Esquilino: il Cristo morto tra i rifiuti

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Questo lungo reportage fu scritto, e poi pubblicato, nel 2016. Adesso credo sia il momento di condividerlo anche on line. di Nicola Lagioia A pochi passi da dove abito, nel quartiere Esquilino, a Roma, il giorno dopo il solstizio d’estate, alle tre del pomeriggio, tornando a casa trovo un vecchio signore gettato per terra, mezzo sepolto […]

Nell’ora del caldo

Piazza Aragona

Sono a Palermo da trentotto giorni e sono trentotto giorni che a Palermo c’è il sole. Trentotto giorni. Li sto contando con delle tacche, su un foglietto appiccicato nell’ingresso di questa ennesima casa non mia, qui, nel cuore della Kalsa, nel punto più lontano dalla mia giovinezza. Ogni mattina, appena sveglio, una tacca: trentotto giorni, e oggi, le tre del pomeriggio, per la prima volta il cielo è una coperta di nuvole, bambagia. Durerà poco, ma intanto nessuno spicchio di azzurro. Il sole, debolissimo, va e viene, come se si divertisse a prendersi gioco di noi, entrando e uscendo da questo secchio scassato di afa e umidità in cui siamo precipitati, e dicendo, sussurrando: suca, forte, ancora più forte.

“Sogni e favole” di Emanuele Trevi

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Questo articolo è uscito su “Il Sole 24 Ore”, che ringraziamo. di Gianluigi Simonetti È proprio vero: per chi oggi ha venti o trent’anni è difficile immaginare quanto fosse sconnessa, alla fine del Novecento, l’esistenza umana. Sconnessa perché dis-connessa, letteralmente scollegata dal flusso delle informazioni digitali; ma anche perché disunita, o meglio unita solo in […]

Selkie (A proposito del mito nordico della donna foca)

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Le Selkie sono creature mitologiche che possono trasformarsi da foche a donne nelle notti di luna piena. Ci sono varie leggende sulle Selkie, alcune narrano che gli umani non si accorgono di vivere con una selkie e si risvegliano la mattina scoprendo che la loro partner è sparita, altre leggende narrano che rubando il manto di una selkie si può trattenerla dal tornare in mare.
(Wikipedia)

Pelle

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Se dovessi scegliere un verbo per descrivere quello che la pelle fa sempre, da sempre, sceglierei il verbo accadere. La pelle accade. Questo suo elementare superficialissimo abissale accadere è intrinsecamente un trauma con il quale ognuno di noi cerca di convivere. La pelle è un trauma perché nel confinare subito oltre la propria pellicola tutto il resto del mondo è anche l’organo dello sconfinamento, lo strumento attraverso il quale imploriamo il mondo di invaderci. Dunque, in quanto strutturalmente lamina che distingue e separa, crinale tra il nostro organismo e tutto ciò che nostro organismo non è, la pelle è crisi, è critica sensoriale, è scudo e preghiera, una membrana sulla quale concentriamo percezione conoscenza e affettività.

La stanza profonda

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È appena uscito in libreria per Laterza La stanza profonda, il nuovo romanzo di Vanni Santoni. Proponiamo un estratto dal primo capitolo.

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… In quella, bussano. Due cazzotti, più che due colpi di nocche, sul portone.
Guardi il cellulare, in effetti sono già le quattro del pomeriggio. Apri.
Oi master.
Ciao Bollo, dici, poi ti blocchi. Accanto a lui, al vecchio Bollo che entra a colpo sicuro, lui stesso di nuovo e subito parte della stanza, un bambino. Tiene il cellulare a due mani, in orizzontale, di certo per un videogame. Capelli rossi, otto o nove anni. Davvero non sai nulla del Bollo da tutto questo tempo?
Ma…
Cosa c’è?
Chi è questo marmocchio?

Lo stomaco

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Questo pezzo è uscito su Abbiamo le prove. (Fonte immagine)

Sono brava a ricordare i fatti, i volti, le date, i particolari.
Non sbaglio mai.
Quando dico “brava” intendo che so com’ero vestita, cosa ho pensato, ma soprattutto come mi sono sentita, posso dare un significato tridimensionale all’espressione “ricordare esattamente”.

Un martedì pomeriggio di settembre, è il 2006, ho ventiquattro anni. Sto per entrare al Dipartimento di Psicologia dell’Università di Bologna per la seconda volta.

Marco Peano e “L’invenzione della madre”

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Pubblichiamo un intervento inedito di Marco Peano uscito tradotto in inglese sul numero speciale del Breast Cancer Consortium Quarterly, per il quale è stato scritto appositamente. L’invenzione della madre, romanzo d’esordio di Marco Peano uscito per minimum fax, è candidato al Libro dell’Anno della trasmissione Fahrenheit (Radio 3): lo si può votare fino al 7 dicembre con una mail a fahre@rai.it. (Immagine: Matisse, particolare)

Dizionari, gatti, enciclopedie
Di solito, finché non c’è qualcuno che glielo dice in maniera esplicita, una persona ignora di essere un caregiver. O perlomeno, mio padre e io lo ignoravamo. Anche perché – prima che il cancro facesse irruzione nella nostra quotidianità tramite il corpo di mia madre – non avevamo idea di cosa significasse quella parola.

Eppure di termini nuovi era fatta la realtà che ci circondava, e sempre più lo sarebbe stata: io però li andavo scoprendo soltanto nel momento in cui entravano in relazione con la malattia di mia madre.

In senso narrativo

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Scrivere nonfiction: un intervento di Violetta Bellocchio, curatrice dell’antologia Quello che hai amato. Undici donne. Undici storie vere, in libreria per Utet. Nella foto: Faye Dunaway in Bonnie and Clyde, Arthur Penn, 1967.

di Violetta Bellocchio

Sto passando la giornata con Raffaella Ferré. Abbiamo fatto un libro insieme, ci stiamo conoscendo ora. Abbiamo lavorato a distanza – lei scriveva a Napoli, io leggevo altrove – e a metà settembre siamo ospiti del Festival delle Letterature Mediterranee, a Lucera. È una giornata eccitante. Sentiamo, tutte e due, di non voler perdere tempo. Siamo grate al festival per l’attenzione data al nostro libro, e perché ci rende possibile incontrarci di persona dopo aver lavorato insieme.

Vacanze e altri deliri

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Questo pezzo è uscito su Il Foglio. (Fonte immagine)

E adesso vorresti tantissimo rimanere a Roma. Adesso che hai prenotato, pianificato, litigato, disdetto, cambiato destinazione, perso e ritrovato i passaporti, preparato la valigia perfetta, che sta nella cabina dell’aereo, adesso che purtroppo non è più inverno e l’isola è vicina, troppo vicina, adesso lo sai, che le vacanze sono una trappola e non sei abbastanza forte per partire leggera come quel trolley (detesti anche la parola trolley, e il rumore che fanno le ruote, e non è un bel modo per cominciare una vacanza: Robinson Crusoe era così convinto di ciò che voleva, così deciso, lui che appena naufragato si costruì un fortino, poi una croce, una zattera, un’identità, e tu che perdi la testa anche al controllo bagagli, ma quando ti è caduto il telefono nel water dell’aeroporto, all’andata, hai compiuto il primo – l’unico – atto eroico di tutta la vita).