Il dossier della felicità

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(foto di Sergio Lipari)

di Alessandro Raveggi

Questo testo nasce da una residenza artistica tenuta dall’autore a Città del Messico, dal 3 agosto al 3 settembre 2015, grazie a borsa d’eccellenza del Governo messicano tramite la Secretaria de Relaciones Exteriores. La residenza si basa su una ricerca sul concetto di felicità degli italiani che vivono in Messico, svolta attraverso interviste, sopralluoghi, fotografie, e due dibattiti pubblici in due dei principali centri culturali della città: la Casa Refugio Citlaltépetl e il Museo del Chopo. La ricerca confluirà in un romanzo ambientato in Messico. Il metodo utilizzato è mutuato dall’arte pubblica e documentaristica. Questa pagina è dedicata al progetto

Prima parte: Due sciamani italo-messicani

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Cosa fanno il sabato pomeriggio gli Ateniesi?

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di Francesca Fornario Ad Atene ci sono venuta per vedere la crisi l’effetto che fa. Ci sono venuta pensando di fare un viaggio in un futuro distopico, con le code ai bancomat (che non ho visto) e i negozi chiusi. Che sì, li ho visti, ma quello che mi ha fatto più impressione è il […]

La pace è sempre possibile. Intervista a Sako, Patriarca di Babilonia

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«Non possiamo arrivare all’altra riva, se non dopo aver affrontato le tempeste e le onde. La pace viene dopo due passi, la guerra, il combattimento, e la seconda fase, il caos. Oggi viviamo in questo stato di caos, ma il passo successivo è la pace e la convivenza, la prosperità». Jawad Al-Khoei Segretario generale dell’Al-Khoei Institute, istituzione sciita di Najaf, vicina all’imam al-Sistani, parla per immagini. Scatta con il proprio iPhone fotografie durante un incontro rilevante, che ha caratterizzato il convegno interreligioso La pace è sempre possibile, conclusosi oggi.

A Tirana, ex capitale comunista dell’ateismo, la Comunità di Sant’Egidio ha riunito oltre trecento personalità fra leader religiosi, politici ed esponenti del mondo della cultura. «L’incontro è stato fruttuoso. Ripartiamo da Tirana con l’idea di essere più incisivi sugli scenari di guerra, che è la madre di tutte le povertà. Qui è cominciato un processo di guarigione. Tutte le religioni devono uscire dal proprio guscio e andare incontro alle urgenze del mondo. Per i rifugiati è necessario sottrarre definitivamente la questione alla speculazione politica. Ci sono segnali incoraggianti dai cittadini europei nella direzione dell’accoglienza», afferma Marco Impagliazzo, presidente della Comunità di Sant’Egidio.

Chiederò perdono ai sogni, un romanzo di padri e di figli

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Quel giorno Jack era bello come la collera, sostenne Tyrone. Aveva gli occhi lucidi propri delle ultime volte. Le spalle larghe portavano il peso di una radice recisa. Jack disse al padre che non l’avrebbe più potuto chiamare figlio mio. Ora era un figlio di nessuno. «Era Tyrone Meehan, mio padre. Un cazzo di eroe, sì! A Belfast nessuno più pronuncia il tuo nome». Jack, ti voglio bene, ha ripetuto l’altro fino all’ultimo sguardo.

«I bambini arrivarono urlando, lanciando i sassi sui marciapiedi e spaccando le bottiglie contro il muro: “Arrivano i poliziotti! Entrano nel quartiere!”, gridò un piccoletto in maglia da calcio. Era sporco di fuliggine e sudore. Lo fermai. Stava tremando. “Mollalo veloce!” Guardò il mattone che teneva in mano e lo lasciò cadere. “Forza, di corsa!” Torna a casa da tuo padre!” “È in galera, mio padre!”, strillò il bambino correndo via». Correva l’anno 1969. Era quasi ferragosto nel quartiere nazionalista di Bogside a Derry, quando gli estremisti protestanti e la polizia nordirlandese, la Ruc, oggi PSNI, sferrarono un nuovo attacco: cinquecento case incendiate, millecinquecento persone sfollate, nove morti, il bilancio di tre giornate di battaglia.

Saturno tropicale che divora i propri figli dietro casa mia: il caso Ruben Espinosa

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di Alessandro Raveggi

La storia mostra a volte un ghigno insperato nella scelta dei propri toponimi. In Italia risuona ancora, inadatto a pronunciarsi, scomodo in bocca e al concetto, il nome della località messicana da dove provenivano i 43 studenti desaparecidos, svaniti nel nulla da oramai un anno: tra un mese, mentre si scoperchiano ancora decine di fosse comuni, ci toccherà ricordare il lugubre anniversario del 27 settembre 2014, della sparizione forzata ad Iguala degli studenti di Ayotzinapa. Un nome che parte sordo e poi ti taglia la lingua con la sua lama, per poi ritornare a svelarsi arcaico, azteco, quasi sanante nella sua coda.

Oggi il giro di vite mi porta invece ad un nome che personalmente mi suona come una sorta di everyman messicano: Ruben Espinosa. Un nome da messicano di strada, che potrebbe essere quello di un addetto di pompa di benzina, multimilionario del cemento, di un uscere di ristorante di lusso, di giovane scrittore della casa editrice Anagrama, di un artigiano di Oaxaca. O, disgraziatamente, quello del fotoreporter barbaramente assassinato lo scorso primo agosto a Città del Messico, nella Colonia Narvarte, nel suo auto-esilio al Distrito Federal.

Sul confine (riflessioni sulla questione europea in forma narrativa)

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di Marco Mantello Oggi, giorno di sciopero numero centonove di polizia e esercito, Zac 10 è arrivato a Nador con una divisa di guardia civil addosso. Nador, Marocco, è la città dove Zac è nato cinquantatré anni fa, ma oggi é la prima volta che ci torna da che era minorenne, e partí da migrante, […]

Wolfgang Streeck: l’Euro, un errore politico

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Una versione ridotta di questa intervista è uscita su L’espresso online.

«L’euro non è l’Europa». Per analizzare con lucidità il negoziato sul debito greco e il futuro politico ed economico del vecchio continente Wolfgang Streeck suggerisce di partire da qui. «L’equazione tra l’Unione monetaria e l’Europa è semplicemente ideologica, serve a nascondere interessi prosaici», spiega nel suo studio il direttore del Max-Planck Institut per la ricerca sociale di Colonia. Gli interessi dei paesi del Nord Europa contro quelli del Sud, della finanza internazionale contro le popolazioni mediterranee, del “popolo del mercato” (Marktvolk) contro il “popolo dello Stato” (Staatvolk): del capitalismo contro la democrazia. Per l’autore di Tempo guadagnato. La crisi rinviata del capitalismo democratico (Feltrinelli, 2013), il caso greco non rappresenta infatti che l’ultima variante del processo di dissoluzione del regime del capitalismo democratico del dopoguerra. Quel regime che aveva faticosamente tenuto insieme, in una combinazione fragile e instabile, democrazia e capitalismo appunto, dando vita a un patto sociale ormai imploso. Anche in Europa. E proprio a causa di un’Unione europea che si è fatta «motore di liberalizzazione del capitalismo europeo, strumento del neoliberismo». E di una moneta comune che serve gli «interessi del mercato». Per uscire dal vicolo cieco dell’Europa liberista votata all’austerity, per Wolfgang Streeck, tra i più influenti sociologi contemporanei, si dovrebbe partire proprio dalla rinuncia all’euro come moneta unica. Con una nuova Bretton Woods europea.

Atene, i giorni del referendum

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Questo pezzo è uscito sul Venerdì di Repubblica.

A un certo punto, quando mancano tre giorni a un voto decisivo per la Grecia e per l’Europa, Dimitris, trentaseienne architetto di Corinto, mi spiega perché ha capito che, a dispetto di ogni sondaggio e di ogni campagna televisiva, vincerà il NO. È una storia familiare, la sua, ma che rappresenta perfettamente lo spirito greco illuminandolo con una chiarezza che in momenti complessi come questo ci appare spesso sfuggente e quasi irraggiungibile.

La vita oltre la fine (del bancomat). Leggere noi e la Grecia attraverso la letteratura.

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Pubblicai la prima volta questo articolo nel 2012 su “La Repubblica”. Purtroppo è tutto ancora più attuale. Consiglio sempre il libro di Christos Ikonomou, il quale sarà al festival di Mantova nel prossimo autunno.

Sono mesi che guardiamo alla Grecia nel tentativo di leggere (e scongiurare) il nostro futuro prossimo. Si tratta di un’osservazione non senza ostacoli anche di ordine emotivo: gli economisti simulano pubblicamente il terrificante effetto domino che potrebbe innescare l’abbandono dell’euro da parte di Atene, mentre le istituzioni invitano alla solidarietà continentale parlando una lingua che rischia spesso di cementare la distanza. Così, se vogliamo una finestra aperta sulla crisi che generi empatia prima che panico o qualunquismo, è alla letteratura che dobbiamo rivolgerci ancora una volta.

Frida Kahlo: a New York rivive la Casa Azul

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Questo pezzo è uscito sul Venerdì di Repubblica.

Fino al primo novembre opere e vita di Frida Kahlo reinventano gli spazi del New York Botanical Garden del Bronx con la lussureggiante mostra inaugurata lo scorso maggio “Frida Kahlo: Art Garden Life”.

A curare la rigorosa e bella esposizione è la storica dell’arte Adriana Zavala, che insieme a Karen Daubmann (direttrice delle esposizioni del New York Botanical Garden e già ideatrice di progetti simili su Emily Dickinson e Claude Monet) e allo scenografo Scott Pask ha trasformato spazi e giardini dell’orto botanico newyorkese reinventando lo studio e il giardino di Frida Kahlo della sua leggendaria e bohèmienne Casa Azul di Coyoacán, appena fuori Città del Messico (la casa dove l’artista è nata, ha lungamente vissuto ed è morta, e che attualmente ospita il Museo Frida Kahlo).