Masha Gessen e la Russia, tra storia e futuro

zharkoy_k-513328-unsplash

Photo by Кирилл Жаркой on Unsplash

Pubblichiamo un pezzo uscito sul Venerdì, che ringraziamo.

A raccontare la Russia degli ultimi trent’anni e del presente, è in libreria il bel volume Il futuro è storia (Sellerio, traduzione di Andrea Grechi, pp. 694, 18 euro), vincitore lo scorso anno del National Book Award per la non-fiction.

I fatti di Tian’anmen, trent’anni dopo

China Democracy Protests

Pubblichiamo un pezzo uscito sul Manifesto, che ringraziamo.

di Simone Pieranni

Crediamo un po’ tutti di sapere qualcosa di quanto è successo in Cina, in particolare a Pechino, trent’anni fa. Classifichiamo genericamente i «fatti di Tian’anmen» come caratterizzati da proteste e richieste di riforme democratiche da parte degli studenti e dalla dura risposta del Partito comunista che portò al «massacro di Tian’anmen».

Sappiamo anche che Pechino ha cancellato quelle giornate dalla storia: non se ne parla, non se ne può parlare, non si trova niente al riguardo sulla rete cinese «armonizzata», ma non sarà più facile trovare un giovane cinese che ne sappia qualcosa. Questi sono tutti fatti piuttosto noti. In verità, però, nelle giornate di maggio e giugno 1989 confluirono molti più elementi.

Tempesta e quiete su Bangui la “graziosa”

TABLEAU

Pubblichiamo un pezzo uscito sulla Domenica del Sole 24 Ore, che ringraziamo. L’illustrazione è di Didier Kassaï.

A Bangui, città situata sul quarto parallelo nord, il sole tramonta ogni giorno dell’anno verso le sei. Durante la stagione secca, è l’ora in cui l’oltre milione di abitanti può sperare un po’ di refrigerio dalla lunga notte tropicale, ma è anche quella in cui, per la carenza di elettricità che piomba interi quartieri nel buio, sorgono problemi nella vita domestica e pericoli fuori di casa.

Quando il sole torna ad ardere verso le sei del mattino, problemi e pericoli non scompaiono, cambiano soltanto segno: l’assenza di una vera e propria rete idrica e fognaria, causa di malattie come il colera e la dissenteria, la difficile viabilità delle strade, affollatissime e quasi tutte non asfaltate, la ricerca spesso picaresca dei mezzi di sussistenza per la giornata.

Non sono nati tardi – Uno sguardo sulla giovane narrativa cinese pubblicata in Italia

yiran-ding-402896-unsplash

Photo by Yiran Ding on Unsplash

La scrittrice Di An, oggi trentacinquenne, della provincia cinese dello Shanxi, in una intervista del 2011 affermava: “Voglio scrivere un romanzo davvero sorprendente, che sarà migliore di qualsiasi altro che abbia mai scritto. Credo inoltre che gli scrittori della generazione nata dopo il 1980 creeranno opere eccezionali che saranno ricordate dai nostri discendenti.” (fonte: globaltimes.cn)

Profezia, quand’anche si fosse dimostrata in parte veritiera, davvero poco recepita dalla  nostra editoria. Infatti finora di questa più che promettente autrice non si è pubblicato nessun romanzo. Ma la sua non è “compagna picciola”.

Controllo e sicurezza, il Grande Fratello cinese

1china

Pubblichiamo un pezzo uscito sul Manifesto, che ringraziamo.

di Simone Pieranni

L’atrio degli uffici della Terminus, a Pechino, è completamente bianco. Il taglio a zig zag delle porte che consentono gli ingressi negli open space è quello che ricordiamo nei film di fantascienza e nella popolare serie di Guerre Stellari.

L’idea da trasmettere è quella di «futuro» più o meno immaginato e conosciuto, perché Terminus – fondata nel 2015, una delle tante startup cinesi divenuta ben presto «unicorno» (valutate oltre il miliardo di dollari) – il «futuro» lo maneggia per renderlo estremamente «presente».

Minatori (John Berger)

berger_minatori

In occasione del 25 aprile pubblichiamo un testo di John Berger: si chiama Minatori ed è tratto da Presentarsi all’appuntamento. Narrare le immagini (Libri Scheiwiller, traduzione di Maria Nadotti). Buona lettura, e buon 25 aprile. * Quando la giusta causa è sconfitta, quando i coraggiosi sono umiliati, quando uomini collaudati sul fondo e all’imbocco delle […]

Storie dalla Semana Santa a Siviglia, tra passato e presente

1mats

Pubblichiamo un pezzo uscito su L’Espresso, che ringraziamo.

SIVIGLIA. Lo scorso gennaio, Vox, il partito sovranista di estrema destra, ha scatenato le proprie ire contro la titolare della politica sociale del neonato governo andaluso di centro-destra, rea di aver contestato in un vecchio articolo la Semana Santa sivigliana. Dopo il successo nelle elezioni andaluse, Santiago Abascal, leader di Vox, forte di un undici per cento di voti su cui in pochi avrebbero scommesso, ha alzato il tiro. La retorica identitaria, in Andalusia, si era già fatta largo fra gli appassionati di tauromachia – qui ancora numerosissimi. Abascal aveva lanciato la sua campagna elettorale chiamando a sé toreri di grido, ma dopo il successo delle elezioni andaluse ha allargato le sue mire su ogni tradizione spagnola, pur di farsi rappresentante di quell’hispanidad profonda che a molti appare sempre più in declino, quasi fosse un semplice scarto del Novecento.

Nel laboratorio cinese dei sogni hi-tech

1china

Pubblichiamo un reportage da Pechino uscito sul Manifesto, che ringraziamo.

di Simone Pieranni

Cina. Smart city, veicoli a guida autonoma e controllo: Innoway è la via di Pechino animata da start-up, dove si sperimentano gli utilizzi più avanzati dell’intelligenza artificiale e dei Big Data. E dove i distributori di snack riconoscono la faccia (e i gusti) dei clienti.

Un luogo simbolo della modernità cinese e del suo lato oscuro: la «controllocrazia». A tratti, camminando per Innoway, la via dove
covano i sogni delle start-up cinesi più cool del momento, pare di
essere all’inizio del film Vanilla Sky.

Ritorno a Atene

1atene

Pubblichiamo un pezzo uscito su L’Espresso, che ringraziamo. (fonte immagine)

ATENE. La sede del miglior giornale greco fra quelli che si possono leggere in lingua inglese si trova al primo piano di un tipico palazzo ateniese del Novecento. Per raggiungerla è necessaria un’esperienza estetica che da sola può spiegare la città e la Grecia di oggi. È cosa alla portata di tutti, del resto. Basta infilarsi sulla via intitolata a Kolokotroni, condottiero nell’indipendenza dai turchi, e fermarsi al civico 59 B.

Qui il visitatore rimarrà disorientato di fronte a quello che ha tutta l’aria di un bar di gran successo. I mille colori di suppellettili, cornici, pelli e bislacchi barocchismi tracimanti nel kitsch travolgono chi si ostini a entrare. Eppure fa bene chi non cede al timore di aver sbagliato portone. Il bar Noel, infatti, come capita spesso in Grecia, ha preso possesso dell’atrio del palazzo a tal punto che nessuno potrebbe immaginare di trovarsi a percorrere spazi condominiali. Tirando dritto fra la folla vociante a ogni ora, i camerieri indaffarati, la musica, il rumore di stoviglie e il fumo spesso di centinaia di sigarette, in fondo all’atrio una luce fioca risplende oltre gli scintillii della modernità.

Sorvegliare e punire in Cina

uigur

Pubblichiamo un pezzo uscito sul Manifesto, che ringraziamo.

di Simone Pieranni

(fonte immagine)

Nella regione nordoccidentale cinese dello Xinjiang vive la minoranza uigura, un’etnia turcofona e musulmana. Attualmente gli uiguri nella regione sono circa 11 milioni. Da alcuni anni Pechino ha trasformato quel territorio, antico passaggio carovaniero della Via della seta, in un immenso laboratorio sociale che – secondo alcuni studiosi – sconfina ormai nell’esperimento totalitario puro e semplice.