Consigli per l’estate

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di Giorgio Biferali

Visto che è arrivata l’estate, che è quel periodo in cui di solito si va in vacanza, e insieme ai vestiti, le scarpe, i costumi, gli spazzolini, i deodoranti sotto i 100 ml, non è mai facile scegliere quali libri mettere in valigia e quali, invece, lasciare a casa, ecco, mi sembrava giusto fare una lista di quelli da portare in viaggio, da non rimandare a settembre, come capita a scuola a quelli che avevano studiato meno durante l’anno. Ci sono romanzi, raccolte di racconti, libri di poesia, saggi narrativi, diari di viaggio, per non farsi mancare nulla, perché l’estate possa essere all’altezza delle altre stagioni, e anche di più. Ovviamente, neanche a dirlo, in questa lista, ci sono tutti i libri che io non porterò in vacanza con me, visto che li ho già letti tutti, anche se mi è già venuta voglia di rileggerne qualcuno. Chissà.

Tra la Rivoluzione culturale e piazza Tienanmen. La Cina nel racconto di due donne

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Pubblichiamo un pezzo uscito sul Manifesto, che ringraziamo.

di Simone Pieranni

Due donne, due cinesi che oggi sono professioniste affermate. Xiaolu Guo è una scrittrice e regista, Zhu Xiao-Mei è una delle pianiste più note al mondo, considerata una delle massime interpreti delle Variazioni Goldberg di Bach. Appartengono a due generazioni differenti, ma hanno origini comuni: sono entrambe del sud della Cina. Zhu è di Shanghai, ma giovanissima si trasferisce con la famiglia a Pechino. Xiaolu Guo è di un piccolo paesino nelle regioni meridionali cinesi. La prima è del 1949, la seconda è del 1973; le loro vite hanno dunque attraversato due fasi molto diverse del recente sviluppo cinese. La Cina – infatti – è lì: non solo sfondo tragico, ma ricettacolo di soluzioni.

Kronos. Witold Gombrowicz e il mistero del tempo

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C’è sempre un’ambiguità di fondo quando ci si addentra nei diari o nelle memorie intime degli scrittori: lo si può fare in punta di piedi, aggirandosi circospetti tra le confessioni in cerca di luci per interpretare meglio l’opera, oppure lo si può fare in maniera quasi morbosa, se con questa parola si intende anche la relazione con tutto il corpus di un autore, considerando ogni particolare come decisivo per la costruzione di un suo ritratto fedele. Se questi sono solamente due tra i differenti modi di leggere opere strettamente autobiografiche, e anch’essi soggetti a decise e profonde variazioni, con alcuni autori particolarmente cari al lettore quasi non esiste un vero e proprio scarto, perché tutto, ogni notizia, figura nello stesso tempo come via ermeneutica privilegiata e come un tesoro prezioso da custodire per la creazione della propria immagine personale.

Ricordando Luca Rastello: Lettera alle pulci

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Il 6 luglio 2015 ci lasciava Luca Rastello. A qualche giorno
dalla ricorrenza lo ricordiamo con un pezzo di Giorgio Vasta, apparso su Robinson, e soprattutto con un suo brano, La lettera alle pulci, un estratto dal libro postumo Dopodomani non ci sarà (Chiarelettere), che vi invitiamo a leggere.

di Giorgio Vasta

Quando ci si trovava in compagnia di Luca Rastello, a un certo punto arrivava il momento del «racconto islandese»: un episodio collocato in un tempo più mitico che storico, una narrazione – seria nei toni, bugiarda nella drammaturgia, dunque dichiaratamente letteraria – in cui Rastello evocava un rocambolesco incidente stradale lungo la Ring Road, qualcosa che gli era davvero accaduto, una storia in cui troll e folletti erano a tutti gli effetti personaggi reali.

Ascoltandolo ci si veniva a trovare su un crinale sottile tra verità e finzione, tra chiarezza e oscurità, tra comicità folle e tragedia: vale a dire in quel luogo estremo, inaffidabile e rivelatore, dove è esistito ed esiste ancora il pensiero di Luca Rastello.

Audacia e rivelazione – dodici passaggi ne “La vita delle ragazze e delle donne”, l’unico romanzo di Alice Munro

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Colpevolmente, era da anni che non leggevo un libro di Alice Munro. Ne ho preso coscienza, e ho subito cercato di porvi rimedio. Così, senza saperne niente di più di quanto riportato in quarta di copertina, ho acquistato l’ultimo uscito.

Ultimo uscito, in questo caso, è un’espressione impropria – indica la lancetta di un orologio che scandisce più il tempo cortissimo dell’editoria che quello vasto e segreto della letteratura. Poiché la letteratura, quella vera, eccede sempre il tempo in cui fisicamente appare tra gli scaffali di una libreria. Sembra provenire, insieme, da un passato o da un futuro. Ed è nostra contemporanea, sempre. Anche se la lingua in cui è stata pensata, intanto, è morta o irrimediabilmente sbiadita – così che Archiloco continua ad abbandonare il proprio scudo sotto un cespuglio, e Saffo, perdendo la parola, si fa più verde dell’erba.

La mitologia dell’assenza: Ted Hughes e le Birthday Letters

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Martedì prossimo uscirà il nuovo numero di Nuovi Argomenti. Di seguito pubblichiamo in anteprima un estratto dal saggio “La mitologia dell’assenza: Ted Hughes e le Birthday Letters”, scritto da Vito di Battista: ringraziamo autore e rivista.

di Vito di Battista

Gennaio 1998. Pochi mesi prima di morire, Ted Hughes consegna al mondo un’opera della quale nessuno aveva predetto l’esistenza: una raccolta di 88 componimenti il cui unico tema altri non è che Sylvia Plath.

Emma Glass e “La carne”, uno dei romanzi più interessanti di quest’anno

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«Peach. Non scappare più. Ti amo Lincoln.»

Il male e la paura, non possiamo evitare di averci a che fare, di incontrarli, di sopportarli, di viverli. Scopriremo il male sotto la sua peggior manifestazione, saremo preda delle paure più profonde. Tenteremo di schivare, di proteggere noi e chi ci sta accanto, ma spesso falliremo. Arriverà quel male che ci seguirà passo passo, che si impossesserà di ogni centimetro di pelle, che prenderà casa nella nostra stessa carne. La paura poi ci toglierà il respiro, ci farà sentire in bilico, ci costringerà a guardarci le spalle, a tenere le luci accese, a cercare conforto e, allo stesso tempo, tacere.

La libertà di cercare l’orrore secondo Pietro Grossi

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Photo by Brigitte Tohm on Unsplash

Riprendiamo un’intervista uscita su Sul Romanzo, che ringraziamo.

«L’orrore non sta nella consapevolezza della sua esistenza, ma nella sua capacità mimetica». In questa frase è racchiuso il gorgo in cui Pietro Grossi risucchierà i lettori con il suo nuovo romanzo (Orrore, edito da Feltrinelli). Lo farà utilizzando la sua maestria nel bilanciare ritmo e indagine psicologica, forgiando una storia difficile da catalogare, sospesa fra il thriller psicologico e il romanzo di formazione (anzi di evoluzione).

Il superstite, la fiaba nera di Massimiliano Governi

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di Federica De Paolis

Il superstite, non ha nome. Una mattina come un’altra, con la figlia sulle spalle va a casa dei genitori. Tutto è avvolto nel silenzio, le luci del giardino sono stranamente accese. Lascia la bambina fuori dal cancello e si avventura dentro casa; l’acqua scorre sul pavimento: la sua famiglia è stata sterminata, fratello, sorella, padre e madre. Non c’è nessun indugio sul ritrovamento dei corpi: non si tratta di un racconto macabro, né sconvolgente, è un’azione “anomala” eppure inevitabile che il Supersite si vede costretto a compiere. Di fronte al corpo inanime del padre, l’uomo gli sfila un mocassino e lo annusa.

Il paradigma dell’assenza in “Fioriture capovolte” di Giovanna Rosadini

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Cosa accade quando le parole perdono di punto in bianco il loro significato e divengono dei simulacri che non rimandano più a nulla? Quando gli oggetti non trattengono più il senso quotidiano dell’esistere e si trasformano in vani simboli di qualcosa che non è più comprensibile? Quando l’accadere cessa di lasciare una traccia riconoscibile nella storia e si trasforma in una mera e inutile successione di eventi? Sono queste alcune delle domande che capita di rivolgersi leggendo Fioriture capovolte, l’ultima raccolta di poesie di Giovanna Rosadini da poco uscita nella «Bianca» einaudiana.