E l’asina vide l’angelo, il romanzo southern gothic di Nick Cave

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Pubblichiamo un pezzo uscito su Tuttolibri, l’inserto culturale della Stampa, che ringraziamo.

Era il 2001 e Billboard intervistò Nick Cave. Gli chiedevano di cosa parlassero le sue canzoni. «Non ci sono molti temi nel mondo. Ci sono l’amore e la morte, Dio, e alcune variazioni su queste cose», disse. Erano i tempi di No More Shall We Part, l’undicesimo disco con i Bad Seeds: una ventina d’anni prima era stato pubblicato il suo primo romanzo, E l’asina vide l’angelo; e quasi vent’anni dopo sarebbe uscito quello che ad oggi è il suo ultimo album, Ghosteen. Se lo interrogassimo a riguardo, ho la certezza che Cave darebbe la stessa risposta anche oggi. Amore, morte, Dio. E le variazioni, certo; a ben vedere, forse la differenza sta tutta in quest’ultimo elemento.

Fantasie del limite: l’elogio di Davide Assael

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Photo by Leif Christoph Gottwald on Unsplash

Oggi, primavera di reclusione forzata globale 2020, è davvero necessario pensare a come riempire di nuovi sensi il concetto di limite. Oggi che ogni norma nell’orbe terracqueo impone limiti invalicabili alla socialità, al contatto, ben venga un volumetto ben scritto e felicemente tempestivo che va addirittura a elogiarlo il limite, a indicarne la necessità, la fecondità, ma per differenziarlo da usi infecondi – come quelli che ci capita di esperire in queste settimane.

Crisi di coppia: Il regno delle ultime possibilità di Steve Yarbrough

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Pubblichiamo un pezzo uscito su Robinson, l’inserto culturale di Repubblica, che ringraziamo.

Solo nel momento di dover riassumere di cosa parla ci si accorge che, sotto un’apparenza domestica, calda e triste che oscilla tra Yates e Carver, tra impalcatura letteraria borghese e minimalismo, scorre l’epico fiume di Steinbeck. Lo si scopre tornando a leggere l’incipit: “Avevano entrambi cinquant’anni quando si trasferirono in Massachusetts… Come era successo a molti altri in tutto il paese, di recente non avevano avuto fortuna”.

È un’epica nascosta. Se la tempesta di sabbia della Depressione teneva i personaggi di Furore in un unico afflato, qui il trasloco da costa a costa di Kristin e Cal ha le parvenze della scelta: una coppia di mezza età investe le proprie risorse residue di tempo e volontà in un ultimo tentativo di ricominciare. “Il deficit di bilancio dello Stato era costato a lei il posto di vicedirettrice del personale accademico in un grande campus” californiano. La crisi dell’ateneo dipendeva dalla “crescita sproporzionata del settore amministrativo”, erano fioccati i congedi obbligatori.

Tropicario italiano, in viaggio con Fabrizio Patriarca

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di Marco Renzi

Hanno ancora senso, oggi, i libri di viaggio? Questo è il quesito che Tropicario italiano, l’ultimo libro di Fabrizio Patriarca uscito per 66thand2nd, sembra porre al lettore. E la risposta potrebbe essere incerta: forse che sì, forse che no.

Se ci limitiamo al solo Novecento italiano, tornano alla mente, tra i tanti che hanno raccontato il proprio girovagare, autori quali Pasolini, Moravia, Manganelli, Parise, Soldati – alcuni di questi troveranno menzione all’interno del libro, quest’ultimo in particolare.

Alle origini dell’odio: “Il colore viola” di Alice Walker

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Era la fine degli anni Settanta quando Alice Walker iniziò a pensare al romanzo che pochi anni più tardi l’avrebbe consacrata nel panorama letterario internazionale. Avvertiva il bisogno di circondarsi dalla natura e staccarsi dalla vita newyorkese. Si sarebbe diretta in un insediamento chiamato Boonville per ritirarsi in solitudine in una casa con una sola stanza con di fronte un prato, l’ombra di un tiglio e un meleto nel giardino. Come rivela in un contributo del 2006, “In cerca di qualcosa che mi guidasse, trascorrevo i giorni in riva al fiume e in mezzo alle sequoie. Di notte guardavo le stelle. Questa fu l’esperienza del Paradiso nella Natura che tanto mi era mancata quando vivevo a New York, il Tutto magico sempre presente al quale aspiravano la mia anima e la mia creatività.”

Dal cuore del miracolo. “Brevemente risplendiamo sulla terra” di Ocean Vuong

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«Una migrazione può essere innescata dal taglio di un raggio di sole che indica un cambio di stagione o di temperatura, di stadio nella vita vegetale o di assenza di scorte di cibo. Le femmine della farfalla monarca depongono le uova rosse durante il tragitto. Ogni storia ha più di una diramazione è la storia di una divisione. Il viaggio richiede settemilasettecento chilometri, più della lunghezza di questo intero paese. Le farfalle che volano al sud non torneranno a nord. Ogni partenza è dunque definitiva. Solo i figli tornano, solo il futuro ritorna al passato.»

Mi capita spesso quando leggo un romanzo – ma solo se il libro mi piace molto – di andare con la mente ad altre storie, a volte alle poesie, questo perché nella mia testa esiste una sorta di mappa letteraria fatta di incroci, rimandi, rette, diagonali, punti che si uniscono, frammenti che, come se provenissero da stelle esplose, guizzano lucenti da un libro all’altro, da un autore all’altro.

Il tempo congelato in un eterno crepuscolo. “Noi diversi” di Veselin Marković

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Quando Musil scriveva ne L’uomo senza qualità che esistono “problemi matematici che non consentono una soluzione generale, ma piuttosto soluzioni singole che, combinate, s’avvicinano alla soluzione generale”, conduceva le congetture di Ulrich a oscillare tra esattezza e indeterminatezza. “Egli possiede quella incorruttibile, voluta freddezza che rappresenta il temperamento che coincide con la precisione; ma all’infuori di tale qualità tutto il resto è indefinito”.

Il contrasto tra indefinitezza e ricerca di rigore, ordine, e la capacità di evidenziare una caratteristica sulle altre per renderne nitida la rappresentazione in chiave narrativa trova una nuova declinazione nella prosa di Veselin Marković, ritenuto uno dei più alti esempi di letteratura serba contemporanea.

“Topeka school”, il nuovo romanzo di Ben Lerner

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Pubblichiamo un pezzo uscito su Repubblica, che ringraziamo.

È un romanzo a chiave: in America, il paese degli avvocati, le scuole partecipano ai campionati di retorica. Non è la retorica di Cicerone, del ragionare e costruire un mondo, quella nel libro non compare; invece “un ragazzino con indosso un completo della misura sbagliata era in grado di parlare della crisi in Kashmir come se ne avesse un’idea precisa[,] la raffinatezza formale poteva compensare la scarsità della sostanza”. Nel 1997, Adam, maturando, cresce tra queste gare, l’affine gangsta rap, e la comunità di psichiatri di provincia cui appartengono i genitori, due ex newyorkesi sofisticati. Un giorno diventerà un poeta sensibile e impegnato, come Lerner, ora è un ragazzino con la parlantina che deve confrontarsi con temi oratori come: «La caduta del Muro di Berlino segna il trionfo globale della democrazia liberale?»

Un “what if” scritto nel 1942: “Sfacelo” di René Barjavel

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Pubblichiamo un pezzo uscito su Tuttolibri, l’inserto culturale de La Stampa, che ringraziamo.

Una domanda, Cosa succederà dopo?, e una gran quantità di ipotesi. Adesso che volgono al termine, possiamo ben dire che tra i motivi dominanti della narrativa al tempo degli anni Dieci hanno trovato ampio spazio le storie che tendiamo a catalogare sotto il grande ombrello della distopia; non solo in letteratura, basti pensare a serie televisive come Black Mirror o The Handmaid’s Tale. Come ciliegina, mettiamoci anche la coincidenza con la caccia agli androidi di Rick Deckard sotto la pioggia battente di Blade Runner, ambientata dagli sceneggiatori dal romanzo di Philip K. Dick proprio nel 2019.

La gratitudine del rifugiato

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di Giorgia Sallusti

Guardando la vecchia foto del passaporto scaduto, Dina Nayeri ci ricambia con un volto senza sorriso, sbalordito, incorniciato da uno stretto hijab grigio. Non sembra il volto di una bambina – era il 1988 – in procinto di fuggire dall’Iran. Tre anni prima la famiglia Nayeri aveva passato diversi mesi a Londra, il gran debutto di Dina nel sistema scolastico e nel tour migratorio. Dina parlava solo il farsi, e nei primi giorni gli altri bambini la accoglievano cercando di insegnarle parole d’inglese, usando disegni e giocattoli.