Viviamo nel mondo cantato dagli arcade fire

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Lo scandalo degli Arcade Fire ha fine nell’estate del 2017, con l’uscita di Everything Now. Non un disco, ma un evento: poco più di tre quarti d’ora di musica con attorno tutto l’universo extradiegetico di una band divenuta ormai un marchio, un brand globale.

Ma al di là dei giochetti di parole, delle trollate à la Everything New Corporation, e al di là pure del passaggio dei canadesi dalla indie Merge alla major Columbia… Che scandalo era, quello degli Arcade Fire?

Ero un estraneo: Leonard Cohen e il modo di dire addio

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Una versione più lunga di una recensione pubblicata sul Mucchio, che ringraziamo (fonte immagine).

Ho letto Il modo di dire addio, il libro che raccoglie diverse interviste rilasciate negli anni da Leonard Cohen, ascoltando allo stesso tempo le sue canzoni, disordinatamente, a volte riascoltandole anche due o tre volte in seguito, facendole ripartire un istante dopo l’ultima nota. Ci manca Leonard Cohen e nelle pagine di questo libro, a dispetto del bellissimo titolo, il modo di dirgli addio proprio non si riesce a trovare. Vien voglia di cercare L.C. da qualche parte dove è passato, nelle città dove ha vissuto, Montreal – in due strade a suo dire “meravigliose”, Belmont e Vendome – Londra, New York, Los Angeles, ma anche l’isola greca di Idra, e a Cuba, a L’Avana. Lo ritroviamo nelle canzoni, certo, e nei libri che ha scritto. Curato dal giornalista americano Jeff Burger, questo volume (pubblicato in Italia dal Saggiatore) è, come dire, una panoramica d’artista.

Qabbalah e dintorni: la ricerca musicale di Gabriele Coen

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Gabriele Coen, sassofonista, clarinettista, flautista, compositore e interprete, è tra le figure più versatili e interessanti della scena jazzistica italiana.

Benché abbia esplorato nella sua più che ventennale carriera diversi ambiti con diversi ensemble, il suo nome è legato principalmente alla sua feconda opera di contaminazione della musica klezmer col jazz, dagli esordi con i Klezroym, passando per le prestigiose collaborazioni con John Zorn fino all’attuale progetto Jewish Experience, in cui rielabora in chiave jazzistica brani anche della tradizione sefardita.

Automatic for the people e la Superluna

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Stasera c’è una Superluna ed è il momento migliore per rimettere sul piatto, o in riproduzione dove preferite, Automatic for the People. Dopodiché sì, Automatic for the People compie venticinque anni, proprio oggi.

Ecco quando compare la luna in Automatic for the People.

Dentro Man on the Moon, ovviamente, la canzone che Michael Stipe scrisse per il comico lunare Andy Kaufman.

“Lift”, l’ultimo video dei Radiohead

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Si racconta che nel 1996 i Radiohead avessero tra le mani questa canzone, Lift, e che doveva essere il primo singolo di “Ok Computer”. Così almeno dice Nigel Godrich, che sta ai Radiohead come George Martin stava ai Beatles. Si racconta, ancora, a seconda delle versione, che i cinque di Oxford scartarono la canzone perché “troppo commerciale” (erano altri tempi, diciamo) o perché “c’era una pressione troppo forte sulla band per lavorare su quel brano”, e insomma scegliete quella che preferite ma alla fine non la inserirono nell’album, lasciandola per così dire lì nel portfolio, mentre “Ok Computer” uscì nel 1997 con una tracklist che – ad ogni modo –  molti di noialtri hanno inciso da qualche parte sulla pelle. Sì, sono tra quelli che rispondono con un’alzata di spalle se leggono che i Radiohead sono finiti o che Yorke non sa cantare.

Trent’anni di “Siberia”

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Dal nostro archivio, un pezzo di Nicola Lagioia apparso su minima&moralia il 24 settembre 2013.

Siberia, il primo disco dei Diaframma, viene ristampato in questi giorni in versione deluxe per festeggiare il trentennale della sua uscita (che, in pieno rispetto dello stile della band, risale in realtà al 1984). Nel cofanetto, in edizione limitata, trovate lp originale in vinile, più cd dello stesso, registrazione inedita di un concerto tenuto a Modena il 4 gennaio 1985, booklet con foto e articoli d’epoca. Amo da sempre i  Diaframma. Sono di conseguenza stato felice quando Federico Fiumani mi ha chiesto di scrivere un’introduzione da inserire nel libretto allegato alla ristampa.

Dieci Chris Cornell in uno

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Pubblichiamo un pezzo dedicato a Chris Cornell, che avevamo in programma da qualche tempo. Proprio ieri, inattesa, è giunta la notizia della morte per suicidio di un altro artista americano, Chester Bannington, frontman dei Linkin Park. Bannington era molto legato a Cornell ed è morto nel giorno del compleanno del suo amico.

di Elia Pasini

Sono già passati due mesi, abbondanti. Quaranta giorni in cui sono arrivati tributi, dediche, preghiere, agiografie, invocazioni. L’anima grunge, che lotta ancora incarnata in Eddie Vedder e Dave Grohl, è sembrata invecchiare fino al baratro dell’annullamento, nello spazio di una sola, inappellabile morte. Dopo Kurt Cobain, Layne Staley e Scott Weiland, anche Chris Cornell. L’occasione pare buona per riflettere sul peso, non solo musicale, ma anche culturale, filosofico, religioso, politico pure, che ha attirato su di sé, non sempre scientemente, l’irripetibile figura di Cornell. Un uomo che è stato pioniere e poi emarginato, grunger tarlato e poi rockstar tamarra, depresso e irrefrenabile, sfuggente e tetragono. Cornell che, come e forse più di Cobain, Staley e Weiland, ha incarnato il vero e proprio elementale del grunge. Tormento dopo tormento, gioia effimera dopo gioia effimera, fino al definitivo oblio.

Sul bisogno di autenticità: intervista alla cantautrice Nadia Reid

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Questa intervista è uscita sul numero di marzo del Mucchio Selvaggio, che ringraziamo.

Dovendo scegliere una cantautrice su cui puntare per il futuro, sceglieremmo la giovane neozelandese Nadia Reid, che con Preservation conferma quanto di buono aveva lasciato intuire con l’album d’esordio. Abbiamo fatto una chiacchierata per capire come sono nate le nuove canzoni.

Look da antidiva, espressione perennemente imbronciata, Nadia Reid, twenty-something proveniente dal sud della Nuova Zelanda, sembra uno di quegli artisti destinati a realizzare sempre un heartbreak record. E’ proprio con quei toni gravi, con il cuore ridotto a brandelli, che è stato scritto e registrato anche il nuovo disco, Preservation. Ma Nadia è un’artista che, a dispetto della malinconia di cui sono infuse le sue ballate e del gusto per la rimembranza evidente in molti dei suoi testi, non ama guardarsi troppo indietro. Del suo debutto uscito poco più di un anno fa, Listen To Formation, Look For The Signs, dice “mi sembra un po’ datato”. Certo, quello era un album scritto nell’arco di sette anni, il classico primo album di una ventenne che vi racchiude il meglio di un canzoniere accumulato durante quel faticoso viaggio dentro e fuori se stessi che è l’adolescenza. Si trattava, comunque, di un esordio notevole, uno dei migliori dischi folk del 2015.

Retromania e dintorni. Intervista a Simon Reynolds

simon reynolds

Questo pomeriggio alle ore 16.30 (sala Blu) il Salone del libro di Torino ospiterà un incontro con Simon Reynolds. Interverranno Luca Valtorta e Valerio Mattioli. Pubblichiamo l’intervista di Valtorta al critico inglese uscita su Robinson, l’inserto di Repubblica, che ringraziamo.

La telecamera viaggia qua e là inquadrando macchie insensate di pixel, come un televisore sintonizzato su un canale morto. Poi a poco a poco si delineano i contorni di una figura. Occhiali, un golfino azzurro con cerniera, uno studio con pochi orpelli ma molti oggetti sparsi qua e là. “Qui c’è un po’ di disordine, come si può notare, tra box set, libri, cd e vinili: è una simpatica stanza, una specie di garage che sta davanti al resto della casa, fredda d’inverno e molto calda d’estate, da cui si può vedere la gente passare, gli alberi, gli scoiattoli e persino i colibrì.

“Scrittura e lettura hanno a che fare con gli odori”: intervista a Niccolò Fabi

niccolò fabi

Per i vent’anni dall’uscita del suo primo album, un artista solitamente poco incline all’autocelebrazione come Niccolò Fabi ha deciso di festeggiare insieme al proprio pubblico con un tour chiamato Diventi Inventi (1997-2017) e con un greatest hits in uscita dopo l’estate. Cogliamo l’occasione per proporre un’intervista che indaga il suo rapporto con i libri, tratta da Letture d’autore, pubblicato da Galaad nel 2016.

Qual è il tuo primo ricordo legato ad un libro?

Il primo ricordo non è legato ad un libro letto in prima persona, ma a libri che mi leggeva mia nonna. Dunque non si tratta di un ricordo di lettura, bensì di ascolto. Trovo molto bella l’usanza che hanno, o avevano, i genitori e i nonni di leggere i libri ai bambini. E mia nonna mi leggeva, innanzitutto, Pinocchio. E poi molto Salgari. Ecco, Pinocchio e I misteri della giungla nera di Salgari forse sono i primi ricordi di racconto e di storie di cui ho percezione.