La vita schifa, il festival dell’ossimoro di Rosario Palazzolo

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«Quando sono morto io si fece festa, una festa stramba e inutile, ridicola come le cose ridicole, una festa che ognuno se ne stava a casa sua a gioire in silenzio, una festa senza brindo, una festa muta, una festa che se mettiamo uno passava di là non se ne accorgeva che c’era quella festa, era una festa cacchia, una festa senza cerimonie, una festa guasta[…]»

Rosario Palazzolo è da sempre un portatore (in)sano di linguaggio. Chi abbia letto i suoi precedenti romanzi, cito qui il meraviglioso Cattiverìa (Perdisa pop 2013) – un libro nel quale il linguaggio veniva reinventato pagina dopo pagina, fondendosi e scomponendosi per riscoprirsi diverso. Il dialetto siciliano, le sgrammaticature e l’italiano si reggevano tenendosi per mano, a volte si abbracciavano, altre si prendevano a schiaffi e lo facevano dentro una corsa di punteggiatura stesa a perdifiato. Una meraviglia.

Il passato è un bel posto dove stare: Judith Schalansky e l’Inventario di alcune cose perdute

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Scrittrice, tipografa e designer tedesca, Judith Schalansky conosce bene la nostalgia che si può provare nei confronti di qualcosa che non si è mai conosciuto, la mancanza fantasmatica che si avverte talvolta a dispetto dell’esperienza. E se davvero ciò che chiamiamo “tempo” non è nient’altro che una convenzione che utilizziamo per ordinare il mondo e provare a trovare un posto al suo interno, il suo Inventario di alcune cose perdute (nottetempo, traduzione di Flavia Pantanella) è un esercizio di memoria retrospettiva.

California tra letteratura e coronavirus: intervista a John Freeman

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Pubblichiamo un pezzo uscito sul Messaggero, che ringraziamo. Photo by davide ragusa on Unsplash

«In California il futuro è arrivato in anticipo», scrive William Vollmann. Dalle migrazioni al cambiamento climatico lo Stato nordamericano incarna tutte le principali sfide del nostro tempo. Ora inevitabilmente il nuovo fronte si chiama coronavirus.

Il governatore della California, Gavin Newsom, ha ordinato ai circa quaranta milioni di abitanti di stare a casa per contrastare la rapida diffusione dell’epidemia. È utile ricordare come la sola California costituisca la quinta economia del mondo.

Dentro “Casa di foglie”, il libro-matrioska di Mark Z. Danielewski

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Pubblichiamo uno speciale in due parti dedicato a Casa di foglie, il romanzo di culto di Mark D. Zanielewski, a cura di Leonardo G. Luccone. In questa prima sezione pubblichiamo un articolo apparso originariamente su Repubblica e qui pubblicato in una versione molto più estesa.

di Leonardo G. Luccone

«Fin dall’apertura della Versione di Navidson siamo catapultati in un labirinto: seguiamo il percorso tortuoso tracciato sulla celluloide, spiamo il fotogramma successivo sperando di intravedere una soluzione, un centro, un senso di completezza, solo per svelare l’ennesima sequenza che conduce in una direzione completamente diversa, a un discorso in continua evoluzione, alla promessa di una scoperta che per tutto il tempo non ha fatto che dissolversi in caotiche ambiguità troppo fumose per poter essere comprese a fondo».

Cosa si prova a perdersi nella propria casa, dopo aver percorso un corridoio che non c’era e aver svoltato prima a destra poi a sinistra in passaggi che sembrano infiniti?

Nel fondo di un terrore remoto. “La dinastia dei dolori” di Margherita Loy

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Photo by Eduard Militaru on Unsplash

Un trauma antico tramandato di generazione in generazione è capace di annidarsi in un luogo oscuro e non lasciare segni manifesti, innestandosi nella memoria per generare una visione trasfigurata del reale. Nel solco di un secolo, dagli anni Venti al presente, si snodano le vicende delle protagoniste de La dinastia dei dolori di Margherita Loy, Atlantide, che cercano di fronteggiare gli esiti drammatici di scelte basate sulla sopravvivenza e il compromesso.

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di Dario Borso

L’editore Italosvevo ha pubblicato a mia cura le Grottesche dello psicanalista Elvio Fachinelli. Per problemi di spazio, è saltata l’introduzione storica, che così recita:

I. Appena laureatosi in Medicina a Pavia, Elvio Fachinelli si trasferì nel 1953 a Milano, dove lavorò per qualche anno come microbiologo in una grossa industria farmaceutica.

La scoperta di Cosa Nostra

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Pubblichiamo un pezzo uscito sul Venerdì, che ringraziamo.

«La mafia in Sicilia si occupa anche del mercato dei fiori». A dirlo fu il giudice Cesare Terranova, l’uomo che aveva arrestato il “corleonese zero”, Luciano Liggio, antenato di Riina e Provenzano. Terranova, dopo due mandati parlamentari, deluso dalla politica, tornò in magistratura nel giugno del 1979, in tempo per essere ucciso tre mesi dopo a Palermo.

Così potete giurare che pure la composizione floreale regalata dal prete del paese a Kay Corleone (Diane Keaton), sotto gli occhi di Michael Corleone (Al Pacino), nella scena del matrimonio del Padrino parte III, girato nel 1990 a Forza D’Agrò, in provincia di Messina, sarebbe stata meritevole di sequestro. Anche quel “mazzolin di fiori” utilizzato sul set profumava certo di racket e polvere da sparo.

Entrare in uno spermercato tra cinquant’anni

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Pubblichiamo l’introduzione di Simone di Biasio al libro Ginecocrazia di Alessandro Dall’Oglio, uscito per Ensemble.

di Simone di Biasio

Nel 396 a. C., secondo lo storico Plutarco, i Galli erano giunti alle porte di Roma. L’episodio è arcinoto: tentando un assalto notturno, destarono le oche del Campidoglio, i cui fragorosi starnazzi risvegliarono l’ex-console Manlio, permettendogli così di dare l’allarme e allontanare il pericolo degli uomini capitanati da Brenno.

Sulla cittadella del Campidoglio fu allora edificato un tempio alla Dea Giunone, ritenuta responsabile della reazione salvifica degli animali, e alla sposa di Giove fu affibbiato l’appellativo di “ammonitrice”, cioè “colei che avverte”, da cui deriva il più noto “Giunone Moneta”, dal verbo “monéo” che significa, appunto, ammonire.

Fra terra e cielo: la storia della cupola di Brunelleschi

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Photo by Rebekah Rabon on Unsplash

Pubblichiamo un pezzo uscito sul Venerdì di Repubblica, che ringraziamo.

FIRENZE. “Fu Baccio d’Agnolo l’architetto di questo palazzo” dice Sergio Givone mentre m’invita a entrare. “Ho scoperto la sua storia vivendo qui. Baccio fu il primo caso di artista che di fronte al fallimento si uccide. Prima, l’architetto medievale era al servizio dell’opera. Poi tutto cambia. Lo definirono pazzo per queste finestre così grandi  in cui il rapporto luce – parete veniva sovvertito. Oggi però lo ringraziamo. Michelangelo lo distrusse con il disprezzo verso la sua opera a completamento del tamburo della cupola del Brunelleschi. La definì “una gabbia per grilli” e Baccio non poté sopportarlo”.

Herzog incontra Gorbaciov: un’intervista al regista tedesco

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Pubblichiamo un’intervista uscita su Linus, che ringraziamo.

Nel novembre del 1974 Werner Herzog venne a sapere che l’amica e scrittrice Lotte Eisner era ammalata e a rischio di vita. Decise così di raggiungerla a piedi da Monaco a Parigi, affidando a quei ventidue giorni di cammino la guarigione dell’amica. Herzog portò a termine il viaggio, Eisner guarì (sarebbe morta nove anni dopo, a 87 anni), e l’impresa venne immortalata dal regista nello smilzo e magistrale libro Sentieri nel ghiaccio (Guanda, traduzione di Anna Maria Carpi, pp. 67, 12 euro). Dieci anni dopo Herzog intraprese un’altra camminata leggendaria, mosso da intenzioni e desideri diversi ma altrettanto nobili. Deluso dalla mancata riunificazione della Germania, decise di percorrere a piedi l’intero perimetro del paese nella speranza di rivederlo un giorno unito.