Fantasmi d’amore scritti a macchina

paolo conte

Non ricordo dove l’ho sentito – tanto che potrei essermelo inventato – ma a quanto pare Paolo Conte è il tipo che si chiede che ore sono in un quadro. A che ora sta accadendo quel Picasso? E quel Caravaggio? Se volessimo chiederci in che momento della giornata accadono le canzoni di Paolo Conte, invece, […]

Le Funkeiras in Brasile, quando la musica è femminista e anti-establishment

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di Francesco Bove

Il nuovo numero di The Passenger – Brasile, il volume edito da Iperborea che raccoglie reportage e saggi su un paese, è, come sempre, ricco di proposte interessanti e offre una serie di inchieste e racconti che lasciano a bocca aperta. C’è il pezzo di Jon Lee Anderson, giornalista del New Yorker, che racconta Bolsonaro e la gente che lo ha eletto; c’è il bellissimo reportage, scritto da Bruno Paes Manso e Camila Nunes Dias, sul mondo del narcotraffico; c’è “Il tempio è denaro”, un racconto appassionante sull’ascesa dei movimenti neopentecostali in Brasile che fa emergere un lato del Brasile poco conosciuto.

Bitches Brew cinquant’anni dopo: intervista a Dave Holland

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C’è un aneddoto famoso nella storia del jazz: Miles Davis è ospite ad una cena di gala alla Casa Bianca. La premessa già fa ridere (e prefigurare il peggio) così. Aggiungiamo che è il 1987, dunque il presidente degli Stati Uniti è Ronald Reagan, e quella che potrebbe sembrare una battuta inventata in un circolo delle Black Panther assume i caratteri di una gag epocale. L’inevitabile accade: una ricca signora bianca ingioiellata, moglie di un influente politico repubblicano, si ritrova al tavolo con Miles Davis. Non esattamente una persona dall’apparenza sobria.

Sorpresa per avere accanto una figura così strana e apparentemente fuori contesto, la naturale nemica antropologica del più polemico e fiero musicista nero di tutti i tempi ardisce chiedere quali meriti egli abbia per essere invitato alla Casa Bianca. Ed ecco la risposta destinata agli annali: “Beh, ho semplicemente cambiato la storia della musica cinque o sei volte. E lei quale merito ha, oltre al fatto di essere bianca?”.

L’universo alternativo degli Stereolab

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Alla fine del secondo conflitto mondiale le due principali potenze vincitrici, USA e URSS, valutarono l’ipotesi di dividere il continente europeo in due blocchi contrapposti, che avrebbero seguito modelli politici, sociali ed economici del tutto antitetici. Videro però che non aveva senso e decisero che no, non ci sarebbero stati un blocco capitalista e uno […]

Una nuova sottocultura?

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Please please please Release me HAVE A NICE LIFE, DEATHCONSCIOUSNESS (2008)   L’8 novembre scorso è uscito finalmente Sea of Worry, il nuovo album degli Have A Nice Life. Sono circa due anni che seguo questo gruppo. Lentamente, mi sono reso conto che attorno a loro e alla casa discografica The Flenser si è raccolta, […]

La verità tropicale di Caetano Veloso riguarda anche noi

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di Francesco Bove

A vent’anni dall’uscita di Verità Tropicale, nel 2017, la casa editrice brasiliana Companhia das Letras ha ristampato il memoir di Caetano Veloso, ripubblicato per il mercato italiano da Edizioni SUR nella traduzione di Monica Salles de Oliveira Paes. Si tratta di una nuova edizione aggiornata dall’autore e con una nuova prefazione, “Carmen Miranda non sapeva ballare il samba”, in cui Veloso risponde alle critiche più severe rivolte al libro nel corso di questi venti anni e, al contempo, fa una serie di considerazioni sul Brasile odierno.

Quando Veloso scrive questo testo introduttivo, Bolsonaro non ha ancora conquistato il cuore del 55% dei brasiliani, ma il cantante già avverte che qualcosa sta cambiando in negativo e che, probabilmente, una nuova edizione del libro potrebbe essere d’aiuto per le nuove generazioni.

Ketama126: «Il capitalismo è un amante crudele»

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di Simone Tribuzio (fonte immagine)

Venerdì 18 ottobre (notte): torno da un’avvicente serie di partite a Taboo; l’unico pensiero fisso da mezzanotte in avanti è dotarsi di auricolari per poter finalmente ascoltare Kety.

Per chi scrive non è stato facile attendere il ritorno di Ketama126: uno degli artisti più quotati della scena trap, ma anche rap considerandone il background musicale e quello che ne rappresenta con il collettivo trasteverino CXXVI.

Kety è la quarta fatica discografica di Ketama126, che giunge grazie alla sua firma con Sony Music; prima major in carriera che decide di investire in un progetto dopo l’album culto Rehab. Il disco ragiona su più suoni e collaborazioni (producer compresi), ma dai testi riaffiorano più parole tabù, di cui la major non sembra affatto preoccuparsi; ma che sostiene l’artista romano d’adozione (nato a Latina) in quello che è il progetto più corale.

Benedizione. Patti Smith a Stoccolma

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di Domitilla di Thiene

Travolta dall’emozione, lì di fronte a tutte quelle persone. E non è una novellina, sono quasi cinquant’anni che canta in pubblico. È vero che la canzone che sta cantando è una canzone di lui. Sì proprio di quell’uomo, di cui ha avuto una fotografia appesa al muro da quando aveva sedici anni. Di cui in realtà ha avuto non una sola fotografia, ma tante fotografie appese al muro.

Su tanti muri diversi, in tante diverse fasi della vita, con i diversi uomini con cui ha vissuto. Con Robert, che capiva le passioni ma il cui gusto estetico certo non passava verso quel musicista così basso un po’ storto, con quel modo di porsi quasi sbilenco davanti al microfono, appeso all’armonica o alla chitarra.

Il fascino senza tempo di “Something” nei cinquant’anni di Abbey Road

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di Simone Bachechi

Piccoli editori crescono e cercano nuove strade e sbocchi negli impervi percorsi e nel mare magnum dell’editoria, piccola, media o grande che sia, già di per sé quello dell’editoria settore economico di nicchia, almeno nel nostro paese, al cui interno l’editoria musicale riveste un ruolo ancor più di nicchia. Da prendere quindi con grande curiosità e rispetto la coraggiosa intrapresa di una piccola casa editrice del Sud come quella della GM Press, che traendo spunto da un leggendario brano dei Beatles, nel cinquantesimo anniversario della sua pubblicazione all’interno di Abbey Road – il loro ultimo album – gli dedica un breve ma intenso saggio, il primo seguendo la ratio della collana “songs” che lo ospita e che dovrebbe portare ad altre pubblicazioni dello stesso tenore.

Delitto alla fiumara

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di Stefano Petrocchi Se fosse una notizia di cronaca sarebbe un caso di violenza sulle donne. Se fosse scritta in inglese sarebbe una “murder ballad”, come Where The Wild Roses Grow (Nick Cave & The Bad Seeds, 1995). È la canzone di un uomo che uccide una donna dopo aver avuto una relazione con lei, […]