Giudice, che il dubbio sia sempre con te

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La recensione di Giorgio Vasta al romanzo «Per legge superiore» di Giorgio Fontana (Sellerio), uscita la scorsa domenica sul «Sole 24 Ore».

All’interno di Per legge superiore (Sellerio 2011) – il nuovo romanzo di Giorgio Fontana che seguendo di alcuni mesi la riflessione sul presente italiano contenuta in La velocità del buio (Zona 2011) conferma l’attitudine coraggiosamente analitica dello scrittore milanese, riscontrabile anche dalla lettura del suo blog – si attivano due percorsi che entrano in dialogo con due differenti film.

Il filosofo secondo Pierre Hadot

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Questo articolo di Matteo Nucci per il «Messaggero» presenta una raccolta di studi del filosofo Pierre Hadot, dal titolo «La felicità degli antichi», uscita da poco per Raffaello Cortina Editore.

Siamo abituati a immaginare il filosofo come un uomo tutto dedito all’attività teoretica, costantemente in cerca di risposte alle domande sul senso dell’essere, chino sui libri o perso in incomprensibili astrazioni da restituire in un’opera sistematica, spesso costituita da parole altisonanti.

Per fare un essere umano. E per esserlo

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La legge 40 del 2004 sulla fecondazione medicalmente assistita vieta la produzione di cellule staminali embrionali, anche a partire da embrioni congelati. Esistono ottimi saggi su questo tema e l’informazione è abbondante per chi vuole approfondire, mentre forse quello che manca è il racconto, la trasposizione dal generale al particolare. Marta Baiocchi, ricercatrice nel campo delle staminali, opera questo passaggio nel suo romanzo «Cento Micron», dove si riflette sui paradossi di questa legge discutibile proprio a partire dalla vita dei ricercatori e delle persone coinvolte, per desiderio o necessità. Di seguito il bell’articolo che Chiara Valerio le ha dedicato nell’ultimo numero della «Domenica» del «Sole 24 Ore».

di Chiara Valerio

Michele Mari, la letteratura e i fantasmi

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Stamattina pubblichiamo due recensioni all’ultimo libro di Michele Mari, una preziosa raccolta di racconti dal titolo «Fantasmagonia», pubblicato da Einaudi. Gli articoli sono nell’ordine di Giorgio Vasta e Francesco Longo, e sono usciti rispettivamente su «Repubblica» e «Il riformista». La foto che accompagna il pezzo è di Miroslav Tichy. Buona lettura.

Ogni singolo racconto di Fantasmagonia – l’ultimo libro di Michele Mari edito da Einaudi – meriterebbe una specifica recensione. Eppure i trentaquattro articoli (tanti sono i racconti) che ne discenderebbero non sarebbero comunque sufficienti a esaurire la bellezza e la complessità di questo libro.

A proposito del futuro del libro in Italia. Prolegomeni per un’analisi cafonamente marxista dell’industria editoriale nostrana

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Qualche giorno fa un simpatico blogger e esperto di new media e di narrazioni digitali che si fa chiamare Gallizio in rete e che si è prestato come consulente per Mondadori ha invitato un gruppo di persone che si suppone siano anche loro esperte di editoria e new media a discutere del futuro del libro. Si era pensato dare a quest’appuntamento anche un nome e un hashtag: #narrativa12. Mi sono ritrovato così verso le sei e mezza al superlussuoso Hotel Philosophy a Roma, a farmi versare del té da un distinto cameriere in livrea, e poi a condividere insieme a una ventina di persone una stanzetta riunioni. La ventina di persone era variamente composta: c’era Antonio Franchini (chief editor della Mondadori suddetta), altra gente sempre della Mondadori (alcuni li conoscevo di faccia, alcuni li potrei definire amici tipo Carlo Carabba), e poi c’erano consulenti di Telecom, blogger, esperti di social media… Ora, dopo un po’ di imbarazzate autopresentazioni, Nicola Lagioia ha espresso a voce quello che era l’interrogativo che ci eravamo detti prima tra noi, io e lui, camminando nel gelo verso l’hotel di lusso: “È molto chiaro perché voi siete interessati a noi, mentre è meno chiaro perché noi dovremo essere interessati a voi”. Ossia: sembra palmare riconoscere che esista una realtà fertilissima di discussione sull’editoria 2.0, il selfpublishing, il libro digitale… e forse io e Nicola eravamo stati invitati lì nella quadriplice veste di lavoranti in una casa editrice, giornalisti culturali, autori, e animatori del blog minimaetmoralia.it. Ma che cosa avremo dovuto ascoltare?

Proust e Yehoshua: dipinti nella letteratura

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Questo articolo di Francesco Longo è uscito su «Ragioni», inserto culturale del «Riformista» e affronta la questione dei dipinti nei romanzi; partendo dalla Recherche di Prous, fino all’ultimo romanzo di Yehoshua, i quadri spesso ci dicono come i romanzi vanno interpretati, o semplicemente ci svelano le loro molteplici interpretazioni.

di Francesco Longo

La mano destra tiene stretto un rotolo, la mano sinistra lo svolge. Un circolo di persone è concentrato nell’ascolto di un uomo che sta leggendo ad alta voce. Il viaggiatore legge sulla carrozza. La giovane legge stesa sull’erba, o sotto un porticato. Nel corso dei secoli, i pittori hanno spesso ritratto scene di lettura.

Richard Powers ci pone domande massimaliste sulla letteratura e intanto scrive un altro romanzo

di Christian Raimo “Per buona parte della storia umana, quando l’esistenza era troppo breve e tetra per significare qualcosa ci servivano delle storie per compensare. Ma ora che siamo sul punto di vivere la vita, soddisfacente e quasi indolore che la nostra intelligenza merita, è ora che l’arte ci conduca oltre un nobile stoicismo”. Che […]

Serie televisive che non assomigliano a romanzi

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Pubblico su minima&moralia questo pezzo sulle serie tv uscito la scorsa settimana per «Venerdì di Repubblica» di seguito al pezzo su Jonathan Franzen uscito ormai parecchi mesi fa per «Il Sole 24 Ore» poiché mi sembra che si affronti, da punti di vista speculari, il medesimo problema.

Soltanto un mondo che cerca nella fuga dalla realtà il proprio stabile rifugio può scambiare dell’ottimo intrattenimento per una forma d’arte. Così, dopo un avventuroso articolo del «New York Times» che celebrava  The Sopranos paragonando l’inventiva del suo autore a quelle di Dickens e addirittura Shakespeare, anche nella festosa cassa di risonanza di cantonate altrui che è l’Italia (ultimo Aldo Grasso, ma in buona compagnia) ha cominciato a farsi largo l’idea: le nuove serie tv americane avrebbero sostituito la letteratura nel compito che essa ha svolto negli ultimi due secoli, visto che Mad Men o Six Feet Under funzionerebbero secondo schemi narrativi simili a quelli che muovono romanzi come Illusioni perdute o Guerra e Pace.

L’Eternauta

di Emiliano Morreale

questo pezzo è uscito sulla rivista Lo Straniero

Nella stazione della metropolitana di Rivadavia, a Buenos Aires, fino al 2002 si trovava un murale che mostrava un uomo in una tuta da palombaro, a figura intera, avanzare verso lo spettatore. La stessa figura venne dipinta per le strade della città qualche anno dopo, in segno di protesta durante la visita di George W. Bush. E la stessa immagine è stata utilizzata nella campagna elettorale da Veronica Kirchner, solo che dentro lo scafandro, sul volto, si potevano intravedere le fattezze di suoi marito Nestor, in coma ma (almeno a quanto voleva simboleggiare l’immagine) ancora presente.

Madeleine dorme

Questa recensione di Giorgio Vasta al libro di Shun-Lien Bynum Sarah, «Madeleine dorme», primo titolo di narrativa straniera pubblicato dalla casa editrice Transeuropa, è uscita per «Repubblica».

di Giorgio Vasta

Madeleine dorme – primo titolo di narrativa straniera pubblicato da Transeuropa (nella bella traduzione di Elvira Grassi e Leonardo G. Luccone) – è un teatrino di stoffa. Uno di quelli per bambini – il panno colorato che si srotola per tutta la sua lunghezza, il sipario rosso fermato da due cordicell