Ricordando la poesia di Sylvia Plath e Amelia Rosselli

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L’undici febbraio è una data fatidica per gli amanti della poesia. Una tragica coincidenza (probabilmente ricercata) avvince due delle più alte voci femminili del Novecento: Sylvia Plath e Amelia Rosselli, entrambe morte suicide lo stesso giorno a trentatré anni di distanza (la prima nel 1963, la seconda nel 1996).

Per ricordarle, ho creduto opportuno interpellare due protagoniste della cultura italiana contemporanea: Leonetta Bentivoglio (firma storica di Repubblica, nota anche per i suoi saggi su Pina Bausch e Wim Wenders) e Sonia Bergamasco (attrice e regista teatrale, tra le cui collaborazioni ricordiamo nomi quali Giorgio Strehler, Carmelo Bene, Franco Battiato, Glauco Mauri, Bernardo Bertolucci e Liliana Cavani).

Nessun limite oltre il cielo. Un estratto

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di Luca Cherubino

La mattina successiva, Tiziano era impaziente di raccogliere altre informazioni e alla fine delle udienze si collegò alla chat-room dal computer dell’ufficio, con il nickname Diego@Goccia1970. Scorse la lista degli utenti on-line, poi lesse velocemente gli ultimi messaggi pubblicati nel forum di discussione.

Persone care: l’incanto nei racconti di Vera Giaconi

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Ho finito di leggere Persone care di Vera Giaconi (Sur 2019, traduzione di  Giulia Zavagna) da un paio di settimane e da quando ho chiuso il libro non ho mai smesso di pensarci. Il motivo per cui non ne ho scritto il giorno stesso o quello immediatamente dopo credo vada ricondotto a due sensazioni che mi avevano accompagnato durante la lettura e che non mi abbandonavano, lo stupore e l’ansia.

Avevo bisogno di ritrovare un minimo di razionalità per raccontare i dieci racconti della scrittrice uruguaiana – tradotta in italiano per la prima volta, nel solco del gran lavoro che stanno facendo i tipi di edizioni Sur sulla nuova letteratura sudamericana – anche se mi rendo conto che se avessi twittato “Stupore e ansia, tra le cose che restano dei racconti di Vera Giaconi” qualcuno avrebbe ritwittato, magari un paio sarebbero andati poi a procurarsi il libro, me la sarei cavata con poco.

«Limpida meraviglia e delirante fermento»: 100 anni di Allegria di naufragi

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di Rossella Farnese

Nel 1919 per i tipi di Vallecchi uscì la raccolta ungarettiana Allegria di naufragi, in cui il poeta volle inglobare tutta la propria produzione in versi – in un libro, così, più ampio ma certamente meno unitario del precedente nucleo Il porto sepolto (1916) – dai primi tentativi accolti su «Lacerba» nel 1915 alle prove più recenti comparse sulla «Ronda», con un bilancio ancora provvisorio degli esordi, interessato più a esibire l’intensità del proprio lavoro, quasi per certificare l’ineluttabilità della propria vocazione che non a selezionare i migliori risultati raggiunti. Nelle successive edizioni infatti, già dalla seconda (Preda, Milano, 1931) – quando il titolo venne mutilato e mutato in L’allegria – fino a quella mondadoriana (1942) passando per l’edizione romana (Novissima, 1936), questa raccolta subì un notevole prosciugamento, dagli iniziali 105 componimenti ai definitivi 76, e una sensibile ristrutturazione interna, con la caduta di alcune sezioni tematiche posticce e prive di coesione stilistica.

La sistemazione dell’opera, volta a restituirle maggiore coerenza, organizza le liriche in cinque sezioni cronologiche: le sezioni estreme, Ultime e Prime, inglobano rispettivamente le poesie composte a Milano prima dell’entrata in guerra dell’Italia, uscite su «Lacerba» e licenziate a posteriori con questa etichetta perché considerate le ultime prove del proprio apprendistato poetico, e quelle prose liriche composte tra Parigi e Milano nel 1919 ritenute le prime di un nuovo modo di scrivere che preannuncia la stagione del Sentimento del tempo. Il trittico centrale si apre con Il porto sepolto, che entra quindi nella nuova raccolta come specifica sezione, prosegue con Naufragi, quindici testi composti durante la guerra, e Girovago, cinque poesie uscite nel 1918 sulla rivista bolognese «La raccolta» sul tema del viaggio, del nomadismo del poeta – rielaborazione dell’archetipo romantico del Wanderer‒ e della sorte universale dell’uomo esule.

Dalla Bassa: racconti di un giovane Gianni Brera

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Pubblichiamo, ringraziando editore e autore, la prefazione di Dario Borso al volume Dalla Bassa, una raccolta di quattro racconti scritti da Gianni Brera in età giovanile.

L’arte di narrare storie è sempre
quella di continuare a narrarle.
Walter Benjamin

«Ho riflettuto molte volte sulla diversa natura del descrittore e del narratore, e ho dedotto che, contrariamente al descrittore, costretto a ricoprire le cose delle sue colorite immagini e nei suoi scritti necessariamente multiforme, il narratore può essere un’anima semplice. Le vicende corrono gonfie di significati diversi dalla mente al cuore, dal cuore ancora alla mente e, senza particolari deformazioni, dalla mente alla penna».

A parlare così non è un critico, né uno scrittore al termine della sua carriera, bensì un sottotenentino che ha appena compiuto ventidue anni: Brera Giovanni, nato l’8 settembre 1919.

Il quale continua, precisando così profilo e ruolo: «Una conferma nuova mi offrì di questo il mio caporal maggiore Battaglino, che si preparava a superare gli esami di sergente.

“Sogni e favole” di Emanuele Trevi

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Questo articolo è uscito su “Il Sole 24 Ore”, che ringraziamo. di Gianluigi Simonetti È proprio vero: per chi oggi ha venti o trent’anni è difficile immaginare quanto fosse sconnessa, alla fine del Novecento, l’esistenza umana. Sconnessa perché dis-connessa, letteralmente scollegata dal flusso delle informazioni digitali; ma anche perché disunita, o meglio unita solo in […]

Le impalcature della malinconia, il romanzo del ritorno di Mario Benedetti

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di Alice Pisu

Il romanzo del ritorno di Mario Benedetti, Impalcature, appena uscito con la traduzione di Maria Nicola da Nottetempo, traccia i tentativi di una ricostruzione messi in atto da chi decide, dopo oltre dieci anni di esilio, di ricongiungersi alla terra natìa, l’Uruguay, confrontandosi però con i traumi generati dagli stravolgimenti sociali e politici della dittatura. Emerge un racconto solo in apparenza disarmonico, per la scelta di strutturarlo slegandosi dalla tradizionale forma romanzo in favore di una costruzione per frammenti, rimandi temporali e inserimenti di voci che si alternano a quella del protagonista Javier.

Attraverso un insieme di impalcature narrative caratterizzate dalla frammentarietà che definisce i ricordi, Benedetti delinea la costruzione immaginaria della storia di un uomo, attuando continue immersioni nella memoria e un contemporaneo distacco dalla realtà.

Nuova fantascienza cinese: intervista allo scrittore Han Song

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di Simone Pieranni

Han Song è nato nel 1965 e lavora come giornalista alla Xinhua, l’agenzia di stampa statale cinese. È uno degli scrittori di fantascienza più conosciuti – e prolifici – in Cina, ma è praticamente sconosciuto in Italia e al grande pubblico non cinese.
Eppure il suo stile e le sue trame – nonché la sua profonda analisi della società cinese – sono tra le più avvincenti del panorama sci-fi asiatico. Conta l’età, l’esperienza e la capacità di leggere gli eventi alla luce di una critica – non per forza politica – sempre presente.

Ma contano anche alcune intuizioni, come quelle presenti all’interno di Red star over America (Huoxing Zhaoyao Meiguo in cinese), scritto a fine anni ’90 e pubblicato nel 2000, nel quale Han Song immagina un attentato in grado di polverizzare le Torri gemelle.

I nomi dello sterminio e l’attualità della questione antisemita

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Come ogni anno, a ridosso del Giorno della Memoria, fioccano iniziative editoriali, ristampe in nuove vesti di testi già editi o, in casi meno numericamente impressionanti, pubblicazioni di nuovi studi che hanno la forza di uscire dall’occasione per aprire invece un ragionamento più ampio e, di conseguenza, interessante. In particolare sono stati pubblicati quest’anno quattro volumi, che coinvolgono vari editori, da Bompiani ad altri più specificatamente occupati a sviscerare questioni che hanno a che fare con il mondo dell’ebraismo, come Giuntina, EDB e la rinata Marietti.

Si tratta della Breve storia della questione antisemita di Roberto Finzi (Bompiani), dei testi su un lessico delle sterminio di Anna-Vera Sullam Calimani (I nomi dello sterminio. Definizioni di una tragedia, Marietti 1820) e di Tel Bruttmann e Christophe Tarricone (Le 100 parole della Shoah, Giuntina) e, infine, la riflessione sull’emancipazione ebraica di Bruno Karsenti (L’ebreo emancipato. Attualità dell’antisemitismo in Europa, EDB).

La rinascita gnostica, da Matrix a Twin Peaks: conversazione con Paolo Riberi

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Pochi libri mi hanno colpito negli ultimi due anni come Pillola rossa o Loggia Nera? di Paolo Riberi (Lindau) , volume, intelligente quanto agile, che esplora e analizza la proliferazione (benedetta!) di “messaggi gnostici nel cinema tra Matrix, Westworld e Twin Peaks”.

L’autore aveva già affrontato gli scritti apocrifi dei primi secoli del Cristianesimo in testi precedenti, quali L’Apocalisse di Adamo. La Genesi degli Gnostici (sempre per Lindau) e Maria Maddalena e le altre(L’Età dell’Acquario).

Stavolta decide di calare le sue riflessioni nella contemporaneità. E ci riesce in maniera molto convincente. La renaissance gnostico-esoterica (dopo l’esplosione confusa di fine anni’60 che ha fatto traboccare di falsa conoscenza il calderone New Age) ha evidentemente ispirato alcuni delle menti più fervide delle ultime generazioni.