Quello che resta del sogno americano: “Il giardiniere” di Jonathan Evison

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“Perché è questo che dovrebbero fare i bambini, dovrebbero ridere. Credo al mondo non ci sia un suono più bello e perfetto della risata di un bambino.”

Il mondo dei migranti, di chi vive in un paese – in questo caso gli Usa – da figlio di immigrati messicani, cubani, portoricani, può essere raccontato in molti modi. Il conflitto sociale non sopisce mai ma evolve, cambia il modo di rapportarsi tra i bianchi e gli altri, cambiano i livelli di integrazione, nei casi più fortunati e rari mutano i rapporti di forze, in quelli belli le etnie e i colori si mischiano. In tutte le città – specie in quelle più piccole – si distingue ancora tra quartiere di migranti e quartiere di bianchi, poi di bianchi borghesi – la classe media – e i bianchi ricchi.

Qualche consiglio di lettura

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Photo by Jonas Jacobsson on Unsplash

Sono giorni in cui la lettura può rappresentare un buon modo per passare il tempo: qui di seguito allora una breve lista di libri che potrebbero essere di ottima compagnia. Si tratta di un libro sul giardino di un maestro del cinema, un romanzo molto lungo e interessante, un saggio di fisica e due classici di un grande scrittore francese riuniti in un unico volume.

– Lo si conosce principalmente per il suo lavoro di regista, ma Derek Jarman (1942-1994) si è dedicato anche alla scrittura e la casa editrice nottetempo pubblica adesso un libro prezioso, Il giardino di Derek Jarman, uscito in Inghilterra l’anno successivo alla morte del regista e composto da brani dei suoi diari accompagnati da fotografie scattate dall’amico Howard Sooley al suo giardino.

Un’indagine sul corpo: “Il miracolo di respirare” di Dimitris Sotakis

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La solitudine, l’assurdità di vivere e l’alienazione trovano una nuova traduzione narrativa nella rappresentazione fornita da Dimitris Sotakis ne Il miracolo di respirare (trad. Maurizio De Rosa, Del Vecchio, 2019). L’annientamento sulla base dell’estraneità al mondo e a se stessi appare come l’esito finale della graduale e inesorabile metamorfosi attraversata da un uomo senza nome. In condizioni di grave indigenza e con una madre malata da assistere, il giovane protagonista del romanzo di Sotakis crede di trovare la soluzione ai suoi problemi rispondendo a un annuncio di lavoro in cui un fantomatico istituto ricerca una persona disposta a collaborare offrendo la propria casa per immagazzinare mobili.

Se inizialmente le condizioni appariranno vantaggiose e senza impegno, ben presto si aprirà per l’uomo uno scenario inquietante.

Being Amelia Gray

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Pubblichiamo un dialogo tra Amelia Gray, scrittrice e sceneggiatrice americana, autrice della raccolta di racconti Viscere (uscita per Pidgin edizioni) e Paolo Latini del blog Americanorum, dedicato alla narrativa statunitense. (credit photo to Meiko Takechi Arquillos)

Hai iniziato con la flash fiction su Am/Pm. Ora ci sono siti dedicati alla flash fiction (Fast and Deadly, SmokeLong Quarterly), il New Yorker ha (o aveva) una sezione dedicata alla flash fiction, c’è un’antologia, Hint Fiction, che raccoglie flash-fiction, microfiction, dribble, drabble e altro di autori anche famosi (tra i quali Joyce Carol Oates, con una flashfiction che ha per titolo “Il primo anno della vedova” e che recita “Sono rimasta viva,” che per me è puro genio). Pensi che la flash fiction possa guadagnare un po’ di attenzione? O è destinata a restare un interesse di nicchia?

Sai, per uno scrittore non è una brutta cosa essere al riparo e al sicuro dai problemi che si manifestano nel momento in cui si tratta di guadagnare denaro.

“Uomini di poca fede”: L’America rurale raccontata da Nickolas Butler

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Pubblichiamo un pezzo uscito sul Messaggero, che ringraziamo. Cogliamo l’occasione per ricordare ai lettori di minima&moralia che è uscito da pochi giorni La scoperta di Cosa nostra (Chiarelettere), il libro d’esordio di Gabriele Santoro, di cui consigliamo la lettura. Il lavoro di ricerca, realizzato negli Stati Uniti, ricostruisce l’origine e l’evoluzione di Cosa nostra tra le due sponde dell’Atlantico con due protagonisti: il collaboratore di giustizia Joe Valachi, il primo a fare il nome dell’organizzazione mafiosa, e il ministro della Giustizia dal 1961 al 1964 Robert Kennedy.

Lo scrittore Nickolas Butler, classe 1979, nato ad Allentown, in Pennsylvania, e cresciuto a Eau Claire, in Wisconsin, ama raccontare la terra che respira e cammina, ma la sua lingua è universale.

Il sessantenne Lyle Hovde, a lavoro nel suo frutteto, è un emblema dell’amore per il paesaggio evocativo del Midwest. Butler, definito cantore della provincia americana per eccellenza, ha scelto la prospettiva di Lyle per costruire l’ultimo romanzo Uomini di poca fede (Marsilio, 256 pagine, 17 euro, traduzione di Fabio Cremonesi), che nella sua complessità aiuta a superare gli stereotipi della narrazione monolitica di quella parte di America.

Disegnare l’assenza: la città sommersa di Marta Barone

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È un libro da cui non si fa ritorno Città sommersa di Marta Barone, pubblicato da Bompiani lo scorso gennaio e adesso candidato al Premio Strega. Un libro colmo di «corrispondenze occulte», e attraversato da «un senso di separatezza segreta», in cui resiste centrale il tentativo di dare volto a certi personaggi misteriosi che talvolta abitano la nostra vita, e di cui scopriamo la complessità solo in un tempo a posteriori.

Di questo si occupa Marta, che dopo aver tentato senza fortuna di scrivere un romanzo contrario, si riconcilia con l’autobiografia nel tentativo di (rin)tracciare l’identità del padre, scappato dalla Puglia per studiare medicina a Roma, e in seguito entrato a far parte dei movimenti politici operai nella conturbante Torino degli anni Settanta.

Geografia di un non-genere: su “No music on weekends” di Gabriele Merlini

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di Tommaso Ghezzi

Sono nato mentre i Litfiba registravano su molteplici piste audio le performance dal vivo del tour conseguito all’album Litfiba 3, delle quali solo una piccolissima percentuale sarebbe stata effettivamente utilizzata per il disco live Pirata.

Sono nato in tempo per vedere, molti anni dopo, Piero Pelù solista, mentre si dimena nei pantaloni in pelle nera e dedica una canzone al nipotino sul palco di Sanremo; sono altresì nato in tempo per leggere i post su Facebook di Federico Fiumani, sporcati da un irriducibile astio senile e un improprio uso dei social network. Sono nato in tempo per vedere Giovanni Lindo Ferretti sciorinare improbabili endorsement al centro destra cattolico. Per non parlare poi di tutto lo sbrodolame nazionalistico di supporto alla destra britannica delle uscite pubbliche di Morrissey.

Tra sogno e racconto: “Gli dei notturni” di Danilo Soscia

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Che il sogno sia un peculiare materiale narrativo è noto, almeno da quando Freud ha dimostrato come i meccanismi del linguaggio agiscano pure negli ingranaggi dell’inconscio. Specialisti nella narrazione dei loro sogni sono stati in molti, ma tra questi un ruolo importante spetta probabilmente allo scrittore francese Georges Perec che tra il maggio 1968 e il settembre 1972 annotò minuziosamente i suoi sogni: il risultato di questa operazione sono le pagine di La bottega oscura (tradotto e annotato per Quodlibet da Ferdinando Amigoni), dove il resoconto del sogno si sovrappone continuamente con la forma narrativa del racconto, in un serie di frammenti di autobiografia che vivono grazie ai continui rimandi ai fantasmi della vita.

La via del Ballardismo applicato

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Negli ultimi anni sono usciti diversi libri che provano a trovare un modo inedito per trattare temi e argomenti già affrontati moltissime volte. Due che ho apprezzato anche più di quanto mi sarei aspettato: Al caffè degli esistenzialisti. Libertà, essere e cocktail di Sarah Bakewell (Fazi), su Jean-Paul Sartre, Simone de Beauvoir, Albert Camus, Emmanuel […]

La sfida di Marlon James con “Leopardo nero, lupo rosso”

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Pubblichiamo un pezzo uscito su Repubblica, che ringraziamo.

C’è una “quest”, come usa nei romanzi fantasy. Un uomo dotato di olfatto finissimo – diremmo soprannaturale – viene ingaggiato per ritrovare un bambino smarrito. Pur essendo il classico lupo solitario, “Inseguitore” si crea per l’occasione una piccola compagnia malassortita, fra cui spicca un uomo-leopardo mutaforma. La banda lascia dietro di sé una scia di sangue. Attraversa mondi bizzarri. Prima di ogni sezione c’è una mappa. Le descrizioni, le invenzioni letterarie sono appassionanti, i dialoghi appesantiti dal gergo da fantasy (“sono semplicemente un uomo che qualcuno ha chiamato lupo”… “Era troppo sconvolto per implorare che lo risparmiassi”…).