Il fritto misto dei critici

Concludiamo, con questo intervento, il dibattito sulla letteratura italiana contemporanea (e sulla critica letteraria in italia) pubblicato nelle scorse settimane sulla Domenica del “Sole 24 Ore”

di Gabriele Pedullà

Il gran numero di risposte all’allarme sulla crisi dello stile lanciato su queste pagine (ripreso da giornali e siti) è il segno – sicuramente positivo – che la questione interessa a molti.

Narrare l’Italia di Berlusconi (parte II):
una risposta agli “zii”

Questo articolo è uscito sulla Domenica del Sole 24 Ore di Matteo Di Gesù L’Italia berlusconiana, i giovani scrittori, narrare il presente, l’impegno civile… Devo averne già sentito parlare da qualche parte, mi dicevo. Per scoprire dove è mi è bastato stare al gioco su cui si regge Dove eravate tutti di Paolo Di Paolo […]

Il viaggio dell’orsa

minima

Questa recensione di Carlo Mazza Galanti al nuovo libro di Vincenzo Pardini (Il viaggio dell’orsa – Fandango) è uscita su Alias.

Per cominciare, ci si potrebbe concentrare sulla qualità dello stile: le scelte lessicali, i preziosi toscanismi, la carica evocativa di parole semi-dimenticate e recuperate da Pardini con la precisione del collezionista; potremmo stupire della scelta dei nomi di persona, pesanti concentrati di destino prelevati da una onomastica antiquaria, ma ancora viva in certi lembi di provincia italiana

Storia di una collezione

netsuke

Pubblichiamo una recensione uscita per il Riformista di Francesco Longo al singolare Un’eredità di avorio e ambra (Bollata Boringhieri) di Edmund de Waal.

È l’uomo col cilindro e la barba rossiccia sullo sfondo del quadro Le déjeuner des canotiers di Renoir. È una delle due persone a cui è ispirato il personaggio di Swann della Recherche di Proust. Come Swann, infatti, è ebreo, frequenta salotti esclusivi, è un collezionista d’arte, un appassionato di pittura italiana e un mecenate. Si chiama Charles Ephrussi. La storia della sua collezione di 264 netsuke (vertiginosi ninnoli giapponesi) è ora raccontata da Edmund de Waal, che ricevette in eredità quella collezione a Tokyo, nel 1994. Il libro, che racconta questa vorticosa vicenda di arte, storia, ebraismo e identità, è pubblicato da Bollati Boringhieri e si intitola Un’eredità di avorio e ambra (pp. 397, 18 euro).
Quando Edmund de Waal recita il Kiddush, nel tempio buddista dove si dà l’addio allo zio Iggie, riceve i netsuke ed è consapevole di avere tra le mani non solo «una collezione enorme di oggetti minuscoli», ma la matassa di una vicenda affascinante, tortuosa e scintillante  che riguarda la sua famiglia.

Patrik Ourednik: la voce che parla nella lacuna

Questo pezzo è uscito su Repubblica. di Giorgio Vasta Cinque uomini in una stanza. Dal soffitto penzola una lampadina, sul pavimento di legno ci sono alcune sedie, più in là una pendola ferma alle undici e cinquantacinque. Da qualche parte c’è anche una porta di cui non si sa bene cosa fare, se spingerla o […]

Il romanzo contiene:

soho

Pubblichiamo un pezzo di Gianluca Didino dedicato allo scrittore americano Jonathan Lethem, che ci è stato gentilmente concesso dalla redazione di Inutile.

Che Jonathan Lethem, il più nerd dei figli bruciati d’America, l’appassionato di Philip K. Dick e di supereroi, di culture suburbane e di new-wave, sia diventato uno dei migliori scrittori d’oltreoceano è, ad oggi, un dato di fatto: almeno su questo punto non ci sono dubbi.

Patologie di Zachar Prilepin

In occasione del festival pistoiese Arca Puccini (info dettagliate e programma), proponiamo una recensione inedita del romanzo Patologie di Zachar Prilepin del quale è appena uscito per Voland San’kja.

Agassi e Open

agassi

Pubblichiamo una recensione di Francesco Longo, uscita sul Riformista, dedicata a Open, la biografia che Andre Agassi ha scritto insieme al premio Pulitzer J.R. Moehringer.

«E se questo fosse il momento della verità e io mi rivelassi un impostore?». Quando non si vive la propria vita, quando si ignorano i propri desideri e non si conosce se stessi, l’unica scialuppa di salvataggio è vivere la vita che gli altri si aspettano da te, scegliere l’ipocrisia, la finzione e le bugie. La coscienza però non regge il bluff a lungo, ad un certo punto scalcia, tira pugni dall’interno fino a quando la propria identità non sorge come un’alba. Si risorge sempre però da un cumulo di ceneri. Non si diventa se stessi, infatti, senza un percorso interminabile, fatto di bivi che sfuggono alla vista, di sbandate, di soste dolorose, e di tratti sfinenti in cui si attraversano deserti pieni di miraggi e molte notti fredde e oscure.

La vita immortale di Henrietta Lacks

Un sentito ringraziamento a Marco Missiroli per averci concesso di pubblicare il suo pezzo su questa incredibile vicenda, uscito qualche giorno fa sul “Corriere della Sera” di Marco Missiroli Il confine tra mortalità e senso eterno cade con un libro che ha segnato gli Stati Uniti e che arriva in questi giorni in Italia: La […]

L’ultima confessione di David Foster Wallace

Nel 1996, durante il tuor americano di Infinit Jest, un giornalista del Rolling Stone, David Lipsky, trascorse cinque giorni ininterrotti al fianco di David Foster Wallace, in giro per librerie, presentazioni e corsi di scrittura, da uno stato all’altro dell’America, buttando giù appunti per quella che divenne una lunghissima intervista per il giornale. Questa intervista è ora diventata un libro, Come diventare se stessi. David Foster Wallace si racconta (minimum fax), in cui la voce dell’autore ci arriva senza filtri.