Di cosa parliamo quando parliamo d’Europa: ancora su “Francofonia” di Sokurov

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Questo pezzo è uscito su Lo Straniero di Nicola Lagioia Di cosa parliamo quando parliamo d’Europa? È questa una delle domande che più risuona nella testa dopo aver visto Francofonia di Aleksandr Sokurov, uscito in quel 2015 che (tra crisi greca, populismi, emergenza migranti, terrorismo, deficit democratico, mancanza di una seria leadership) ha mostrato più […]

E Cuba aspetta Godot

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Questo pezzo è uscito sul Venerdì, che ringraziamo.

L’AVANA. A un certo punto, dopo più di due settimane a cercare il volto di quella che chiamano “la nuova Cuba”, tutto mi appare improvvisamente chiaro. Sono a Miramar, il quartiere delle ambasciate, a casa della scrittrice che ovunque in Europa chiamano per capire qualcosa di quest’isola caraibica che esattamente da un anno ha ricominciato a parlare con gli Stati Uniti dopo oltre mezzo secolo di gelo.

La nuova letteratura iraniana

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Questo pezzo è uscito su pagina 99, che ringraziamo (fonte immagine).

Anche senza le sanzioni, «ci vorranno almeno dieci anni per colmare i vuoti culturali, le resistenze del passato. Per riaprire le relazioni commerciali basta una firma. Ma la cultura deve sedimentare». Studiosa di semiotica, letteratura comparata e narrativa inglese, la giovane Farzaneh Doosti guarda con cautela alla svolta diplomatica tra l’Iran e la comunità internazionale.

Lontani ma vicini: l’Islam e noi

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Nella foto: il monastero di Mar Musa, in Siria (fonte immagine).

Che cos’è l’Islam italiano? La comunità di immigrati musulmani, che ormai conta un milione e seicentomila persone, quali problematiche, contributi e necessità pone? Che cosa s’intende per integrazione? Sono domande alle quali dovrà rispondere anche il Consiglio per le relazioni con l’Islam italiano, organismo consultivo di recentissima formazione.

A metà gennaio, presso il Viminale, il ministro dell’Interno, Angelino Alfano, ha presieduto la riunione d’insediamento del gruppo di lavoro che dovrà elaborare proposte sulla delicata materia dei rapporti tra lo Stato e la comunità Islamica.

La Barcellona dimenticata di Vázquez Montalbán

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Questo articolo è uscito sul Manifesto, che ringraziamo (fonte immagine).

“Vengo da parte di Pepe Carvalho, póngame lo que ustedes quieran”, era il suggerimento che Manolo aveva elargito ad amici e ammiratori che facevano la fila per accaparrarsi un tavolo a Casa Leopoldo, in Carrer de Sant Rafael, cuore pulsante della vecchia Barcellona, un barrio dove prima dell’arrivo “dei missili intelligenti lanciati dagli urbanisti” comandavano puttane, gitani e marinai, una sorta di girone dei dannati composto in prevalenza da immigrati locali e represaliados, le vittime del franchismo.

Pochi però erano gli avventori pienamente consapevoli che, una volta terminata la fase dell’immaginazione, elaborata in anni di attente e scrupolose letture, bisognava essere preparati a trovarsi di fronte alcuni strabilianti piatti come l‘Escudella i carn dolla, un sontuoso bollito con carne di vitello, manzo, orecchio di maiale e tante altre diavolerie messe insieme, esempio sopraffino della cucina catalana povera. Quasi nessuno era in grado di affrontare con serenità un piatto di tale portata, ma in fondo non era questo l’obiettivo.

Ancóra, il nuovo romanzo di Hakan Günday

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È appena arrivato in libreria Ancóra, il nuovo romanzo di Hakan Günday. Racconta di Gazâ, figlio di un moderno mercante di uomini nella Turchia di oggi: è una storia sulla volontà di rinascita, che parte dai livelli più bassi dell’inferno contemporaneo. Il libro è pubblicato in italia da marcos y marcos, ringraziamo l’autore e l’editore per la concessione di questo estratto (la traduzione è di Fulvio Bertuccelli).

di Hakan Günday

Adesso mi racconterò una storia e d’ora in avanti crederò solo a questa. Perché ogni volta che volgo lo sguardo al passato mi accorgo che è mutato di nuovo. Uno scenario sparisce, oppure si aggiunge un altro racconto. In questa vita nulla resta al suo posto.

Sembra che nessuno sia felice dov’è. Forse, in realtà, niente è al posto giusto. È per questo che le cose non riescono a infilarsi nelle buche che hai scavato, anche se le hai misurate. Non serve a niente! Un solo battito di ciglia, e ne approfittano per scappare. O magari per spostarsi, facendoti impazzire. E il passato è una di queste cose.

Le elezioni americane più atipiche della storia

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(nella foto, l’attore Jimmy Fallon impersona Donald Trump durante uno sketch con Hillary Clinton)

Il primo febbraio, con le primarie in Iowa, cominciano ufficialmente le elezioni presidenziali negli Stati Uniti.

Jon Meacham, premio Pulitzer e vice presidente di Random House, nell’ultima puntata dello show di Bill Maher sulla HBO, ha sostenuto che per la prima volta nella storia delle presidenziali americane la riduzione al common sense nella quale le varie spinte apocalittiche hanno storicamente confluito non si verificherà e questa volta il centro non sarà in grado di reggere.

Effettivamente i sondaggi parlano di un Donald Trump strafavorito tra i repubblicani e di un Bernie Sanders in ascesa in campo democratico nonostante la blindatura di Hillary Clinton sulla nomination.

Haiti e la Voce degli Schiavi in Libertà

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Pubblichiamo un testo di Fabrizio Lorusso, prologo al libro di Raùl Zecca Castel Come schiavi in libertà. Vita e lavoro dei tagliatori di canna da zucchero haitiani in Repubblica Dominicana, Arcoiris Ed, ringraziando l’autore e l’editore.

di Fabrizio Lorusso

“Come schiavi in libertà” è un viaggio necessario, doloroso e verace. La sua intrapresa passa per un insieme di narrazioni, esperienze e analisi che s’intrecciano, nel presente e nel passato, per accompagnare il lettore ad Haiti e nella Repubblica Dominicana, ma anche in Africa, in Europa e nel resto dell’America Latina. Si tratta di un testo ibrido, contaminazione fruttifera tra la cronaca, il diario di viaggio, l’indagine etnografica, il giornalismo narrativo e il racconto di vita. Comunque lo si intenda, è uno di quei pochi scritti che rappresentano vividamente una realtà dimenticata, dando spazio a voci, vicende e denunce fino ad ora silenziate.

La statualità perduta di Colonia

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Questo pezzo è uscito su Zeroviolenza (nella foto, manifestazione anti-immigrati a Colonia, il 14 gennaio scorso – fonte immagine).

di Monica Pepe

“Allarme terrorismo, Capodanno blindato in Europa e negli Usa”. Avevano ragione i media di tutta Europa, c’era da temere che potesse succedere qualcosa di grave per la notte di Capodanno.

“Ci rendevamo conto che la polizia in quel momento era sotto organico e che questa situazione noi donne dovevamo affrontarla da sole” ha detto una delle ragazze aggredite a Colonia.

Congo Inc, il romanzo polifonico di In Koli Jean Bofane

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(fonte immagine)

Kinshasa, incidentalmente capitale della Congo Inc, è un laboratorio del futuro. Dal concepimento di Leopoldo II, État Indépendant du Congo, l’attuale Repubblica Democratica del Congo non è un’entità politica; una democrazia fragilissima che dal 1960 solo nel 2006 si è misurata con le urne. Il Congo è una vastità geografica che nelle espressioni culturali e nelle acque di un fiume maestoso trova una propria coincidenza. È un paese a sovranità limitata, è la principale riserva mondiale di materie prime; dunque una Società che deve continuare a soddisfare le necessità della modernità, sostiene lo scrittore In Koli Jean Bofane. Congo Inc, una forma di algoritmo, un caos organizzato, da mettere in marcia per realizzare i grandi disegni del mondo. La Conferenza di Berlino, aperta il 15 novembre 1884 e chiusa il 26 febbraio 1885, aveva stabilito che lo Stato Libero del Congo avrebbe dovuto aprirsi al libero scambio internazionale, un nuovo equilibrio mondiale per il libero commercio di materie prime.