La mia vita sotto la barba

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Questo pezzo è uscito sul Venerdì di Repubblica. Ringraziamo l’autrice e la testata. (fonte immagine) di Valentina Della Seta Difficile non averne sentito parlare, perché si tratta di una notizia ripresa dai giornali di tutto il mondo. Il 19 febbraio di quest’anno Oliver Sacks ha scritto in un editoriale sul New York Times di essere […]

La lunga storia della democrazia diretta in Grecia arriva fino al referendum di oggi

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Una versione più breve di questo pezzo è uscita sul Fatto quotidiano.

In questi giorni, dopo che Alexis Tsipras ha deciso di indire un referendum popolare sulla proposta di accordo ricevuta dalla troika, molti commentatori hanno giudicato il Premier greco come un Ponzio Pilato pronto a scaricare sui Greci la responsabilità del fallimento.

Al di là delle valutazioni politiche crescute di ora in ora e al di là della discussione –sempre aperta – sullo strumento referendario, un deficit di conoscenza rispetto a storia, tradizioni e ideali politici greci ha seriamente minato il dibattito. Si stenta a ricordare che quello che andrà in scena domenica prossima sarà un referendum greco, un referendum in Grecia.

Maradona e il futuro

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Ventinove anni fa, il 29 giugno 1986, nello stadio Azteca di Città del Messico, l’Argentina vinse il suo secondo e ultimo mondiale di calcio. A trascinare la squadra biancoceleste fu indubbiamente Diego Armando Maradona. Pubblichiamo un tributo al “Pibe de Oro”, scritto da Gianni Montieri.

di Gianni Montieri

Lo scambio di battute avviene in Youth di Paolo Sorrentino. La domanda la fa la compagna di Maradona al Diego stanco e un po’ triste, seduto sul balconcino della camera del Resort svizzero, di lusso, teatro del film. Doveva arrivare Sorrentino, o meglio, una singola battuta di un suo film, per chiarire qualcosa che probabilmente ho sempre avuto in mente. Maradona, quando giocava, pensava al futuro. È così, credo, per tutti i fuoriclasse: immaginare quello che accadrà da lì a poco e agire di conseguenza. Muoversi in anticipo sulla conseguenza, vuol dire modificarla, quello che accadrà non è più ciò che tu hai previsto, ma quello che hai generato assecondando col movimento la tua previsione. L’ossimoro che preferisco è la finta di Maradona, la cosa più vera che io abbia mai visto. Diego Armando Maradona non ha fatto altro che pensare al futuro, ogni volta che è sceso in campo, dalle Cebolittas all’ultima partita giocata.

Occupy Troika

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di Francesca Coin

A prendere l’iniziativa è stato un gruppo di attivisti, accademici e sindacalisti irlandesi chiamato Greek Solidarity Committee che, complice la centralità del negoziato greco nel dibattito irlandese, qualche ora fa ha occupato gli uffici dell’Unione Europea a Dublino per dare un segnale chiaro di solidarietà europea dal basso alla Grecia. L’azione arriva in un momento cruciale dei negoziati e per una volta la stampa nazionale e internazionale ne sta dando notizia.

Quello che sta avvenendo in queste ore a Bruxelles non è un normale negoziato.

Paul Krugman ha fugato ogni dubbio con un articolo di qualche ora fa sul New York Times nel quale poneva una domanda secca alle istituzioni europee: “ma cosa si credono di fare”? Krugman si riferisce alla giornata di negoziati di ieri nella quale la proposta greca alle istituzioni è stata rifiutata.

Il ruolo dell’uomo nel mondo: sull’Enciclica Laudato Si’

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Questo articolo è uscito il 19 giugno su Avvenire. Ringraziamo l’autore e la testata. (fonte immagine)

di Leonardo Becchetti

L’Enciclica Laudato Si’ è una miniera di spunti con un ben preciso filo conduttore da tenere presente per valutare analisi e impatti socioeconomici.

Lungo tutto il ricchissimo percorso il motivo principale è quello dell’uomo e del suo ruolo nel mondo e nella storia.  Da una parte c’è la sua caricatura, il superuomo inebriato dalle conquiste del pensiero raziocinante che usa tecnologia e finanza per sfruttare e dominare ciò che lo circonda. Dall’altra la persona che si rende conto di vivere in un “ambiente” fatto di interdipendenze e reti di relazioni (con Dio, con gli altri esseri umani, con la natura come ecosistema e come insieme di specie animali e vegetali) e di essere legato in una catena di interdipendenze nel tempo con le generazioni passate e future.  Il primo modello antropologico porta inevitabilmente ad un sistema economico di pochi sfruttatori e tanti sfruttati, il secondo è inclusivo e solidale e può costruire un nuovo equilibrio orientato al bene comune. Usando una metafora per descrivere l’idea suggerita dall’enciclica è come se ci trovassimo in una sessione musicale dal vivo dove un gruppo di artisti arrangia e improvvisa. Non c’è uno spartito fisso ma nel primo caso (il superuomo) si pensa di suonare da soli e si producono solo cacofonie. Nel secondo (l’uomo in relazione) si sviluppa la propria creatività tenendo conto dell’armonia dell’insieme e si produce un gran momento di musica.

Gli unici tedeschi che stanno con i greci

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Questo pezzo è uscito sul Venerdì.

“Se Tsipras e Varoufakis non ricevono l’appoggio dei grandi Paesi europei, e in primis di Francia e Italia, è difficile che la loro azione abbia un senso. Tutti noi che crediamo in un’Europa coesa, solidale e votata allo sviluppo sociale, tutti noi dobbiamo offrire aiuto e supporto ai greci. Altrimenti l’Unione finirà sotto il fuoco incrociato degli egoismi nazionali in lotta fra di loro”. Siamo a pochi passi da Alexanderplatz e a parlare è uno dei due leader della terza forza politica tedesca. Fa un certo effetto ascoltare proprio qui parole che sono anni luce lontane da quello che l’unilateralità dell’informazione ha ormai accreditato come “pensiero unico tedesco”. Ma lo stordimento cade subito quando ci si ferma a pensare a chi, in questi anni, e soprattutto in questi ultimi mesi, abbiamo ascoltato quasi fosse il portavoce di un popolo più che l’integerrimo Ministro delle Finanze di un governo democraticamente eletto. Ossia, Wolfgang Schäuble, pronto a ripetere (fino a pochi giorni fa in una conversazione uscita su Repubblica) che il vero problema della Grecia è la perdita di competitività. “Chissà perché, eh! Strani giochi del destino. Se un Paese prostrato da anni di austerità e tagli perde competitività c’è davvero da sorprendersi” sorride ironico Bernd Riexinger. Cinquantanovenne, ex banchiere e sindacalista, Riexinger esattamente tre anni fa, assieme a Katja Kipping, è diventato Presidente di Die Linke, ossia La Sinistra, e ora si aggira fra pile di carte distribuendo caffè agli ospiti, mentre un improvviso sole ha aperto l’estate anche qui a Berlino.

Spaesamento. A spasso per Expo 2015

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di Valerio Valentini

(fonte immagine)

Sul monitor di una delle sale principali del Padiglione Zero, dall’alto verso il basso in una pioggia ininterrotta, scorrono frutti e ortaggi di ogni tipo.

«No, non è Ninja Fruit»

Una volontaria in divisa si affanna nel tentativo di allontanare alcuni bambini assiepati attorno allo schermo: ci tracciano sopra dei segni invisibili con le dita, e si stupiscono che i vegetali non esplodano. Alle pareti della stanza sono incastonati dei contenitori, ognuno dei quali è riempito con vari tipi di legumi: la gente osserva, fa foto, cerca di dare un nome a tutti quei semi colorati.

Rosacea in inglese si dice ROH-SEI-SCIAH

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Questo racconto è uscito su Abbiamo le prove.

È la maledizione dei celti! Così la chiama il medico di base che in tutta fretta ho consultato alla comparsa delle prime papule. The Curse of the Celts. Qui in Inghilterra, dice, colpisce una persona su quattro. Più le donne che gli uomini. Insorge generalmente intorno ai trent’anni.

Mi viene il sospetto che il dottor Patel stia usando dati presi a caso dalla mia cartella clinica, così, tanto per prendermi per il culo. Aspetto solo che da un momento all’altro mi dica “colpisce le donne di quasi trent’anni che possono vantare remote ascendenze gallesi e si sono da poco stabilite in una sconosciuta città termale del Regno Unito” oppure “colpisce una donna affetta da incurabile nostalgia su tre”; “studi clinici hanno dimostrato che l’incidenza statistica aumenta in rapporto alle ore spese dal soggetto seduta a bere caffè e immalinconirsi nell’umida cucina di un terratetto vittoriano”.

Culto e potere nel Messico della NarcoGuerra

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di Fabrizio Lorusso

Pubblichiamo un estratto dal libro NarcoGuerra. Cronache dal Messico dei Cartelli della Droga di Fabrizio Lorusso.

Henry Kissinger diceva che il potere è un afrodisiaco. GiulioAndreotti, padrino della politica italiana del XX secolo, soleva ripetere che il potere logora chi non cel’ha. E ci sono persone che per averlo e mantenerlo affidano il proprio destino a forze occulte. Soprattutto in Messico, dove stregoni, maghi, guaritori, santi proibiti e rituali esoterici sono sempre stati presenti nelle cronache dei famosi e dei potenti, degli impresari, dei politici, delle stelle dello spettacolo o dei miti della televisione e del grande schermo. La tentazione di trovare favori, miracoli, successo e potere attraverso “lavori speciali”e magie affascina un po’ tutti, ma forse di più i politici.

Una strada per il romanzo: Jeff VanderMeer e Tom McCarthy

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Negli anni 70 il disegnatore e grafico Gunter Rambow produsse per la casa editrice S. Fischer Verlag undici poster che comunicavano il concetto di meta-letterarietà. Le immagini rappresentavano mani che fuoriuscivano dalla copertina per reggere il libro, libri come porte o come finestre, libri che contenevano tutte le facce di una immensa folla. Il lavoro di Rambow esprimeva un’idea piuttosto diffusa all’epoca, veicolata da diverse discipline (post-strutturalismo, semiotica, studi culturali, reader-response criticism), secondo la quale il testo non poteva essere confinato nella dimensione del libro. Roland Barthes parlava della «impossibilità di vivere al di fuori del testo infinito – sia questo testo Proust, o il giornale quotidiano, o lo schermo televisivo: il libro fa il senso, il senso fa la vita» (Il piacere del testo, prima ed. it. Einaudi 1975). Tutto questo costituiva una parte importante di quello che già allora qualcuno definiva postmoderno.