1965. Una nota su Jackson Frank e la parola “Outsider”

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Una riflessione sulla figura retorica dell`Outsider e sulla vita e la musica di Jackson Frank

Principe Libero – Raccontare bene Fabrizio De André

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di Giulia Cavaliere

Prima regola tacita del giornalista musicale della mia generazione: di Fabrizio De André non si scrive. Lo si ascolta, lo si racconta e commenta tra amici, su un divano, attorno a un tavolo, davanti a un giradischi ma di lui non si scrive, lui non si omaggia, non gli si dedicano pezzi brevi, articoli ‘i migliori dischi di’, long form esegetici: niente.

Il motivo è molto semplice: De André è un gigante ed è, piuttosto evidentemente, materia viva, incandescente, alta, difficile da maneggiare; il suo nome, il suo approccio all’arte e la sua scrittura necessitano di studio, analisi rigorosa, un modo di operare con la cultura completamente distante dalla ruminante velocissima creazione di contenuti richiesta oggi.

Fabrizio e Luigi

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Ricordando che questa sera e domani verrà trasmessa su Raiuno la miniserie Fabrizio De André – Principe libero, dedichiamo questa giornata a De André.

Uno era straordinariamente epico, con punte alla Chanson de Roland, l’altro sommessamente lirico. Uno giocava con le parole, fino a renderle più raffinate di quelle che erano, l’altro, forse per timore, quasi le nascondeva, consapevole che si possono raccontare gli amori del mondo anche per sottrazione. Uno era un ombroso borghese con il montgomery diventato presto un solitario anarchico, alla Brassens più che alla Bakunin, l’altro un sognatore anticonformista riduttivamente etichettato come comunista. Uno si ispirava ad un certo tipo di sonorità francese, che qualcuno allora aveva chiamato esistenzialista, l’altro era affascinato dal cool jazz e passava gran parte del suo tempo ad ascoltare Route 66 di Nat King Cole, che poi rifaceva splendidamente.

Fabrizio De André – Principe libero: Una nota degli sceneggiatori

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Fabrizio De André – Principe libero sarà nelle sale di trecento cinema italiani il 23 e 24 gennaio; quindi verrà trasmesso da RaiUno il 13 e 14 febbraio. Di seguito pubblichiamo una nota degli sceneggiatori della miniserie, Giordano Meacci e Francesca Serafini, che ringraziamo.

di Giordano Meacci e Francesca Serafini

Nel novembre del 1992, dopo aver letto un nostro studio linguistico delle sue canzoni, Fabrizio De André decide d’incontrarci. E nella circostanza, per renderla definitivamente memorabile, accetta anche di regalarci una sua testimonianza da pubblicare nel libro (La lingua cantata) in cui poi sarebbe confluito il nostro saggio universitario. In quel contesto, Fabrizio ci raccontò di come le persone incontrate nella realtà, rielaborate in base alle sue esigenze artistiche, nelle canzoni diventavano personaggi: “Una memoria che mi arrivava già distorta quindi, proprio come la volevo, altrimenti mi sarebbe servita tutt’al più per la stesura di un articolo di cronaca”.

Pink Floyd: la grande esibizione

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Ieri mattina sono andato in via Nizza, una strada ben asfaltata tra viale Regina Margherita e piazza Fiume, a Roma. Al civico 138 c’è il Macro, il Museo di Arte Contemporanea, e si dà il caso che era in programma la conferenza stampa di The Pink Floyd Exhibition – Their Mortal Remains, la mostra sulla più interstellare tra le band inglesi. A Londra, dove ha esordito, è stata un successone. A officiare l’evento sono annunciati Roger Waters e Nick Mason, che non hanno bisogno di presentazioni.

Eternal life. La riscoperta di William Blake

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Desta senza alcun dubbio sorpresa, e anche una certa fierezza, notare come a guidare il rinato interesse internazionale per l’opera di William Blake ci siano artisti e intellettuali italiani.

Dopo l’evento Blake in Rome del 2016 (di cui abbiamo parlato qui), l’associazione Inner Peace in occasione dell’anniversario della scomparsa del poeta, ha organizzato il 28 Novembre scorso una giornata dedicata alla meditazione sull’opera del poeta che ha coinvolto più di 18.000 studenti in tutti i quartieri di Londra.

Preferisco l’insalata – La musica rock e il Great American Songbook

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di Paolo Bassotti

Il giovane punk scende le scale di un elegante teatro, acclamato dal pubblico in abito da sera. Canta My Way, tardo successo di Frank Sinatra, calcando la mano su un’interpretazione comunque caricaturale. Canta come una rana che volesse scoppiare, come una parodia dell’Elvis di Las Vegas, come se con una sola performance, ridendo in faccia all’ultimo sipario, potesse demolire quel monumento all’ego di Sinatra, e con esso l’intero concetto di intrattenimento per adulti. Applausi, urla di gioia. Il giovane punk tira fuori una pistola e uccide qualche spettatore entusiasta a caso, mostra le due dita (all’inglese) e se ne va.

Smarriti: Storie dal club dei “Quasi 27”

di Elia Pasini

Il “Club 27”, nella narrazione rock-pop, equivale a dogma. Jimi Hendrix È il grande divo, Jim Morrison È l’uber-profeta psichedelico, Janis Joplin È “La Voce”. Brian Jones l’anima dei Rolling Stones, Kurt Cobain il messia in camicia consunta, Amy Winehouse l’ultima stella del soul-pop. Poche volte si è dato spazio alla storia sotterranea – solo in rari casi tangente – al grande canone rock. Al Club dei “Quasi 27” fatto di artisti deceduti giovani – anzi, ancora più giovani, o appena più vecchi – come le star della morte prematura. Al sottobosco di rivoluzionari mancati, idoli estemporanei, vite smarrite che costituisce la base della piramide dello storytelling musicale.

Their mortal remains: un racconto sui Pink Floyd

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Pubblichiamo un articolo uscito sul Mucchio, che ringraziamo.

“Sebbene il nome sia rimasto sempre lo stesso, i progetti intrapresi sono stati guidati di volta in volta da personalità diverse. I Pink Floyd di “The Divison Bell” (1994) non sono gli stessi di “The Piper at the Gates of Dawn” (1967) e nemmeno quelli di “The Final Cut” (1983). Alla luce dell’assenza di armonia e delle mutevoli alleanze all’interno della band, così come dei frequenti cambiamenti del suo schieramento, è meglio considerare questi album e i tour che li hanno promossi come singoli progetti artistici, guidati e ispirati da un determinato membro che si serviva del gruppo come di una risorsa per portare a compimento il lavoro”.

Emidio Clementi: in questi giorni inquieti torno sempre a te

Simona Pampallona6

(foto di Simona Pampallona)

Emidio Clementi, voce e basso dei Massimo Volume, ha da poco pubblicato il suo settimo romanzo, L’amante imperfetto (Fandango-Playground): un piccolo quasi insignificante tradimento della moglie riporta in superficie debolezze e fragilità sessuali che il protagonista pensava ormai sepolte negli anni difficili della sua infanzia-adolescenza. Una storia autobiografica, intima, coraggiosa ed eroticamente esplicita che in qualche modo fa i conti con il passato dell’autore e l’eredità paterna ricevuta.