale completo, scriveva toda. Ce lo racconta James Salter nel volume postumo intitolato L’arte di narrare, nel quale lo scrittore americano riferisce al proprio pubblico affezionato la sua esperienza di lettore e narratore. Salter ci rivela che Toda era il titolo provvisorio che aveva in mente mentre scriveva il suo ultimo romanzo.

ebraicità e lesbicità: conversazione con Anna Segre

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Ecco due volumetti agili solo come aspetto, o come mole fisica, ma in realtà felicemente densi di riflessioni; tutt’altro che due cataloghi o due prontuari sulle questioni che affrontano. In 100 punti di lesbicità e 100 punti di ebraicità (Elliot Edizioni), Anna Segre, poetessa, scrittrice e psicoterapeuta, affronta le sue appartenenze condividendole, senza nessuna categoria obbligata, ma con una costante ricerca di senso e di parola.

Molti potranno riconoscere punti e tensioni che sono anche di chi scrive, senza essere magari né ebreo né lesbica: è il pregio principale di un progetto fra l’aforisma privato e la riflessione a cielo aperto di cui l’autrice ci ha raccontato qualche dettaglio illuminante.

Come si sta al mondo: conversazione con Davide Martirani

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Conosco Davide Martirani da molti anni. Dunque, conoscevo già il suo talento, la sua profonda cultura letteraria.

Avevo già letto alcune prove precedenti (dei brevi, calibratissimi racconti), avevamo addirittura insieme tentato (assieme ad Alessandro Caroni) esperimenti di scrittura collettiva.

Eppure devo dire che questo romanzo d’esordio mi ha comunque colpito. Nel risvolto dell’edizione Quodlibet è sfacciatamente dichiarato: che il libro è scritto in “maniera magistrale”. Sembra davvero un rilievo enfatico, inopportuno, neppure sulla quarta di copertina dell’ À la recherche du temps perdu si osa tanto: sembra, soprattutto, una sparata in contrasto con l’attitudine sobria e pacata dell’autore.

Guardando ovunque. Gli straordinari racconti di Grace Paley

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Amo Grace Paley al punto che una volta ho tentato di catturare (per poi usare) il suo sguardo e di chiuderlo dentro una  poesia. L’ho presa come se fosse ancora viva (e non lo è?) e l’ho portata a Napoli, in pieno centro, davanti alla chiesa dello Splendore di Montecalvario. Volevo vedere che effetto potesse avere la capacita di osservazione, di sintesi, di empatia, di lucidità, spostata da New York (teatro vivente di tutta la sua opera) a Napoli; la mia città d’origine, vitale e piena di gente e voci proprio come nel Bronx, ma voci di un coro molto diverso.

La marea sono loro: Su “Piccola città. Una storia comune di eroina” di Vanessa Roghi

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di Massimo Palma

«E il più delle volte diede fuori dagli argini e raggiunse con enormi masse d’acqua la mia città, dopo aver devastato la campagna circostante». È un frammento di Aprire il fuoco di Luciano Bianciardi ad aprire il sesto capitolo di Piccola città. Sono tanti gli eserghi del libro – a De Gregori, a Guccini che dà il titolo, a Nick Drake e Neil Young si affiancano Oreste del Buono, Natalia Ginzburg e infiniti altri. Si sa: gli eserghi sono spesso un testo nel testo, una rete di rimandi per il lettore, ma anche una rete di protezione per l’autore, perché gli offrono il gancio per sviluppare un tema nel capitolo che segue, o semplicemente l’allusione nascosta, il rimando, magari l’eco sonora generazionale.

American dreamers, i sognatori di Imbolo Mbue

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di Stefano Friani In esergo a Siamo noi i sognatori di Imbolo Mbue c’è un passo del Deuteronomio in cui si fa riferimento alla terra del latte, del miele e – uno si figura – della libertà, quegli Stati Uniti tanto idealizzati da chi vive a Limbe, sulla costa atlantica del Camerun. Come chiarisce già […]

Al confine del southern gothic: Sparklehorse, tra rock e letteratura

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Pubblichiamo, ringraziando editore e autore, un estratto dal libro di Liborio Conca Rock Lit, uscito per Jimenez.

Il mio regno per un cavallo

Un passo indietro, come si dice. E dunque è il pieno dell’estate 1995 quando nei negozi di dischi, ancora per qualche mese gli Unici Posti Dov’era Possibile Poterli Comprare, fa la sua comparsa un disco dalla copertina,  be’, piuttosto sinistra. Lo sfondo è un cielo azzurro sormontato da una grossa nuvola; in primo piano, invece, si staglia una maschera da clown appesa a un filo, con gli occhi accesi ma privi di pupille, il naso monco e una bocca deformata in quello che sembra il sorriso di un pazzoide. Non siamo dalle parti orrorifiche di Pennywise, il pagliaccio che dal 1986 tormenta gli incubi di chi ha letto It, il capolavoro di Stephen King. Se proprio vogliamo confrontarli, il clown sulla copertina di Vivadixiesubmarinetransmissionplot è un fratello minore, minimal, diversamente inquietante. Pennywise è l’Orrore, l’Incubo, la figura che compare sulla copertina del debutto degli Sparklehorse è la Sorpresa, il Grottesco. È il pagliaccio che scatta a molla dalla scatola, non quello che terrorizza i ragazzini di Derry lassù nel Maine, rappresentando l’incarnazione del male.

“La dimensione oscura”: intervista a Nona Fernández

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di Francesco Fava

Nona Fernández (Santiago de Chile, 1971) è una delle voci imprescindibili dell’attuale letteratura ispanoamericana. A partire dal folgorante romanzo d’esordio, Mapocho (del 2002, meritoriamente proposto in italiano dalla casa editrice gran vía nel 2017), tutta la sua opera tesse e ritesse i fili – nascosti, recisi o rimossi; pubblici e insieme privati – che dal Cile odierno si tendono retrospettivamente verso gli anni della dittatura. Fernández torna ora a coltivare la propria personale ossessione letteraria nella sua ultima opera, magistrale: La dimensione oscura, pubblicato sempre da gran vía nella traduzione di Carlo Alberto Montalto.

“Prima che te lo dicano altri”, il romanzo tra due mondi di Marino Magliani

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Pubblichiamo un pezzo apparso su La Lettura del Corriere della Sera, che ringraziamo.

di Matteo Giancotti

Colpisce subito, nella scrittura di Marino Magliani, il piglio ruvido: «Certe cose si facevano perché bisogna farle, ma non se ne parlava». Altro esempio: «Uno è il posto dove si nasce, disse. Poi ti innestano». Modi laconici, specialmente nei dialoghi, per nulla complimentosi; come di un Hemingway filtrato all’italiano attraverso uno scabro dialetto.

Si rispecchiano così, nelle parole, la natura e l’antropologia di un territorio aspro e difficile, quale è l’entroterra imperiese (la zona della Val Prino, di cui Magliani è originario), colonizzato per una metà da speculatori russi e per l’altra da cinghiali che «impestano»; in forma ormai residuale vi resiste, quasi suo malgrado, una sparuta comunità locale, legata per inerzia, più che per scelta di vita, a lavori antichi: la raccolta e il commercio delle olive, la silvicoltura, la caccia (leggi bracconaggio) e ogni tanto, per cambiare, la pesca.

Tra romanzi e racconti, gli editori nella Nuvola

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Come ogni anno a inizio dicembre a Roma si è tenuto il festival dell’editoria indipendente Più libri Più liberi, quest’anno, per il secondo anno consecutivo all’interno della Nuvola di Fuksas. Parlare di media e piccola editoria significa parlare di molte case editrici che svolgono un enorme lavoro di ricerca e di scouting dando vita a volumi […]