Dalla parte di Marcel. Brevi note sentimentali sullo Scrittore e Narratore della Recherche

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di Francesco Gallo

Quand’ero piccolo, tra i tanti libri che mi hanno influenzato ce n’è stato uno, intitolato I Grandi personaggi — Le biografie dei “giganti” della storia, della scienza e dell’arte illustrate a fumetti, che è stato il libro che, probabilmente, mi ha influenzato più di ogni altro. E nessuna, tra le innumerevoli, diversissime vite dei molteplici “giganti” inventariate, mi ha suggerito un’immagine mitica, primaria e sostanziale dello scrittore quanto quella di Marcel Proust.

Lo scrittore ritrovato. Sul “pantarèi” di Ezio Sinigaglia

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di Pierluigi Lupo Certi amori non finiscono, fanno dei giri immensi e poi ritornano. Un po’ quello che accade a volte con i libri. Se ne stanno lì, dormienti, per molti anni, prendono polvere, cadono nell’oblio, e poi un giorno qualcuno decide di ridargli vita. È il caso del libro in questione. Il pantarèi di […]

Corpi vigili. Su “Un giorno verrà” di Giulia Caminito

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di Livia De Paoli

I corpi che dovevano comunque mangiare, bere, dormire, i corpi che sentivano la voglia di altri corpi, anche se inermi e supini, anche se stesi nei fossi, la guerra non sapeva spegnerli, finché respiravano erano vigili, chiedevano attenzione.

Cos’è un corpo? Di cosa è fatto? Che cosa può o che cosa gli è precluso?

«La terra resta» mentre i corpi degli uomini e delle donne vanno via, un giorno saranno anche loro terra. Ma, fintantoché sono vivi, i corpi resistono alla terra: la calpestano, la coltivano, la usurpano; in questo rapporto quotidiano con la terra si va definendo il destino di ciascuno, ogni corpo prende forma.

Tre anni dopo La grande A (Giunti, 2016), Giulia Caminito ritorna sulle radici storiche e familiari per narrare una vicenda ambientata nell’Italia di inizio Novecento a Serra de’ Conti, il paesino di origine del nonno materno, anarchico e marchigiano.

Il sogno surrealista continua. Una lettura di “La Fila” di Basma Abdelaziz

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di Lucia Sorbera

Il Salone del Libro di Torino si tiene a maggio, ma il Laboratorio Salone è aperto tutto l’anno e attraversa i confini.

Per prepararmi a questa edizione, lo scorso 16 Dicembre sono andata al Cairo a incontrare Basma Abdel Aziz, editorialista di punta del giornale Al-Shuruk, autrice di due raccolte di racconti che le sono valsi il premio Sawiris nel 2008 (e che sono attualmente fuori commercio) e di quattro saggi.

I primi due intitolati rispettivamente Cosa c’è dietro alla Tortura (Dar el-Merit, 2008) e Memorie dell’Oppressione (Ed. Dar al-Tanwir, 2014) sono ispirati al suo lavoro di psichiatra. La Tentazione del Potere Assoluto (Ed. Safsafa, 28 Gennaio 2011) è invece un saggio sociologico in cui denunciava la violenza della polizia in Egitto.

“Le isole dei pini” di Marion Poschmann: un estratto

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Esce in questi giorni per la casa editrice Bompiani il romanzo breve Le isole dei pini di Marion Poschmann, più nota come poetessa. Reduce da un grande successo in patria, il libro esce contemporaneamente in nove lingue, tra cui l’italiano, a cura di Dario Borso. Riportiamo l’incipit, buona lettura.

Se vuoi sapere qualcosa dei pini –
vai dai pini.
Matsuo Bashō

Aveva sognato che sua moglie lo tradiva. Gilbert Silvester si svegliò ed era fuori di sé. I capelli neri di Mathilda si spandevano sul cuscino accanto a lui, tentacoli di una maligna medusa intinta nella pece. Folte ciocche si muovevano adagio con i suoi respiri, strisciavano verso lui. Si alzò piano e andò in bagno, per un po’ fissò stranito lo specchio. Uscì di casa senza fare colazione. Quando la sera rientrò dall’ufficio, si sentiva ancora sotto choc, quasi tramortito.

Di amore e magia. “Un soffio di vita” di Clarice Lispector

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Clarice Lispector, nata da una famiglia ebraica a Tchetchelink in Ucraina nel 1920, scappò con la famiglia in Romania per sfuggire ai pogrom e infine, passando dalla Germania, raggiunse il Brasile, paese nel quale trascorse tutta la sua vita e cambiò anche il suo nome da Chaya a Clarice. L’itinerario biografico della scrittrice, seppur vissuto quando era ancora una bambina molto piccola, giunse infatti in Brasile quando aveva appena due anni, delinea comunque già l’inquietudine che segnerà successivamente tutta la sua opera: questa forza disgregatrice che mina la sua identità non mancherà mai di fare sentire il suo peso, trovando testimonianza decisiva in un testo scritto che si condensa in un flusso inarrestabile di parole che ne avvicinano l’opera a quella di James Joyce e di Virginia Woolf.

“L’assassino timido”: intervista a Clara Usón

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Leggendo il nuovo romanzo, L’assassino timido (Sellerio, 196 pagine, 15 euro, traduzione di Silvia Sichel), di Clara Usón è quasi inevitabile pensare all’opera, La figlia, forse più significativa e piena di luce sul male che sono state le guerre jugoslave irrisolte con la pace. Dopo tre anni di ricerca, l’autrice di Barcellona affrontò con la scrittura potente, coraggiosa e onesta che la contraddistingue la morte paradigmatica di Ana Mladić.

La primavera del 1994 era cominciata da pochi giorni, quando la figlia di Ratko Mladić, comandante militare serbo-bosniaco condannato per il genocidio di Srebrenica, non si concesse più la fantasia di immaginare l’avvenire.

Storie dal 1929: “La versione della cameriera” di Daniel Woodrell

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Siamo nel Missouri a West Table, un ragazzino va a passare l’estate con sua nonna. La nonna è Alma DeGeer Dunahew. L’estate che passano insieme è un periodo che concorre alla ricostruzione del rapporto tra Alma e uno dei suoi tre figli. Ti mando Alek, ti tengo io Alek, mettiamo a posto le cose.

Nel 1929 a West Table ci fu un’esplosione nella sala da ballo, molti morti, feriti, mutilati. Tra i morti Ruby, la bellissima sorella di Alma.

Sull’editoria di poesia contemporanea – #5: Guido Mazzoni

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Quinta puntata dell’inchiesta a cura di Francesca Sante sulla poesia contemporanea in Italia. Qui le puntate precedenti: Benway Edizioni, Alessandro Burbank, Franco Arminio, Franco Buffoni. (fonte immagine)

In Libri, editori e pubblico nell’Europa moderna (1977), Armando Petruccis crive a proposito di Gabriele Giolito, editore del Cinquecento, all’interno dei cui cataloghi troviamo molti successi editoriali del tempo: “Giolito comprese il processo di ampliamento del campo sociale della scrittura, e in particolare comprese che tra pubblico della poesia e poeti non c’è più la separazione profonda di una volta, ma che i due campi finivano sempre più per sovrapporsi: la folla crescente (e che chiedeva spazio tipografico per realizzarsi) dei petrarchisti tendeva ad assumere il volto e le proporzioni della folla degli alfabeti”.

Diario d’amore e squallore di Palma, nella Chilografia di Domitilla Pirro

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di Gaia Tarini

Mentre le ragazze magre vanno in paradiso, alle ragazze grasse tocca l’inferno in Terra. Un inferno che spesso e volentieri trova il suo nocciolo nell’infanzia, dove si generano le infelicità e i tormenti che possono divinare il destino dei bambini che l’attraversano. Chi è infelice da piccolo lo sarà in modo permanente; in un modo atroce e speciale che a livello psicologico non cambia a dispetto dei presunti miglioramenti dell’età.

Lo sa bene Palma, nata settimina e concepita durante un goffo tentativo di infedeltà coniugale.