Copeland, il faraone e gli effetti essenzialmente secondari

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Anche io ho avuto la mia “fase Police”. Una band, quella capitanata da Sting, che è riuscita a coniugare una spiccata fruibilità d’ascolto con il tentativo di fondere punk, reggae e pop in una forma new wave riconoscibilissima e di grande impatto; con alcuni brani iscritti nell’immaginario del Rock e album storici, griffati dall’icona dei tre caschetti biondi di beatlesiana memoria.

Ho ripreso in mano ultimamente l’autobiografia del batterista dei Police (Strange Things Happen — La mia vita con i Police, il polo e i pigmei)(minimum fax, 2011). Un paio d’anni fa ho assistito ad un concerto presentazione del libro; nel corso della serata, durante l’interminabile coda per il Kebab di un chiosco interno, mi è capitato di ascoltare la conversazione di due individui piuttosto anziani dietro di me: uno era mosso dallo sdegno di dover aspettare così tanto per mangiare.

Zona, una dimensione tra psiche e geopolitica

Questa recensione al romanzo di Mathias Énard, è uscita per il manifesto.

di Paolo Zanotti

Dopo la pubblicazione delle Benevole di Jonathan Littell nel 2006 qualcosa sembra essere cambiato nel sistema letterario francese, e un’editoria che ci aveva abituato a libri smilzi, esplorazioni stralunate di spazi quotidiani e autobiografie ascetiche, sembra avere scoperto il romanzo lungo e ambizioso.

Mezzanotte Strega

di Christian Raimo

Ora che la competizione è finita, svoltasi anche quest’anno con il discutibile gentlemen’s agreement (chiamiamolo così?) tra editori, si può parlare in maniera forse più distaccata del Premio Strega. L’ha vinto, come sapete, il libro di Edoardo Nesi, Storia della mia gente, edito da Bompiani. Il libro di Nesi è subito schizzato in vetta alle classifiche, dopo mesi di ricezione molto distratta.

Non è vero che non si parla di libri e di letteratura: un giorno di fine luglio a caso, per esempio, sul Corriere della Sera

Sul Corriere della Sera del 27 luglio ci sono vari luoghi in cui si parla esplicitamente di libri: basta farci caso. E – a partire da questi indizi – farsi qualche domanda su che tipo di autorialità, di editoria, di critica letteraria si ricava da questo “discorso” sui libri.

Manifesti TQ – generazione trenta quaranta

Sono giorni, mesi, che i membri del gruppo TQ – i lavoratori della conoscenza della generazione dei trenta e quarant’anni – si confrontano e dibattono per definire e approvare i tre manifesti usciti oggi (qui). Noi vi invitiamo a leggerli e, se siete interessati a partecipare alle loro iniziative, a aderire al movimento. Christian Raimo ci presenta il gruppo e la loro attività in questo articolo uscito oggi per il manifesto.

Trascendenza capovolta

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Uno degli scopi della letteratura è quello di aiutarci a smontare gli stratificati meccanismi ideologici su cui si basa la conoscenza per rivelarci qualcosa di più autentico sulla nostra natura; e dunque metterci in discussione, scardinare certezze, provocare nei lettori uno spaesamento.

Giustizia ecologica e sociale

di Giuliano Battiston

Il reportage è un genere caduto in disuso: troppa fatica costruire un percorso coerente e solido, rinunciare all’effimero per un’unica, costante idea di fondo, macinare chilometri, accumulare materiali e interviste, per poi trasformare il tutto in una forma compiuta. Soprattutto, troppa fatica partire da domande vere, piuttosto che da pretesti per ribadire le proprie certezze.

Daniel Clowes parla di Wilson

er gentile concessione di Conversazione sul fumetto, vi proponiamo oggi una conversazione con Daniel Clowes riguardante il suo ultimo libro, Wilson, pubblicato in Italia da Coconino. L’intervista è apparsa sul Portland Mercury e la traduzione è di Andrea Pachetti.

Come sta andando la tua giornata?
Oh, tutto bene. Sono appena tornato dalla promozione di un libro durata una settimana, e oggi è uno di quei giorni tipo – uh oh! – ho 3600 mail a cui rispondere, tutte urgenti!

La poesia negli oggetti

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Pubblichiamo di seguito una recensione apparsa su Alias della raccolta che riunisce tutti i racconti pubblicati da Hanif Kureishi negli ultimi quindici anni. La traduzione del volume è a cura di Ivan Cotroneo e Andrea Silverstri.

Non stupisce più di tanto leggere nella postfazione/testimonianza che chiude Tutti i racconti di Hanif Kureishi, firmata da Ivan Cotroneo (traduttore di buona parte dei testi dello scrittore inglese), questa timida confessione: “i suoi racconti, i suoi romanzi, mi hanno coinvolto troppo, e in alcuni casi (Intimacy, Il mio orecchio sul suo cuore) hanno cambiato la mia vita in un senso troppo personale per parlarne qui.”

Se il nostro sguardo è sempre culturale

“Mi piace guardare”, dice Chance Giardiniere in Oltre il giardino, quasi consapevole della densità interna a un’azione talmente radicata in ognuno di noi da non riuscire più a essere percepita neppure come un’azione vera e propria bensì come una specie di intelaiatura originaria, l’endoscheletro sul quale si fonda il nostro stare al mondo.