Personaggi da romanzo

Fabio Stassi continua il suo lavoro di riscrittura e archiviazione dei personaggi di romanzo dal dopoguerra a oggi.

Theo Gantenbein (1964)
(Max Frisch, Il mio nome sia Gantenbein)

Se qualcuno mi vedesse ora prendere posto su una panchina in questo parco pubblico di Zurigo, non saprebbe dire se è Patsch, il mio cane, che mi porta al guinzaglio o se invece sono io che lo guido. Ho gli occhiali neri, il bracciale giallo, una pipa spenta in bocca e il bastoncino tra le gambe.

Il romanzo erotico degli anni ’60

La letteratura è un corpo fatto di polmoni, un organismo in continua attività respiratoria. Tra questi polmoni, alcuni sono in evidenza, canonizzati talmente da venire percepiti come tradizione; altri sono invece considerati marginali, motori in ombra, eternamente estranei a una percezione condivisa. Eppure questa seconda tipologia polmonare – singoli romanzi, singoli scrittori, interi percorsi letterari – è un vero e proprio giacimento, una zona di ossigenazione nella quale lingua e immaginazione drammaturgica respirano. E ce ne rendiamo conto nel momento in cui imbattendoci in queste scritture le sentiamo subito prossime e pertinenti. Contemporanee.

Le stanze segrete di Derek Raymond

Questo pezzo è uscito nel numero di aprile della rivista Lo Straniero.

Chi ritiene il noir una forma d’evasione potrebbe restare sorpreso nello scoprire che Derek Raymond, uno dei più profondi interpreti di questo genere negli ultimi decenni, odiava la letteratura di facile consumo ed era ostile a qualunque storia usasse omicidi poliziotti e detective privati come travestimento o pretesto per intrattenere in nome del mercato.

Time is on our side

di Fabio Donalisio

Time is on our side. Ci voleva tempo. Ma il libro definente e forse definitivo di Houllebecq (di quel che Houllebecq sa e può e deve dire) è arrivato. Temo. Che scriva da dio, non è certo una novità. La ferocia cristallina della sua prosa è dato quasi comune, dato colpevolmente per scontato. Ma da uomo tenacemente ossessivo qual è, proprio dalle ossessioni, dalla flebile battaglia con esse era stato finora, banalmente, fottuto (e la pletora di avverbi in –mente ben si attaglia, anzi sgorga, proprio da quanto sa rendere complicato spiegare le sue cose semplici).

Harold Brodkey, La Promessa

di Christian Raimo

In un’intervista sulla Paris Review nel 1991 Harold Brodkey raccontava di una volta che una sua vicina di casa lo fermò per fargli le congratulazioni per il Nobel. Brodkey gli dovette spiegare il qui pro quo: il Nobel l’avevano dato a Brodskij, non a lui. Forse era il giusto destino per quello che viene ritenuto uno dei più importanti scrittori d’America, e che paradossalmente era considerato tale anche prima che pubblicasse, ventisettenne, la sua raccolta d’esordio, Primo amore e altri affanni

La vita interiore di Martin Frost

di Tiziana Lo Porto e Daniele Marotta Questa tavola è uscita su D-Repubblica. Cliccado sull’immagine è possibile ingrandirla.

Il grande inquisitore

goya

Le sorti della politica italiana sembrano passare attraverso la figura del Grande Inquisitore, l’inquietante personaggio dei Fratelli Karamazov di Dostoevskij. L’anno scorso la casa editrice Salani aveva riproposto autonomamente il testo della nota “leggenda” (Il grande inquisitore, appunto), estrapolandolo dal romanzo fluviale, e aggiungendovi un intervento di Gherardo Colombo, Il peso della libertà. L’anno prima era stato Gustavo Zagrebelsky a dedicarvi un suo saggio.

Il garibaldino che ideò la statua della libertà

delacroix

In queste ore, le città italiane si foderano di tricolori e nelle scuole si rispolvera l’inno nazionale alla ricerca di un’identità perduta. È in questo clima che la casa editrice Laterza pubblica un affascinante saggio che si occupa proprio delle strategie con cui le nazioni trasmettono valori in modi simbolici: organizzando parate, inventando feste, o piazzando nei parchi pubblici monumentali statue celebrative.
La storica Francesca Lidia Viano, nel libro La statua della libertà. Una storia globale (Laterza), ricostruisce la parabola dell’ideazione della colossale statua newyorkese, il suo travagliato finanziamento e la sua realizzazione, tessendo una ricchissima tela i cui fili sono la filosofia del diritto, le religione ufficiali e le sette esoteriche, la storia sociale, l’arte classica e quella di artisti anonimi, e la politica nelle sue infinite implicazioni. È molto raro leggere un saggio così completo ed erudito che sappia essere nello stesso tempo capace di narrare con sapienza letteraria (se non addirittura cinematografica) questioni storico-politiche, biografiche, geografiche ed economiche. Non è un caso, comunque, trattandosi di costruzione delle identità nazionali, che l’ideatore della statua della libertà, l’alsaziano Frédéric-Auguste Bartholdi, si affezionò ad un certo punto proprio a Garibaldi, gli fece da segretario particolare, e se ne andò in giro vestito con stivali sopra al ginocchio, pantaloni blu e camicia rossa.

L’anima del presente nell’Italia anni zero

Per passare al setaccio il tempo presente occorre un crivello raffinato in grado di filtrare e rendere riconoscibili i diversi materiali che danno forma alla nostra contemporaneità. Ognuno dei sedici racconti che compongono Anatra all’arancia meccanica (Einaudi Stile Libero 2011, con un testo introduttivo di Tommaso De Lorenzis) può essere considerato uno strumento di depurazione e rivelazione, ogni testo un diverso calibro e dunque una diversa selezione della sostanza di questi primi dieci anni del nuovo millennio.

L’angelo del mio angelo

di Emanuele Trevi Che lo si intenda come un particolare genere letterario, dotato di sue leggi nell’apparente improvvisazione, oppure come una pratica di vita affine alla meditazione, o addirittura come un sintomo nevrotico e una superstizione, un diario è sempre un gesto di sfida, una ribellione all’Insensato. Prima ancora che sugli eventuali lettori, agisce su […]