La vita interiore di Martin Frost

di Tiziana Lo Porto e Daniele Marotta Questa tavola è uscita su D-Repubblica. Cliccado sull’immagine è possibile ingrandirla.

Il grande inquisitore

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Le sorti della politica italiana sembrano passare attraverso la figura del Grande Inquisitore, l’inquietante personaggio dei Fratelli Karamazov di Dostoevskij. L’anno scorso la casa editrice Salani aveva riproposto autonomamente il testo della nota “leggenda” (Il grande inquisitore, appunto), estrapolandolo dal romanzo fluviale, e aggiungendovi un intervento di Gherardo Colombo, Il peso della libertà. L’anno prima era stato Gustavo Zagrebelsky a dedicarvi un suo saggio.

Il garibaldino che ideò la statua della libertà

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In queste ore, le città italiane si foderano di tricolori e nelle scuole si rispolvera l’inno nazionale alla ricerca di un’identità perduta. È in questo clima che la casa editrice Laterza pubblica un affascinante saggio che si occupa proprio delle strategie con cui le nazioni trasmettono valori in modi simbolici: organizzando parate, inventando feste, o piazzando nei parchi pubblici monumentali statue celebrative.
La storica Francesca Lidia Viano, nel libro La statua della libertà. Una storia globale (Laterza), ricostruisce la parabola dell’ideazione della colossale statua newyorkese, il suo travagliato finanziamento e la sua realizzazione, tessendo una ricchissima tela i cui fili sono la filosofia del diritto, le religione ufficiali e le sette esoteriche, la storia sociale, l’arte classica e quella di artisti anonimi, e la politica nelle sue infinite implicazioni. È molto raro leggere un saggio così completo ed erudito che sappia essere nello stesso tempo capace di narrare con sapienza letteraria (se non addirittura cinematografica) questioni storico-politiche, biografiche, geografiche ed economiche. Non è un caso, comunque, trattandosi di costruzione delle identità nazionali, che l’ideatore della statua della libertà, l’alsaziano Frédéric-Auguste Bartholdi, si affezionò ad un certo punto proprio a Garibaldi, gli fece da segretario particolare, e se ne andò in giro vestito con stivali sopra al ginocchio, pantaloni blu e camicia rossa.

L’anima del presente nell’Italia anni zero

Per passare al setaccio il tempo presente occorre un crivello raffinato in grado di filtrare e rendere riconoscibili i diversi materiali che danno forma alla nostra contemporaneità. Ognuno dei sedici racconti che compongono Anatra all’arancia meccanica (Einaudi Stile Libero 2011, con un testo introduttivo di Tommaso De Lorenzis) può essere considerato uno strumento di depurazione e rivelazione, ogni testo un diverso calibro e dunque una diversa selezione della sostanza di questi primi dieci anni del nuovo millennio.

L’angelo del mio angelo

di Emanuele Trevi Che lo si intenda come un particolare genere letterario, dotato di sue leggi nell’apparente improvvisazione, oppure come una pratica di vita affine alla meditazione, o addirittura come un sintomo nevrotico e una superstizione, un diario è sempre un gesto di sfida, una ribellione all’Insensato. Prima ancora che sugli eventuali lettori, agisce su […]

Scrittori giornalisti: una gara di sputi?

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Gli scrittori sono animali anfibi, animali che prediligono vivere nei territori della letteratura ma che durante l’età adulta migrano spesso verso il giornalismo, dove trovano alimento con cui nutrirsi e soprattutto molta fama, che anche per la loro attività principale di poeti o romanzieri, non fa mai male. Di solito, lo scrittore italiano mantiene un atteggiamento beffardo verso l’attività giornalistica, considerandola sostanzialmente un ripiego, ma di frequente l’atteggiamento beffardo diventa disprezzo . «Tutta la stampa italiana, tranne rarissime eccezioni, è inquinata, in mano a bestie presuntuose, ignoranti e in malafede, corrotte e servili, a cui con niente si può far dire bianco il nero e nero il bianco», scriveva Luigi Pirandello in una lettera indirizzata alla sua cara Marta Abba, per consolarla. Tanto dire dell’amore tra i giornali e i loro collaboratori.
Ricostruire il complesso e labirintico rapporto tra gli scrittori e la loro attività giornalistica è il compito che si è scelto Carlo Serafini che ha curato un monumentale volume per l’editore Bulzoni che si intitola Parola di scrittore. Letteratura e giornalismo nel Novecento (Bulzoni, pp. 704, euro 50). Ognuno dei trentasette saggi che compongono questa raccolta si occupa di uno scrittore diverso, che nella vita ha dedicato le proprie energie e le proprie parole per cimentarsi in un “secondo mestiere”, quello dell’elzevirista, del reporter di viaggio, del polemista, del commentatore, del recensore o di altro ancora. Si va da Pirandello a Flaiano, da D’Annunzio a Landolfi, da Eco a Buzzati, da Soldati a Montale, da Savinio a Moravia, da Bacchelli a Parise, e poi Pasolini, la Ortese, Calvino, Sciascia, Bianciardi, Flaiano e molti altri.

Cotto e smangiato

di Marco Belpoliti

Che cos’è una ricetta? Un racconto di come si confeziona un piatto. Vigono regole ben precise: la sequenza temporale delle azioni da compiere deve essere inesorabile, niente flash back, niente agnizioni, nessuna concessione alla divagazione; precisione e rigore. Fabula e intreccio devono coincidere rigorosamente: niente analessi e prolessi! Ne va del piatto da confezionare. Nessuno accende il fuoco sotto la casseruola vuota.

Streghe

di Tiziana Lo Porto e Daniele Marotta Tiziana Lo Porto È nata a Bolzano e ha vissuto ad Algeri e Palermo. Abita tra Roma e New York, dove traduce e scrive di libri, cinema e fumetti per La Repubblica, Il venerdì e D. Ha tradotto, tra gli altri, Charles Bukowski, Tom Wolfe, Jacques Derrida, A.M. […]

Un tranquillo week end di memoria

di Giorgio Vasta

Nelle ultime pagine di Un uomo solo Christopher Isherwood, dopo avere narrato la storia d’amore tra George e Jim domanda al lettore di immaginare che nell’istante in cui per la prima volta George ha visto Jim e se n’è innamorato, nel suo organismo ioni calcio abbiano cominciato a depositarsi all’interno di un’arteria coronaria formando quella placca che tempo dopo lo condurrà alla morte. Isherwood domanda cioè di confrontarsi ancora una volta con il modello che vede amore e morte coesistere in un nodo inestricabile.

A cosa servono gli amori infelici

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Confesso un’assenza ingiustificata. Nonostante da tempo mi giungessero segnalazioni intorno all’opera di Gilberto Severini, e da parte di lettori accorti e intelligenti, mancava completamente dalla mia libreria quest’autore la cui reputazione di schivo, raffinato, vagamente anacronistico, assegna alla nicchia degli scrittori per pochi: con il corredo di prestigio dovuto alla misura elitaria del suo pubblico ed il sospetto, anche, di una scrittura ardua, ostile, lontana. L’occasione è giunta infine, meglio tardi che mai, con il suo ultimo romanzo