Eresia e salvezza: la via psichedelica di Father Murphy

Father Murphy (by Carlotta Del Giudice)

Questo pezzo è uscito sul Mucchio, che ringraziamo.

di Chiara Colli

Un percorso non solo musicale, ma anche narrativo, simbolico, esistenziale. Un progetto nato a inizio Duemila con le radici ben piantate nello spirito Do It Yourself e dall’attitudine punk (messo su disco dal lavoro del Madcap Collective), ma soprattutto con lo sguardo costantemente rivolto in avanti. Una ricerca sonora accompagnata da un’esplorazione audace degli angoli più bui dell’Io Collettivo, raccontata attraverso le gesta del “personaggio” Father Murphy. Una necessità ancor prima che missione: mai autoreferenziale, sempre volta a rafforzare, lontano da ogni cliché e scorciatoia, il rapporto profondo tra significato e significante.

A casa di Lucio Battisti

1lucio

Pubblichiamo un pezzo apparso in versione su il Foglio, che ringraziamo. (fonte immagine)

C’è sempre un legame fra un artista e la sua casa. Il difficile è individuare quale casa, fra tutte quelle in cui ha vissuto, lo rappresenta fedelmente. Poi bisogna capire la ragione di quel legame, scorgere l’intima corrispondenza tra il luogo e la persona, e anche questa non si rivela immediatamente, perché si devono conoscere a fondo entrambi. A volte il motivo può essere evidente, per esempio l’indirizzo, il nome della via, come la rue Linneo a Parigi per il tassonomista Georges Perec. Altre volte il vincolo si nasconde in una circostanza storica apparentemente trascurabile, come il fatto che rue de l’Odeon fu la prima strada della Ville Lumiere a essere dotata di marciapiedi, e infatti in una di quelle mansarde, al civico 21, finì i suoi giorni il peripatetico Emil Cioran. Altre volte ancora è una peculiarità evidente che suscita interrogativi senza risposta, o con troppe risposte, come le case d’angolo di tutta Europa in cui visse Dostoevskij.

Fra le pagine chiare e le pagine scure. “Rimmel” di Francesco De Gregori

1rimmel

Pubblichiamo, ringraziando casa editrice e autore, un estratto dal libro Romantic Italia (minimum fax), di Giulia Cavaliere: un racconto della canzone italiana che va da Domenico Modugno ai Baustelle, includendo artisti diversi come Piero Ciampi e Antonello Venditti. Questa sera al Monk di Roma, alle ore 19, l’autrice presenterà il libro con Niccolò Fabi.

di Giulia Cavaliere

È il 1975 quando Francesco De Gregori fa di testa sua, si chiude segretamente nello studio meno moderno della RCA e dà vita a Rimmel. È il suo quarto album in studio e segna l’inizio della seconda rivoluzione romantica della storia della canzone italiana, rivoluzione più specifica ma analoga nella portata a quella innescata quasi vent’anni prima da Domenico Modugno.

Manuale per la sconfitta. Il viaggio letterario di Leonard Cohen

1leonard

C’è una canzone dei Nirvana piuttosto famosa, Pennyroyal Tea. Kurt Cobain la cantò per l’ultimo album della sua band, In Utero, e poi, tra le altre esibizioni live, nell’Unplugged per Mtv. È strano, perché anche la versione registrata in studio ha un tocco per così dire “live”; prima che la canzone attacchi, si sente Kurt che schiarisce la sua voce con un distinto eh-ehm, e poi chitarra e voce che iniziano in simultanea, e così via. Solo gli ascoltatori più distratti non avranno notato i primi versi della seconda strofa: «Give me a Leonard Cohen afterworld / So I can sigh eternally», Dammi un aldilà alla Leonard Cohen, così potrò sospirare in eterno. Ahinoi, l’aldilà di Cobain era alle porte, più di quanto potessimo immaginare; Pennyroyal Tea doveva essere il nuovo singolo di In Utero, ma il suicidio di Kurt fermò l’uscita.

I Radiohead e il crepuscolo del rock

1thom

di Simone Bachechi

14 giugno 2017, Firenze, Visarno Arena, un ex ippodromo. Dopo otto ore sotto il sole cocente ho ritenuto di essermi meritato la quarta fila davanti al palco-astronave del A Moon shaped pool tour, per l’inizio del concerto del gruppo musicale che ho visto in quella serata per la seconda volta, ventitré anni di distanza dall’ultima, quando era il 1994 e si esibirono da semisconosciuta band “indie” all’Auditorium Flog davanti a duecento persone. Adesso invece saranno state almeno cinquantamila.

A wonderful summer – un pensiero per Franco Battiato

1batt

di Giulia Cavaliere

(fonte immagine)

Quella del 2000 era l’estate dei miei 15 anni e seguiva un autunno e un inverno che nel tempo avrei chiamato sempre con il didascalico soprannome “la stagione delle scoperte”. Nel mese di novembre dell’anno precedente avevo iniziato conoscere la musica degli adulti, a spendere tutte le mie paghette in dischi, sempre più immersa nella voce e nei suoni di David Bowie ero entrata in contatto con Brian Eno, andando a scuola ogni mattina, per settimane, avevo ascoltato in loop “Road to nowhere” dei Talking Heads fino a distruggere progressivamente il nastro; mi ero innamorata dei Kraftwerk e giocavo a farmi ogni volta terrorizzare dal suono della vetrina in frantumi in “Showroom dummies”.

L’età del consenso: matasse

Questo pezzo è stato pubblicato all’interno della rubrica “inpratica” su Artribune.

La vita gemma e sfavilla e spumeggia. “Lemon / She’s gonna makeyoucry / She’s gonna makeyouwhisper…”; “…and I feel / likeI’mslowlyslowlyslowlyslipping under”.

29 maggio. Palermo, piazza Politeama (ore 7,30). Mentre Terry Riley e Don Cherry suonano la loro musica celestiale nelle cuffie (Köln, February 23, 1975), grazie per essere vivo e in forma in questa mattina nella splendida città, grazie per una seconda giovinezza inaspettata, grazie persino per i lavori in corso (fastidiosissimi) al di là della barriera, proprio di fronte ai tavolini del bar

Il sangue di Arca al VIVA Festival 2018

180707_ClarissaCeci_VivaFestival_133

Un racconto dell’esibizione del dj e producer Arca dalla seconda edizione del VIVA Festival, gemello pugliese del Club to Club di Torino. (Foto di Clarissa Ceci su concessione dell’organizzazione, che ringraziamo).

Dichiarazioni d’amore a Yoko Ono

1yoko

Performer a tutto tondo, maestra di irrequietezza e di indipendenza, vituperata musa di uno dei più grandi Geni della storia del rock, per lungo tempo non è stato facile essere Yoko Ono. L’artista giapponese, dal 1968 al fianco di John Lennon, ha vissuto un destino da strega: l’ha riconosciuto lei stessa intitolando due dei suoi album più recenti Yes, I’m A Witch e Yes, I’m A Witch Too.  Matteo B. Bianchi le ha dedicato un libro appena pubblicato nella collana Incendi di add editore, Yoko Ono. Dichiarazioni d’amore per una donna circondata d’odio, nel quale spiega al lettore perché dovrebbe amarla.

Bob Dylan e l’epos del Novecento

Foto 1 Capello Dylan 2018

Bob Dylan, la poesia, il Nobel, il suo tour infinito. Un approfondimento di Teresa Capello.