Bob Dylan e l’epos del Novecento

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Bob Dylan, la poesia, il Nobel, il suo tour infinito. Un approfondimento di Teresa Capello.

Dall’ fort’: il Medimex 2018 a Taranto

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Un reportage “grunge” dal Medimex 2018 di Taranto, con un occhio di riguardo per i concerti di Kraftwerk e Placebo e per la mostra “Kurt Cobain e il grunge: storia di una rivoluzione” dei fotografi Charles Peterson e Michael Lavine.

Complotto! Storia paranoica dei KLF

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Pubblichiamo un pezzo uscito sul Mucchio, che ringraziamo. La siglia KLF, vi dice qualcosa? Gran Bretagna, seconda metà degli anni Ottanta. Bill Drummond (ex Big in Japan) e Jimmy Cauty (musicista anche lui, ex disegnatore di copertine di libri, tra le altre una del Signore degli anelli) mettono in piedi un duo elettronico – inizialmente […]

Essere punk e sentirsi punk: Giovanni Lindo Ferretti e noi

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Questo non vuole essere e non sarà l’ennesimo articolo dedicato all’ultima “mattana” di Giovanni Lindo Ferretti, né la rassegna aggiornata degli insulti che quotidianamente vengono riversati nei suoi confronti, dai luoghi più disparati della Rete: innanzitutto, perché la questione della sua inversione (o contorsione) ideologica non è affare di oggi né di ieri, ma data a quasi tre lustri fa; poi, perché il suo caso può dirci qualcosa di molto più interessante e che riguarda tutti noi, ancor più che lui.

“Scandalizzare gli scandalizzatori”: forse, l’ultimo tratto della parabola evolutiva dell’ex leader dei CCCP Fedeli alla linea, dei CSI (Consorzio Suonatori Indipendenti) e dei PGR (Per Grazia Ricevuta) potrebbe essere riassunto così, con la precisazione che il complemento oggetto dello slogan necessita di una riformulazione.

Wagner nipote di Rameau

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di Dario Borso

Mentre si è smorzata l’onda lunga (oltreché densa di detriti nazi) degli heideggeriani  Quaderni neri,  sta salendo un cavallone wagneriano, originatosi a inizio decennio dai peana congiunti di Zizek & Badiou e ingigantitosi col bicentenario della nascita anno 2013 grazie ai contributi di numerosi storici.

Netta la posizione dei due filosofi: l’uomo Wagner si macchiò di antisemitismo, ma la macchia non sfiorò minimamente l’opera (music & lyrics), che anzi preluderebbe a un comunismo più attuale di quello marxiano. Gli storici invece si concentrano sull’uomo, anche in Italia dove per i tipi di Mimesis Il giudaismo nella musica è uscito a cura di Leonardo Distaso.

In memoria di Antonio Infantino

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(L’immagine è tratta dal documentario Antonio Infantino, una delle biografie possibili, di Marco Giappichini e Vincenzo Libonati, che ringraziamo per la preziosa ricerca).

Poche settimane fa, il 30 Gennaio, è scomparso Antonio Infantino e con lui una delle figure più affascinanti, eccentriche e degne di attenzione del panorama culturale italiano. Antonio era un artista geniale, provocatore, coltissimo, in largo anticipo sui suoi tempi, in grado di attraversare gli anni culturalmente più fecondi del Dopoguerra italiano a testa alta, collaborando con ben più noti protagonisti della scena artistica, alcuni dei quali hanno sempre onestamente dichiarato la sua influenza sulle loro opere.

1965. Una nota su Jackson Frank e la parola “Outsider”

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Una riflessione sulla figura retorica dell`Outsider e sulla vita e la musica di Jackson Frank

Principe Libero – Raccontare bene Fabrizio De André

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di Giulia Cavaliere

Prima regola tacita del giornalista musicale della mia generazione: di Fabrizio De André non si scrive. Lo si ascolta, lo si racconta e commenta tra amici, su un divano, attorno a un tavolo, davanti a un giradischi ma di lui non si scrive, lui non si omaggia, non gli si dedicano pezzi brevi, articoli ‘i migliori dischi di’, long form esegetici: niente.

Il motivo è molto semplice: De André è un gigante ed è, piuttosto evidentemente, materia viva, incandescente, alta, difficile da maneggiare; il suo nome, il suo approccio all’arte e la sua scrittura necessitano di studio, analisi rigorosa, un modo di operare con la cultura completamente distante dalla ruminante velocissima creazione di contenuti richiesta oggi.

Fabrizio e Luigi

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Ricordando che questa sera e domani verrà trasmessa su Raiuno la miniserie Fabrizio De André – Principe libero, dedichiamo questa giornata a De André.

Uno era straordinariamente epico, con punte alla Chanson de Roland, l’altro sommessamente lirico. Uno giocava con le parole, fino a renderle più raffinate di quelle che erano, l’altro, forse per timore, quasi le nascondeva, consapevole che si possono raccontare gli amori del mondo anche per sottrazione. Uno era un ombroso borghese con il montgomery diventato presto un solitario anarchico, alla Brassens più che alla Bakunin, l’altro un sognatore anticonformista riduttivamente etichettato come comunista. Uno si ispirava ad un certo tipo di sonorità francese, che qualcuno allora aveva chiamato esistenzialista, l’altro era affascinato dal cool jazz e passava gran parte del suo tempo ad ascoltare Route 66 di Nat King Cole, che poi rifaceva splendidamente.

Fabrizio De André – Principe libero: Una nota degli sceneggiatori

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Fabrizio De André – Principe libero sarà nelle sale di trecento cinema italiani il 23 e 24 gennaio; quindi verrà trasmesso da RaiUno il 13 e 14 febbraio. Di seguito pubblichiamo una nota degli sceneggiatori della miniserie, Giordano Meacci e Francesca Serafini, che ringraziamo.

di Giordano Meacci e Francesca Serafini

Nel novembre del 1992, dopo aver letto un nostro studio linguistico delle sue canzoni, Fabrizio De André decide d’incontrarci. E nella circostanza, per renderla definitivamente memorabile, accetta anche di regalarci una sua testimonianza da pubblicare nel libro (La lingua cantata) in cui poi sarebbe confluito il nostro saggio universitario. In quel contesto, Fabrizio ci raccontò di come le persone incontrate nella realtà, rielaborate in base alle sue esigenze artistiche, nelle canzoni diventavano personaggi: “Una memoria che mi arrivava già distorta quindi, proprio come la volevo, altrimenti mi sarebbe servita tutt’al più per la stesura di un articolo di cronaca”.