Riflessioni su Il contro in testa

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Pubblichiamo due recensioni su «Il contro in testa. Gente di marmo e di anarchia» di Marco Rovelli (Laterza): la prima, uscita su «Alias», è di Carlo Mazza Galanti, la seconda di Giulio Milani.

di Carlo Mazza Galanti  

Una ricognizione dei luoghi dove l’autore è nato e cresciuto: Massa, Carrara, le Alpi Apuane. Un testo poetico sulla storia politica a suo modo eccezionale di questa regione. Un libro di viaggio nella prossimità di un territorio fitto di storie: più un muoversi nella verticalità del tempo e della memoria, nelle stratificazioni culturali e tra le parvenze fantasmatiche di voci più o meno lontane (di canti, anche), che nell’espansione orizzontale dello spazio. Una bozza di autobiografia generazionale, infine. C’è molto in questo piccolo libro di Marco Rovelli: molta dedizione, molto amore, molta nostalgia, molto studio, molta rabbia (e forse anche molta frustrazione). Non ci sarebbe bisogno di altro.

Gloria e fetore della noble art. Le mitiche sfide del pugilato in due romanzi che hanno come voce narrante un giornalista

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Pubblichiamo una recensione di Matteo Nucci, uscita sul «Messaggero», su «Il colosso d’argilla» di Budd Schulberg (66th and 2nd) e «Il professionista» di W.C. Heinz (Giunti).

“Un mondo di odori aspri e pungenti, un fetore selvatico e viziato in cui si mescolano sudore e pomate, magliette usate, sigari da quattro soldi e un ammasso di corpi,alcuni coperti, altri no, stipati dentro una stanza evidentemente priva di impianti di ventilazione”. Esiste ancora, questo mondo. Forse non finirà mai, il mondo delle palestre dove si costruiscono pugili, e gli odori resteranno sempre gli stessi. Tutti sanno però che nel nuovo millennio qualcosa è inesorabilmente cambiato. Lo sport è tra i più antichi. Alcuni credono di vederlo raffigurato addirittura in graffiti che affondano nell’oscurità del III millennio a.C. e certo Omero lo racconta nell’VIII a.C. e gli scultori antichi ne danno ampie testimonianze (su tutti il “pugile a riposo” della scuola di Lisippo, al Museo nazionale romano). Eppure quella che fu ribattezzata “nobile arte”, dopo il secolo d’oro del Novecento, con l’esplosione del pugilato americano, soffre di un’evidente malattia di decadenza. Fortuna che la letteratura si sia spesa sull’argomento e che ci siano libri per molti anni ignorati in Italia che finalmente arrivano in traduzione. Quel che è capitato, in questi mesi, con Il colosso d’argilla di Budd Schulberg (66th and 2nd, pp. 411, euro 20) e Il professionista di W.C. Heinz (Giunti, pp. 367, euro 12), due romanzi capaci di raccontarci splendori e miserie di un mondo unico.

«What, don’t you read?» I libri nelle serie televisive

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Pubblichiamo un articolo di Alessandro Romeo, uscito su «inutile», sui libri nelle serie tv.

di Alessandro Romeo

Billy Parrott lavora alla Battery Park Library di New York, nella sezione Arti figurative. È uno di quei bibliotecari bravi, che amano a dismisura il proprio mestiere e che, fosse per loro, catalogherebbero anche gli appunti che gli studenti lasciano sul tavolo a fine giornata. Nella vita di tutti i giorni ama l’ordine, la completezza, i libri e Mad Men; quattro cose che nel settembre 2010 sono confluite in un’unica, semplice idea: utilizzare il blog ufficiale della Battery Park Library per compilare con l’aiuto dei lettori l’elenco di tutti i libri che compaiono nella sua serie tv preferita.

Marziani a Rionero in Vulture

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Fate un esperimento: entrate in una libreria, in una grande libreria, e domandate se hanno un reparto fantascienza. Se c’è (e non è detto) scorrete gli scaffali per vedere quali autori ci sono, e troverete tutta roba classica: Asimov, Dick, Bradbury, Clarke, Lem… Provate infine a scovare gli autori italiani, e rimarrete un po’ sconcertati. L’ultima volta che l’ho fatto – ero in un megastore Feltrinelli – ho contato i seguenti libri: Valerio Evangelisti con tutta la sua saga eymerichiana, uno dei quattro volumi della classica Le meraviglie del possibile Einaudi curata da Carlo Fruttero insieme a Sergio Solmi, Guerra agli umani di Wu Ming, e La neve se ne frega di Luciano Ligabue. Punto, stop.

Nei meandri ingannevoli della fantastoria

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Pubblichiamo una recensione di Luca Alvino su «Il corridoio di legno» di Giorgio Manacorda (Voland).

Che la narrativa attinga avvenimenti dalla vita reale e li trasformi in qualcosa di diverso secondo le dinamiche proprie della finzione è cosa risaputa. Tuttavia, quando tali avvenimenti non rimangono circoscritti nei limiti angusti del mero dato biografico, ma assumono il respiro della macrostoria, qualunque cambiamento significativo degli eventi reali consegue una potentissima valenza non soltanto sul piano narrativo, ma anche al livello poetico e filosofico. Sul piano poetico, perché induce uno straniamento nel lettore, spostando ambiziosamente in avanti la soglia di sospensione dell’incredulità. E su quello filosofico, perché stabilisce una visione del mondo, che acquisisce nitore per contrasto sui territori noti e opachi dell’oggettività.

A cent’anni da I vecchi e i giovani di Pirandello, insurrezione e narrazione

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Pubblichiamo un articolo di Lanfranco Caminiti su «I vecchi e i giovani» di Pirandello.

di Lanfranco Caminiti

Il prossimo anno cade il centenario della pubblicazione de I vecchi e i giovani per l’editore Treves di Milano. In realtà, il romanzo – «amarissimo», lo definì lo stesso Pirandello in una lettera a un amico – era in buona parte già uscito a puntate, come spesso accadeva, per il giornale «Rassegna contemporanea» tra il gennaio e il novembre 1909. L’edizione del 1913 risistema l’articolazione dei capitoli, rivede quanto era già stato pubblicato e lo completa. Ancora nel 1931, Pirandello deciderà di intervenire sul testo per una definitiva edizione per Mondadori, che poi è quella che leggiamo oggi. In nessuna delle rivisitazioni Pirandello modifica l’impianto dei personaggi e l’intreccio tra i loro comportamenti e gli eventi e il suo sguardo.

Pare che “Il senso della fine” di Julian Barnes sia un capolavoro? Ecco, è tutt’altro che così.

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Questa recensione contiene degli spoiler, non ovviamente quelli più importanti.

Perché parlano tutti bene del Senso di una fine di Julian Barnes?
Tutti chi? Beh, per esempio Alessandro Mari, Goffredo Fofi, Nadia Fusini, Alessandro Piperno, ma soprattutto la mirabile accoppiata Antonio D’Orrico & Gabriele Romagnoli col loro modo pubblicitario di scrivere di libri, e usare senza mezze misure la parola capolavoro, di una roba che se ti metti a leggerla in spiaggia ti ustioni, venghino venghino è arrivato il romanzo dell’anno, etc…

Gilles Deleuze spiegato (d)a mia nipote

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“Dunque, mi è successo quello che è successo in molte famiglie”, raccontava il filosofo Gilles Deleuze, “non avevo animali e un giorno uno dei bambini è venuto da me, con un gatto che non era più grande della sua manina. Eravamo in campagna. Lo aveva trovato in un pagliaio, credo. Da quel momento fatale ho sempre avuto un gatto in casa”. Poco prima di uccidersi, nel 1995, dopo una lunga malattia, Deleuze aveva scelto di partecipare ad un insolito progetto editoriale, ‘L’uccello filosofia’, un piccolo libro per bambini pubblicato in Italia nel 2010 (Edizioni Junior, euro 9,80). I disegni sono firmati da Jacqueline Duhême, artista cresciuta nell’atelier di Henry Matisse, già autrice di un reportage a disegni sul viaggio di Stato che, nel 1962, accompagnò JFK, e sua moglie Jacqueline, a Parigi, Nuova Dehli, Roma e Karachi. Le 39 tavole di Duhême sono portatrici di una grazia, di un sentimento liberatorio di felicità, di una contagiosa leggerezza. Per esempio la figura scelta per la copertina con cui, nel clima pittorico di un’annunciazione, viene ritratto l’abbraccio a distanza tra un bambino e l’uccello filosofia. Le illustrazioni di Duhême sembrano far luce, grazie alla leva fantastica e irrazionale delle immagini, sul significato delle pagine, spesso oscure, di Deleuze.

Il compendio del sesso USA

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Pubblichiamo una recensione di Stefano Gallerani,  uscita su «Alias», su «La donna d’altri» di Gay Talese (Bur).

A più di trent’anni dalla sua prima apparizione per Doubleday, nel 1981 (in Italia uscì l’anno seguente con Mondadori), torna sui nostri scaffali La donna d’altri (traduzione di Francesco Saba Sardi, con una postfazione di Walter Siti, Bur, “scrittori contemporanei”, pp. 662, € 14,00), il libro-inchiesta sulla rivoluzione sessuale negli Stati Uniti d’America che valse al suo autore, Gay Talese, un anticipo di quattro milioni di dollari (cui vanno aggiunti i cinquantamila per l’anteprima su “Esquire”, i due milioni e mezzo per i diritti di una riduzione cinematografica che non vide mai la luce e un altro milione per le edizione tascabili ed estere), ne mise a dura prova il matrimonio con l’editor Nan e fece di lui, insieme all’altro arbiter elegantiarum delle lettere americane, Tom Wolfe, il campione indiscusso del New Journalism.

Cheever, il racconto sereno dell’America

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Pubblichiamo una recensione di Francesco Longo, uscita su «Europa», su «I racconti» di John Cheever (Feltrinelli).

Nel 1951, John Cheever si trasferì a Beechwood, dove aveva vissuto un altro grande scrittore americano, Richard Yates. Nelle pagine di Cheever si ritrova l’amore per l’essere umano che palpitava dentro Flannery O’Connor, nei suoi racconti si beve la stessa quantità di gin delle short stories di Fitzgerald e i suoi protagonisti potrebbero benissimo essere i vicini di casa dei personaggi di Raymond Carver. Eppure, John Cheever ha una voce inconfondibile, si riconosce la sua firma in ogni singola frase. La sua straordinaria sensibilità – prima umana e poi letteraria – non permette di paragonarlo a nessun altro scrittore americano. Dopo il lavoro della casa editrice Fandango, che ha il merito di aver attirato l’attenzione dei lettori italiani su questo autore, Feltrinelli ha ora pubblicato la sua cruciale raccolta di racconti, vera e propria pietra miliare della letteratura internazionale: I racconti (Feltrinelli, pp. 828, euro 40).