Giuseppe Pontiggia e la letteratura senza mediazioni

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Corsi e ricorsi della letteratura italiana portano ad una frequentazione maggiore o minore con certi autori: nel caso di Giuseppe Pontiggia, purtroppo, questi meccanismi non hanno generato l’attenzione che l’autore si meriterebbe, certamente inferiore a molti pochi colleghi nel secondo Novecento italiano.

Fortunatamente però le sue opere continuano a venir pubblicate e ad avere un pubblico –  ed esiste anche un Meridiano a lui dedicato: si tratta di una fortuna perché molti dei suoi romanzi sono capaci di parlare in maniera profonda e centrata ancora oggi, uno su tutti lo splendido Il giocatore invisibile, insuperato ritratto di un mondo accademico narcisistico e tragicamente ripiegato su se stesso, raccontato con magistrale distacco ironico.

“Bruciare i giorni”, l’autobiografia tra realtà e finzione di James Salter

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Perché si legge? Per trarre godimento da una storia? Per riflettere? Per sviluppare una coscienza critica? Per dimenticare la realtà? Per dilettarsi di un linguaggio e di uno stile accattivanti? Leggere Bruciare i giorni – l’autobiografia di James Salter pubblicata da poco da Guanda, con la traduzione di Katia Bagnoli – significa fare tutte queste cose: entrare in un universo narrativo solidissimo e verificare la consistenza delle sue fondamenta, saggiare la profondità del suo cielo, prendere possesso dei suoi spazi aperti, sperimentare i suoi contorni, camminare e respirare per i viali ombreggiati della sua narrazione.

Il mondo che impazzisce: “La festa nera” di Violetta Bellocchio

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Photo by Andrei Lazarev on Unsplash

Questo pezzo è uscito sul Venerdì, che ringraziamo.

Il dopo è adesso, il futuro è nel presente e, se pure può apparire paradossale, somiglia tantissimo al passato più arcaico, a una specie di preistoria, al grado zero delle cose: questi i presupposti da cui muove Altrove,la collana diretta da Michele Vaccari e inaugurata di recente da Chiarelettere con un primo titolo, Il grido di Luciano Funetta.

Dalla parte di Baboucar

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Un gruppo di ragazzi nel centro Italia, tra Perugia e Falconara Marittima, colti in due giorni, nell’attesa che il loro destino di richiedenti asilo venga sciolto dai cosiddetti organismi preposti. Baboucar, uno dei ragazzi, è alla testa della banda, come scrive all’inizio di ogni capitolo Giovanni Dozzini, l’autore di E Baboucar guidava la fila (minimum fax), un romanzo di azioni e movimenti, di pensieri e di libertà nella giovinezza, mentre il territorio intorno a loro oscilla tra curiosità, diffidenza, ostilità nei loro riguardi.

Nella narrazione quotidiana contemporanea, come sappiamo, la questione dei migranti occupa uno spazio consistente. E non occorre riportare qui un campione di titoli di giornale o di servizi televisivi per sostenere come in queste narrazioni venga messo in luce, a stragrande maggioranza, l’aspetto di minaccia che gli stessi migranti rappresenterebbero per Gli Italiani. Di tutto il resto – delle vite, ad esempio – sembra importare davvero poco.

Dentro il cielo bianco. “L’uomo che trema” di Andrea Pomella

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Photo by Sasha Freemind on Unsplash

Quando mi hanno parlato della depressione, o, meglio, di ciò che prova chi di quella malattia soffre, ho sempre immaginato un colore, il bianco. Non il bianco abbagliante della neve o quello da riempire di un foglio word, né quello luminoso delle maglie che qualche volta indossiamo per andare al mare. Piuttosto un bianco molto opaco, con alcune sfumature di grigio chiaro, molto simile al colore del cielo che io abbino agli istanti prima del terremoto, perché di quel colore era il cielo su Napoli nei minuti che precedettero il terremoto dell’ottanta. Un cielo dal quale non ti saresti aspettato nulla, né un fenomeno atmosferico, né un suono, e che metteva ansia. Un cielo gonfio di silenzio e attesa, un cielo che mai e poi mai avrebbe lasciato scampo.

Mark Fisher, il weird e l’eerie. Conversazione con Gianluca Didino

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Conversazione con Gianluca Didino, che ha curato la postfazione a “The weird and the eerie” di Mark Fisher (pubblicato in Italia da minimum fax, con la traduzione di Vincenzo Perna).

Dentro «Il gioco del rovescio» di Antonio Tabucchi

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Pubblichiamo un articolo a cura di Andrea Siviero uscito il 26 settembre 2018 sulla rivista Tre racconti, che ringraziamo.

Viaggio americano. “Nel paese del Re Pescatore” di Joan Didion

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Questo pezzo è uscito su Robinson, l’inserto culturale di Repubblica, che ringraziamo.

Sebbene gli argomenti dei saggi di Nel paese del re pescatore siano enormemente suggestivi – Reagan, il primo Bush, i terremoti a Los Angeles, il rapimento di Patty Hearst, l’influenza del Los Angeles Times sullo sviluppo immobiliare della città e molto altro – la scrittura pulviscolare di Joan Didion scende talmente nel dettaglio che la lettura non regala sicurezze o opinioni che il lettore possa far sue facilmente: è invece un esperienza letteraria. Reporter, scrittrice di finzione ma soprattutto di non-fiction personale e memoir, colonna del New Journalism e vate della California, Didion trasforma in letteratura ogni appunto sul taccuino: “Chi è cresciuto pensando che l’espressione «terra ferma» abbia un significato reale spesso fatica a capire l’apparente serenità con cui i californiani accolgono i terremoti, e tende ad ascriverla al carattere locale, tipicamente scollegato dalla realtà”. Queste le eleganti tessere del mosaico. Visto da lontano, il saggio in questione, Los Angeles Days, parla della bolla immobiliare di Los Angeles del 1988: visto da vicino, brulica della vita psicologica, economica, burocratica, relazionale della città.

Fra le pagine chiare e le pagine scure. “Rimmel” di Francesco De Gregori

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Pubblichiamo, ringraziando casa editrice e autore, un estratto dal libro Romantic Italia (minimum fax), di Giulia Cavaliere: un racconto della canzone italiana che va da Domenico Modugno ai Baustelle, includendo artisti diversi come Piero Ciampi e Antonello Venditti. Questa sera al Monk di Roma, alle ore 19, l’autrice presenterà il libro con Niccolò Fabi.

di Giulia Cavaliere

È il 1975 quando Francesco De Gregori fa di testa sua, si chiude segretamente nello studio meno moderno della RCA e dà vita a Rimmel. È il suo quarto album in studio e segna l’inizio della seconda rivoluzione romantica della storia della canzone italiana, rivoluzione più specifica ma analoga nella portata a quella innescata quasi vent’anni prima da Domenico Modugno.

Ornamento. Nell’America di Juan Cárdenas

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«Quando mi rivedrai avrò lo stesso vestito. Basta aprire la porta per scorgere l’eloquente immagine: centottantotto macchine da scrivere ammucchiate in fondo a una stanza vuota, attraversata solo dall’ombra fresca e lunga della marmaglia, a un piano vuoto di un edificio vuoto, di un edificio razionalista in passato bello e splendente, costruito a immagine e somiglianza degli edifici razionalisti in passato belli e splendenti delle città razionali. Centottantotto macchine da scrivere ammucchiate in fondo a una città irrazionale un giorno hanno battuto, su centottantotto fogli di carta intestata delle Assicurazioni Tequendama, un discorso armonioso e razionale che qualcuno avrebbe letto con devozione negli uffici e nei corridoi del Ministero della Destituzione: quando mi rivedrai avrò lo stesso vestito e non sarò milioni, sarò l’unico esempio, rotti gli schemi, l’esempio inimitabile[…]»