Koh-i-Nur. La storia del diamante più famigerato del mondo

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Pubblichiamo un pezzo uscito sul Venerdì di Repubblica, che ringraziamo.

Il primo maggio 1851, quando il diamante Koh-i-Nur, la “montagna di luce”, viene posto su un telo di velluto rosso dentro una gabbia di ferro dorato e presentata alla Grande esposizione di Londra, il pubblico rimane deluso. La pietra che incarna le grandi conquiste dell’impero britannico appare modesta. Milioni di visitatori inglesi, fieri della gloria ottenuta oltremare, tornano a casa sbigottiti. Il diamante finisce in un laboratorio di Piccadilly, dove viene tagliato, “emancipato dalla sua condizione di straniero”, rimodellato secondo il gusto dell’epoca.

Atene: la battaglia di Temistocle

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Pubblichiamo il secondo di tre reportage scritti da Matteo Nucci e usciti sull’Espresso, che ringraziamo. Qui il primo.

ATENE. Abnegazione è la parola d’ordine di Leonida e Sparta. Ma mentre i Persiani di Serse spazzano via gli ultimi Greci rimasti a difesa delle Termopili, un’altra parola irrompe nella storia di questa guerra eterna contro l’invasore. La parola è astuzia, l’uomo è Temistocle, la città Atene. Ci siamo lasciati sottrarre, nei secoli, la forza felice di ciò che i Greci chiamavano metis, ossia l’intelligenza astuta, la capacità di abbindolare, ingannare, sedurre che nulla ha a che vedere con la furbizia. Ma quella forma di intelligenza, fluida e vitale, liquida come l’acqua marina che era l’essenza della dea Metis, non è mai venuta meno e se vi aggirate per le vie di Atene, ancora oggi, ne avrete una prova.

Alle Termopili

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Pubblichiamo uno dei tre reportage di Matteo Nucci dalla Grecia (gli altri sono di prossima pubblicazione) usciti sul Venerdì, ringraziando autore e testata. L’autore sarà ospite oggi e domani al Festival della Mente di Sarzana, dove racconterà i luoghi narrati in questa serie.

TERMOPILI. Tutto ebbe inizio con un sogno che assomigliava al delirio, quel delirio che invade i cuori degli umani quando immaginano di poter superare i limiti della propria umanità. Sogno e delirio avevano preso Serse fin dal momento in cui era salito sul trono di suo padre Dario.

Vita e rivolte di John Lewis

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Pubblichiamo un pezzo uscito sul Messaggero, che ringraziamo.

John Lewis non ha mai smesso di credere nel progresso, vivendo da protagonista sulla propria pelle le principali battaglie contro il razzismo e per i diritti civili che hanno segnato il Novecento americano. All’età di ottant’anni è morto, colpito da un tumore al pancreas, l’ultimo grande simbolo del Movimento per i diritti civili. Un leader longevo del quale non svanirà la memoria nella storia politica e sociale statunitense.

Red Mirror: una conversazione con Simone Pieranni

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Quando c’è da capire quello che accade in Cina una delle migliori cose che si possa fare in Italia è leggere Simone Pieranni. Giornalista per Il Manifesto (più di una volta su minima&moralia abbiamo ospitato i suoi pezzi), fondatore dell’agenzia di stampa China Files, all’universo cinese ha dedicato libri, podcast, reportage. L’approccio di Pieranni è aperto, libero, attento alla politica ma anche alle scosse culturali che attraversano il gigante asiatico, purtroppo rappresentato spesso qui da noi con tratti riduzionisti o addirittura caricaturali, anche sui giornali più diffusi (o nei programmi televisivi più visti).

“Il fiume tra di noi”, il romanzo postumo di Bijan Zarmandili

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di Anna Toscano

Il fiume tra di noi è il romanzo uscito postumo di Bijan Zarmandili, scrittore e giornalista che per decenni  ci ha narrato del suo Iran e della sua Italia attraverso giornali e libri.

Il fiume tra di noi è una storia di legami forti e controversi, di dolore e di amore, come in tutti i romanzi che lo scrittore iraniano ha scritto: il legame non è solamente tra le persone, ma un legame alla terra, a un paese, ai ricordi, alla storia.

Storia del dottor Wu e dell’epidemia del 1911 in Manciuria

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Pubblichiamo un pezzo uscito sul Manifesto, che ringraziamo.

di Simone Pieranni

Con quale animo il dottor Wu uscì dalla stazione ferroviaria e prese a respirare l’aria gelida di un fine dicembre 1910 ad Harbin, non lo sapremo mai. Possiamo supporre, però, che non avesse un’espressione serena in volto, come ormai accadeva da tempo, dal 1908 per essere precisi.
I fatti, anche a ripensarci anni dopo, erano talmente evidenti che continuare a ripeterseli e scorgere ogni volta la sua limpida innocenza era del tutto inutile, eppure doveva farlo.

Lo faceva da anni, del resto, da quando era arrivato in Cina, dopo un breve passato da stimato medico specializzato nelle malattie dei minatori in Malesia, dove era nato. In particolare aveva studiato a fondo il beriberi, una malattia «sconosciuta» a molti occidentali fino a poco tempo prima e considerata invece «malattia nazionale» in Giappone.

Il secolo asiatico: intervista a Parag Khanna

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Pubblichiamo un articolo uscito sul Messaggero, che ringraziamo.

Parag Khanna, classe 1977, esperto di relazioni internazionali, è considerato tra gli strateghi geopolitici più influenti del mondo. Dopo volumi importanti come I tre imperi, Connectography e La rinascita delle città-Stato, la casa editrice Fazi un anno fa ha portato nelle librerie italiane l’ultimo lavoro dello studioso indiano dal titolo Il secolo asiatico. In queste settimane Khanna segue l’evolversi della crisi legata alla pandemia, fornendo numerose e interessanti analisi e scenari dalla prospettiva asiatica.

Coronavirus, la gestione della Cina tra anima taoista e abito confuciano

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Pubblichiamo un pezzo uscito sul Manifesto, che ringraziamo.

Photo by Macau Photo Agency on Unsplash

di Simone Pieranni

Il fallimento dei test messi a disposizione dalle autorità sanitarie americane, insieme al sospetto che il governo stia nascondendo i reali numeri del contagio di coronavirus negli Usa, ha portato a una rivalutazione di quanto fatto, invece, dal governo cinese.

Di ritorno dalla Cina gli emissari dell’Oms hanno raccontato di ospedali all’avanguardia e macchinari ultramoderni, sostenendo che tutti noi dovremmo ringraziare la Cina per come ha rallentato e limitato il contagio. Bruce Aylward, il leader del team dell’Oms recatosi in Cina, ancora ieri sul New York Times ha sostenuto che «il contrattacco cinese può essere replicato, ma richiederà velocità, denaro, immaginazione e coraggio politico».

Diventare più vasti imparando una lingua

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Photo by Alice Hampson on Unsplash

di Caterina Orsenigo

Ho letto qualche settimana fa un articolo di Andrea Pomella su Doppiozero, in cui raccontava di aver deciso, in quel di capodanno, di imparare una lingua. Mi ha fatto subito sorridere perché quella lingua era il tedesco e si dà il caso che anche io, appena tornata a Firenze dopo la pausa natalizia, avessi preso la stessa decisione.

Mi ha fatto sorridere anche perché alcune delle non-motivazioni che adduceva, erano specularmente le mie motivazioni: ho passato la maggior parte delle vacanze della mia vita a Sils Maria, in Svizzera, dove Nietzsche ha scritto Zarathustra e dove Anne Marie Schwarzenbach è caduta dalla bicicletta nel 1942 e, anche se in tanti anni non ho imparato nulla perché chiunque parla italiano, questo ricordo e quel mondo certamente fanno parte, alla radice, delle ragioni che mi hanno spinta a fare questa scelta.